Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2024
1) Pensioni minime: una vergogna quei 3 euro in più. 2) Spese detraibili: di più o di meno per i figli a carico? 3) I prossimi concorsi di fronte al blocco del turn over. 4) L'’apprendistato e il ruolo che spetta al tutor. 5) Il libretto di navigazione: a cosa serve e come prenderlo. 6) Perché tagliato un albero per strada restano i “mozzconi”?
1) PENSIONI MINIME: UNA VERGOGNA QUEI 3 EURO IN PIÙ
Che le pensioni minime siano state aumentate di 3 euro fa ridere persino i polli. Solo in Italia possono accadere certe cose…
Filippo Curti - Per telefono da Roma
Chi ha lavorato una vita e, per ragioni diverse, non è riuscito a maturare una pensione dignitosa può continuare a tirare la cinghia. A lui non pensa nessuno, né tantomeno chi pure dovrebbe per dovere istituzionale. In questo Paese chi è in difficoltà può pure morire di fame.
Marta F. - Per e-mail da Viterbo
Coloro che scrivono le leggi – cioè ministri, sottosegretari e quant’altri – alla fine del mese si mettono in tasca stipendi niente male. Non mi scandalizza, perché chi ha più responsabilità è giusto che guadagni di più. Mi scandalizza, invece, che questi signori siano gli stessi che hanno deciso di aumentare le pensioni minime di 3 euro al mese. Con che coraggio hanno messo nero su bianco una cosa simile.
Corrado Pini - Per e-mail da Roma
Sono uno dei pensionati che riceveranno 3 euro in più al mese. Mi sento preso in giro.
Michele N. - Per e-mail da Ladispoli
Quant’è la pensione di chi ha fatto il ministro? A quante pensioni minime corrisponde? Non voglio fare del facile populismo, ma che le minime siano state aumentate di 3 euro al mese sembra un siparietto di “Scherzi a parte”. Vergognoso.
G. C. - Per e-mail da Roma
A partire dal prossimo gennaio, le pensioni minime dovrebbero passare da 614,77 euro a 617,79. Per i sindacati, l’aumento di 10 centesimi al giorno è una beffa.
La misura, com’è noto, rientra nella Legge di Bilancio che è stata varata dal governo e controfirmata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Adesso tocca al Parlamento valutarne il testo, eventualmente modificarlo e poi approvarlo.
Ci saranno correzioni ai 3 euro in più previsti per le pensioni minime? C’è da augurarselo ma con ogni probabilità ciò non avverrà. Una vergogna? Sì, una vergogna.
2) SPESE DETRAIBILI: DI PIÙ O DI MENO PER I FIGLI A CARICO?
Se si fanno sempre meno figli è anche perché la situazione economica di tante famiglie non lo permette. È vero che ci sono incentivi per favorire le nascite, ma a me pare che con una mano si dà e con l’altra si prende.
MI riferisco, per esempio, alle spese detraibili per chi ha figli a carico che se non sbaglio verranno ridotte. Qual è la situazione?
Gianni Sanna - Per e-mail da Roma
Bisognerà vedere che cosa ci sarà scritto nella versione definitiva della Legge di Bilancio. Per ora, in effetti, le spese detraibili rispetto al 2024 sarebbero inferiori, sia per le famiglie con un figlio che per quelle con due figli. Anche all’interno delle forze di governo c’è chi ha parlato di “bastonata sul ceto medio”. Ancora qualche settimana e sapremo la verità.
3) I PROSSIMI CONCORSI DI FRONTE AL BLOCCO DEL TURN OVER
Se, come pare, il governo intende introdurre di nuovo il blocco del turn over alla Pubblica amministrazione che ne sarà dei tanti concorsi preannunciati che prevedevano l’assunzione di migliaia di persone?
Serena Roberti - Per e-mail da Roma
Come ha più volte detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nelle casse dello Stato non ci sono i soldi per fare di tutto e di più. Ci è andata di mezzo, per esempio, la Sanità e, per contenere le spese, anche la Pubblica amministrazione dovrà fare dei sacrifici.
Così, se non troppo tempo fa era stato abolito il blocco del turn over, quella decisione è rientrata adesso dalla finestra in quanto le istituzioni che fanno capo allo Stato potranno rimpiazzare il personale in uscita solo in misura del 75%. Un bel colpo di freno al ricambio generazionale.
Di conseguenza, Il numero delle assunzioni legate ai concorsi sulla rampa di lancio dovrà essere aggiornato e rivisto. Ne sa qualcosa il Comune di Roma che aveva in programma 3.000 nuovi inserimenti (anche in vista del Giubileo) e che ora sta chiedendo al governo una deroga alle norme restrittive per evitare che la Capitale precipiti nel caos proprio durante l’Anno Santo per la mancanza di personale.
Sullo sfondo resta il problema di come e dove lo Stato può e deve trovare le risorse di cui ha bisogno e se proprio la Sanità era tra i settori da penalizzare.
4) L’ APPRENDISTATO E IL RUOLO CHE SPETTA AL TUTOR
Spesso quando si parla di apprendistato, salta fuori la figura del tutor. Quali i suoi compiti? E chi può svolgerne le funzioni?
Bernardo Lisi - Per e-mail da Guidonia
Il tutor ha il compito di affiancare l’apprendista durante l’intero periodo dell’apprendistato. In particolare, deve trasmettere le competenze necessarie all’esercizio delle attività lavorative e favorire l’integrazione tra le iniziative formative interne e quelle esterne all’azienda. Alla fine, è chiamato ad esprimere un giudizio sulle competenze acquisite dall’apprendista. È sulla base di questo giudizio che il datore di lavoro rilascerà il relativo attestato.
La funzione di tutor può essere svolta da un dipendente qualificato espressamente designato dall’azienda. Oppure, nel caso di imprese con meno di 15 dipendenti e nelle imprese artigiane, può essere il titolare dell’impresa stessa, un socio o un familiare coadiuvante. Comunque, il tutor deve possedere un livello di inquadramento contrattuale pari o superiore a quello che l’apprendista conseguirà alla fine del periodo di apprendistato, deve svolgere attività lavorative coerenti con quelle dell’apprendista, deve possedere almeno 3 anni di esperienza. Può affiancare, tranne che nelle imprese artigiane, non più di 5 apprendisti.
5) IL LIBRETTO DI NAVIGAZIONE: A COSA SERVE E COME PRENDERLO
Questo è il periodo in cui le navi da crociera vanno alla ricerca di personale. Tra i requisiti, spesso viene richiesto il libretto di navigazione. Che cos’è? E come fare per averlo?
Grazia Mauri - Per telefono da Roma
Il libretto di navigazione è una sorta di libretto di lavoro della gente di mare, senza il quale – in effetti – è impossibile svolgere qualsiasi tipo di mansione a bordo delle navi. Il documento viene rilasciato dalle capitanerie. Per ottenerlo occorre superare un esame di idoneità fisica davanti al medico del porto autorizzato più vicino, essere in regola con la vaccinazione anti-tetanica ed essere stati riconosciuti abili nel nuoto e nella voga.
Queste prove si effettuano sempre presso le capitanerie (chi ha il brevetto di assistente bagnante o ha prestato servizio militare in marina è esente dal test). È inoltre obbligatorio avere frequentato un corso di sopravvivenza, antincendio e pronto soccorso. Si tratta di lezioni che hanno la durata di 15 giorni e che in genere sono a pagamento. Chi abita a Roma e dintorni può ottenere maggiori informazioni presso la capitaneria di porto di Civitavecchia.
6) PERCHÉ TAGLIATO UN ALBERO PER STRADA RESTANO I “MOZZICONI”?
Perché quando si tagliano gli alberi si lasciano sempre dei ciocchi alti anche messo metro o più? A Roma ci sono strade pieni di questi “mozziconi” che certo non sono belli da vedere. Forse facendo così chi di dovere risparmia tempo e lavoro?
Anna Velli - Per a-mail da Roma
Abbiamo girato la domanda a chi se intende e la risposta è stata che chi usa le motoseghe non si avvicina troppo al terreno per non correre il rischio di danneggiarne la catena. Oppure che, così facendo, il tronco rimasto potrebbe emettere nuovi polloni e quindi nascere a nuova vita.
L’esperienza dice però che le “rinascite” sono casi isolati mentre i “mozziconi” restano a ricordare che lì una volta c’era un acero, una betulla o un pino. Dopo un po’ sarebbe bene, con gli opportuni attrezzi, togliere il tutto e piantare un nuovo albero. Per il decoro della città.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 13/2024
1) Che cosa succederà alle pensioni: i lettori preoccupati. 2) Le tasse e la progressività: la Costituzione ignorata. 3) Gli stipendi nelle pulizie e le buste paga non regolari. 4) Salire e scendere dai bus Atac: nessuno rispetta le regole. 5) Il mio contratto di aiuto cuoco: forse qualcosa non va. 6) Contratto a chiamata: cos’è e come funziona.
1) COSA SUCCEDERÀ ALLE PENSIONI? I LETTORI PREOCCUPATI
Non credo che si avrà il coraggio di intervenire sulle pensioni (leggi tagli) ma certo non stiamo vivendo un periodo roseo: sembrava che nell’economia tutto filasse per il verso giusto, invece il ministro Giorgetti ha chiaramente lasciato capire che ci sarà bisogno di fare dei sacrifici. Speriamo bene.
Lara Trevi - Per e-mail da Roma
Se chi sta per andare in pensione non dovrebbe imbattersi in particolari sorprese, sono i giovani di oggi che rischiano grosso, con il lavoro saltuario e poco pagato e – di conseguenza – con il versamento di contributi ridotti all’osso.
Occorrerà pensare sin da subito a che cosa fare affinché la loro vecchiaia non si trasformi in dramma.
Gennaro Silenzi - Per telefono da Roma
Che non si azzardino a toccare le pensioni minime sennò scoppia la rivoluzione…
Marco Sensini - Per e-mail da Roma
Che cosa ne sarà delle nostre pensioni? Tutte queste voci che si rincorrono sulla necessità di fare cassa da parte del governo mi preoccupano: non è che alla fine ci andrà di mezzo chi ha lavorato una vita, pagato sempre le tasse e che adesso, a un’età avanzata, potrebbe vedersi tagliato l’assegno dell’Inps?
Carlo R. - Per e-mail da Viterbo
Il tema delle pensioni è a ragione molto sentito anche alla luce di una situazione economica complessiva che non è male ma che nemmeno fila con il vento in poppa. Proprio pochi giorni fa, la Banca d’Italia ha avvertito che il Prodotto interno lordo sarà quest’anno inferiore dello 0,2% rispetto alle previsioni del governo (0,8% anziché 1). Anche per l’Ufficio parlamentare di Bilancio, pure in presenza di un quadro favorevole, “restano rischi di ribasso”.
Per quanto riguarda le pensioni, sempre la Banca d’Italia ha tenuto a sottolineare come il taglio permanente del cuneo sulle retribuzioni fino a 35.000 euro lordi potrebbe incidere – in presenza del relativo taglio dei contributi Inps – “sull’equilibrio tra entrate e uscite”.
Anche per questo, il governo è intenzionato a correggere le forme di pensione anticipata introdotte negli scorsi anni e favorire, attraverso incentivi, la permanenza al lavoro di chi è prossimo alla pensione in quanto – ha fatto sapere l’Inps – l’allungamento della vita lavorativa “costituisce una necessità per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo”.
Per la Cgil va respinta l’ipotesi di tagliare la rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione sulla base di quanto è già avvenuto con la legge di Bilancio 2003-2004. Il sindacato ha calcolato che così facendo, nel triennio 2023-2025 una pensione che era di 2.029 euro netti perderà complessivamente 3.571 euro.
C’è da dire, inoltre, che secondo una recente ricerca condotta dall’Osservatorio Sara Assicurazioni, gli italiani vedono con pessimismo il futuro pensionistico: l’80% è convinto che una volta usciti dal mondo del lavoro sarà sempre più difficile ricevere una pensione adeguata, il 34% teme che anche con i risparmi accumulati negli anni sarà complicato tirare avanti, agevolmente, il 25% ha paura di cadere in povertà, e solo il 13% ritiene che comunque ce la farà a mantenere un tenore di vita adeguato.
Insomma, le preoccupazioni dei lettori non sono campate in aria. Ma prima di fasciarci la testa, aspettiamo di leggere che cosa ci sarà scritto nella legge di Bilancio. È questione di pochi giorni.
2) LE TASSE E LA PROGRESSIVITÀ: LA COSTITUZIONE IGNORATA
Perché è così difficile toccare gli extra-profitti? Lo Stato deve farsi dare i soldi da chi ha guadagnato al di là delle previsioni e, nel caso delle banche, senza spremersi troppo le meningi.
Il fatto che a pagare le tasse siano perlopiù coloro che sono a reddito fisso proprio non mi va giù, soprattutto di fronte all’esercito sterminato degli evasori fiscali.
Renata Feliciani - Per e-mail da Roma
L’articolo 53 della Costituzione afferma che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Così non è.
3) GLI STIPENDI NELLE PULIZIE E LE BUSTE PAGA NON REGOLARI
Lavoro nel settore delle pulizie con un contratto a tempo determinato che mi è stato già rinnovato una volta. Il mio problema, come quello delle altre colleghe, è che la busta paga non corrisponderebbe all’impegno.
Uso il condizionale perché, nel merito, non ho le giuste competenze. Ne ho parlato con il mio datore che mi ha rassicurato. Ma continuo a nutrire forti dubbi. Che cosa posso fare per sapere chi ha torto e chi ha ragione?
F. L. - Per telefono da Roma
Il contratto a tempo determinato può essere rinnovato fino a un massimo di 24 mesi ma tra la fine del primo rapporto e l’inizio del successivo ci vuole uno stacco temporale di 10 giorni se il contratto precedente ha avuto una durata pari o inferiore a 6 mesi, di 20 giorni se la durata è stata pari o superiore a 6 mesi. La legge stabilisce che ogni rinnovo deve essere giustificato da un motivo.
Questa precisazione serve in quanto, in questo caso, si è già in presenza di un prolungamento contrattuale.
Per quanto riguarda la questione specifica è difficile, non avendo a disposizione la busta paga, esprimere un giudizio. Certo è che nel settore delle pulizie le norme non sempre vengono rispettate. Ci sono i contratti cosiddetti pirata che alla fine del mese si concludono con stipendi di 200, 500, 600 euro. A volte la paga oraria oscilla intorno ai 2-3 euro per un’attività che di frequente va avanti con il cottimo.
I lavoratori delle pulizie sono tanti: circa 650.000. Di questi, 160.000 svolgono la mansione di camerieri ai piani negli alberghi.
Comunque, il consiglio che in questi casi
Cisl via dei Mille
si può dare è di rivolgersi a una struttura sindacale portando tutta la documentazione di cui si è in possesso. Ecco qualche indirizzo. FILCAMS-CGIL, Roma, via Leopoldo Serra 31, tel. 06.5885102, e-mail: posta@filcams.cgil.it. UIL-TRASPORTI, Roma, viale del Policlnico 131, tel. 06.862671. FIST-CISL, Roma, via del Mille 56, tel. 06.853597, e-mail: fistcisl@fistcisl.it.
4) SALIRE E SCENDERE DAI BUS ATAC: NESSUNO RISPETTA LE REGOLE
Utilizzo di frequente i bus dell’Atac e noto che ormai quasi più nessuno rispetta le indicazioni per salire e scendere.
Di solito per salire viene utilizzata la porta centrale che, invece, è quella riservata per scendere. Poco male, ma allora perché non togliere le scritte che avvertono come ci si dovrebbe comportare?
E un’altra cosa: con la macchinetta di pagamento elettronico che ha preso il posto di una delle due con le quali si poteva timbrare il biglietto, quando il mezzo è affollato non è facile raggiungere quella che consente di annullare il titolo di viaggio.
Anna Livolsi - Per e-mail da Roma
Così è. E non spetta all’autista richiamare al corretto uso del bus. Di mezzo c’è il senso civico delle persone. Che però è duro da rispettare quando la gente si accalca dopo una lunga attesa. A quel punto si sale a bordo da dove è possibile. Con un servizio più frequente ed efficiente probabilmente c’è da credere che anche le regole verrebbero rispettate.
5) IL MIO CONTRATTO DI AIUTO CUOCO: FORSE QUALCOSA NON VA
Svolgo l’attività di aiuto cuoco in una struttura pubblica e ho qualche dubbio sul contratto che mi viene applicato. Da quanto ne so, al capocuoco spetterebbe il 3° livello e all’aiuto il 4°. Invece, io lavoro con il 5°.
Faccio presente che le derrate alimentari non arrivano già pronte, ma dobbiamo prepararle, cuocerle e servirle.
P. P. - Per e-mail da Roma
Il lettore non indica se il rapporto di lavoro è in dipendenza della Pubblica amministrazione o – come appare più probabile – di una società che ha l’appalto del servizio di cucina e mensa.
In questo caso si dovrebbe applicare il Ccnl del turismo e pubblici esercizi, che stabilisce i seguenti livelli corrispondenti alle mansioni: 3° livello per cuoco unico o sottocapo cuoco; 4° livello per cuoco capo partita o cuoco di cucina non organizzata in partita, intendendosi per tale colui che, indipendentemente dalla circostanza che operi in una o più partite, assicura il servizio di cucina; 5° livello per secondo cuoco di mensa aziendale, intendendosi per tale colui che in subordine ad un cuoco e/o in sua assenza procede all’approntamento dei pasti sulla base del lavoro già predisposto.
Per una più esatta corrispondenza tra le mansioni descritte e quelle previste dal Ccnl sarebbe comunque opportuno rivolgersi a un consulente del lavoro specializzato nella categoria.
6) CONTRATTO A CHIAMATA: CHE COS’È E COME FUNZIONA
Ormai non mi stupisco più di nulla. Pochi giorni fa, dopo che ne avevo fatto richiesta, mi hanno chiamato per un colloquio di lavoro che si è svolto più o meno come tutti gli incontri di questo tipo: chiacchierata sul titolo di studio, esperienze, conoscenza delle lingue, disponibilità.
La sorpresa è arrivata alla fine quando mi hanno proposto un contratto a chiamata. Sono caduto letteralmente dalle nuvole. Non ne avevo mai sentito parlare e quando ho chiesto spiegazioni ho capito di avere messo un piede in fallo. Infatti, mi hanno subito salutato dicendo che mi avrebbero fatto sapere. Da allora più niente. Ma che diavolo è questo contratto a chiamata?
Cristiano M. - Per e-mail da Roma
Si tratta di un contratto che non ha avuto – e non ha – troppa fortuna. Nato nel 2003 è stato poi ridefinito nell’ambito del Job Act nel tentativo di renderlo più spendibile sul mercato del lavoro. Però a oggi è tra le forme contrattuali meno utilizzate. E la ragione è semplice.
A parte che si rivolge solo a chi ha meno di 24 anni o più di 55, c’è però da dire che il meccanismo di applicazione è tanto particolare che, alla fine, rischia di scontentare un po’ tutti. Perché, se è vero che rientra tra i rapporti cosiddetti intermittenti, ci sono alcune modalità che vanno vagliate con attenzione.
Intanto, la definizione di “chiamata” significa proprio che si deve restare in attesa della convocazione da parte del datore. E qui c’è già un primo distinguo in quanto si deve fare attenzione se nel contratto è previsto l’obbligo di risposta. Se c’è, non ci si può rifiutare tanto che in caso di malattia o di altri impedimenti il lavoratore deve avvisare tempestivamente l’azienda. In caso di inadempienza si rischia di perdere l’indennità di disponibilità per i successivi 15 giorni.
Già, ma che cos’è l’indennità di disponibilità? È il contributo fisso che il datore paga al lavoratore per averlo obbligatoriamente a portata di telefono. L’ammontare non può essere inferiore al 20% della retribuzione minima mensile prevista dal Ccnl della categoria di riferimento, con i relativi contributi Inps e Inail. La retribuzione, invece, è legata solo all’effettiva prestazione. Punto e basta.
Se nella lettera di assunzione non c’è l’obbligo di risposta allora si è in presenza di un generico impegno tra le parti che, comunque, non obbliga il datore a chiamare il lavoratore né il lavoratore a rispondere.
Prima dell’inizio di una prestazione non superiore a 30 giorni, il datore deve darne comunicazione dall’Ispettorato territoriale del lavoro competente. In caso di inadempienza, il datore rischia una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro.
Il contratto a chiamata non può essere utilizzato per la sostituzione di dipendenti in sciopero e da aziende dove nel semestre precedente vi siano stati licenziamenti collettivi, siano in corso riduzioni dell’orario o vi sia del personale in cassa integrazione.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2024
1) Ristorazione: nuovo accordo contro la giungla stipendi. 2) Perché in via di S. Costanza i lavori si sono fermati? 3) Quanto di più in busta paga se lavoro nei festivi? 4) Se mi cambiano mansione posso licenziarmi per giusta causa? 5) Che cosa fare per aprire un’attività di acconciatore. 6) I giovani senza esperienza e il lavoro che non si trova.
1) RISTORAZIONE: NUOVO ACCORDO CONTRO LA GIUNGLA-STIPENDI
Molte aziende che operano nella ristorazione si lamentano perché non riescono a trovare il personale di cui hanno bisogno. È successo durante la recente stagione estiva e accadrà ancora di più con il Giubileo quando, in particolare a Roma, arriveranno milioni di turisti che affolleranno punti di ristoro e alberghi.
Ma quelle aziende si sono chieste la ragione del fenomeno? Glielo dico io: con gli stipendi bassi e i contratti spesso in nero che praticano, per fare il cameriere o il cuoco ci vuole davvero coraggio…
Carlo Rossetti - Per e-mail da Roma
Dai sindacati e da chi lavora nel comparto è arrivata spesso la conferma di ciò che il lettore dice perché, in effetti, nella ristorazione le norme contrattuali non di rado sono un optional.
C’è da dire che lo scorso giugno, Fipe-Confcommercio, Filcams-Cgil, Fiscat-Cisl e UilTuCs hanno firmato un accordo che riguarda le aziende pubblici esercizi; le aziende addette alla preparazione, confezionamento e somministrazione di pasti e bevande (banqueting); le aziende della ristorazione collettiva; le aziende addette alla preparazione, confezionamento e distribuzione dei pasti (catering), che fissa alcuni punti importanti.
Così, accanto ai congedi per le vittime di violenza di genere, a una migliore definizione delle pari opportunità e al contrasto alle violenze e molestie nei luoghi di lavoro, sono stati definiti i livelli in relazione alle funzioni (dai capi servizio, direttori e ispettori ai banconisti, baristi, camerieri, cassieri, commis, centralinisti, magazzinieri, pizzaioli, e così via).
Per ognuno di questi livelli è stata concordata una paga base (da 774,70 euro a 1.706,48 euro al mese, più tredicesima, quattordicesima e assistenza sanitaria integrativa, riposi giornalieri) con aumenti progressivi fino al 2027.
Insomma, le norme ci sono. Adesso vanno fatte rispettare. Per leggere il testo dell’accordo clicca qui.
2) PERCHÉ IN VIA DI S. COSTANZA I LAVORI SI SONO FERMATI?
A proposito di lavoro e di lavori mi piacerebbe sapere perché in via di Santa Costanza a Roma, strada che dalla via Nomentana porta a piazza Istria, ci si è dati da fare per il rifacimento dell’asfalto e delle aree di sosta fino alla fine di luglio e poi tutto si è fermato, con pesante pregiudizio per la circolazione delle automobili e dei mezzi pubblici, soprattutto negli orari di punta.
Può darsi che tutto si rimetta in moto, ma perché tante settimane di stop?
Marcella G. - Per e-mail da Roma
Per il Giubileo, molte strade e non solo sono oggetto di ripristino (con i relativi disagi per gli automobilisti). Dopo Roma sarà più bella e vivibile, assicura il sindaco Roberto Gualtieri. Intanto c’è da soffrire, ma non c’è dubbio che a volte il rallentamento di alcuni lavori pare inspiegabile.
3) QUANTO DI PIÙ IN BUSTA PAGA SE LAVORO NEI FESTIVI?
Sono una commessa di un importante negozio di pelletteria di Roma. A volta mi viene richiesto di lavorare nei giorni festivi: a fronte di questo impegno mi viene corrisposta una maggiorazione in busta paga. Quello che vorrei sapere è se esistono dei parametri per calcolare questa maggiorazione e, se sì, come quantificare l'importo?
Rosalba C. - Per telefono da Roma
I contratti nazionali di lavoro di categoria prevedono sempre la possibilità che si possa lavorare nei giorni festivi, di domenica oppure di sabato (che è considerato un extra quando l'orario è concentrato dal lunedì al venerdì). Naturalmente dietro una maggiorazione in busta paga che non può essere lasciata alla discrezione dell'azienda in quanto è definita dai rispettivi Ccnl.
Per quanto riguarda il contratto del commercio, questo prevede la maggiorazione del 30% della retribuzione giornaliera. Ci si può rifiutare? Secondo le norme, questo tipo di attività non può essere chiesta alle madri o ai padri affidatari di bambini di età fino a 3 anni, a chi assiste portatori di handicap o a persone non autosufficienti. Se, però, il lavoratore è d'accordo allora nulla osta.
4) SE MI CAMBIANO MANSIONE POSSO LICENZIARMI PER GIUSTA CAUSA?
Se nell’azienda dove lavori ti cambiano di ruolo assegnandoti a mansioni inferiori rispetto al contratto, puoi invocare la giusta causa se decidi di dimetterti? Come si comprende, non si tratta di una questione di principio ma di quattrini in quanto se la giusta causa viene riconosciuta si ha diritto all’indennità sostitutiva.
Insomma, oltre al danno del demansionamento sarebbe una beffa, con le dimissioni, togliersi di mezzo senza riuscire a mettersi in tasca niente di niente.
F. S. - Per telefono da Roma
In merito c’è una robusta casistica che è stata rafforzata anche da una sentenza della Corte di Cassazione secondo la quale se ci si dimette per giusta causa in seguito all’assegnazione a mansioni inferiori rispetto a quelle contrattuali si ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso.
Ciò anche se la decisione dell’azienda “ha una durata temporanea o comunque funzionale al passaggio, dopo un certo periodo, alle mansioni per cui il lavoratore era stato assunto”.
Siccome nel fatto in specie lo spostamento di mansione si è protratto per 5 mesi, i giudici hanno rilevato che “tale periodo costituisce un indice di un palese inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro”.
La decisione della Corte è stata presa in seguito alla vertenza avviata da un dirigente, ma lo stesso vale anche per incarichi di minore responsabilità.
Naturalmente, a norma di contratto, l’azienda può modificare l’operatività dei dipendenti utilizzandoli anche per incarichi di minore rilievo ma ciò solo per giustificati motivi (riorganizzazione del lavoro, ristrutturazioni…) e per un tempo limitato. In definitiva, nella decisione non deve leggersi un intento punitivo e nemmeno un tentativo mascherato di mobbing.
5) CHE COSA FARE PER APRIRE UN’ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE
Desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
Giovanni Spaziani - Per e-mail da Roma
In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso di qualificazione della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di un apposito esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un apposito corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia. La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Si ricorda che dal 14 settembre 2012, in base al Decreto legislativo 6 agosto 2012 n. 147 (art. 15), le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Da tale data, quindi, i soggetti che intendono svolgere l'attività di acconciatore devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.
6) I GIOVANI SENZA ESPERIENZA E IL LAVORO CHE NON SI TROVA
Ho risposto a tante offerte di lavoro, ho spedito decine di domande, ho persino cercato di telefonare agli uffici delle risorse umane di aziende grandi e piccole. Soltanto in pochi mi hanno risposto e con quei pochi non sono riuscito a combinare niente. La ragione? Se non hai esperienza non vieni preso in considerazione.
Io ho 26 anni e ho studiato fino all'anno scorso per laurearmi. Sono alla ricerca del mio primo lavoro ma se continua così ho l'impressione che non riuscirò mai a trovarlo. D'accordo, l'esperienza è importante ma se non ti danno l'opportunità di fartela... a che gioco giochiamo?
Federico Rosati - Per telefono da Roma
Il problema è quanto mai reale e riguarda quasi tutti i giovani. I quali, proprio perché senza esperienza, si vedono spesso costretti ad accettare lavoretti che – come si dice – non fanno curriculum.
Come se ne esce? Negli anni, sono stati messi in campo alcuni progetti per agevolare l’occupazione giovanile (come, per esempio, “Garanzia giovani”) che però poco hanno funzionato e poco funzionano.
Comunque, spesso si ripropongono 5 punti da seguire per accrescere le possibilità di essere convocati per un colloquio: 1) iscriversi negli elenchi delle agenzie del lavoro e in quelli dei centri per l'impiego; 2) inserire il proprio curriculum nelle borse di lavoro online: 3) tenersi aggiornati seguendo corsi di formazione idonei; 4) dimostrarsi flessibili e disponibili anche ai turni; 5) non disdegnare la possibilità di spostamenti e trasferte.
Si tratta di consigli certamente non nuovi ma che vale la pena ricordare. Insomma, fare tutto il possibile per sollecitare l'attenzione delle imprese. Anche se ciò – secondo l'esperienza di Federico Rosati – non basta. Perché non c'è dubbio che una vera svolta può esserci solo in presenza di un'autentica e generalizzata ripresa dell'economia.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 10/2024
1) Ristorazione e lavoro precario: ora c’è il nuovo contratto. 2) Riduzione delle aliquote Irpef per chi assume under 35 3. non è che ci stiamo abituando alle morti sul lavori? 4. I taxi introvabili a Roma: in arrivo nuove licenze. 5) Dal full time al part time? Possibile solo con l’accordo. 6) Anche con il tempo determinato c’è il periodo di prova.
1) RISTORAZIONE E LAVORO PRECARIO: ORA C’È IL NUOVO CONTRATTO
Finalmente il problema dei bassi salari e delle pesanti condizioni di lavoro che caratterizzano il comparto della ristorazione non viene più sottaciuto e anche le aziende cominciano a prendere atto che occorre correre ai ripari, altrimenti il personale di cui hanno bisogno continueranno a non trovarlo.
Per questo mi sono sembrate interessanti le interviste a Nadia Piscioneri di Adecco e a Giuliano Sanna di Nhrg che “Lavoro Facile” ha pubblicato nel numero scorso a corredo del servizio sulle possibilità di occupazione proprio nel settore.
I responsabili delle due agenzie hanno ragione da vendere quando sostengono che le nuove generazioni sono alla ricerca di equilibri migliori tra vita e lavoro e che gli imprenditori hanno capito che per rendere questo impegno più attrattivo agli occhi dei giovani è indispensabile evitare il più possibile i turni spezzati, garantire i giorni di riposo e una retribuzione adeguata, e puntare seriamente sulla formazione
Speriamo che tutto ciò non resti lettera morta.
Silvia Germani - Per telefono da Roma
Sullo stesso argomento sono arrivate in redazione altre considerazioni più o meno analoghe, segno che il tema è particolarmente sentito soprattutto dai giovani che costituiscono quel vero e proprio esercito che consente a tante imprese di tirare avanti durante la stagione degli arrivi e delle vacanze. E che, anche in considerazione dei “metodi di ingaggio” messi in rilievo da Silvia Germani, attira sempre di meno chi pure è alla ricerca di un lavoro.
Pochi giorni dopo la telefonata della nostra lettrice è però avvenuto un fatto importante: le aziende che operano nella grande ristorazione hanno rinnovato il contratto di lavoro riconoscendo un aumento di circa 200 euro. Cristian Biasioni, che è presidente di Aigrim, l’associazione che riunisce le imprese del comparto, e amministratore delegato di Chef Express, ha sottolineato che si tratta di un passaggio importante per “rendere il nostro settore più attrattivo… Il nuovo contratto, che riguarda 1 milione di lavoratori e più di 330.000 imprese, porterà stabilità in vista dell’estate, il periodo di maggiori flussi e maggiori picchi… È un passio avanti importante, ma contano molto anche i piani delle aziende per attrarre capitale umano”.
Insomma, ci si muove. Non a caso, Nadia Piscioneri, quasi anticipando le decisioni che poi avrebbe preso Aigrim, aveva messo in rilievo come tra gli imprenditori si fosse ormai capito che bisognava voltare pagina e che questo avrebbe comportato un’autentica trasformazione epocale.
2) RIDUZIONE DELLE ALIQUOTE IRPEF PER CHI ASSUME UNDER 35
Un po’ più di posti ieri, un po’ meno di posti oggi, e così via. Mi pare che per quanto riguarda l’occupazione l’Italia continui a viaggiare sulle montagne russe. È vero che sull’altalena si trovano anche tanti altri Paesi europei, ma ho l’impressione che non si faccia tutto il possibile per rendere stabile e sicura nel tempo la ricerca di personale da parte del mondo della produzione…
Enrico Corradi - Per e-mail da Roma
L’ultima rilevazione dell’Istat riguarda il mese di maggio: in Italia, gli under 25 senza lavoro sono il 20,5% rispetto al 20,4% di aprile e al 20,3% di marzo. A febbraio erano il 22,4%. Quindi c’è stato un miglioramento.
È evidente, però, che se anche l’economia procede a sbalzi – come spesso succede – l’occupazione non può non risentirne di conseguenza.
Comunque, per le imprese che decidono di assumere a tempo indeterminato è stato appena pubblicato il decreto attuativo della riforma del Fisco che, oltre alla riduzione delle aliquote Irpef, prevede una deduzione del 120% del costo del lavoro. Lo sgravio può salire al 130% se si contrattualizzano disabili, donne con almeno 2 figli o giovani ammessi agli incentivi sulla disoccupazione.
Le imprese che dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025 assumeranno under 35 beneficeranno di una decontribuzione fino a 500 euro (650 nelle regioni del Sud) al mese per massimo 2 anni. Se poi tra gli under 35 c’è chi vuole avviare un’attività imprenditoriale in un settore considerato strategico si può contare sull’esonero dei contributi Inps fino a 800 euro al mese per 3 anni sempre nel caso di inserimento di giovani.
Non potranno beneficiare di queste misure le imprese in liquidazione ordinaria, in liquidazione giudiziaria o in amministrazione controllata, gli imprenditori agricoli e chi svolge attività commerciale in via occasionale.
3) NON È CHE CI STIAMO ABITUANDO ALLE MORTI SUL LAVORO?
L’altro giorno ci sono state altre due vittime sul lavoro. I giornali ne hanno dato notizia in poche righe. Ormai quando le tragedie diventano routine non attirano più l’attenzione, come se si trattasse di un contributo di vite al quale la nostra società non può sottrarsi.
Ho tanta rabbia di fronte agli impegni spesso di circostanza che si prendono di fronte a tante, troppe morti. Poi a piangere restano le famiglie che hanno perso i loro cari. Sole e dimenticate.
Cinzia B. - Per e-mail da Roma
Nei primi 5 mesi di quest’anno sono stati 369 coloro che hanno perso la vita nei luoghi di lavoro (+3.1% rispetto al 2023). Le denunce di infortunio sono state 251.132 (+2.1%). Tra il 1983 e il 2018 questa crudele contabilità è arrivata a 55.000 morti. La Uil ha detto che Il lavoro uccide più della mafia in quanto nello stesso periodo la criminalità organizzata ha assassinato 6.681 persone.
L’indignazione suscitata dalla morte dal bracciante indiano Satnam Singh nelle campagne di Latina – dove il caporalato, con l’accordo di non poche aziende, sfrutta migliaia di irregolari – rilanciata dai risultati dell’autopsia secondo cui l’uomo si sarebbe potuto salvare se soccorso tempestivamente, ha prodotto la promessa di maggiori controlli e il rafforzamento degli ispettori dell’Inail attraverso concorsi di cui in verità non c’è ancora traccia.
La nostra società si sta abituando a questa guerra quotidiana? Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a proposito della morte di Satnam Singh, ha parlato di forme di lavoro “disumane che rientrano in un fenomeno di sfruttamento del lavoro dei più deboli e indifesi, con modalità e condizioni illegali e crudeli”. E più volte ha denunciato che non si può uscire di casa per lavorare e poi non farvi più ritorno.
Vedremo che cosa verrà messo in campo per arginare il massacro. La montagna non può continuare a partorire il topolino.
4) I TAXI INTROVABILI A ROMA: FORSE IN ARRIVO NUOVE LICENZE
Mi aggiungo anch’io ai tanti che protestano per la mancanza dei taxi a Roma. Sono arrivato da Milano alla Stazione Termini poco dopo le ore 12 di sabato 29 giugno e, per raggiungere mia sorella che abita a San Paolo, ho pensato di servirmi di questo servizio. Ho dovuto mettermi in fila e aspettare quasi un’ora prima di salire a bordo di un’auto bianca. E quando ho pagato non mi è stata rilasciata nemmeno la ricevuta…
Dino V. - Per telefono da Roma
Ormai è un coro che dura da troppo tempo. La speranza è che possa essere trovata al più presto una soluzione perché una Capitale moderna non può continuare in questo modo.
Di chi è la responsabilità? Sicuramente i taxi in giro non bastano, in particolare nelle ore di punta. Ci vorrebbero più licenze (a Roma le vetture in circolazione sono poco di meno di 8.000 contro le più di 10.000 di Barcellona e le 20.000 di Parigi). Ma finora tutti i tentativi si sono infranti contro un muro di dinieghi.
Ma si potrebbe essere alla vigilia di una svolta perché, entro le prossime settimane, dovrebbe uscire il bando per il rilascio delle tanto attese nuove licenze (almeno un migliaio).
5) DAL FULL TIME AL PART TIME? POSSIBILE SOLO CON L’ACCORDO
Lavoro per una casa editrice. Sono stata assunta con un contratto della durata di un anno. Successivamente il contratto mi è stato trasformato a tempo indeterminato, orario full time. Poi è stata assunta un’altra persona, sempre con contratto a tempo indeterminato e con uno stipendio più alto del mio.
Il fatto è che dal primo febbraio scorso il contratto mi è stato modificato da full time a part time (dalle 9.00 alle 13.00, quindi per 4 ore lavorative al giorno per 5 giorni la settimana) a causa delle minori entrate della società.
La mia domanda è: perché il contratto è stato cambiato solo a me che, tra l’altro, ho più anni di anzianità?
K. C. - Per e-mail da Roma
Le parti possono stabilire consensualmente di trasformare un rapporto di lavoro a tempo pieno in un rapporto part time. Tuttavia, il rifiuto da parte del lavoratore alla trasformazione non può essere ritenuto illegittimo nè può rappresentare un giustificato motivo di licenziamento.
Inoltre, l'accordo sulla trasformazione deve risultare in forma scritta e deve essere convalidato dalla Direzione provinciale del lavoro nei 30 giorni successivi. Di tali adempimenti la lettrice non fa alcuna menzione.
Resta che la condotta del datore, laddove non risulti il consenso scritto del lavoratore, non appare conforme al dettato legislativo.
6) ANCHE CON IL TEMPO DETERMINATO C’È IL PERIODO DI PROVA
Il periodo di prova è previsto anche per i contratti a tempo determinato? Se sì, mi sembra un controsenso perché si sta parlando di lavori la cui durata è sempre di pochi mesi.
Siccome le norme cambiano di governo in governo, ho perso la bussola e non ci capisco più niente. Sono direttamente interessato al problema in quanto proprio pochi giorni fa mi hanno proposto un impiego fino a dicembre ma... con la prova.
S. M. - Per telefono da Roma
Nulla è cambiato: il periodo di prova c'era prima e c'è anche adesso. Però tutto deve avvenire alla luce del sole, nel senso che l'azienda deve mettere nero su bianco le sue intenzioni prima dell'entrata in servizio del nuovo dipendente. È chiaro che la durata della prova deve essere ragionevolmente proporzionata alla durata del contratto, a meno che nello specifico non intervenga una norma del Ccnl di categoria.
Per farla breve, il periodo di prova non può coincidere con la durata del contratto. La ragione della prova sta nel fatto che sia il datore che il lavoratore possono non "piacersi" e, quindi, possono interrompere la collaborazione senza preavviso. In questo caso, il datore non è tenuto a versare indennità o contributi particolari.
Da ricordare che il datore deve sempre indicare le mansioni che, anche durante il periodo di prova, il dipendente è chiamato a svolgere: ciò per eliminare alla radice eventuali pretesti o interpretazioni di parte per chiudere il rapporto prima del previsto. Il riferimento normativo è l'articolo 2096 del Codice civile.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2024
1) Intelligenza artificiale: meglio o peggio per il lavoro? 2) Perché il bonus da 100 euro è scomparso dai radar… 3) I prezzi di frutta e verdura sono ormai da capogiro 4) Se mi sposo a quanti giorni di permesso ho diritto 5) Un tirocinio all’estero? Perché no, ma scegliere bene 6) I concorsi e le assunzioni: che succede se mancano i soldi 7) Quante ferie spettano alle collaboratrici domestiche 8) Pausa caffè, bancario licenziato: sentenza della cassazione
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: MEGLIO O PEGGIO PER IL LAVORO?
Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale e confesso di non averci capito molto. Quello che però mi preoccupa sono le possibili ricadute sul versante del lavoro. In sostanza, per l’occupazione sarà meglio o peggio?
Michele Roberti - Per e-mail da Roma
In effetti, un futuro segnato dall’intelligenza artificiale vede le previsioni muoversi in ordine sparso. Così, se da un lato c’è una buona accoglienza da parte delle imprese verso la potenzialità dell’Ai (una recente ricerca condotta da Manpower segnala che oltre due aziende su tre ritengono che porterà migliori performance per quanto riguarda la formazione degli organici e l’engagement dei dipendenti, e che tre imprese su cinque sono convinte che l’Ai contribuirà a rendere più efficienti i processi di selezione e la ricerca dei candidati), dall’altro le organizzazioni sindacali temono che l’impatto dell’automazione possa incidere sui salari, sulle condizioni di lavoro e sulla formazione professionale, e chiedono che nei nuovi contratti vengano inserite clausole sulla riqualificazione in modo da aiutare che viene colpito dalle ristrutturazioni ad adattarsi ai cambiamenti.
Un altro studio condotto da Fpa, società di servizi e consulenza specializzata nel valutare le novità organizzative e tecnologiche delle pubbliche amministrazioni, ha messo in evidenza come i dipendenti pubblici “fortemente esposti” all’intelligenza artificiale siano 1,85 milioni, cioè il 75% del totale, mentre su un altro 28% (poco meno di 900mila persone) l’impatto sarà “moderato”, e sul restante 15% (48mila persone) sarà verosimilmente “basso”.
Più nel dettaglio, a essere penalizzati non saranno i gradi ma i ruoli operativi: quelli più a rischio sono i più ripetitivi come gli amministrativi, gli assistenti, i ragionieri o i dirigenti professionali (complessivamente 218mila dipendenti). Non avranno problemi, invece, gli architetti, i dirigenti del settore sanitario, gli ingegneri, gli insegnanti, i magistrati.
PERCHÉ IL BONUS DI 100 EURO È SCOMPARSO DAI RADAR…
Quando riceveremo il bonus di 100 euro più volte annunciato dal governo in carica? Non è una grande cifra, ma è meglio di niente…
Anna B. - Per e-mail da Roma
Di bonus sono lastricate le vie dei governi (soprattutto quando ci sono le elezioni in vista). Si possono ricordare gli 80 euro di Matteo Renzi del maggio 2014, poi nel 2019 il reddito di cittadinanza e Quota 100 del governo Conte-Salvini, il superbonus del governo Conte-2, e così via.
Nel Decreto1° maggio del governo di Giorgia Meloni era stato ipotizzato un bonus di 100 euro destinato ai dipendenti pubblici con reddito fino a 28.000 euro e con particolari condizioni di disagio familiare.
A causa di problemi sulla copertura finanziaria, il bonus verrà erogato non nelle tredicesime di dicembre ma un mese dopo, proprio per non gravare sulle uscite di quest’anno ma su quelle del 2005. Sempre se la situazione dei conti pubblici ne consentirà l’esborso (tanto ormai si è votato l’8 e il 9 giugno e non sono in vista altre consultazioni importanti).
I PREZZI DI FRUTTA E VERDURA SONO ORMAI DA CAPOGIRO
Tra i rincari che stanno penalizzando il portafoglio c’è anche quello di frutta e verdura. Se ne parla poco ma credo che chi di dovere dovrebbe darci un’occhiata: così, mentre i medici consigliano di consumarne il più possibile per il bene della nostra salute, acquistare un chilo di mele o di uva è diventato quasi proibitivo.
Manuela Ricci - Per telefono da Roma
In media, i prezzi sono aumentati de 7-8% con punte che raggiungono anche il 18-20% per albicocche, ciliegie, pere e susine. Per quanto riguarda la verdura la crescita è tra il 10% e il 13%.
La spiegazione è che a influire sui costi ci sono le variazioni meteorologiche con pioggia battente, gelate e sbalzi di temperatura estremi che danneggiano le coltivazioni e che, di conseguenza, stravolgono il mercato.
Quindi, se è vero che gli eventi climatici influiscono sui prezzi è anche vero che dietro ai rialzi c’è spesso la speculazione, e qui si dovrebbe fare di più per bloccare chi tenta di arricchirsi a nostre spese.
Inoltre, è anche vero che la distribuzione ha preso l’abitudine di presentare prodotti fuori stagione, magari provenienti dall’altro capo del mondo, che non hanno sapore e che costano un occhio della testa. Certo, si possono non comprare ma è comunque una tendenza che contribuisce a rendere più caotico il settore.
Tra l’altro, i nutrizionisti, mentre sostengono come la frutta fresca rappresenti un alimento non sostituibile, sconsigliano – appunto – di consumare quella fuori stagione che, oltre a non contenere le sostanze che dovrebbe avere, ha dei prezzi stratosferici.
SE MI SPOSO A QUANTI GIORNI DI PERMESSO HO DIRITTO?
Su quanti giorni di permesso, contrattualmente, può contare un dipendente che si sposa? Quando e come si deve avvertire l’azienda?
Alba Mirante - Per e-mail da Roma
In occasione del matrimonio la legge (per gli impiegati) e i contratti collettivi (per le altre categorie) assicurano al dipendente l’utilizzo di permessi retribuiti.
Per gli impiegati la durata minima di tali permessi è fissata dalla legge in 15 giorni, fatte salve eventuali e migliori condizioni contrattuali. Per le altre categorie occorre consultare i rispettivi contratti di lavoro.
In genere, il congedo per matrimonio deve essere richiesto con un certo preavviso, mentre al rientro deve essere consegnata al datore di lavoro, entro 60 giorni, la certificazione delle avvenute nozze.
Il permesso è utile ai fini del calcolo del Tfr ed è prevista la maturazione regolare delle mensilità aggiuntive e delle ferie.
UN TIROCINIO ALL’ESTERO? PERCHÉ NO, MA SCEGLIERE BENE
Sono tentato di seguire un tirocinio formativo in uno dei Paesi dell’Unione europea. Anche se ho raccolto pareri favorevoli, qualche dubbio mi resta soprattutto sul “dopo”: in sostanza, ne vale la pena?
Andrea Risi - Per telefono da Roma
Subito una considerazione: non tutti i tirocini sono uguali. Sia in Italia che all’estero. Quindi bisogna scegliere ragionando bene sulle diverse opportunità in relazione alle personali aspettative. Perché, se si sbaglia, il rischio è di perdere tempo prezioso.
Detto questo, e data per scontata una decisione ben meditata, allora ne vale la pena. Di recente è stato calcolato che, dopo due anni dalla conclusione di percorsi significativi, quasi la metà del campione è risultata occupata con una prevalenza di contratti full time (79%). Non male se si considerano le grandi difficoltà che le nuove generazioni incontrano nel trovare un posto di lavoro.
I CONCORSI E LE ASSUNZIONI: CHE SUCCEDE SE MANCANO I SOLDI
In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma
È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.
QUANTE FERIE SPETTANO ALLE COLLABORATRICI DOMESTICHE
Da un paio di anni la mia famiglia si avvale dell'aiuto di una collaboratrice domestica. Siccome siamo entrati nel periodo delle ferie ci piacerebbe sapere, per non commettere errori, come ci dobbiamo comportare.
Ritanna Corsini - Per e-mail da Roma
Il contratto relativo a questa categoria è chiaro. Nel senso che, indipendentemente dalla durata dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore, il/la collaboratore/collaboratrice ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni (escluse le domeniche e le festività infrasettimanali), da fruire preferibilmente – tenendo conto delle esigenze della struttura presso la quale si presta l'attività – nel periodo giugno-settembre.
Durante il periodo di ferie al lavoratore spetta, per ogni giornata, un ventiseiesimo della retribuzione mensile, comprensiva della eventuale indennità sostitutiva per il vitto e per l’alloggio. In caso di retribuzione oraria occorre prendere a riferimento il numero di ore effettuate di media in un mese e dividerle per 26, ottenendo così il numero di ore equivalente ad un giorno di ferie.
PAUSA CAFFÈ, BANCARIO LICENZIATO: SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Capita a volte che dietro gli sportelli di un ufficio non ci sia nessuno, nonostante code lunghissime di chi deve pagare qualche bolletta, risolvere una pratica bancaria o spedire una raccomandata. Capita a volte, anzi capita spesso.
Una volta ho protestato con la direzione di un'importante struttura, ma mi è stato risposto che tutto era in regola e che i dipendenti che in quel momento dovevano essere al lavoro erano al loro posto. Può darsi: ma certo non è giusto costringere tante persone a fare file snervanti...
Tina Bellini - Per telefono da Roma
Sportelli chiusi e centralini che non rispondono: a pagare per la scarsa organizzazione, la troppa burocrazia e la poca duttilità sono sempre i cittadini che pure avrebbero diritto di usufruire di servizi snelli e veloci, come avviene in numerosi Paesi europei.
Comunque, come sempre, è sbagliato generalizzare. Anche perché la magistratura, quando interpellata, non è mai tenera con i dipendenti scorretti. Per esempio, tempo fa una decisione della Cassazione ha confermato il licenziamento di un impiegato di banca che si era rifiutato di eseguire un'operazione richiesta da un cliente perché stava per cominciare la pausa caffè. L'impiegato, allontanandosi, aveva anche lasciato aperta la cassa chiedendo ai colleghi di occuparsene.
Dopo vari giudizi (primo grado e appello), il fascicolo è finito in Cassazione i cui giudici hanno stabilito che "la gravità dei comportamenti tenuti dal dipendente deve essere valutata non solo rispetto all'interesse patrimoniale del datore, ma anche con riferimento alla possibile lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 8/2024
1) il balletto del redditometro e la caccja agli evasori. 2) I turni a ciclo continuo e le ricadute in busta paga. 3) Come sta l’Italia? Farsi un’idea è difficile. 4) Quali i diplomi e le lauree che valgono di più. 5) Nuovi controlli dell’Inps per l’assegno di inclusione 6) Il riposo settimanle è un diritto costituzionale
1) IL BALLETTO DEL REDDITOMETRO E LA CACCIA AGLI EVASORI
Questa storia del redditometro – prima annunciato, poi pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” e infine revocato – sarebbe una delle tante comiche italiane se non fosse che lo Stato ha bisogno di aumentare le entrate (visto che le casse sono vuote) e che ci sono eserciti di evasori da stanare.
Non so fino a che punto l’introduzione del redditometro sarebbe stato utile, ma allora chi lo ha bloccato/rinviato/sospeso dovrebbe spiegare quali misure alternative sono allo studio, dal momento che, secondo chi se ne intende, per il prossimo bilancio ci saranno da trovare 20-30 miliardi di euro.
Corrado Brunetti - Per telefono da Roma
Qualsiasi provvedimento utile a ridurre l’evasione fiscale è da accogliere con favore. Per questo a me il ritorno del redditometro non dispiaceva, e non capisco la contrarietà di chi pure fa parte della maggioranza di governo.
Se lo Stato riesce a incassare di più ci sono anche più soldi per migliorare alcuni servizi che stanno andando alla malora, come la sanità…
Caterina Fornari - Per telefono da Roma
Il redditometro può servire a dare una mano per contrastare l’evasione fiscale, però sono anche convinto che non è la soluzione se si vuole davvero dare la caccia ai grandi evasori oppure a correggere le norme che hanno consentito a non pochi operatori (vedi banche e assicurazioni) di accumulare ingenti risorse.
Se fosse diventato legge, credo che a essere chiamati in causa sarebbero stati solo i pesci piccoli mentre i pesci grandi avrebbero potuto continuare a nuotare negli oceani dell’impunità.
C. L. - Per e-mail da Roma
Ci sarebbe voluto tempo per capire in che misura il redditometro presentato dal vice-ministro dell’Economia, Maurizio Leo, sarebbe riuscito a incidere sull’evasione fiscale che in Italia – ricordiamolo – negli ultimi 10 anni ha raggiunto quasi mille miliardi di euro, cioè cento miliardi di euro l’anno.
Ma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preferito tagliare corto sostenendo la necessità di “ulteriori approfondimenti”. Per la Lega di Matteo Salvini ci sarebbe però poco da approfondire in quanto il redditometro deve finire nel cestino, punto e basta. Più o meno analoga la posizione di Forza Italia di Antonio Tajani.
Per le opposizioni (Pd, Cinque Stelle) è stato facile parlare di “figuraccia”. Ora, al di là delle “battaglie di bandiera” in vista delle elezioni europee (8-9 giugno), resta il problema messo in evidenza da Corrado Brunetti: da una parte c’è lo Stato che ha bisogno urgente di nuove entrate e dall’altra persiste una colossale evasione fiscale. Una soluzione va trovata.
Chi vuole farsi un’idea su che cosa era il redditometro di Maurizio Leo può leggerne il testo cliccando qui.
2) I TURNI, IL CICLO CONTINUO E LE RICADUTE IN BUSTA PAGA
Ho avuto un primo colloquio di lavoro al quale ne seguirà un altro all’inizio di agosto. Con ogni probabilità, se verrò assunto, dovrò lavorare in un programma che prevede anche dei turni. Ho chiesto dei chiarimenti che mi sono stati dati. Ma vorrei saperne di più.
A. C. - Per telefono da Latina
Il lavoro a turni è un metodo in base al quale i dipendenti si succedono nell’arco delle 24 ore nello stesso posto di lavoro. Sfruttando l’alternanza (o rotazione) di ore, giorni lavorativi e riposi, il meccanismo consente di utilizzare gli impianti produttivi o offrire un servizio più lungo e allo stesso tempo di mantenere gli orari di lavoro entro il limite massimo previsto dai contratti e dalla legge.
Si parla di ciclo continuo, invece, quando gli impianti dell’azienda funzionano per tutta la giornata e per tutti i giorni della settimana: in tal caso il numero dei lavoratori per ogni posto di lavoro deve essere pari al numero delle ore della settimana diviso l’orario settimanale adottato.
La gran parte dei contratti collettivi fissano delle maggiorazioni retributive – oltre a benefici di altra natura, come i riposi compensativi – per “pareggiare” i disagi dei lavoratori turnisti, con particolare riferimento alla perdita del riposo domenicale.
3) COME STA L’ITALIA? FARSI UN’IDEA È DAVVERO DIFFICILE
Sapere come stanno le cose in Italia sui versanti, dello sviluppo e dell’economia non è un’impresa facile. Alcuni dati sembrano essere fatti apposta per essere letti in modo spesso diametralmente opposto. In altre parole: per l’area di governo, e per i giornali che vi si riconoscono, le cose vanno più che bene, mentre per l’area dell’opposizione, e per i giornali più o meno vicini, il giudizio è del tutto diverso.
Noi che ascoltiamo i notiziari radio-televisivi e diamo un’occhiata ai quotidiani non riusciamo a farci un’idea. Anzi, un’idea ce la possiamo fare mettendoci una mano in tasca e parlando con i nostri amici. Abbiamo qualche soldo più di prima? Possiamo permetterci di acquistare ciò che più ci serve? Riusciamo a pagare le bollette senza problemi? E possiamo curarci per il meglio?
Arturo Massi - Per telefono da Roma
Più o meno le cose stanno così e non è semplice esprimere un giudizio senza finire nel frullatore degli opposti pareri. Perché c’è sempre un appiglio per dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Il lavoro, per esempio, è uno dei terreni del confronto. I numeri dicono che l’occupazione è in aumento ma poi non entrano nel merito della qualità: vale a dire che risulta occupato anche chi porta a casa una busta paga che non consente di arrivare alla fine del mese o che la durata dell’impiego non va al di là di pochi giorni al mese.
Per farsi un’idea, al di là dei commenti, forse vale la pena leggere il Rapporto annuale 2024 dell’Istat che si articola in quattro capitoli: 1) l’economia italiana: crescita, criticità e cambiamenti; 2) I cambiamenti del lavoro: tendenze recenti e trasformazioni strutturali; 3) le condizioni e la qualità della vita; 4) l’Italia nei territori: sfide e potenzialità.
Per leggere il testo integrale clicca qui. Sono oltre 200 pagine di analisi, confronti, statistiche e tabelle. Alla fine, si può provare a tirare le somme sullo stato di salute del nostro Paese senza essere travolti dal ping pong della propaganda.
4) QUALI I DIPLOMI E LE LAUREE CHE “VALGONO” DI PIÙ
Quali sono le figure professionali più difficili da trovare? Per i giovani, sapere dove ci sono più possibilità di lavoro può essere importante nella scelta della specializzazione da intraprendere, al di là delle “aspirazioni” familiari.
Spesso ci si iscrive a una determinata facoltà per fare un piacere ai genitori magari per seguire le orme di papà o mamma. Ma così spesso si sbaglia.
Carla Velli - Per e-mail da Roma
Secondo un rapporto di Excelsior/Unioncamere, le figure professionali più difficile da reperire sono: ingegneri civili; tecnici delle costruzioni civili; elettrotecnici; tecnici gestori di reti e sistemi telematici; ingegneri dell’informazione; tecnici della produzione di servizi; progettisti e amministratori di sistemi; tecnici esperti in applicazioni; ingegneri energetici e meccanici; analisti e progettisti di software; tecnici programmatori; disegnatori industriali.
È lo specchio della progressiva digitalizzazione delle aziende italiane alle prese, tra l’altro, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che – ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – “è uno strumento imprescindibile per la competitività, ma in pochi si sono già attrezzati”.
Però anche mestieri come l’elettricista, l’idraulico, il manutentore, il tornitore, e così via, sembrano essere scomparsi. Insomma, un diploma conseguito presso un buon istituto tecnico può valere quanto e forse più di una laurea.
5) NUOVI CONTROLLI DELL’INPS PER L’ASSEGNO DI INCLUSIONE
Ho fatto richiesta dell’assegno di inclusione ma ancora non ho ricevuto notizie. Questa forma di sostegno al reddito è ancora in vigore o è stata revocata? Sono sicuro di avere tutti i requisiti in regola…
Marco G. - Per e-mail da Roma
L’assegno di inclusione è tuttora in vigore e, quindi, se si hanno i requisiti in regola non dovrebbero esserci problemi. Il solo elemento di novità è che l’Inps, l’Istituto che eroga la rimessa, ha avviato controlli sulle condizioni di svantaggio e sull’inserimento nei programmi di cura e assistenza che sono tra le condizioni essenziali per essere ammessi al beneficio.
6) IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO COSTITUZIONALE
Il giorno di riposo settimanale è un diritto? Il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo?
Annarita Rosselli - Per telefono da Roma
L’orario di lavoro settimanale deve tenere conto del diritto del personale a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Fanno eccezione alcune situazioni caratterizzate dalla necessità dell’organizzazione del lavoro a turni, da particolari attività per le quali sia necessario frazionare i periodi di lavoro nell’arco della giornata, e il personale del settore dei trasporti. Il lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale è compensato da una maggiorazione retributiva.
Il riposo settimanale è un principio stabilito dalla Costituzione (art. 36). La sua concessione non può essere rifiutata dal datore di lavoro, né può essere legalmente negata in un contratto individuale.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 7/2024
1) Il bonus una tantum da 100 euro: niente più di una mancetta. 2) Bene i dati sull’occupazione, meno il valore della busta paga. 3) Ecco la storia di una truffa mancata: caro nonno… 4) Per i rifiuti a Roma è in vigore la legge della giungla. 5) La mia vita in ufficio: ditemi se si tratta di mobbing. 6) Cosa fare se il call center non paga gli stipendi. 7) È giusto che il dipendente malato riceva più visite di controllo?
1) IL BONUS UNA TANTUM DA 100 EURO NIENTE PIÙ DI UNA MANCETTA…
Meglio poco che niente, oppure chi si accontenta gode: il bonus da 100 euro lordi che entrerà nelle buste paga di gennaio mi pare niente più di una mancetta (se ci togliamo il 23% di trattenute, in tasca entreranno 77 euro).
Va bene che sotto le elezioni tutto fa brodo, ma per chi è in difficoltà ci vorrebbe ben altro…
Celestino M. - Per email da Roma
Il bonus è una tantum, vale a dire che vale per il solo mese di gennaio. Doveva essere pagato con la tredicesima del 2024 e invece è slittato di 30 giorni per non gravare – ha precisato il vice-ministro dell’Economia, Maurizio Leo – con ulteriori coperture finanziarie su un anno già molto difficile.
Ne beneficeranno circa un milione di famiglie monoreddito con coniuge e almeno un figlio a carico oppure famiglie monogenitoriali. Il reddito annuo deve essere compreso tra gli 8.5000 e i 28.000 euro. Il bonus non riguarda i pubblici dipendenti. Sarà il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, ad erogarlo.
2) BENE I DATI SULL’OCCUPAZIONE MENO IL VALORE DELLE BUSTE PAGA
Se è vero che l’occupazione continua a registrare dati positivi, come mai ancora troppe famiglie italiane sono costrette a tirare la cinghia? Lo dico perché conosco parecchie persone che, pur lavorando, per andare avanti devono affrontare non pochi sacrifici.
L’aumento degli stipendi è sempre più urgente.
Marcello Mancini - Per e-mail da Roma
A marzo, rispetto al mese precedente, l’occupazione è aumentata dello 0,3% (pari a +70.000 unità) ma restano i problemi per le fasce d’età più giovani.
Complessivamente il numero delle persone occupate è di 23.849.000 (su base annua +425.000 unità). Il tasso di occupazione è salito al 62,1%, quello della disoccupazione è sceso al 7,2%, mentre il tasso di inattività è rimasto stabile al 33,0%.
Resta il problema degli stipendi, ancora tra i più bassi tra i grandi Paesi dell’Unione europea.
3) ECCO LA STORIA DI UNA TRUFFA TELEFONICA MANCATA: CARO NONNO…
Già altre volte avete pubblicato la denuncia di chi, attraverso il telefono o internet, è stato sul punto di cadere nella trappola di truffatori che non esitano a prendere di mira soprattutto le persone anziane.
Ebbene, pochi giorni fa anch’io ho subito un tentativo di questo tipo che sono riuscito ad evitare solo grazie al fatto di avere letto episodi del genere e quindi non sono riusciti a prendermi alla sprovvista.
A me è successo questo. Una mattina mi chiama una ragazza che dice di essere mia nipote e che deve chiedermi un favore. Lì per lì mi è sembrata proprio la sua voce e quindi le ho chiesto che cosa avrei dovuto fare.
Caro nonno – ha continuato – sto aspettando un pacco urgente con dentro dei materiali che mi servono per un concorso che se lo vinco mi sistemo per tutta la vita. Siccome non sono a casa, se te lo faccio recapitare puoi riceverlo al posto mio?
Sì, certo che posso, ho risposto. Allora, caro nonno, fammi il anche il piacere di anticipare le 900 euro del contrassegno che poi ti restituisco subito.
A questo punto ho cominciato a mangiare la foglia. Ora, sui due piedi, non ho in casa quella somma, le ho detto. E lei: ma nonno, così mi rovini, quel concorso può essere la svolta… senti, ti faccio chiamare dall’ufficio postale e vedi che cosa si può fare.
Dopo una decina di secondi ecco che mi arriva la telefonata. È un’impiegata: so che ha parlato con sua nipote: noi dobbiamo consegnare questo pacco, se lei non lo ritira sua nipote rischia di non fare in tempo a rispettare i tempi del concorso e per lei sarebbe un bel guaio. Tra l’altro, oltre ai 900 euro c’è da pagare anche il materiale allegato: in tutto sono 4.800 euro.
Rispondo: ma se non ho 900 euro come faccio ad averne 4.800?
E l’impiegata: non so cosa dirle. Senta, ora le passo il direttore.
Nel frattempo mi richiama mia nipote. Nonno, nonno, mi hanno avvertito che ci sono difficoltà, allora non mi vuoi bene, non mi vuoi fare questo favore, allora ce l’hai con me…
A questo punto suona il telefono fisso. Buongiorno, sono il direttore dell’ufficio posta di …, la mia impiegata le ha spiegato come stanno le cose. Mi ha riferito che lei non ha pronti i 4.800 euro… allora proviamo a fare così: quando le consegnano il pacco può dare in pegno anche degli oggetti in oro che poi le verranno restituiti al momento del saldo.
È la goccia che ha fatto traboccare il vaso… il direttore di un grande ufficio postale che chiede oggetti in oro…
Senta, taglio corto, adesso vado al commissariato di polizia e vediamo come va a finire… La telefonata si chiude immediatamente e tutti spariscono: la falsa nipote, la falsa impiegata e il falso direttore.
Naturalmente mi metto in contatto con mia nipote, quella vera, che cade dalle nuvole.
Mi sono dilungato in modo da mettere sul chi vive i lettori perché, come hanno tentato con me, sicuramente lo avranno fatto e lo faranno anche con altri. Mi raccomando, occhi aperti…
G. A. - Per telefono da Roma
Le truffe sono davvero dietro ogni angolo. Da quelle che capitano quando si è in automobile (falsi incidenti, falsi specchietti rotti, false carrozzerie danneggiate, e così via) a quelle telefoniche, come quella raccontata dal nostro lettore, alle false comunicazioni bancarie fatte apposta per capire il riferimento del conto corrente.
Le denunce vanno fatte ai commissariati di pubblica sicurezza o presso le sedi dei carabinieri. O alla polizia postale, che ha una sezione dedicata. Sul sito: commissariatodips.it/index.html si possono trovare tutte le indicazioni utili.
4) PER I RIFIUTI A ROMA È IN VIGORE LA LEGGE DELLA GIUNGLA
Sarà pure responsabilità dell’Ama se Roma non è pulita come dovrebbe, però che dire di quei cittadini che anziché depositare i rifiuti dentro i cassonetti li appoggiano accanto, tanto poi qualcuno ci penserà?
Marco Rossi - Per e-mail da Roma
Che dire? Che tanto poi qualcuno toglierà dalla strada i vecchi materassi, i vecchi scaldabagni, i vecchi frigoriferi, i sacchetti di plastica, e così via. Tutto però ha un costo. La tassa sui rifiuti potrebbe essere più bassa se ci si comportasse secondo le regole del vivere civile.
5) LA MIA VITA IN UFFICIO: DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…
Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…
Elisabetta - Per telefono da Roma
Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi.
Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.
6) COSA FARE SE IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI
Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma
I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.
7) È GIUSTO CHE IL DIPENDENTE MALATO RICEVA PIÙ VISITE DI CONTROLLO?
A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati
La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due lontane sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 6/2024
1) Per i giovani il lavoro è sempre una chimera. 2) Bonus di 1.500 € l’anno per curare la depressione. 3) Presa e subito licenziata: possono farlo? 4) Ma quando usciranno i bandi di concorso Inps? 5) C’è bisogno di meccatronici ma non si trovano. 6) Il ruolo del tutor durante l’apprendistato.
1) PER I GIOVANI IL LAVORO RESTA SEMPRE UNA CHIMERA
Secondo gli ultimi dati, l’economia non va male tanto che i posti di lavoro, almeno negli ultimi tempi, sono in aumento. Eppure per i giovani continuano i tempi bui, nonostante le promesse e gli impegni.
Possibile che non si riesca a dare una speranza alle nuove generazioni? Perché non c’è solo l’immediato, cioè trovare un’occupazione, ma in ballo c’è anche il futuro in quanto con questi chiari di luna mettere insieme una pensione decente sarà per molti un rebus.
Stefania Sarti - Per telefono da Roma
Il colloquio con Stefania Sarti è stato lungo e ricco di spunti, ma qui siamo costretti a riassumerlo per ragioni di spazio. L’argomento è di quelli davvero seri e preoccupanti, sia per i motivi indicati sia per un Paese che invecchia e che non riesce a risolvere il problema del ricambio generazionale (nella pubblica amministrazione, per esempio, l’età avanzata del personale ci assegna un poco invidiale primato in Europa).
E se è vero che occorrerebbe cominciare a fare una riflessione sul welfare così come lo conosciamo, è pure vero che i giovani sembrano abbandonati al loro difficile destino.
In un anno l’occupazione ha messo a segno un saldo positivo di 352 mila unità con un aumento dei contratti a tempo indeterminato. Ma per gli under 25 il tasso di occupazione è diminuito in percentuale di 0,4 punti, toccando quota 22,8% (per fare un paragone, in Germania è dell’5,8%).
Le ragioni sono quasi sempre le stesse: scarsa formazione, l’istituzione scolastica che continua ad avere scarsi punti di contatto con il mondo del lavoro (solo da poco le aziende hanno cominciato a organizzare corsi di preparazione in proprio per le figure di cui hanno bisogno), il sistema domanda-offerta che non funziona.
È così da troppo tempo. Chi di dovere deve sentire l’obbligo di correre ai ripari.
2) BONUS DI 1.500 € L’ANNO PER CURARE LA DEPRESSIONE
Da un po’ di tempo soffro di una forma di depressione che mi costringe a convivere con situazioni di forte disagio. Credo di avere diritto ad un sostegno da parte dello Stato, ma non ne sono sicuro. Mi hanno detto che c’è una norma che potrebbe alleggerire le spese che devo affrontare. È così?
Marco G. - Per e-mail da Roma
Esiste il cosiddetto “bonus psicologico”, che è un contributo che aiuta a sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia, e forse è a questo che si riferisce il lettore. Per beneficiarne occorre però avere determinati requisiti. Tra questi, il valore dell’Isee non deve essere superiore a 50.000 euro e si deve essere residenti nel nostro Paese.
L’importo massino è di 1.500 euro l’anno come sostegno alle cure di chi, appunto, soffre di depressione, ansia, stress e fragilità psicologiche.
Il decreto-legge di riferimento è quello del 30 dicembre 2021, n. 228, varato in tempi di pandemia e di crisi economica, poi convertito in legge e da allora sempre rinnovato. L’erogazione del contributo è a carico dell’Inps.
Per quest’anno le domande possono essere presentate entro il 31 maggio. Per farlo si deve utilizzare l’apposito servizio online raggiungibile direttamente attraverso il sito dell’Istituto: www.inps.it, tramite Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Da qui il servizio dedicato è raggiungibile selezionando in sequenza: “Sostegni, sussidi e indennità”, “Esplora, sostegni, sussidi e indennità”, “Punti di accesso alle prestazioni non pensionistiche” e “Utilizza lo strumento”. Una volta autenticati occorre selezionare, alla voce “Le prestazioni” quella dove c’è scritto “Contributo sessioni psicoterapia domande 2024. Stanziamento fondi 2023”.
Oppure si può contattare il contact center integrato ai numeri 803.164 (gratuito da rete fissa) o 06.164164 (da rete mobile a pagamento).
L’Inps fa presente che dalla data di pubblicazione delle graduatorie, “i beneficiari hanno 270 giorni di tempo per usufruire del contributo”.
3) PRESA E SUBITO LICENZIATA: POSSONO FARLO?
Ho risposto ad un annuncio, ho superato il colloquio e ho firmato un contratto a progetto della durata di un mese. Questo la mattina. La sera mi chiamano e mi comunicano che non se ne fa niente. Tutto annullato. Come è possibile? È una procedura corretta?
M. B. - Per telefono da Roma
L’irregolarità è palese. Se l’impegno è stato sottoscritto dalle parti – quindi, anche dall’azienda – esso è valido ad ogni effetto. L’unica possibilità di annullamento può essere legata a qualche “giusta causa”, ma non pare che qui sia stata invocata.
D conseguenza si può chiedere il risarcimento per mancato guadagno, attraverso l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale deve essere acclusa anche una copia del contratto. Nell’eventualità di una risposta negativa, si può fare ricorso davanti al Giudice del Lavoro.
4) MA QUANDO USCIRANNO I BANDI DI CONCORSO INPS?
Più volte “Lavoro Facile” ha parlato di un bel po’ di assunzioni da parte dell’Inps, ma finora non si è visto nulla. Come stanno le cose?
N. F. - Per e-mail da Roma
Il 31 gennaio scorso, l’Inps ha approvato il Piano dei fabbisogni di personale 2024-2026 secondo il quale, entro quest’anno è previsto l’inserimento di un migliaio figure professionali nel quadro di un più importante aumento delle risorse (fino a 2.045 diplomati e laureati).
Questo – è stato precisato – per “colmare le carenze di personale rispetto al corrispondente fabbisogno sostenibile, ridurre progressivamente la consistenza del personale dell’area degli assistenti, tendere all’azzeramento di quella degli operatori, ridefinire il fabbisogno di queste aree in favore della creazione dell’area delle Elevate professionalità”.
Le assunzioni più urgenti riguardano: consulenti amministrativi e sociali, dirigenti amministrativi, medici, funzionari informatici, funzionari sanitari, funzionari tecnici, e così via.
I bandi usciranno sui siti: www.inps.it/it/it/avvisi-bandi-e-fatturazione/fatturazione-concorsi.html, www.inpa.gov.it/ e www.lavorofacile.info.
5) C’È BISOGNO DI MECCATRONICI MA NON SI TROVANO
Ho sentito in una trasmissione televisiva che in Italia mancherebbero meccanici. Mi sono molto meravigliato perché sono convinto che si tratta un mestiere ormai a rischio viste le tante piccole officine che tirano giù la saracinesca.
Riccardo Masi - Per telefono da Roma
La crisi delle officine di autoriparazioni è reale ma non così drammatica. In difficoltà sono quelle che non hanno saputo mettersi al passo con i tempi e con i motori sempre più sofisticati prodotti dalle case costruttrici.
Di mezzo, tra questi e quelli montati fino a pochi anni fa, c’è un’era geologica. E, di conseguenza, come è accaduto in tanti altri settori, chi non ce la fa ad adeguarsi è destinato a restare inesorabilmente tagliato fuori.
La notizia della ricerca di meccanici è reale tanto che è stato calcolato che nel breve termine ne mancherebbero almeno 5.000, ovviamente qualificati e specializzati, da inserire nei reparti accettazione e riparazione.
Ma più che meccanici ormai si devono chiamare meccatronici in quanto devono sapersela cavare con l’elettronica e l’informatica. Tra l’altro, ai giovani il mestiere torna a piacere se è vero che, secondo un sondaggio, la maggioranza ritiene che questa professione riesca a garantire stabilità e sicurezza del posto di lavoro.
6) IL RUOLO DEL TUTOR DURANTE L’APPRENDISTATO
Spesso quando si parla di apprendistato, salta fuori la figura del tutor. Quali i suoi compiti? E chi può svolgerne le funzioni?
Bernardo Lisi - Per e-mail da Guidonia
Il tutor ha il compito di affiancare l’apprendista durante l’intero periodo dell’apprendistato. In particolare, deve trasmettere le competenze necessarie all’esercizio delle attività lavorative e favorire l’integrazione tra le iniziative formative interne e quelle esterne all’azienda. Alla fine, è chiamato ad esprimere un giudizio sulle competenze acquisite dall’apprendista. È sulla base di questo giudizio che il datore di lavoro rilascerà il relativo attestato.
La funzione di tutor può essere svolta da un dipendente qualificato espressamente designato dall’azienda. Oppure, nel caso di imprese con meno di 15 dipendenti e nelle imprese artigiane, può essere il titolare dell’impresa stessa, un socio o un familiare coadiuvante. Comunque, il tutor deve possedere un livello di inquadramento contrattuale pari o superiore a quello che l’apprendista conseguirà alla fine del periodo di apprendistato, deve svolgere attività lavorative coerenti con quelle dell’apprendista e deve avere almeno 3 anni di esperienza. Può affiancare, tranne che nelle imprese artigiane, non più di 5 apprendisti.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 5/2024
1) A chi rivolgersi per chiedere l’assegno di inclusione? 2) La durata e rinnovi del contratto stagionale. 3. Occhio alla truffa e-mail: l’ho evitata per un pelo. 4) Morti sul lavoro: il “decreto sicurezza” è la risposta giusta? 5) Mettere su un ristorante sembra facile, invece… 6) Okay, ti assumo però apri un conto corrente…
1) A CHI RIVOLGERSI PER CHIEDERE L’ASSEGNO DI INCLUSIONE?
Credo di avere i requisiti in regola per richiedere l’assegno di inclusione. Che cosa devo fare di preciso per ottenerlo? E a chi devo rivolgermi?
Celeste Mauri - Per e-mail da Roma
Il riferimento è l’Istituto nazionale di previdenza (Inps). In caso di difficoltà ci si può fare aiutare dai Caf che conoscono bene le procedure da seguire. Comunque, l’assegno è riconosciuto a uno dei componenti di un nucleo familiare il cui valore dell’Isee non deve essere superiore a 9.360 euro e il cui reddito familiare deve essere inferiore ai 6.000 euro l’anno.
Inoltre, il patrimonio immobiliare non deve superare i 150.000 euro e il patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti, e così via) non deve essere superiore a 6.000 euro per i nuclei formati da un solo componente, a 8.000 euro per i nuclei formati da due componenti, a 10.000 euro per i nuclei formati da tre o più componenti.
Questi massimali sono incrementati di 5.000 euro per ogni componente con disabilità e di 7.500 euro per ogni componente presente nel nucleo familiare in condizioni di disabilità grave e di non autosufficienza.
In più, il nucleo familiare non deve risultare proprietario di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cv o di motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati per la prima volta nei 36 mesi antecedenti la richiesta.
Per maggiori dettagli clicca qui.
A tutt’oggi, i nuclei familiari che beneficiano dell’assegno di inclusione sono 550.000.
2) LA DURATA E I RINNOVI DEL CONTRATTO STAGIONALE
Ho risposto all’annuncio di una società che gestisce una struttura che d’estate richiama numerose persone. Pochi giorni dopo mi hanno chiamato per il colloquio al termine del quale mi hanno proposto un contratto stagionale di quattro mesi.
Mi hanno anche detto che dopo un breve periodo di pausa potrei anche essere richiamato. Mi farebbe piacere, però ho un dubbio: è prassi regolare aprire, chiudere e riaprire un rapporto di lavoro con la stessa persona? E se sì, il contratto resta sempre di tipo stagionale oppure…
Marcello D. - Per e-mail da Viterbo
Non avendo sotto gli occhi il testo del contratto, possiamo provare a ragionare solo sulla base delle indicazioni a disposizione. E allora: 1) per stipulare un contratto stagionale l’azienda in questione deve osservare un periodo di inattività di almeno 70 giorni continuativi o di 120 giorni non continuativi. In sostanza, se una struttura funziona con regolarità tutto l’anno non può stipulare contratti stagionali. È quanto stabilisce il decreto del presidente della Repubblica dell’11 luglio 1995, numero 378; 2) ferme restando queste condizioni, il contratto stagionale può essere rinnovato nel corso degli anni, a differenza – per esempio – del contratto a tempo determinato che non può andare oltre una durata massima di 24 mesi; 3) per quanto riguarda i livelli retributivi questi devono rifarsi ai contratti collettivi di lavoro; 4) all’atto della firma, quindi, è bene controllare se la mansione da svolgere corrisponde a quanto stabilito dal Ccnl.
3) OCCHIO ALLA TRUFFA VIA E-MAIL: L’HO EVITATA PER UN PELO
Solo per un pelo ho evitato che il mio conto in banca cadesse preda di truffatori che utilizzano la rete per colpire e sparire.
Voglio raccontare la mia esperienza per mettere in guardia chi ha dei risparmi depositati negli istituti di credito. Un giorno, sul telefonino, arriva un messaggio della mia banca che dice che è mi stata inviata la nuova carta di credito e che se voglio sapere a che punto è la pratica devo mettermi in contatto con una segreteria telefonica.
Ho seguito le indicazioni ma mi sono insospettito quando hanno cominciato a chiedermi il numero del conto corrente e altre informazioni riservate. Ho subito chiuso la comunicazione. Dopo un paio di settimane riecco lo stesso messaggio. Per saperne di più, sono passato in banca e mi hanno detto che si tratta di una truffa che negli ultimi tempi ha già fatto non poche vittime.
F. I. - Per telefono da Roma
È una truffa che viene codificata come “phishing” ed è, come dice una delle associazioni dei consumatori, la nuova frontiera delle frodi informatiche. Che si svolge proprio come il lettore ha descritto. Si riceve una e-mail, che pare proprio una comunicazione ufficiale della banca, con la quale si invita il destinatario e collegarsi con un link o a telefonare a un determinato numero. Da dove parte la richiesta di fornire le informazioni riservate, una volta ottenute le quali i truffatori sono in grado di effettuare operazioni bancarie ai danni del malcapitato.
Simile al “phishing” è il “vishing” con la differenza che anziché l’e-mail arriva direttamente una telefonata durante la quale l’interlocutore, che si spaccia per un impiegato della banca, chiede per una verifica dei dati i codici operativi del conto. Se riesce ad averli la truffa è andata a segno. Occhio!
4) MORTI SUL LAVORO: IL “DECRETO SICUREZZA” È LA RISPOSTA GIUSTA?
Sul lavoro si continua a morire, nonostante gli appelli del presidente Sergio Mattarella, gli ìmpegni annunciati dal governo e le denunce dei sindacati. Forse dobbiamo abituarci a considerare “normale” questa strage che si consuma quotidianamente in ogni parte d’Italia? Non dobbiamo rassegnarci…
Daniele Nardi - Per e-mail da Roma
All’indomani del grave incidente nel cantiere di Firenze dove hanno trovato la morte cinque operai, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha presentato il 24 febbraio in Consiglio dei ministri un pacchetto sicurezza che è stato inserito tra i 48 articoli del nuovo Decreto legge sull’attuazione del Pnrr.
Tra i punti principali: una patente di 20 punti a scalare per le imprese che, nell’eventualità di più incidenti, rischiano fino alla sospensione delle attività; il raddoppio dei controlli; l’assunzione di 800 ispettori del lavoro destinati a potenziare l’organico dell’Inail; maggiori verifiche nell’assegnazione dei subappalti; sanzioni penali per il lavoro nero.
Gran parte di queste misure dovrebbero entrare in vigore a partire dal prossimo 1° ottobre.
Dai sindacati, soprattutto di Cgil e Uil, non sono mancate le critiche. Ha detto Maurizio Landini: “Dal governo sono arrivate risposte non all’altezza dei problemi”. E Pierpaolo Bombardieri: “Possibile che una vita valga 20 crediti? È un criterio inaccettabile”. Invece, per il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, il decreto “è un primo passo. Però è necessario un confronto costante per arrivare a negoziare una strategia complessiva nazionale che porti a un patto di responsabilità su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
La patente a punti non ha convinto neanche le associazioni di categoria. Per la Cna “non è la risposta e non garantisce il rafforzamento della sicurezza”. Contraria Confartigianato che ha bocciato “il meccanismo farraginoso e pieno di incertezze”.
5) METTERE SU UN RISTORANTE SEMBRA FACILE, INVECE
Sembra che la ristorazione sia il settore che più tira in Italia. Se, infatti, un negozio di qualsiasi genere chiude ecco che subito apre qualcosa che ha comunque a che fare con il mangiare.
Mi viene da dire: all’anima della crisi! Quando c’è da sedersi intorno a un tavolo apparecchiato pare che non si badi a spese. Sono quasi tentato di buttarmi anch’io nella mischia: con un localino al posto giusto può essere la svolta della vita.
Emanuela Battisti - Per e-mail da Roma
La tendenza è sotto gli occhi di tutti. Del resto, i consumi degli italiani nei ristoranti continuano a crescere e il comparto gode di buona salute anche grazie a menù che non hanno rivali nel mondo. Non a caso il cibo è tra ciò che i turisti in visita nel nostro Paese gradiscono di più.
Ma attenzione perché non è tutto oro ciò che luccica. Secondo una ricerca che riguarda gli ultimi 10 anni, il saldo tra aperture e chiusure è ampiamente negativo.
Un dato su cui meditare perché, evidentemente, al boom delle persone che pranzano o cenano fuori casa ha fatto riscontro una complessiva diminuzione dei posti dove mangiare.
Così se in apparenza il mercato sembra facile, la realtà e poi tutta un’altra cosa. E non ci si può improvvisare. Come è stato sottolineato, molti ristoratori non sono stati in grado di leggere e interpretare i recenti cambiamenti economici, sociali e tecnologici e le nuove abitudini alimentari, rimettendoci anche un bel po’ di soldi.
6) OKAY, TI ASSUMO PERÒ APRI UN CONTO CORRENTE…
Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.
Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molte perplessità…
A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)
Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di impiego proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.
A maggior ragione, visti i presupposti, c’è da diffidare di un preteso datore di lavoro che invita, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 4/2024
1) Insegnanti e personale Ata: è la scuola dei precari. 2) Bonus asilo nido: le domande già dal 1° marzo. 3) Le agenzie del lavoro possono assumere a tempo indeterminato. 4) Si deve trasformare il welfare per garantire le pensioni? 5) Infortuni domestici: come si può essere risarciti. 6) Sulla corruzione continuiamo ad essere messi male.
1) INSEGNANTI E PERSONALE ATA: È LA SCUOLA DEI PRECARI
Sono un’insegnante precaria, nel senso che ogni anno non so se verrò confermata e dove. Sono abbastanza giovane e così non riesco ad avere quelle sicurezze che servono per fare tante cose compresa quella di mettere su famiglia.
Ogni anno spero sempre che i governi in carica possano risolvere il mio problema che è anche quello di tantissimi altri. Alla scuola, in una società moderna che guarda al futuro, spetterebbe un ruolo centrale. Avevo molto entusiasmo, adesso non ne ho più…
G. V. - Per telefono da Roma
Non è la prima segnalazione che ci arriva dal mondo delle aule. È vero che qualcosa si è mosso con l’annuncio di concorsi per il rafforzamento del personale e per la riduzione dei contratti a tempo determinato ma nel frattempo la situazione è quella appena descritta.
Del resto, proprio poche settimane fa è stato reso noto un rapporto della Uil Scuola di Roma e del Lazio che mette nero su bianco le cifre di una situazione preoccupante. Per esempio, il 23,2% degli insegnanti ha un contratto a tempo determinato (12,4% dieci anni fa): vale a dire che quasi un quarto di coloro che salgono in cattedra è precario, con le implicazioni descritte da G. V. ma anche con le ricadute negative sui metodi di studio perché le alunne e gli alunni iniziano un programma con un docente e magari l’anno successivo con un altro con ripercussioni pesanti sull’apprendimento.
Secondo il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe d’Aprile, si deve prendere atto che “il sistema di reclutamento, comprese le numerose procedure concorsuali e le politiche di investimento nei riguardi del precariato attuate finora sono state fallimentari… La strada giusta non è tagliare le risorse per far quadrare i conti del bilancio, ma investire sulla scuola per garantire stabilità al personale interessato… Senza tutto ciò si pregiudicano inevitabilmente le sorti delle nuove generazioni e, quindi, del nostro Paese”.
Lo stesso vale per il personale Ata (amministrativi, assistenti tecnici, bidelli, collaboratori scolastici, cuochi, direttori servizi generali, infermieri…): nel 2015 fa il precariato coinvolgeva 26.402 figure professionali, dieci anni dopo 50.421. In sostanza, nel tempo la stabilizzazione non ha coperto nemmeno il turn-over.
2) BONUS ASILO NIDO: LE DOMANDE GIÀ DALL'INIZIO DI MARZO
Ho un bambino di 5 anni che frequenta l’asilo. Ho letto che posso richiedere un bonus che mi farebbe moto comodo perché per chi vive di stipendio arrivare alla fine del mese non è facile. Come stanno le cose?
Valentina Bonomi - Per e-mail da Roma
Da pochi giorni, dall’inizio di marzo, si possono presentare le domande per il bonus nido 2004. Si tratta di un contributo, tra i 1.500 e i 3.000 euro annui, per i nuclei familiari che abbiano almeno un figlio al di sotto dei 10 anni e un Isee tra i 25.000 euro e oltre i 40.000 euro l’anno.
Il bonus vale per il pagamento delle rette degli asili nido, pubblici e privati, e per forme di supporto domiciliare per bambini di meno di 3 anni affetti da gravi patologie croniche.
Più nel dettaglio, 3.000 euro annui spettano a chi ha l’Isee inferiore ai 25.000 euro l’anno; 2,500 euro annui se l’Isee è tra i 25.000 e i 40.000 euro l’anno; 1.500 euro annui se l’Isee è oltre i 40.000 euro l’anno.
Secondo Altroconsumo, si tratta di somme insufficienti per arrivare al cosiddetto “asilo gratis” perché, soprattutto nelle grandi città, la spesa per le famiglie può arrivare anche a 700-800 euro al mese. Insomma, il contributo coprirebbe i costi solo intorno al 30%.
Maggiori informazioni sul sito dell’Inps: www.inps.it. Ed è sempre qui che va presentata la domanda.
3) LE AGENZIE LAVORO POSSONO ASSUMERE A TEMPO INDETERMINATO
In seguito alla ricerca di personale di un’azienda ho avuto un colloquio presso una nota agenzia per il lavoro. Ad un certo punto mi hanno prospettato la possibilità di un’assunzione a tempo indeterminato ma non da parte dell’azienda in questione ma direttamente da parte della loro struttura.
Lì per lì l’offerta mi ha sorpreso nella convinzione che il compito delle agenzie fosse quello di mettere in contatto chi cerca con chi offre un impiego. Mi hanno spiegato che non è solo più così in quanto la loro attività si è molto ampliata rispetto ai primi anni.
Il punto è che l’azienda presso la quale poi ho cominciato a lavorare mi terrà in servizio per otto mesi. E allora? Dopo che cosa succede? Vorrei avere delle rassicurazioni.
Enrico L. - Per e-mail da Roma
Ciò che ha detto l’agenzia per il lavoro è corretto. Infatti – come ci pare sia avvenuto – il contratto a tempo indeterminato è stato firmato con la stessa agenzia che ha poi provveduto a rispondere alla richiesta dell’azienda.
Che cosa succede dopo gli otto mesi? Succede che si resta a carico dell’agenzia che si darà da fare per trovare a quello che è ormai un suo dipendente un’altra sistemazione. È evidente che questo tipo di trattamento riguarda soprattutto i profili professionali di cui il mercato del lavoro ha più bisogno in modo che, conclusa una prima fase, se ne possa aprire rapidamente una seconda, e così via.
Secondo Assolavoro, che è l’associazione nazionale di categoria delle agenzie, in 12 mesi su 120.000 occupati con questa formula sono stati 18.300 quelli che non sono stati confermati. Ma di questi, il 70% ha presto ritrovato un posto a tempo indeterminato, il 27% un altro posto a tempo determinato e solo il 3% è ancora in attesa di una soluzione.
4) SI DEVE TRAFORMARE IL WELFARE PER GARANTIRE LE PENSIONI?
Per chi ha cominciato da poco a lavorare raggiungere la pensione rischia di essere una chimera. E non solo, perché da quello che si dice lo Stato potrebbe trovarsi persino in difficoltà a pagarle. Aiuto!
Carlo De Angelis - Per e-mail da Roma
È stato scritto che l’invecchiamento della popolazione è come una bomba a orologeria che avvicina sempre di più il momento in cui la spesa pubblica, tra pensioni, sanità e assistenza, non sarà più sostenibile.
Ha detto Stefania Radoccia, managing partner di Ernst & Young Tax & Legal in Italia, che “nei prossimi dieci anni smetteranno di lavorare 3.5 milioni di persone per raggiunti limiti di età. Visti i numeri attuali della demografia, con le nascite in continuo calo, per sostituire chi andrà in pensione sarà necessario includere nel mercato del lavoro 2,3 milioni di donne e 1,2 milioni di giovani, un obiettivo che per essere raggiunto richiede un fondamentale cambio di paradigma del sistema di welfare”.
In altri termini, rendere più solido e competitivo il mercato del lavoro per metterlo in grado di assumere e trattenere i talenti, in modo da consentire alle aziende di intervenire a sostegno del welfare laddove il sistema pubblico non riuscirà più ad arrivare.
Un obiettivo che per farlo diventare realtà richiederebbe la convinzione e la collaborazione tra tutte le parti sociali. Trasformare il welfare non è uno scherzo, e del resto bisognerà pure cominciare a pensarci se si vogliono dare più certezze ai giovani di oggi che saranno i pensionati di domani.
5) INFORTUNI DOMESTICI: COME SI PUÒ ESSERE RISARCITI
Se si ha un infortunio in ambito domestico in che modo si può essere risarciti? E che cosa occorre fare per godere di questa tutela? Una mia amica è caduta mentre svolgeva delle faccende domestiche. Non si è fatta granché male ma non ha ricevuto nessuna indennità e nessuno si è fatto vivo.
Luisella Riccardi - Per telefono da Roma
La Legge 493/1999 (assicurazione contro gli infortuni domestici) tutela il lavoro svolto in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, e lo equipara – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro.
Ciò vale se l’infortunio domestico avviene nell’abitazione in cui vive l’assicurato, comprese le pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) e le parti comuni (terrazze, scale, androni). Anche il luogo dove si trascorrono le vacanze è considerato pari all’abitazione, purché si trovi sul territorio nazionale. L’assicurazione tutela anche gli infortuni avvenuti in attività connesse alla cura di animali domestici e a interventi di piccola manutenzione (idraulici, elettrici e così via) che non richiedono una particolare preparazione tecnica e che rientrano nell’ormai diffusa abitudine del fai-da-te.
Si ha diritto alle prestazioni economiche se l’inabilità permanente riconosciuta è tra il 27% e il 100% o se l’infortunio ha avuto come conseguenza la morte.
Si sarà notato che in queste indicazioni si parla di assicurato e di assicurazione, vale a dire che le tutele entrano in vigore se si è stipulata con l’Inail una polizza contro gli infortuni domestici che costa pochi euro l’anno.
6) SULLA CORRUZIONE CONTINUIAMO AD ESSERE MESSI MALE
A che punto siamo con la corruzione? Sono convinto che, riducendo il fenomeno, l'economia ne ricaverebbe un grande giovamento con il conseguente rilancio dei posti di lavoro.
Sono anni che si discute di come diventare un po' più virtuosi e credo che qualche passo in avanti sia stato fatto. Però non mi pare che ci sia stata una svolta decisiva...
F. R: - Per e-mail da Latina
I dati continuano a non essere molto incoraggianti. L'Italia resta, infatti, tra i Paesi ritenuti più corrotti, tanto che tra i 27 membri dell’Unione europea occupa il 17° posto. A livello mondiale è al 42° posto su 180 Paesi.
La nazione con l'indice di corruzione più basso è la Finlandia, seguita da Danimarca, Nuova Zelanda, Svezia, Australia, Canada, Svizzera e Norvegia.
Qualche anno fa. Il sociologo e politologo Luca Ricolfi ha detto che "una società corrotta non può essere né libera, né giusta, né aperta".
