1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO. 2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER? 3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI. 4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

1) IL CAPOLARATO E LA LEGGE PER COMBATTERLO

Perché ha fatto sensazione l’arresto di quelle persone chehanno sfruttato, fino a farla morire di fatica, una donna impegnata nella raccolta dell’uva nelle campagne vicino a Bari? Perché il capolarato continua ad essere pratica corrente nonostante tante inchieste giornalistiche? Perché non si fanno leggi per stroncare un fenomeno che in un Paese civile non dovrebbe avere cittadinanza?

Marilù C. - Per e-mail da Latina

Il caporalato, tollerato per troppo tempo, è una delle pagine più drammatiche che si scrivono nelle nostre campagne. Ci sono state proteste e denunce ma poi poco è cambiato.

Sulla morte di Paola Clemente – stroncata per un lavororetribuito con meno di 30 euro al giorno anziché 86 come da contratto – non è sceso il silenzio perché i familiari si sono rivolti alla magistratura che ha aperto un’inchiesta dalla quale è emerso quel mondo della sopraffazione e dell’assoluta mancanza regole che non si è mai voluto combattere con determinazione.

In verità, però, qualcosa si è mosso. A metà dello scorso ottobre è stata approvata una nuova legge che ha riscritto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per il quale – adesso – è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e la cui responsabilità è estesa anche alle persone giuridiche. In sostanza, il reato può essere contestato sia agli intermediari (cioè i caporali) sia ai datori di lavoro che impiegano manodopera “sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno”.

Per i colpevoli è prevista la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato. In caso di violenza o minacce c’è la reclusione da 5 a 8 anni e una multa da  1.000 a 2.000 euro a lavoratore. Le pene aumentano quando i lavoratori sono più di 3, se ci sono minori e se i lavoratori sfruttati sono stati esposti a situazioni di grave pericolo.

Sconti di pena sono previsti per chi collabora con le forze dell’ordine o con la magistratura. Gli eventuali beni confiscati agli sfruttatori andranno ad alimentare un Fondo Antitratta. Basterà per colpire il caporalato? Vedremo che cosa accadrà nei prossimi mesi. Ma rompere il muro dell’omertà e della paura non sarà facile.

2) QUANDO LE NUOVE NORME SUI VOUCHER?

I voucher hanno dominato a lungo la scena del lavoro. Almeno fino a poche settimane fa. Ora nessuno ne parla più. È tipico dell’Italia: si solleva un problema, ci si divide, volano parole grosse, sembra che debba scoppiare una guerra. Poi si passa ad altro e la giostra ricomincia.

Non se ne può più. Cambierà l’uso dei voucher? Si interverrà con dei ritocchini giusto per vedere che si è fatto qualcosa? Oppure, finalmente, si provvederà a regolarizzare davvero e meglio un sistema che ha accentuato lo sfruttamento dei più deboli e dei meno tutelati dai contratti?

L. V. - Per e-mail da Roma

La situazione è questa: tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna introdurre dei correttivi, però non tutti la pensano alla stessa maniera. La Cgil sostiene che i voucher dovrebbero essere usati esclusivamente per i lavori davvero occasionali senza altre eccezioni, altrimenti si va avanti con il referendum. Cisl e Uil sono per il ritorno alle origini (Legge Biagi). Per Confindustria occorre stare attenti “a non gettare il bambino con l’acqua sporca”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che dopo la tracciabilità il governo intende intervenire per “tornare allo spirito di partenza della norma che prevede l’uso dei voucher solo per il lavoro accessorio o occasionale” e che, comunque, spetta al Parlamento l’ultima parola.

Quando avremo le nuove regole? Qui le variabili non sono poche, a cominciare dalla durata del governo, se si andrà alle elezioni anticipate o meno, e così via.

3) DOVE VA LA CAPITALE? ECCO UN PO’ DI DATI

Mi pare che i dati he riguardano l’economia di Roma non siano esaltanti, e se Il turismo e il settore dell’accoglienza in generale tengono per il resto c’è poco da stare allegri. Almeno leggendo ciò che scrivono i giornali. Ma come stanno realmente le cose? Sono un ottimista per natura e non voglio rassegnarmi al declino della mia città…

Stefano Ricci - Per telefono da Roma 

In effetti, il turismo continua ad essere tra i settori di punta anche se potrebbe rendere di più sia dal punto di vista delle presenze sia sul versante del ritorno economico. E poi, nel Lazio, ci sono altri comparti di punta come, per esempio, il farmaceutico.

Non c’è dubbio, però, che la crisi si è fatta sentire se è vero che tra il 2010 e il 2015, secondo l’ultimo rapporto dell’Unione industriali, 1.118 imprese sono state costrette alla chiusura. Tra queste, quelle più penalizzate sono state le aziende che operano nel tessile, nelle confezioni e nell’abbigliamento, ma anche l’artigianato ha subito una sensibile flessione con la perdita di un terzo della forza lavoro. Pesante anche la situazione nelle costruzioni.

Tra i motivi di questo panorama in chiaroscuro – sempre secondo l’Unione industriali – la mancanza di progettualità su tematiche vitali per la città e la sostanziale assenza di indirizzi strategici. La Camera di commercio ha parlato di una situazione al limite, con una Capitale sempre più preda del sommerso e a trazione straniera.

Con riferimento all’amministrazione che guida il Campidoglio, il presidente dell’Unione, Filippo Tortoriello, ha detto che c’è da sperare che possano essere scongiurati “altri mesi negativi come quelli trascorsi finora”.

4) CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è una carta decisiva per trovare un impiego oppure non è più così rilevante? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.

Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.

In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro collegi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce al 6%.

Insomma studiare rende. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono gli stage, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.

Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male fare una visita al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

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1) SEMPRE TROPPO GLI INCIDENTI SUL LAVORO; 2) RISULTATI SCARSI DEL BONUS CULTURA; 3) CAPOREPARTO MA PAGATO DA APPRENDISTA; 4) ATTENZIONE ALLA FIRMA DEL CONTRATTO; 5) LE COLF E IL LAVORO FESTIVO

1) SEMPRE TROPPI GLI INCIDENTI SUL LAVORO

Ancora troppi incidenti sul lavoro. Ho l’impressione che tanto si parla ma che poco accada…

M. S. - Per telefono da Roma

In effetti le cronache continuano ad essere, purtroppo, piene di notizie allarmanti: secondo l’Inail, nel 2016 gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 1.018 contro i 1.172 dell’anno precedente (-13,1%). Questo dato, però, non comprende gli iscritti ad altri istituti assicurativi, come chi opera nelle forze armate o nella polizia, nei vigili del fuoco, il personale di volo, i liberi professionisti. C’è chi ha calcolato che, considerando tutti gli occupati, il numero salirebbe a oltre 1.400.

Sia nell’un caso che nell’altro, si tratta di una vera e propria strage. Le attività più pericolose riguardano, nell’ordine, i settori dell’agricoltura, delle costruzioni, del trasporto e magazzinaggio. Forse il problema sta anche nei controlli che dovrebbero essere più numerosi e incisivi, ma – come spesso succede in Italia – anche là dove le leggi ci sono manca il personale per farle rispettare.

2) RISULTATI SCARSI DEL BONUS CULTURA

D) Che ne è stato del cosiddetto bonus cultura di 500 euro destinato ai ragazzi per l’acquisto di libri, dischi, biglietti per concerti e altri spettacoli? Si fa ancora in tempo a richiederlo?

Laura Mambro - Per e-mail da Livorno

R) La scadenza per iscriversi era stata inizialmente fissata al 31 gennaio scorso ma è stata prorogata al prossimo 30 giugno. Ciò a causa di un primo bilancio inferiore rispetto alle attese. In sostanza, a pochi giorni dal termine originariamente previsto, solo il 6,3% della somma stanziata (290 milioni di euro) era stato speso. Da qui la decisione di prolungare i termini.

Come mai questo risultato? Tra i motivi, le procedure da seguire non certo semplicissime, con la ricerca dell’identità digitale, l’iscrizione a 18App (la piattaforma online studiata appositamente per il bonus cultura), e i pochi punti vendita ai quali rivolgersi, praticamente inesistenti nei piccoli centri. Infine, poiché la stagione dei grandi concerti è l’estate è probabile che sarà allora che molti si faranno avanti per l’acquisto dei biglietti.

Resta però il fatto evidente che qualcosa nella macchina burocratica messa a punto per favorire i 18enni non ha funzionato. Maggiori informazioni sul sito: http://www.governo.it/approfondimento/18app-un-bonus-cultura-i-diciottenni/6518.

3) CAPOREPARTO MA PAGATO DA APPRENDISTA

D) Lavoro presso un’azienda di supermercati in franchising come salumiere. La mia qualifica contrattuale, nonostante la comprovata esperienza nel settore di circa 4 anni, è di apprendista impiegato mentre la mansione è di apprendista addetto alle operazioni ausiliarie di vendita, 6° livello. La paga base e la contingenza corrispondono al Ccnl. Sarebbe tutto regolare, o quasi, se non fosse per le numerose ore di straordinario, i riposi compensativi mai visti e le tante domeniche lavorate che hanno prodotto periodi di impegno senza riposo anche di 21 o addirittura di 35 giorni.

In aggiunta, da qualche tempo rivesto la figura di caporeparto di gastronomia/salumeria con questo orario di lavoro: quattro giorni a settimana dalle 7,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 20, due giorni a settimana dalle 7,30 alle 14,00, e poi – in aggiunta – una o due domeniche al mese (senza ovviamente riposi compensativi).

La diversa mansione di lavoro e il cambiamento di orario aggiungono alla mia busta paga un forfettario: tuttavia nè il livello nè la mansione hanno subito modifiche e il contratto è rimasto quello di apprendista.
Volendo fare vertenza all'azienda vorrei sapere come muovermi, a cosa mi posso appellare, come dimostrare la mansione effettivamente espletata, e come avere ciò che mi spetta senza ricorrere ai sindacati che – secondo me – sono troppo in sintonia con le aziende.

C. V. - Per e-mail da Tivoli

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il lettore riferisce di un contratto di apprendistato di 6° livello. In realtà sarà probabilmente di 4° livello sia per le mansioni svolte sia per la retribuzione inferiore. Se così è, la paga base, oltre contingenza e accessori, appare corretta.  

Tuttavia si ricorda che l’apprendistato è uno speciale rapporto di lavoro subordinato in forza del quale l’imprenditore è obbligato a fornire l’insegnamento necessario al raggiungimento della capacità tecnica propria del lavoratore qualificato.

Se, quindi, il lettore ha una comprovata esperienza nel settore di circa 4 anni, e svolge addirittura attività di caporeparto senza la presenza di tutor (sempre necessario nel contratto di apprendistato), evidentemente non si può parlare di apprendistato. Di conseguenza, è giusto chiedere l’inquadramento a un livello certamente più elevato di quello riconosciuto, le relative differenze retributive, e la liquidazione degli eventuali straordinari non pagati.

Per ottenere il riconoscimento di tali diritti, sarà necessario ricorrere al Giudice del lavoro, dimostrando eventualmente il tutto con dei testimoni.

4) ATTENZIONE ALLA FIRMA DEL CONTRATTO

D) Grazie a uno dei servizi pubblicati da “Lavoro Facile” sono riuscito a trovare lavoro in una struttura turistica. Nel momento in cui, tra pochi giorni, firmerò la lettera definitiva di assunzione, a che cosa devo prestare più attenzione?

A. D. L. - Per telefono da Roma

R) C’è da controllare subito la conformità tra quanto indicato nella lettera di assunzione e il contratto collettivo applicato nel luogo di lavoro in materia di mansioni, qualifica e orario. I contratti collettivi, generalmente, stabiliscono quali sono le informazioni che l’azienda deve comunicare al nuovo dipendente. L’atto scritto è un obbligo per quasi tutti i rapporti di lavoro dipendente.

È quindi buona norma conoscere con precisione il proprio contratto collettivo di riferimento, perché è da esso che, in ogni caso, si deve partire per verificare la corretta applicazione dei diritti e degli obblighi del lavoratore.

Infatti, in base al principio della cosiddetta “inderogabilità in peggio” (art. 2077 del Codice civile) le condizioni stabilite dal contratto individuale, o nella lettera di assunzione, non possono essere inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva.

5) LE COLF E IL LAVORO FESTIVO

D) Lavoro come domestica presso una famiglia, ho un contratto regolare e non mi posso lamentare. Mi piacerebbe sapere come deve essere calcolato l’impegno nei giorni festivi.

F. H. - Per e-mail da Roma

R) Per un calcolo esatto sarebbe necessario avere a disposizione il contratto, in modo da capire se si tratta di un tempo pieno o di un part time, se si convive con la famiglia e quindi se si usufruisce di vitto e alloggio, e quant’altro.  In linea di massima, comunque, chi lavora nei giorni festivi deve ricevere il 60% in più.

Le giornate festive  riconsociute sono: Capodanno, Epifania, lunedì di Pasqua, festa della Liberazione, 1° maggio, festa della Repubblica, Ferragosto, tutti i Santi, Immacolata, Natale e Santo Stefano. In più è festivo anche il giorno in cui nel Comune di residenza si celebra il patrono.

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1) SE SPARISCE IL BONUS GIOVANI. 2) CESSIONE DEL QUINTO: LA GARANZIA INPS. 3) RISPONDI AL TELEFONO E IL CONTO SVANISCE. 4) LAVORO 220 ORE AL MESE PER 800 EURO

1) ASSUNZIONI: SE SPARISCE IL BONUS GIOVANI

D) Ma se si tolgono anche le agevolazioni destinate alle aziende potenzialmente interessate ad assumere giovani, come si può pensare che i ragazzi possano riuscire a trovare un impiego?

R) La situazione di crisi non è migliorata e se non ci si inventa qualcosa non resta che andare all’estero (chi può o chi ha una buona qualifica da mettere in campo).
Cesare Loreti - Per e-mail da Firenze
In effetti, con la riduzione degli sgravi legati al Jobs Act sono complessivamente diminuite anche le assunzioni. La cosa riguarda pure i giovani per i quali, in verità, non tutti i bonus sono stati cancellati.
Per esempio, dallo scorso 1° gennaio e fino a tutto il 2018 è previsto l’esonero contributivo a favore di quelle imprese che assumono a tempo indeterminato: a) studenti che abbiano svolto attività di alternanza scuola-lavoro; b) studenti che abbiano svolto periodi di apprendistato. In entrambi i casi la contrattualizzazione deve essere fatta dalla stessa azienda dell’alternanza o dell’apprendistato. La quale, però, non deve trovarsi in situazione di crisi o di riduzione del personale.
Sono esclusi dal provvedimento i contratti di lavoro domestici e quelli relativi al settore agricolo. Il limite massimo del beneficio piò arrivare a 3.250 euro l’anno per un massimo di 3 anni.

Restano altresì in vigore, come abbiamo scritto nei numeri scorsi, altre agevolazioni per il Sud e alcune regioni particolarmente svantaggiate.

2) CESSIONE DEL QUINTO: LA GARANZIA INPS

D) Sono un pensionato e ho bisogno di un prestito per alcuni lavori di ristrutturazione del mio appartamento. So che posso chiederlo attraverso l’Inps. Ma a quali condizioni? A quali banche posso rivolgermi? E quali sono le garanzie che devo dare?

Marco Ferrini - Per e-mail da Roma

R) Se si chiama in causa l’Istituto di previdenza, allora il prestito è quello previsto dalla formula della “cessione del quinto”, vale a dire che si può ottenere un quinto dell’importo mensile della pensione da rimborsare a rate. L’Inps effettua in automatico, per conto del richiedente, l’addebito e lo versa all’ente creditizio scelto dal pensionato.

L’Istituto ha firmato delle convenzioni che consentono di ottenere le migliori condizioni possibili oggi presenti sul mercato. Per maggiori informazioni si può chiamare gratuitamente il contact center che risponde al numero 803164. Il testo integrale dei vari accordi sono sul sito: https://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=%3b0%3b7732%3b&lastMenu=7732&iMenu=21&iNodo=7732&p4=2.

3) RISPONDI AL TELEFONO E IL CONTO SVANISCE

D) Da un po’ di tempo il credito di cui dispongo sul mio cellulare dura lo spazio di un mattino. Ho provato a chiedere in giro. Alla fine un amico mi ha detto che se si risponde a certe chiamate ti vengono “succhiati” tutti i soldi caricati.
Non so se è vero, ma se è così bisognerebbe lanciare un grido d’allarme. Ne sapete qualcosa?

P. G. - Per telefono da Roma

R) In effetti, questo è tra gli ultimi raggiri che sono stati scoperti. In particolare sono stati individuati alcuni numeri (02.22198700, 02.280887028, 02.692927527 e 02.80887589) dietro i quali si celano organizzazioni che si arricchiscono alle spalle dell’ampia platea che ormai usa quotidianamente i telefonini. Basta, infatti, dire “pronto” e soldi spariscono. Come spesso accade, coloro che manovrano le leve della truffa si trovano all’estero e non è facile individuarli.

Per ogni chiarimento ci si può rivolgere alla polizia postale. Che, intanto, avverte di fare attenzione a un altro raggiro: un falso appartenente alla polizia postale contatta telefonicamente le ignare vittime e, con l’inganno, riesce  a ottenere i codici di sblocco delle loro carte di credito: a quel punto il colpo è andato a segno. La polizia postale raccomanda di non fornire mai dati personali ed eventualmente contattare l’ufficio di polizia più vicino. Per quanto riguarda Roma il telefono è 06.588831, 06.5813428 o 06.5813608 (viale Trastevere 191).

4) LAVORO 220 ORE AL MESE PER 800 EURO

D) Lavoro per una coop. Mi hanno assunto come socio lavoratore. Sono impegnato per circa 220 ore al mese, compresi notti e festivi. Guadagno 800 euro senza altri extra. Dovrei lavorare 5 ore giornaliere per 6 giorni.
Al posto del contratto ho firmato un foglio dove sono indicati il mio nome e cognome e poche altre cose: tra queste che il mio impegno è part time. Adesso il contratto – chiamiamolo così – è in scadenza. Posso non rinnovarlo?  E se dovessi andare via mi spettano il Tfr e la13^? Inoltre, posso rivendicare il pagamento delle ore in più lavorate?

M. R. S. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il lavoratore part time ha diritto a tutte le spettanze retributive previste per il tempo pieno, che chiaramente andranno però calibrate sulle ore effettive di lavoro a tempo parziale.
Se si lavora per un orario maggiore rispetto a quello in realtà retribuito, si ha diritto alla compensazione. In ogni caso in materia di cooperative i lavoratori – anche se non assunti a tempo determinato – hanno diritto alla corrispondente retribuzione stabilita dai Ccnl.

Per ottenere quanto spettante la lavoratrice dovrà ricorrere al Giudice del Lavoro, previo tentativo obbligatorio di conciliazione, per l'accertamento del tipo di rapporto di lavoro e la conseguente condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme spettanti.

NEGLI STATI UNITI CHI SBAGLIA PAGA

D) Perché in Italia non si fa come negli Stati Uniti dove ai manager che sbagliano non si fanno sconti tanto che qualcuno è finito anche in prigione? Qui da noi ne puoi combinare di ogni colore ma quasi sempre riesci a cavartela. Solo per i poveracci non c’è scampo…

Luisella Rossi - Per telefono da Roma

R) Non c’è dubbio che negli Stati Uniti chi commette dei reati, anche se ricopre incarichi di prestigio, ha meno possibilità di farla franca. Per esempio, Bernie Madoff, l’uomo che ha ordito la più grande truffa della storia (65 miliardi di dollari) e ha contribuito a destabilizzare Wall Street, finirà i suoi giorni dietro le sbarre.
Ma lo stesso non si può dire dei molti – in gran parte responsabili di banche – che hanno scatenato la grande crisi finanziaria che dagli Usa è rimbalzata in Europa dove ha innescato terremoti di vasta portata. Infatti, secondo un’inchiesta condotta dal “New York Observer”, su 74 di quei manager, 24 sono rimasti dov’erano, 43 hanno cambiato lavoro ma non attività e solo 7 sono davvero usciti di scena.
Evidentemente, ogni mondo è paese. Ma l’Italia, come non mancano di sottolineare i commenti di numerosi giornali esteri, è di certo più paese degli altri.
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1) “LAVORO FACILE” E LA RABBIA DEI GIOVANI; 2) LE IRREGOLARITÀ NEI CONCORSI PUBBLICI; 3) NEGLI STATI UNITI CHI SBAGLIA PAGA.

1) “LAVORO FACILE” E LA RABBIA DEI GIOVANI

D) Non sono del tutto d’accordo con il “Parliamone” dello scorso numero di “Lavoro Facile”. Soprattutto quando la rivista sembra condividere il concetto che per trovare un impiego la raccomandazione non sia necessaria.
Può pure darsi, ma conosco personalmente un’infinità di casi che testimoniano l’esatto contrario. Chi è riuscito ad avere un santo in paradiso il posto l’ha trovato mentre c’è chi ancora si sta sbattendo da un colloquio all’altro senza risultato.
Un conto è come le assunzioni dovrebbero essere fatte, cioè il merito e la preparazione prima di tutto, e un altro è la realtà che è assai diversa. Però è con questa che bisogna misurarsi.

Carla Rocchi - Per e-mail da Roma

D) Sono tra coloro che in più occasioni e in più sedi – dove e quando ho potuto – non ho mancato di manifestare tutta la mia indignazione per il fatto che i giovani non vengono presi minimamente in considerazione quando si tratta di lavoro.
È un dramma sociale che va avanti da più tempo ma nessuno finora è stato capace di metterci una pezza. Ed è una vergogna. Che cosa devono fare le nuove generazioni per farsi sentire? Perché in Italia la disoccupazione giovanile viene vissuta come un evento normale e scontato? Attenzione, perché il livello di sopportazione ha superato il livello di guardia.

Stefano R. - Per e-mail da Latina

D) Meno male che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è scusato per l’infelice frase sui ragazzi costretti a cercarsi un impiego all’estero, ma resta intatta la gravità del fatto.
Se non si conosce ciò che bolle nella pentola del Paese sarebbe meglio farsi da parte. Già, ma siamo in Italia…

J. M. - Per telefono da Roma

D) Vedo con piacere che “Lavoro Facile” insiste spesso sulla necessità di dare una risposta urgente al problema della disoccupazione giovanile. Giusto e condivisibile. Anche altri giornali hanno più volte sollecitato chi di dovere a darsi una mossa. Eppure la situazione non è migliorata. Anzi.
Tutto ciò mi ricorda le belle parole che Papa Francesco non si stanca di pronunciare quasi quotidianamente: pace, misericordia, aiuto ai poveri, uguaglianza, basta con le discriminazioni… Poi però ecco più guerre, meno uguaglianza, più discriminazioni, più poveri. E allora? Se chi deve capire non capisce, che cosa si deve fare?

Ciro Bo. - Per e-mail da Cassino

R) Il “Parliamone” pubblicato sul nostro primo numero dell’anno che è appena cominciato ha suscitato numerose reazioni. In gran parte per contestare un passaggio interpretato come una difesa d’ufficio dell’esistente.
Se così è sembrato, evidentemente ci siamo espressi male. Del resto, già il titolo non avrebbe dovuto lasciare spazio ai dubbi: “Rispondere alla rabbia di chi non trova lavoro”. Così come queste righe: “Chi cerca uno stipendio e non lo trova, e magari ha spedito un’infinità di curriculum senza ottenere niente di niente, non può non prendersela con il sistema che non è in grado di farsi carico del problema. Quindi è il sistema, nel suo insieme, che deve trovare le vie d’uscita: cioè le istituzioni, la scuola, il mondo della produzione. Ce ne vuole di pazienza per restare dentro questo sentiero quando si ha la sensazione di essere rimasti soli a combattere la battaglia della sopravvivenza”.   

È quello che pensiamo e su cui insistiamo. Il nodo dell’occupazione delle nuove generazioni va sciolto al più presto. Ne va di mezzo lo stesso futuro dell’Italia.

2) LE IRREGOLARITÀ NEI CONCORSI PUBBLICI

D) A proposito di concorsi annullati e concorsi validi, ho sentito un giornale radio che parlava di un’infinità di procedure irregolari. Il che confermerebbe una mia radicata convinzione: il diavolo è sempre pronto a colpire e a fare gli interessi di furbi e furbetti.
Siccome non sono riuscito a saperne di più, come stanno le cose?

Cinzia Braschi - Per e-mail da Roma

R) Gli ultimi dati sono quelli del Segretariato della giustizia amministrativa pubblicati dal “Sole- 24 Ore” secondo i quali negli ultimi 5 anni sono stati 10.000 i ricorsi presentati al Tar contro le procedure concorsuali: carabinieri (284), forze armate (1.018), istruzione (370), magistratura (114), notai (305), polizia (703), pubblico impiego (4.969), regioni (16), università (2.049).  
Il Tribunale amministrativo, laddove è riuscito ad arrivare a sentenza, ha respinto la maggioranza delle istanze che prendevano lo spunto soprattutto da una serie di errori (volontari? Involontari?) contenuti nei bandi.
Come ha sottolineato Marcello Clarich, a commento di questa notizia, resiste la tendenza del legislatore (statale e regionale) a prevedere deroghe, concorsi riservati ai dipendenti già in servizio, sanatorie e altri modi per aggirare i principi. La Corte costituzionale, spesso chiamata in causa proprio dai giudici amministrativi, ha più volte censurato questo tipo di comportamento.

Insomma, tutto è in regola… fino a prova contraria. O a sentenza del Tar.

3) NEGLI STATI UNITI CHI SBAGLIA PAGA

D) Perché in Italia non si fa come negli Stati Uniti dove ai manager che sbagliano non si fanno sconti tanto che qualcuno è finito anche in prigione? Qui da noi ne puoi combinare di ogni colore ma quasi sempre riesci a cavartela. Solo per i poveracci non c’è scampo…

Luisella Rossi - Per telefono da Roma

R) Non c’è dubbio che negli Stati Uniti chi commette dei reati, anche se ricopre incarichi di prestigio, ha meno possibilità di farla franca. Per esempio, Bernie Madoff, l’uomo che ha ordito la più grande truffa della storia (65 miliardi di dollari) e ha contribuito a destabilizzare Wall Street, finirà i suoi giorni dietro le sbarre.
Ma lo stesso non si può dire dei molti – in gran parte responsabili di banche – che hanno scatenato la grande crisi finanziaria che dagli Usa è rimbalzata in Europa dove ha innescato terremoti di vasta portata. Infatti, secondo un’inchiesta condotta dal “New York Observer”, su 74 di quei manager, 24 sono rimasti dov’erano, 43 hanno cambiato lavoro ma non attività e solo 7 sono davvero usciti di scena.
Evidentemente, ogni mondo è paese. Ma l’Italia, come non mancano di sottolineare i commenti di numerosi giornali esteri, è di certo più paese degli altri.
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1) PERCHÈ SALES ASSISTANT E NON COMMESSA?; 2) GARANZIA GIOVANI PROSEGUE ANCHE NEL 2017; 3) AI GENITORI 800 EURO PER OGNI NUOVO NATO; 4) STAGIONALI STRANIERI: COME ASSUMERLI

1) PERCHÈ SALES ASSISTANT E NON COMMESSA?

Non ne posso più dell’uso dell’inglese anche quando si potrebbe usare – e in meglio – l’italiano. Passi per alcuni riferimenti tecnici ormai entrati nel linguaggio comune, ma perché rendere irriconoscibili professioni e mestieri come se ci trovassimo negli Stati Uniti o in Gran Bretagna?

E, per carità di patria, lasciamo stare i quotidiani dove i giornalisti forse ci vogliono dimostrare di conoscere le lingue. Ma se desidero leggere un articolo in inglese allora preferisco comprarmi il “New York Times” e, se non lo trovo, cercarlo attraverso internet. Per esempio, perché i negozi adesso selezionano “sales assistant” e non più commesse o commessi?

Grazia Mancini - Per e-mail da Roma

Dopo questa segnalazione, per curiosità, abbiamo sfogliato giornali e ascoltato tg pronti a registrare il braccio di ferro tra italiano e inglese. E ne sono uscite delle belle. Per restare sull’argomento del lavoro, “bodyguard” prende spesso il posto di guardia del corpo, “chief executive” di amministratore delegato, “customer care” di assistenza clienti, “human resources” di risorse umane, “outsourcing” di delocalizzazione, “problem solving” di capacità nella soluzione di problemi, “public relations” di pubbliche relazioni, “report” di relazione, “safety” di sicurezza, “skill” di capacità o competenza, “store” di negozio, “turnover” di avvicendamento, “test” di prova o esame, “welfare” di assistenza sociale, “workshop” di laboratorio o seminario.

Per non parlare di “break” (pausa), “budget” (bilancio), “cash” (contanti), “location” (luogo o sede), “nickname” (pseudonimo), “parking” (parcheggio), “speech” (discorso), “storytelling” (narrazione), “spending review” (revisione o taglio della spesa), “stand by” (attesa o pausa), “surplus” (eccedenza), “ticket” (biglietto), “target” (obiettivo o bersaglio). E così via.

C’è chi sostiene che si tratta di un’evoluzione naturale in quanto l’inglese è la lingua egemone e, quindi, non c’è niente di male ad adeguarsi. Che può essere anche vero. Però l’abuso che se ne fa è un altro paio di maniche, soprattutto quando l’italiano, oltre che più comprensibile, rende immediatamente l’idea.

Ciò vale anche per “sales assistant” o “assistant manager” (segretarie o segretari). Il motivo della “trasformazione” si deve alla circostanza che chi è alla ricerca di queste figure (vedi negozi con clientela internazionale e aziende con interlocutori sparsi per il mondo) le vuole pronte a dialogare in inglese. Giusto. Ma non basterebbe scriverlo tra i requisiti richiesti, accanto al diploma o alla laurea e a un’esperienza più o meno lunga?

Ciò non toglie, comunque, che l’inglese è bene impararlo per accrescere proprio le possibilità di impiego. Qui in Italia o in altrove.

2) GARANZIA GIOVANI PROSEGUE ANCHE NEL 2017

Anche se il programma Garanzia Giovani non ha raggiunto i risultati sperati qualcosa è riuscito a smuovere. Andrebbe rivisto e migliorato. Invece mi pare che si stia pensando di farne a meno.

Sarebbe un errore: finora per i ragazzi in cerca di lavoro poco è stato fatto, e adesso pure quel poco viene gettato nel cestino. Chi ci capisce è bravo.

Riccardo Carli - Per e-mail da Roma

Le cose non stanno così. Il programma Garanzia Giovani proseguirà anche nel 2017 perché l’Unione europea ha deciso di rifinanziarlo con 695 milioni di euro. Sono state annunciate anche delle misure correttive che verranno annunciate nei prossimi giorni. Per esempio, si cercherà di intervenire sui tirocini per limitarne gli abusi, si incentiverà il servizio civile e verrà confermato il bonus fiscale per le imprese che assumeranno chi non ha superato i 29 anni.

È vero che ci si aspettava molto di più, anche perché sono tanti i giovani (quasi un milione) che si sono iscritti all’iniziativa. Ma solo 57.000 sono poi riusciti a firmare un contratto di lavoro.

3) AI GENITORI 800 EURO PER OGNI NUOVO NATO

Che fine hanno fatto i bonus in favore dei nuovi nati? Se ne è parlato con una certa insistenza subito dopo l’estate poi – come troppo spesso accade – è sceso il silenzio. La questione del calo demografico non si risolve con qualche agevolazione episodica, però ai nuovi papà e mamme un aiuto non può che fare piacere.

Fabiana T. - Per e-mail da Viterbo

Nella legge di Bilancio è previsto un “premio alla nascita” di 800 euro per tutti coloro che diventeranno genitori (anche adottivi) nel corso del 2017. L’assegno, corrisposto in un’unica soluzione ed erogato dall’Inps, dovrà essere richiesto dalle madri al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione.

4) STAGIONALI STRANIERI: COME ASSUMERLI

L’Italia è il Paese che forse ha più norme e leggi di tutti gli altri. Norme e leggi che però sembrano fatte apposta per non essere applicate. Basta guardare a come vengono utilizzati gli stranieri tanto che a volte si ha l’impressione che abbiano una corsia preferenziale per quanto riguarda la ricerca di un posto.

Non so se sia realmente così. Ma il fatto che per i nostri giovani il lavoro continua a restare irraggiungibile fa crescere i sospetti…

R. G. - Per e-mail da Latina

In effetti, nel nostro Paese ciò che proprio non manca sono le leggi. Nel tempo se ne aggiungono sempre di nuove mentre raramente si provvede a cancellare quelle precedenti, il che finisce col creare contraddizioni e ricorsi alle istituzioni di riferimento. Da questo groviglio deriva probabilmente anche il fatto che qui da noi c’è il numero maggiore di avvocati rispetto a qualsiasi altra nazione: la giungla dei codici e dei codicilli è tale che per capirci qualcosa un comune mortale non può che rivolgersi a un professionista.

Anche sul versante dell’immigrazione il discorso è più o meno lo stesso. Le regole ci sono ma chi deve applicarle non di rado trova più conveniente ignorarle. E chi deve fare in modo che vengano rispettate – cioè lo Stato attraverso le sue articolazioni – non è in grado di garantire un servizio puntuale e capillare.

Quanto accade nella raccolta di frutta e pomodori è sotto gli occhi di tutti. Qui gli stranieri vengono utilizzati come manodopera a bassissimo costo, e la pratica va avanti nonostante denunce e proteste.

Proprio per fissare dei paletti operativi, un recente decreto legge (29 ottobre 2016, numero 203) ha stabilito le condizioni di ingresso e di soggiorno per quei cittadini stranieri extracomunitari interessati alle attività stagionali. In primo luogo, gli ambiti possono essere soltanto quelli dell’agricoltura e del turistico-alberghiero: il rilascio dei premessi d’ingresso pluriennali è stato semplificato per agevolare le imprese che hanno bisogno di personale. I datori di lavoro devono, comunque, osservare le modalità indicate dal Dlg che – tra l’altro – ha dato attuazione a una direttiva dell’Unione europea.

Detto ciò, il punto resta quello appena sottolineato: l’applicazione generalizzata e senza smagliature da parte delle aziende. Sennò saremo di fronte all’ennesimo giusto provvedimento destinato a restare carta straccia oppure, in caso di vertenze, a dare lavoro – questo sì – agli avvocati.

Sullo sfondo resta il grande problema della gestione dell’immigrazione. L’Italia è il Paese più esposto. Ma qui si apre un altro capitolo.

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1) RICOLLOCAMENTO: BONUS DA 250 A 5.000 EURO. 2) TUTTO REGOLARE NELLE DECONTRIBUZIONI? 3) DISCRIMINAZIONI E PUBBLICO IMPIEGO. 4) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

1) RICOLLOCAMENTO: BONUS DA 250 A 5.000 €

Potete spiegarmi che cos’è questa storia dei Centri per l’impiego che incasserebbero dei bei soldini se riescono a trovare un posto a chi è disoccupato? Quando me l’hanno detto stentavo a crederci e ancora adesso la cosa mi sembra piuttosto strana: ma i Cpi, che sono stati creati – e pagati dallo Stato – proprio per agevolare il contatto tra chi offre e chi cerca lavoro, si appresterebbero a incassare un assegno per fare ciò che comunque dovrebbero fare?

Ecco perché mi piacerebbe saperne di più. Se ho capito male sono pronto a fare marcia indietro e a chiedere scusa…

Stefano R. - Per telefono da Roma

Intorno al bonus pensato per agevolare il ricollocamento di chi è senza lavoro si è detto tutto e il contrario di tutto ogni volta che filtravano indiscrezioni sulle decisioni che stavano maturando tra Palazzo Chigi e il ministero di Giuliano Poletti.

Adesso che la misura – definita come “la prima di politica attiva a carattere nazionale” – sta per entrare in vigore (mentre scriviamo la data è “entro Natale”), sono stati definitivamente chiariti sia i diversi punti su cui si articola sia le finalità strategiche. Proviamo a vedere di che cosa si tratta.

L’architrave del programma è l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal) alla quale ci si dovrà iscrivere attraverso il sito www.anpal.gov.it e qui dichiarare l’immediata disponibilità a un impiego. Così facendo si attiva un servizio personalizzato di inserimento nel mercato del lavoro presso i Cpi o presso altre istituzioni private. A questo punto si ha diritto a un bonus tra 250 e 5.000 euro a seconda delle difficoltà che si possono incontrare nella ricerca di un contratto.

È solo una volta che si è firmato un nuovo rapporto a tempo indeterminato o in apprendistato che quel bonus verrà versato o al Centro per l’impiego o all’agenzia per il lavoro che lo ha trovato. Se il contratto è a tempo determinato superiore a 6 mesi il bonus verrà tagliato del 50%.

In pratica, come si metterà in moto il meccanismo?  L’Anpal invierà fino a 40.000 lettere ad altrettanti disoccupati da almeno 4 mesi, e percettori di Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), avvertendoli che da quel momento possono usufruire del bonus per 6 mesi più altri 6.

Il programma è finanziato con 200 milioni di euro che valgono per l’intero 2017. Se i risultati saranno soddisfacenti si andrà avanti anche nel 2018.

Questi i dati. Alla domanda: perché pagare i Centri per l’impiego quando lo sono già proprio per facilitare il percorso verso il lavoro? La risposta sta forse nel bilancio non entusiasmante dell’attività finora svolta dai Cpi e nella necessità di inserire elementi di novità nel processo di ricollocazione. 

2) TUTTO REGOLARE NELLE DECONTRIBUZIONI?

Nel numero scorso ho letto della decontribuzione fino a 8.060 euro l’anno concessa alle aziende del Sud che assumono giovani o disoccupati. Sono d’accordo perché qualcosa bisogna fare per aiutare chi opera in condizioni particolarmente difficili e che è rimasto tagliato fuori dalla ripresa economica che non ce l’ha fatta a scendere al di sotto del Lazio.

Non sono d’accordo, invece, a seminare incentivi a pioggia senza controlli né serie verifiche. Intascare quattrini senza che a beneficiarne siano coloro che ne hanno diritto è lo sport preferito da non pochi imprenditori…

M. F. - Per e-mail da Caserta

Le risorse stanziate per il 2017 riguardano Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia (500 milioni di euro) più Abruzzo, Molise e Sardegna (30 milioni di euro).

L’autorizzazione deve essere data dall’Inps una volta controllate le disponibilità di cassa e la regolarità della richiesta. Il nullaosta – come è stato precisato – viene dato “secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande”.

Come spiegato nel numero scorso, il bonus consiste nella decontribuzione totale per quelle imprese che inseriscono giovani (15-24 anni), disoccupati (24-49) e over 50 a tempo indeterminato o in apprendistato. Lo sgravio vale – appunto – fino a 8.060 euro. Siccome per gli over 50 c’è già una riduzione dei contributi pari al 50% in base della Legge Fornero, l’incentivo interviene per l’altro 50% (cioè per un massimo di 4.030 euro).

In merito alle eventuali irregolarità la vigilanza spetta sempre all’Inps. Sia prima, quando i benefici hanno interessato le imprese dell’intero Paese, sia adesso che si sono ristretti a quelle che operano nel Mezzogiorno.

3) DISCRIMINAZIONI E PUBBLICO IMPIEGO

Passi per ciò che avviene nelle imprese private, dove i responsabili sono abituati a gestire il personale in modo spesso al limite dei contratti, ma che anche nella pubblica amministrazione debba sussistere la discriminazione nei confronti delle donne (avanzamenti, carriera, stipendi) non è tollerabile.

N. G. - Per e-mail da Roma

In mancanza di qualsiasi riferimento di merito è praticamente impossibile esprimere un giudizio.

Resta, però, il fatto che in un disegno di legge approvato dalla Camera, l’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, numero 105, è stato sostituito come segue: “Le pubbliche amministrazioni garantiscono parità e pari opportunità tra uomini e donne e l’assenza di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. Le pubbliche amministrazioni garantiscono altresì un ambiente di lavoro improntato al benessere organizzativo e si impegnano a rilevare, contrastare ed eliminare ogni forma di violenza morale o psicologica al proprio interno”.

Alla luce di ciò, qualsiasi inadempienza può essere immediatamente impugnata. Presso le rappresentanze sindacali oppure presso il giudice del lavoro.

4) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

Non c’entra con il lavoro ma l’argomento è di interesse generale in quanto c’è di mezzo la tutela di noi consumatori. Ho saputo che una sentenza della Corte di Cassazione ha dato ragione a chi ha acquistato un’auto usata trovandosi quasi subito nei guai per una serie di guai meccanici.

Siccome una cosa analoga è capitata anche a me, mi piacerebbe avere maggiori ragguagli.

Stefano Roberti - Per e-mail da Roma

La sentenza è la 21204/16 dello scorso 19 ottobre. Ha stabilito che la clausola “vista e piaciuta” che di solito accompagna i contratti di acquisto non può avere la meglio sui “vizi occulti”, anche se questi non sono imputabili al venditore ma al costruttore.

In sostanza, è stata respinta l’impostazione secondo la quale con il termine “vista e piaciuta” si accetta il bene comprato così com’è, punto e basta. Invece, di fronte ai “vizi occulti” c’è chi ne deve rispondere. Il venditore oppure il costruttore.  

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1) GLI INCENTIVI PER LE ASSUNZIONI NEL SUD. 2) ANCORA SULLA GIUNGLA DEI CALL CENTER. 3) QUANTI POSTI CON GARANZIA GIOVANI? 4) IL BONUS CULTURA VALE DAL 3 NOVEMBRE

1) GLI INCENTIVI PER LE ASSUNZIONI NEL SUD

Tra i tanti annunci del governo c’è stato quello recente del bonus per le aziende del Sud che assumono giovani o disoccupati. A parte che a me sembra una discriminazione (perché no a tutte le altre?) la domanda è: si tratta di un provvedimento vero oppure di una delle solite promesse che chissà quando e come si realizzeranno?

Il fatto è che la gente crede sempre meno a ciò che viene detto nel corso di assemblee, manifestazioni o raduni più o meno elettorali. Di esempi se ne possono fare tanti…

Rino C. - Per telefono da Frosinone

La notizia della decisione adottata da Palazzo Chigi è stata data il 16 novembre scorso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e nello stesso giorno il provvedimento attuativo è stato firmato da Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive.

Le regioni interessate sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il provvedimento, che “copre” il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017, è finanziato con 530 milioni di euro provenienti essenzialmente dai fondi comunitari per l’occupazione.

Il bonus consiste nella decontribuzione totale per quelle imprese che inseriscono giovani (15-24 anni), disoccupati (24-49) e over 50 a tempo indeterminato o in apprendistato. Lo sgravio vale fino a 8.060 euro. Siccome per gli over 50 c’è già una riduzione dei contributi pari al 50% in base della Legge Fornero, l’incentivo interviene per l’altro 50% (cioè per un massimo di 4.030 euro).

In sostanza, sono le norme entrate in vigore nel 2015 con l’avvio del Jobs Act e poi ritoccate al ribasso per l’anno in corso.

Perché solo queste 8 regioni e non anche le altre? La spiegazione di Matteo Renzi è che “abbiamo due Italie, una che cresce in termini di posti di lavoro, cioè il Nord, e un’Italia che continua ad arrancare, cioè il Sud. Un argomento sul quale per troppo tempo c’è stata disattenzione”.

I 530 milioni di euro potrebbero salire fino a 730 milioni se l’Unione europea rifinanzierà (come sembra assai probabile) il programma Garanzia Giovani. Se così sarà il bonus potrà essere esteso – stavolta su scala nazionale – a tutte quelle imprese che assumeranno giovani fino a 29 anni che non sono impegnati nello studio, nella ricerca del lavoro o nella formazione (i cosiddetti Neet).

2) ANCORA SULLA GIUNGLA DEI CALL CENTER

Ho letto in questa rubrica la denuncia di chi ha lavorato in un call center senza ricevere lo stipendio pattuito. Posso testimoniare che non si tratta di un caso isolato. Anch’io ho vissuto una situazione simile, anche se poi tutto si è risolto per il meglio.

Il fatto è che, accanto a strutture serie, ce ne sono altre che non hanno un rapporto corretto con i collaboratori. Sarebbe bene che si cominciasse a fare luce su un settore nel quale lavorano centinaia di giovani e dove impera la legge della giungla.

G. R. - Per telefono da Frosinone

Rispetto alla stagione pioneristica, quando di regole non c’era nemmeno l’ombra, l’intero comparto è oggi non più abbandonato a se stesso, tanto che sono state introdotte formule contrattuali grazie alle quali si è riusciti a normalizzare la situazione di tanti lavoratori.

Ma di strada ne resta ancora da fare, tanto più che il settore sta attraversando una profonda crisi per la concorrenza delle delocalizzazioni. Inoltre, chi segue queste vicende sa come sia in corso un duro braccio di ferro sulla logica del cosiddetto “massimo ribasso” che consente a società piuttosto disinvolte di subentrare ad altre con tariffe superscontate e spesso al di sotto dei prezzi di mercato.

Com’è possibile? È possibile – sostengono dipendenti, sindacati e strutture più serie – perché la differenza viene scaricata sui lavoratori, sforbiciando le retribuzioni. Pertanto, quando si è sul punto di cominciare un’attività con un call center è bene cercare prima il massimo delle informazioni. E poi, in caso di inadempienze, non rassegnarsi ma individuare la strada migliore per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti maturati.

3) QUANTI POSTI CON GARANZIA GIOVANI?

Il progetto Garanzia Giovani aveva suscitato grandi attese tra i giovani tanto che, se non ricordo male, si parlò di tantissimi posti di lavoro. A distanza di un paio d’anni non mi sembra che si possa parlare di successo.

Come mai tanti buoni propositi non riescono mai ad andare in porto? E, in più, il bello è che nessuno viene chiamato a risponderne.

Cinzia Draghi - Per e-mail da Roma

Secondo il ministero del Lavoro, i ragazzi che si sono registrati al programma dal 1° maggio 2014, cioè da quando l’iniziativa è stata lanciata, sono stati 1.035.827. Di questi ne ono stati presi in carico 806.000. Per presi in carico s’intende coloro che hanno avuto un colloquio presso un Centro per l’impiego al termine del quale a poco più di 400.000 è stata fatta una proposta “qualitativamente valida” in termini di lavoro a tempo indeterminato o determinato, apprendistato, tirocinio, formazione, orientamento, sostegno all’autoimprenditorialità e così via.  Gli altri sono ancora in attesa di essere ricontattati.

Dei 400.000, quasi la metà ha firmato un contratto di tirocinio fino a 6 mesi (al primo posto la Sicilia con 42.000 stage, poi il Lazio con 32.000, quindi la Lombardia con 31.000 e la Campania con 26.000).

I giovani iscritti a Garanzia Giovani assunti a tempo indeterminato sono stati 92.000, 45.000 quelli a tempo determinato e 49.000 in apprendistato.

All’inizio dello scorso anno, lo stesso ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, affermò che non erano stati raggiunti i risultati sperati. Si mise in campo una seconda fase che ha portato qualche miglioramento. Adesso dovrebbe scattare una terza fase con un budget più pesante per incoraggiare le imprese a puntare di più sui giovani in virtù di sconti contributivi più consistenti.

Come è noto, Il programma Garanzia Giovani (Youth Guarantee) è gestito dalla Commissione europea che trova e gestisce i fondi da impiegare nei Paesi che vi aderiscono.

4) IL BONUS CULTURA VALE DAL 3 NOVEMBRE

Nell’articolo comparso nello scorso numero di “Lavoro Facile” dedicato all’incentivo cultura di 500 euro per i ragazzi fino ai 18 anni è stato scritto che il provvedimento è entrato in vigore il 3 dicembre. Non mi pare che sia così.

Chiara Rossetti - Per telefono da Roma

In effetti il bonus cultura si può spendere sin dal primo giorno in cui la misura è diventata operativa: cioè il 3 novembre e non il 3 dicembre. Ci scusiamo per l’errore.

Ricordiamo che per gli acquisti (libri, biglietti per cinema, concerti, mostre e teatro) c’è tempo fino il 31 dicembre del 2017, mentre per iscriversi nell’elenco di chi ne ha diritto la scadenza è il prossimo 31 gennaio.

http://www.lavorofacile.info/rivista/2016_n19/#p=61

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1) MA QUALI SONO I LAVORI USURANTI? 2) I GIOVANI, IL LAVORO E MENO DIRITTI. 3) SE CI SI RIFIUTA DI LAVORARE NEI FESTIVI. 4) IL VOUCHER “VALE” 10 EURO LORDI

1) MA SI SA QUALI SONO I LAVORI USURANTI?

Per quanto riguarda la possibilità di chiedere la pensione in anticipo, si sa quali sono le categorie che possono usufruire di agevolazioni? Nelle ultime settimane c’è stato un tira e molla che ha contribuito non poco a confondere le idee…

Stefano Riccardi - Per e-mail da Roma

Il riferimento è alle cosiddette “mansioni usuranti” in merito alle quali, in effetti, sono circolate voci spesso contrastanti tra di loro. Ma alla fine, a fare chiarezza, è intervenuto l’articolo 32 del disegno di legge che figura nel documento di Bilancio 2017.

Il testo modifica la normativa esistente con l’obiettivo di migliorare e rendere più semplice il ricorso all’Ape. Nello specifico, può rientrare nella categoria chi ha svolto lavori in galleria, cava o miniera, in cassoni ad aria compressa, ad alte temperature o in spazi ristretti. Inoltre, il provvedimento vale anche per i palombari, per coloro che sono stati impiegati nella rimozione dell’amianto, nella costruzione e manutenzione di navi, nella lavorazione del vetro cavo, nella guida di bus per il trasporto di almeno 9 passeggeri.

Possono utilizzare la legge pure gli addetti alle catene di montaggio e chi ha lavorato tutto l’anno per almeno 3 ore tra la mezzanotte e le cinque, oppure chi ha lavorato per almeno 6 ore di notte (di cui cinque ore tra la mezzanotte e le cinque) per almeno 64 giornate l’anno.

Il riconoscimento scatta se si è lavorato con le modalità indicate per almeno 7 degli ultimi 10 anni o per metà della propria vita lavorativa.

2) I GIOVANI, IL LAVORO E MENO DIRITTI

Ho letto l’accenno che nella rubrica “Parliamone” dello scorso numero è stato fatto alla disponibilità dei giovani a rinunciare ad alcuni diritti pur di lavorare. A me (ho una certa età e mi sono sempre battuto perché le relazioni tra dipendenti e datori fossero regolamentate e non lasciate al libero arbitrio) la notizia ha lasciato l’amaro in bocca.

Ma come è possibile? Come si può tornare indietro anziché andare avanti? In fabbrica, in ufficio o in qualunque altro luogo dove si svolge una qualsiasi attività, non si può non sapere quali siano i diritti e quali i doveri. È davvero uno strano mondo quello verso il quale ci stiamo incamminando.

Armando F. - Per e-mail da Livorno

La ricerca (“Avere vent’anni, pensare al futuro”) è stata condotta dalle Acli di Roma e provincia e dalla Cisl di Roma e Rieti su un campione di 1.000 ragazzi tra i 16 e i 29 anni.

Oltre ai dati riportati ce ne sono altri non meno significativi. Per esempio, Il 30,3% degli intervistati si è detto disposto ad accettare lavori che non corrispondono al percorso formativo effettuato, mentre un ulteriore 49,5% ha legato questa scelta solo al tipo di impegno. Per il 13,8% ciò che conta è la retribuzione. Di opinione del tutto opposta il 6,5% (“Non svolgerei mai un’attività non in linea con le mie competenze”).

Non c’è dubbio che a pesare – e molto – sulle risposte è la difficoltà delle nuove generazioni a trovare un’occupazione. Così, meglio mettersi dei soldi in tasca comunque sia che restare a casa a fare niente.

Da qui discende anche il resto dell’indagine. Pur di firmare un contratto, il 25,6% è pronto a trasferirsi in un Paese dell’Unione europea e il 23,9% anche in un Paese extra-Ue. Decisamente contrario il 14%. Ciò che i giovani vedono nel loro futuro è: confusione per il 36%, precarietà per il 26,6% e angoscia per il 26,3%. Poi, però, il 61,3% non vuole ammainare la bandiera della speranza. Ed è questo uno dei pochi elementi positivi della ricerca.

Intervistato da Salvatore Giuffrida di “Repubblica”, Fabio Piacentini, sociologo e presidente di Eures,  ha affermato che “i ragazzi sono sempre più disponibili ad accettare le distorsioni che il sistema impone perché la mobilità sociale si è  ridotta, Negli ultimi anni c’è stata una grossa contrazione della ricchezza e con la crisi ha prevalso una logica che ha premiato la legge del più forte… il primo provvedimento da prendere sarebbe quello di ripensare proprio il sistema della distribuzione della ricchezza e delle opportunità, cosa che le generazioni precedenti non hanno fatto”.

3) SE CI SI RIFIUTA DI LAVORARE NEI FESTIVI

Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?

Carla Sartori - Per telefono da Roma

Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.

Lo ha ribadito di recente Cassazione con la sentenza 21209/2016 che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

4) IL VOUCHER “VALE” 10 EURO LORDI

Vedo dalle lettere pubblicate in questa rubrica che non sono il solo a non avere capito come funzionano i voucher e quanto ci si può mettere in tasca se si viene pagati con questo sistema. Perché in Italia le leggi sono sempre così difficili da comprendere?

Lino Brunelli - Per telefono da Roma

Sui voucher il ministero del Lavoro e l’Inps sono dovuti intervenire più volte per correggere e spiegare alcuni passaggi delle norme. Alla luce, soprattutto, delle tante irregolarità riscontrate nell’uso dei bonus. Anche l‘ultimo aggiustamento non sembra avere eliminato in maniera definitiva le diverse distorsioni, però ci sono meno probabilità di riuscire a farla franca, in particolare grazie alla comunicazione di inizio attività che deve essere data tempestivamente (almeno 60 minuti prima).

Per quanto riguarda la retribuzione, ogni voucher vale 10 euro lordi l’ora. Il netto che spetta al lavoratore è di 7,50 euro. I restanti 2,50 euro comprendono le trattenute Inps e Inail e le spese di gestione del servizio.

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1) IL BONUS ASSUNZIONI PER GLI STUDENTI 2) A RILENTO LA RIFORMA DEI VOUCHER 3) L’AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ 4) LA NUOVA RINASCENTE: STAVOLTA CI SIAMO 5) TI ASSUMO PERÒ APRI UN CONTO CORRENTE…

1) IL BONUS ASSUNZIONI PER GLI STUDENTI

È vero che, ora che i bonus per le assunzioni vanno verso l’abolizione, qualcosa è stato pensato per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro? Visto che per le nuove generazioni il panorama continua ad essere preoccupante, questa sarebbe una buona notizia. 

Carla Rossetti - Per telefono da Roma

In queste settimane sono arrivate numerose richieste di chiarimento in merito alle notizie accostate ai provvedimenti inseriti nella Legge di Bilancio. Il problema è che finché l’iter non si concluderà con la definitiva approvazione è difficile stabilire con certezza che cosa accadrà.

Resta però il fatto che, secondo fonti del governo, le aziende potrebbero contare su uno sgravio fino a 3.250 euro l’anno per 3 anni se assumeranno quegli studenti che hanno effettuato al loro interno un periodo di formazione on the job nel quadro dell’alternanza scuola-lavoro. La misura vale se il contratto a tempo indeterminato o in apprendistato viene stipulato entro 6 mesi dal conseguimento del diploma.

L’incentivo riguarderà gli studenti degli istituti tecnici e professionali, gli universitari, quelli degli istituti tecnici superiori (Its), dell’Istruzione e formazione professionale regionale (Iefp), e i giovani assunti con l’apprendistato formativo di primo o di terzo livello.

La speranza è che con queste norme si possano incrociare i flussi in uscita legati ai prepensionamenti,dando così una spinta all’auspicato ricambio generazionale. E, soprattutto, arrivare con qualche paracadute in più al momento dell’entrata in vigore del taglio strutturale del cuneo fiscale(2018) che, secondo le aspettative, dovrebbe rimettere in moto il fronte delle occupazioni.

2) A RILENTO LA RIFORMA DEI VOUCHER

L’annuncio dato qualche settimana fa circa le nuove regole che chi usa i voucher deve seguire non mi convinceva e continua a non convincermi. Siccome è chiaro che ne viene fatto un uso improprio, mi pare che le norme dettate dal ministero del Lavoro e recepite dall’Inps non sono servite a niente.

Come si può credere che, in un Paese come il nostro, qualche multa possa rimettere sulla retta via chi non sa che cosa sia il rispetto delle regole? I voucher sono il grimaldello per scardinare i veri contratti di lavoro.

Roberto G. - Per e-mail da Roma

Il numero dei voucher è in continuo aumento, con un tasso di crescita del 70% tra il 2012 e il 2014. Anche nei primi 8 mesi di quest’anno l’impennata non si è fermata tanto chesono stati staccati 96 milioni di buoni lavoro equivalenti ad un impiego di 71.875 lavoratori a tempo pieno.

Sulle nuove norme (entrate in vigore a settembre) messe in campo proprio per frenare le irregolarità non è ancora possibile esprimere una valutazione statisticamente valida ma i primi dati non sembrano particolarmente incoraggianti.

A metà ottobre è stato ribadito che chi utilizza i voucher deve segnalare all’Inps, attraverso una comunicazione inviata per e-mail almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, il nome del lavoratore, i dati anagrafici o il codice fiscale, il luogo di svolgimento, l’ora di inizio e di fine dell’attività.

Le sanzioni per chi non si attiene alle disposizioni prevedono una multa da 400 a 2.400 euro. Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che se i risultati della riforma non saranno soddisfacenti c’è la disponibilità a ridiscuterla al fine di renderla ancora più efficace.

3) L’AIUTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

Si parla da sempre di famiglie, della loro centralità, dell’esigenza di tutelarle quando si trovano in condizioni di difficoltà. Non mi pare però che alle promesse seguano sempre i fatti. Anche quest’anno sarà la stessa musica?

Cinzia Prati - Per e-mail da Roma

Anche in questo caso la risposta non può prescindere da quelli che saranno i contenuti definitivi della Legge di Bilancio. Al momento sono previsti 600 milioni per il sostegno alle famiglie con almeno 2 figli. L’erogazione è vincolata ad una soglia di reddito Isee tra i 10.000 e i 15.000 euro.

Dovrebbero restare in vigore, per l’anno 2017, l’assegno di maternità dello Stato, l’assegno di maternità dei Comuni, la riduzione della retta per gli asili nido, le borse di studio, la riduzione delle tariffe di telefono, luce e gas.

4) LA NUOVA RINASCENTE: STAVOLTA CI SIAMO

Interessante il servizio che sul numero 16 di “Lavoro Facile” è stato dedicato all’apertura della Rinascente nel centro diRoma. Non voglio fare l’avvocato del diavolo ma siete davvero convinti che l’inaugurazione avverrà sul serio? L’evento è stato annunciato più volte così come altri tagli del nastro che poi sono finiti a tarallucci e vino.

Chi vive nella Capitale è abituato al mancato rispetto degli impegni ma qui ci sono un migliaio di possibilità di lavoro e non ci si può scherzare sopra.

Paola Collini - Per telefono da Roma

Stavolta pare proprio che ci siamo. L’articolo sulla Rinascente è frutto di un colloquio con l’azienda che ha anche annunciato l’imminente inizio delle selezioni per il personale. La Capitale, insomma, avrà finalmente il maxistore italiano più importante, lussuoso e organizzato, e chi spera di lavorarci si prepari a inviare il curriculum.

5) TI ASSUMO PERÒ APRI UN CONTO CORRENTE…

Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.

Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molti dubbi…

A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di lavoro proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.

A maggior ragione, visti i presupposti, diffiderei di un preteso datore di lavoro che mi invitasse, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario a mie spese. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.

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1) QUEI “TALENTI DIGITALI” PER PALAZZO CHIGI; 2) IO BANCARIO PREOCCUPATO PER IL FUTURO; 3) OCCUPAZIONE: CHE FINE FARANNO I BONUS?

1) QUEI “TALENTI DIGITALI” PER PALAZZO CHIGI

Il 3 ottobre scorso ho letto sul vostro sito www.lavorofacile.info la notizia della selezione avviata dalla Presidenza del Consiglio per trovare giovani talenti da inserire in un “team per la trasformazione digitale”.

Per saperne di più sono andato anche sul link segnalato ma, oltre ai profili ricercati, non ho trovato granché. È possibile avere maggiori informazioni? Per esempio: di quante persone c’è bisogno e quanto guadagneranno?

Marcello G. - Per e-mail da Roma

L’iniziativa è stata affidata a Diego Piacentini: il vicepresidente di Amazon è stato nominato da Palazzo Chigi Commissario straordinario per il digitale. In un’intervista a “la Repubblica”, ha fornito i seguenti dettagli: 1) per seguire il progetto si è messo in aspettativa; 2) non percepirà stipendi né rimborsi spesa perché “nei miei 16 anni trascorsi negli Stati Uniti sono stato contagiato da un’idea forte, quella di restituire qualcosa al mio Paese, alla mia scuola, alla mia università”; 3) il gruppo di lavoro sarà composto da una ventina di persone di altissima competenza tecnologica, “una sorta di startup all’interno di una macchina antica come l’amministrazione statale”; 4) per gli stipendi c’è un tetto massimo di 150.000 euro l’anno per le posizioni più esperte ma per la gran parte dei ruoli la busta paga sarà tra i 40.000 e i 120.000 euro. 

Ricordiamo che ci si può candidare dal sito: https://teamdigitale.governo.it/en/27-content.htm.

2) iO BANCARIO PREOCCUPATO PER IL FUTURO

Lavoro in banca da parecchi anni. Il mio è un istituto di primaria importanza, però noi dipendenti da qualche tempo non ci sentiamo più sicuri come una volta. Se ne leggono e se ne dicono tante. E tra le voci c’è pure quella secondo la quale la cura dimagrante –per usare un eufemismo – arriverà prima o poi anche da noi.

So che, rispetto ad altre categorie, siamo più garantiti ma perdere il posto non fa piacere a nessuno. Sono preoccupato. Quando mi hanno assunto mi sembrava di toccare il cielo con un dito: un lavoro sicuro, uno stipendio niente male, la convinzione che nulla e nessuno avrebbe potuto cambiare la situazione. Invece… Che cosa mi riserverà il futuro?

C. S. - Per telefono da Roma

Nel corso dell’ultimo decennio sono circa 40.000 i lavoratori delle banche che sono usciti dal lavoro. In cambio sono entrati almeno 5.000 giovani: quindi il saldo è decisamente negativo.

C’è da sottolineare che chi ha lasciato la scrivania o lo sportello lo ha fatto in maniera volontaria, ed è stato accompagnato alla pensione grazie al fondo di solidarietà che regola il settore e che viene utilizzato proprio per gestire le ristrutturazioni senza che qualcuno possa ritrovarsi in mezzo alla strada dall’oggi al domani.

È a questo che C. S. ha fatto riferimento quando ha parlato di “categoria più garantita”. Resta il fatto che entro i prossimi quattro anni, cioè entro il 2020, sono previsti altri 20.000 prepensionamenti. In verità, potrebbero essere anche di più dal momento che molte banche stanno studiando piani che dovrebbero essere resi noti prima della prossima primavera e che conterranno certamente misure di risparmio a tutti i livelli, compreso il personale. Lo ha lasciato capire anche il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatori Rossi.

Il fondo di solidarietà non chiama in causa la previdenza pubblica in quanto è finanziato dalle stesse banche e dai dipendenti. Un paracadute di tutto riguardo che ha però costi altissimi. Tanto che, recentemente, per favorire i prepensionamenti il fondo è stato portato da 5 a 7 anni. Solo che, nell’eventualità di un esodo massiccio, non ci sono le risorse per coprire i 2 anni in più.

Qui sta il punto che può suscitare allarmare perché solleva il sipario su un territorio inesplorato. Insomma, se i 40.000 di cui sopra sono stati traghettati dal lavoro alla pensione in condizioni di sostanziale tranquillità, ai prossimi 20.000 che cosa accadrà?

L’Abi, che è l’Associazione di categoria delle banche, è pronta a sedersi intorno al tavolo con sindacati e governo per trovare una soluzione. Che però non è facile proprio per la particolarità dei rapporti che finora hanno regolato i rapporti all’interno degli istituti di credito. Una via d’uscita potrebbe essere quella dello stanziamento di quattrini pubblici per irrobustire il fondo di solidarietà e consentire così di continuare con i prepensionamenti. Ma questa voce non è mai stata presa in considerazione dalla Legge di Stabilità. Se si riuscirà a cambiare registro lo sapremo nelle prossime settimane quando il Documento di Bilancio verrà presentato in ogni dettaglio.

3) OCCUPAZIONE: CHE FINE FARANNO I BONUS?

È diminuito il bonus dato alle aziende che assumono e sono diminuite anche le assunzioni. Non si sa che cosa accadrà con l’inizio del prossimo anno. Pare che ci sarà un ulteriore taglio e, quindi, aspettiamoci meno occupati.

Quello che voglio dire è: come faremo a uscire dalla crisi se le imprese, per andare avanti, continuano ad avere sempre bisogno di sussidi nelle forme più diverse? È la dimostrazione di come il nostro sistema industriale sia vecchio e scarsamente competitivo, altrimenti più manodopera servirebbe per rispondere alle esigenze di un mercato in crescita. In sostanza: se l’azienda funziona e guadagna perché non dovrebbe assumere, e senza incentivi? Invece i bonus sono stati in gran parte utilizzati per trasformare i contratti a tempo determinato in tempo indeterminato e i nuovi posti sono stati molto di meno rispetto alle aspettative.

Sarò pessimista ma il 2017 non si annuncia esaltante. Anzi.

Carlo Feliciani - Per e-mail da Roma

È difficile indicare con precisione quali saranno le misure che caratterizzeranno gli incentivi all’occupazione. La tendenza è di non chiudere questa pagina che ha segnato gli ultimi 2 anni, ma le modalità non sono state ancora decise. Con ogni probabilità, comunque, la decontribuzione dovrebbe riguardare solo il Sud e le Regioni più in difficoltà, e le imprese che assumeranno giovani fino a 25 anni o persone da 50 anni in avanti. Nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni il bonus dovrebbe includere anche le categorie svantaggiate, ovvero i disoccupati da almeno 6 mesi o privi di diploma superiore.

Il costo complessivo di questo intervento è stato calcolato in 200 milioni di euro, in buona parte provenienti dai fondi strutturali europei. Ma la vera riforma sulla quale si punta è la riduzione strutturale del cuneo fiscale che, però, non dovrebbe entrare in vigore prima della fine del prossimo anno. A quel punto – ha scritto “Il Sole-24 Ore” – dovrebbe scattare anche un incentivo per quelle aziende che aprono le porte agli studenti attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Inoltre, se l’impresa, entro 6 mesi dal termine del percorso formativo, li assumerà stabilmente, sarà premiata con uno sgravio contributivo che potrebbe essere di natura triennale e fino a 8.600 euro l’anno.

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