Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 2/2022
1) Quei ricchi sempre più ricchi: ci vuole più giustizia sociale. 2) Tutto aumenta meno gli stipendi. ora basta, non se ne può più… 3) Un’indennità per i lavorator autonomi dello spettacolo. 4) Collaboratrice domestica: le ferie si calcolano così. 5) Di nascosto in pausa caffè? Si può essere licenziati. 6) Dopo la maternità il licenziamento proprio no.
1) QUEI RICCHI SEMPRE PIÙ RICCHI: CI VUOLE PIÙ GIUSTIZIA SOCIALE
I più ricchi sono diventati più ricchi mentre i poveri sono diventati più poveri. Così va il mondo ma non è un bel mondo. È una tendenza che va invertita. C’è qualcuno che ha in mente la ricetta giusta? Con tanta gente che è costretta a vivere con pochi spiccioli, trovo scandalosi i dati che si sono usciti in questi giorni.
Cristina Baroni - Per e-mail da Roma
Come mai, tra le tante difficoltà in cui siamo immersi fino al collo, c’è gente che è riuscita a mettere da parte ingenti fortune? I governi non dovrebbero garantire un’equa giustizia sociale? Ho l’impressione che chi ha molti quattrini comandi di più di chi è alla guida degli Stati. Alla faccia di chi se la passa male.
Marina C. - Per e-mail da Roma
È facile cadere nella demagogia quando si legge che il Covid ha fatto bene solo ai “Paperoni” mentre ci si arrabatta per arrivare alla fine del mese tra gente che finisce all’ospedale, attività che chiudono e tanti che perdono il lavoro.
Se poi cresce la rabbia con chi vogliamo prendercela? La disuguaglianza è il tratto distintivo delle nostre società. Ciò che mi angoscia è che non vedo vie d’uscita.
Giuseppe Davoli - Per telefono da Napoli
Sono alla ricerca di un posto e sto mandando in giro decine di domande. Ho bisogno di lavoro e spero che presto mi arrivi la risposta che sto aspettando. A fronte di questo ci sono persone che non sanno più dove mettere i soldi guadagnati anche in questi anni di pandemia e di mille difficoltà.
Distribuzione della ricchezza ed equilibrio sociale mi sembrano parole vuote. Fino a quando si potrà andare avanti in questo modo?
Franco Romani - Per e-mail da Roma
I lettori si riferiscono al rapporto presentato a metà gennaio dall’organizzazione non profit Oxfam in occasione dell’apertura del forum di Davos, che è l’appuntamento annuale durante il quale i principali esponenti politici e i colossi privati che hanno in mano le redini dell’economia del mondo tracciano quelli che saranno gli scenari futuri dello sviluppo e come affrontarli.
Nella circostanza si è appreso che nel 2021 i 10 uomini più ricchi della Terra (Elon Musk, Jeff Bezos, Bernard Arnault, Bill Gates, Mark Zuckerberg, Warren Buffet, Larry Ellison, Larry Page, Sergey Brin e Steve Ballmer) hanno accresciuto i loro patrimoni di 821 miliardi di dollari mentre 163 milioni di persone sono scivolate verso la povertà assoluta con meno di 1 dollaro al giorno.
Il fenomeno riguarda anche l’Italia dove nei 21 mesi tra marzo 2020 e novembre 2021 i miliardari non solo sono aumentati ma il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%.
Più nel dettaglio, i 40 miliardari italiani in testa alla classifica posseggono oggi l’equivalente della ricchezza del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone. Negli ultimi due anni questo numero si è accresciuto di un altro milione, nonostante bonus e reddito di cittadinanza).
Sono cifre che non lasciando dubbi su come funzioni il sistema. È vero che le aziende dei “Paperoni” danno lavoro a centinaia di migliaia di addetti ma è anche vero che – in generale, ma soprattutto in Italia – gli stipendi sono troppo bassi.
Il rapporto di Oxfam ha rilanciato il dibattito sul capitalismo da riformare e se è in grado di riformarsi, e sulla necessità (siamo più sul concreto) sulle aliquote fiscali da applicare ai patrimoni e alle plusvalenze. Ed è stato ricordato che l’Italia è tra i Paesi più “ospitali” per chi possiede ingenti risorse. Insomma, ci sarebbe modo per ridurre lo spazio che separa i troppo ricchi dai troppo poveri. Qui volere è potere. Ma chi è che lo vuole?
2) TUTTO AUMENTA MENO GLI STIPENDI ORA BASTA, NON SE NE PUÒ PIÙ…
Ho un posto fisso e uno stipendio di 1.438,58 euro al mese di cui unisco la fotocopia della busta paga. So che c’è chi sta peggio perché il lavoro non ce l’ha o lo ha perduto, ma vi assicuro che anche per me tirare avanti non è facile. Soprattutto adesso che tutto è aumentato: dall’energia elettrica al gas, dalla benzina agli alimentari.
Fino a poco tempo fa, ogni tanto, passavo al bar per il classico cappuccino con cornetto. Però anche qui il barista, che è un mio amico, si è visto costretto a ritoccare il listino dei prezzi. Mi ha detto che altrimenti, con il rincaro delle materie prime, il gioco non vale la candela. Ma sa bene che corre il rischio di perdere clienti.
Quello che io mi chiedo: se tutto aumenta, perché gli stipendi restano fermi? Il mio contratto potrà essere rinnovato solo alla fine di quest’anno: e intanto?
Gabriele F. - Per e-mail da Roma
Il rincaro delle materie prime si tocca con mano ogni giorno: quando si va a fare rifornimento dal benzinaio o la spesa al supermercato o al mercato sotto casa. Secondo la Fipe-Confcommercio, l’aumento dei soli prodotti alimentari oscilla tra il 10% e il 30,6%. La ragione? Secondo l’Ufficio Studi dell’associazione, all’origine c’è “l’andamento anomalo delle condizioni meteo che ha colpito le produzioni ortofrutticole, le restrizioni imposte nei vari Paesi a causa della pandemia, fenomeni geopolitici che hanno impattato in modo significativo sui costi dell’energia hanno provocato un aumento generalizzato dei prezzi. Non mancano, tuttavia, neppure alcuni fenomeni speculativi pronti a sfruttare gli squilibri tra domanda e offerta legati alla ripresa dell’economia mondiale”.
Secondo la Banca d’Italia, proprio a causa del rincaro dei beni energetici, nel corso di quest’anno i prezzi al consumo cresceranno del 2,8% per poi cominciare a scendere nel 2023.
Ora non c’è dubbio che occorre rimettere sotto controllo l’inflazione. Per farlo, le strategie dei diversi Paesi non sempre concordano. Nell’attesa, il nostro governo ha adottato provvedimenti (l’ultimo il 19 gennaio) contro il “caro bollette”. Vedremo se si riveleranno efficaci. Resta lo snodo degli stipendi bassi che, con l’inflazione, diventano ancora più bassi. Anche questo è un problema che aspetta una soluzione da troppo tempo.
3) UN’INDENNITÀ PER I LAVORATORI AUTONOMI DELLO SPETTACOLO
Lavoro come tecnico/libero professionista per un teatro. In sostanza, vengo chiamato ogni volta che c’è da mettere in scena una rappresentazione. È così da anni, e a me va bene. Però, prima con il lockdown e ora alla luce delle nuove restrizioni, la direzione ha deciso di sospendere ogni attività in attesa di tempi migliori.
Durante il lockdown sono riuscito ad avere dei sussidi. Adesso pare che non ci siano più risorse da destinare a noi disoccupati del mondo dello spettacolo. Come stanno le cose?
Claudio Rivolta - Per e-mail da Firenze
Dal 1° gennaio di quest’anno c’è una nuova indennità di disoccupazione per gli autonomi del settore dello spettacolo. La domanda va presentata all’Inps entro 68 giorni dall’interruzione del rapporto di lavoro.
L’indennità si chiama Alas e possono richiederla: 1) i lavoratori che a tempo determinato svolgono attività artistiche o tecniche direttamente connesse con la produzione e realizzazione; 2) i lavoratori autonomi che a tempo determinato svolgono altre attività oltre quelle appena indicate; 3) i lavoratori autonomi che svolgono attività musicali; 4) non si deve essere titolari di trattamento pensionistico diretto a carico di gestioni previdenziali obbligatorie o di gestioni sostitutive; 5) non essere beneficiari del reddito di cittadinanza; 6) avere maturato, nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno precedente la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro autonomo alla data di presentazione della domanda, almeno 15 giornate di contribuzione versata o accredita al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo; 7) avere un reddito nell’anno precedente la domanda non superiore a 35.000 euro.
Per maggiori informazioni clicca qui.
4) COLLABORATRICE DOMESTICA: LE FERIE SI CALCOLANO COSÌ
Da un paio di anni la mia famiglia si avvale dell'aiuto di una collaboratrice domestica. È ancora un po’ presto, ma siccome non vogliamo farci trovare impreparati e per non commettere errori, la domanda è: quando verrà il periodo delle ferie come dobbiamo comportarci?
Ritanna Corsini - Per e-mail da Roma
Il contratto relativo a questa categoria è chiaro. Nel senso che, indipendentemente dalla durata dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore, il/la collaboratore/collaboratrice ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni (escluse le domeniche e le festività infrasettimanali), da fruire preferibilmente – tenendo conto delle esigenze della struttura presso la quale si presta l'attività – nel periodo giugno-settembre.
Durante il periodo di ferie al lavoratore spetta, per ogni giornata, un ventiseiesimo della retribuzione mensile, comprensiva della eventuale indennità sostitutiva per il vitto e per l’alloggio. In caso di retribuzione oraria occorre prendere a riferimento il numero di ore effettuate di media in un mese e dividerle per 26, ottenendo così il numero di ore equivalente ad un giorno di ferie.
5) DI NASCOSTO IN PAUSA CAFFÈ? SI PUÒ ESSERE LICENZIATI
Capita a volte che dietro gli sportelli di un ufficio non ci sia nessuno, nonostante la coda di chi deve pagare qualche bolletta, risolvere una pratica bancaria o spedire una raccomandata. Capita a volte, anzi capita spesso.
Una volta ho protestato con la direzione di un'importante struttura, ma mi è stato risposto che tutto era in regola e che i dipendenti che in quel momento dovevano essere al lavoro erano al loro posto. Può darsi: ma certo non è giusto costringere tante persone a fare file snervanti...
Tina Bellini - Per telefono da Roma
Sportelli chiusi e centralini che non rispondono: a pagare per la scarsa organizzazione, la troppa burocrazia e la poca duttilità sono sempre i cittadini che pure avrebbero diritto di usufruire di servizi snelli e veloci, come avviene in numerosi Paesi europei.
Comunque, come sempre, è sbagliato generalizzare. Anche perché la magistratura, quando interpellata, non è mai tenera con i dipendenti scorretti. Per esempio, una decisione presa tempo fa dalla Cassazione ha confermato il licenziamento di un impiegato di banca che si era rifiutato di eseguire un'operazione richiesta da un cliente perché stava per cominciare la pausa caffè. L'impiegato, allontanandosi, aveva anche lasciato aperta la cassa chiedendo ai colleghi di occuparsene.
Dopo vari giudizi (primo grado e appello), il fascicolo è finito in Cassazione che con la sentenza n. 7829 ha stabilito che "la gravità dei comportamenti tenuti dal dipendente deve essere valutata non solo rispetto all'interesse patrimoniale del datore, ma anche con riferimento alla possibile lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".
6) DOPO LA MATERNITÀ IL LICENZIAMENTO PROPRIO NO
Otto mesi fa sono diventata mamma per la seconda volta. Pochi giorni fa ho ricevuto, insieme a un’altra decina di persone, la lettera di licenziamaento. L’azienda presso la quale lavoro è sicuramente in difficoltà ma credo che il provvedimento preso nei miei cofronti non sia del tutto regolare. Ne ho parlato con il mio rappresentante sindacale ma vorrei anche il vostro parere.
M. R. - Per telefono da Roma
In materia di maternità e tutela delle donne lavoratrici la legge è chiara. La lavoratrice madre, infatti, non può essere licenziata (tranne che per giusta causa, cessazione dell’azienda o scadenza del termine in caso di rapporto di lavoro a tempo determinato) dall’inizio della gestazione e fino al compimento di un anno di vita del bambino.
Durante lo stesso periodo non può esserci neppure la sospensione dal lavoro, a meno che non si tratti di sospensione dell’intera azienda o di un intero reparto.
In caso di licenziamento entro il periodo protetto, si ha diritto a ottenere il ripristino del rapporto di lavoro, presentando – entro 90 giorni – la documentazione comprovante lo stato di gravidanza o di puerperio. In sostanza, il licenziamento è da considerare nullo, cioè come mai avvenuto (sentenza della Corte Costituzionale) e la lavoratrice ha diritto al risarcimento dei danni (sentenza della Corte di Cassazione).
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 1/2022
1) Noi navigator paghiamo gli errori fatti da altri. 2) Sono mamma e mi chiedono i turni di notte: è giusto? 3) Le lacrime di coccodrillo per le morti sul lavoro. 4) Troppo bassi gli stipendi: per me è uno scandalo. 5) Le ferie che non ho fatto posso farmele pagare? 6) Il riscatto della laurea è possibile ma ha un costo. 7) Il part time può essere a tempo indeterminato?
1) NOI NAVIGATOR PAGHIAMO GLI ERRORI FATTI DA ALTRI
È stato deciso che i navigator resteranno in servizio per altri quattro mesi. Mi fa piacere per loro che così continueranno a percepire uno stipendio. Ma mi domando: se finora non sono riusciti a combinare granché, a che cosa serve la proroga?
Non dovevano essere inseriti nei Centri per l’impiego nel quadro di una radicale trasformazione dei Cpi? Mi sembrava una soluzione corretta e invece eccoci di nuovo di fronte a una decisione che non decide. È così che l’Italia è andata a picco…
Antonio Lelli - Per e-mail da Roma
Sono un navigator e mi scuso se mi firmo con una sigla. Mi sono laureato a pieni voti, ho partecipato alla selezione proposta a suo tempo da Anpal, mi sono classificato ai primi posti e ho firmato un regolare contratto.
Ero convinto di partecipare ad un progetto in grado di migliorare l’offerta di lavoro. Questo mi era stato detto e questo ero convinto di fare. Poi però la realtà si è dimostrata ben diversa. Mi sono sforzato di trovare contatti con le aziende e ho parlato con diversi giovani alla ricerca di un impiego. Ma non sono mai riuscito ad andare oltre: del resto, all’inizio, il panorama dell’occupazione italiana era sconfortante e non era semplice trovare il bandolo della matassa.
Potevo fare di più? Forse. Ma vi assicuro che l’organizzazione nella quale mi sono trovato ad operare era tutt’altro che all’altezza. Il risultato è che noi navigator siamo stati presto etichettati come inutili.
Abbiamo anche protestato e manifestato. Qualche sindacato ha preso la nostra parte chiedendo un processo di stabilizzazione. Ora si è preferito non rispondere, prorogando di quattro mesi il contratto in scadenza il 31 dicembre.
Non possiamo essere noi a pagare per chi non è stato capace di ottenere il meglio da una figura che resta comunque centrale se si vuole davvero avviare una nuova strategia delle politiche attive.
S. R. - Per e-mail da Roma
Senza rifare la storia dei navigator che, come è noto, sono/erano parte integrante dell’introduzione del reddito di cittadinanza (nel senso che avrebbero dovuto coadiuvare i percettori del Rdc a trovare un lavoro), è oggi evidente che il meccanismo non ha funzionato.
Che cosa fare, allora, dei 2.500 il cui contratto è scaduto il 31 dicembre? Qui la confusione non è stata poca. Ad un certo momento – come ha ricordato Antonio Lelli – si è parlato di un loro inserimento definitivo nei Centri per l’impiego i quali hanno bisogno di essere rivitalizzati con l’immissione di rinforzi e di tecnologie.
Sembrava cosa fatta, ma così non è stato. Anche perché l’assorbimento da parte dei Cpi, che fanno capo alle Regioni, ha un costo che deve essere previsto e coperto.
Con l’avvicinarsi del 31 dicembre, la Commissione bilancio della Camera ha votato a maggioranza la proroga del mandato dei navigator (il cui rapporto di lavoro resta con Anpal Servizi) fino al 30 aprile. Poi si vedrà.
Già, ma che cosa? Secondo la Nidil-Cgil “i navigator hanno lavorato in un contesto complicato anche durante la pandemia a sostegno dei Centri per l’impiego e per i percettori del reddito di cittadinanza… Per questi operatori si deve prevedere un processo di stabilizzazione anche perché nel Piano nazionale di ripresa e resilienza sono state stanziate molte risorse per le politiche attive che potrebbero essere utilizzate allo scopo”.
Se ne riparlerà a breve. Trovare una soluzione definitiva non sarà semplice in quanto sul reddito di cittadinanza, e di conseguenza anche sui navigator, è in corso una battaglia tra le forze che siedono in Parlamento. Il reddito di cittadinanza è stato confermato, i navigator sperano che ciò possa accadere anche per loro. Ma, aggiungiamo, all’interno della rivoluzione del Centri per l’impiego.
2) SONO MAMMA E MI CHIEDONO I TURNI DI NOTTE: È GIUSTO?
Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...
Lucia P. - Per telefono da Roma
Il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a una specifica richiesta, che la/il lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.
Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.
3) LE LACRIME DI COCCODRILLO PER LE MORTI SUL LAVORO
Dopo gli operai morti a Torino nello schianto della gru che stavano montando, altri hanno perso la vita in diverse città italiane. In media, ogni giorno tre persone escono di casa per recarsi al lavoro e non vi fanno più ritorno. Una strage. Un funzionario dell’Inail ha detto qualche settimana fa che su 10 ispezioni effettuate nei cantieri 9 hanno scoperto aziende non in regola.
Il bonus edilizia, se da una parte ha rilanciato il settore dall’altra ha aperto la strada a imprese che spesso non rispettano la sicurezza pur di accaparrarsi la commessa e accorciare i tempi di consegna. Le leggi ci sono ma se mancano i controlli e come se non ci fossero.
Quando succede un incidente se ne parla per qualche giorno poi più niente. Che cos’altro deve accadere per mettere fine a questa vera e propria guerra? A volte ho l’impressione che quelle che si spargono siano soltanto lacrime di coccodrillo.
Paolo Salerno - Per e-mail da Milano
Anche altri lettori ci hanno scritto sull’argomento. Hanno tutti ragione a denunciare e a chiedere più ispezioni, anche perché non è il solo settore dell’edilizia che deve essere tenuto sotto controllo.
Quando abbiamo provato a capire perché ciò non avviene la risposta è stata: perché gli addetti sono pochi e già fanno il massimo. L’anno scorso l’Inail ha bandito un concorso per 1.541 funzionari (823 amministrativi e 691 ispettori del lavoro) che però deve ancora completare l’iter delle selezioni.
Ma c’è altro. L’entrata in vigore dei bonus e la moltiplicazione delle opportunità di lavoro ha fatto nascere decine e decine di imprese: è sufficiente iscriversi alla Camera di commercio come costruttore edile e indicare l’indirizzo di un ufficio e il telefono e il gioco è fatto. Niente certificati di qualifica professionale, niente corsi di specializzazione, niente attestati sulla sicurezza.
Il riferimento alle aziende irregolari lo ha fatto proprio il capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Bruno Giordano: “Oltre 9 imprese su 10 controllate sono state trovate irregolari”. E il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul lavoro, Gianclaudio Bressa, ha aggiunto come il contratto degli edili “preveda una formazione obbligatoria che andrebbe garantita a chiunque lavori in un cantiere”.
Ma così spesso non è. Però si continua a proporre e a cercare soluzioni. Intanto si muore.
4) TROPPO BASSI GLI STIPENDI: PER ME È UNO SCANDALO
Non so sia vero che le nostre buste paga siano tra le più basse in Europa, ma non c’è dubbio che oggi troppo gente riesce a guadagnare a malapena ciò che serve per vivere. Per non parlare dei giovani ai quali più che stipendi vengono offerte delle mance.
Sono convinto che i sindacati debbano farsi sentire di più, soprattutto adesso che la ripresa ha ricominciato a spingere in avanti l’economia italiana: non è più tollerabile che quando ci sono da spartire delle risorse, ai più deboli e meno tutelati tocchino sempre e soltanto le briciole.
Daniela Marini - Per e-mai da Roma
È così. Tra le economie avanzate, l’Italia è l’unico Paese dove negli ultimi anni è diminuito il potere d’acquisto. L’Ocse ha calcolato che da noi, tra 1990 e il 2020, il salario medio è diminuito del 2,9% mentre nello stesso periodo è aumentato del 33,7% in Germania, del 31,1% in Francia e di quasi il 50% negli Stati Uniti.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha inserito nella Legge di Bilancio appena approvata dal Parlamento misure destinate ad aumentare le buste paga, ma – hanno fatto sapere i sindacati – non come ci si sarebbe aspettato.
Il confronto è aperto. C’è chi sostiene che se il Paese ha smesso di crescere da molti anni anche la dinamica degli stipendi non poteva non risentirne, e che le deboli performance della grande industria e le scarse capacità di resistenza di quella piccola non hanno certo contribuito a dare una mano.
In più, secondo Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, specializzata nella ricerca e nell’alta formazione sui temi del lavoro e delle relazioni industriali, “la produttività è crollata soprattutto dal 2008 in poi e non siamo più riusciti a superare la crisi né dal punto di vista dell’occupazione né da quello salariale… Così i nuovi posti di lavoro sono stati creati soprattutto in servizi poco qualificati, spesso al limite tra regolarità e irregolarità”.
E allora? Allora, sostengono altri, ci sono responsabilità che non possono essere cancellate con un colpo di spugna. Per esempio: quali sono state le politiche messe in campo dai governi per contrastare la caduta, e il mondo delle imprese come si è mosso sui mercati nazionali/internazionali per spuntarla sui competitor e spingere la produzione?
Su quest’Italia si è abbattuta la pandemia Covid-19 che avrebbe potuto aggravare la situazione. Invece siamo riusciti a resistere e, facendo forza sui 200 miliardi di euro che l’Ue ci ha assegnato, possiamo provare a rialzarci.
Molto, però, deve cambiare. A cominciare dalle retribuzioni, dal pieno recupero dell’occupazione, e così via. Il programma New Generation Ue e il conseguente Piano nazionale di ripresa e resilienza sono un’occasione unica e irripetibile. E stavolta si pensi a non lasciare indietro nessuno. Davvero e non a parole.
5) LE FERIE CHE NON HO FATTO POSSO FARMELE PAGARE?
Sono addetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Con la fine del 2021 ho fatto presente di avere accumulato nel tempo molti giorni di ferie. Posso chiedere un aumento dello stipendio?
F. P. - Formia
Le ferie sono riconosciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ad un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.
Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.
6) IL RISCATTO DELLA LAUREA È POSSIBILE MA HA UN COSTO
Siccome sta cambiando tutto, non sono più sicura se sia possibile chiedere il riscatto della laurea. In verità, mi hanno detto di sì ma anche che l’operazione costa un’enormità.
Come stanno le cose? È vero che per aumentare l’anzianità e avvicinarsi un po’ alla pensione ci si deve svenare?
Marisa Stefani - Per e-mail da Roma
Il riscatto della laurea è consentito per trasformare gli anni trascorsi all’università in contributi e quindi – afferma l’Inps – integrare la posizione contributiva ai fini del calcolo di tutte le prestazioni pensionistiche. Naturalmente è necessario avere conseguito il titolo di studio. La richiesta può essere inoltrata anche da chi è inoccupato, cioè da chi non è iscritto a nessuna forma obbligatoria di previdenza.
In effetti, il costo non è indifferente. È stato calcolato che per riscattare quattro anni di laurea, considerando di percepire una retribuzione lorda annua di 32.000 euro, l’importo da pagare è di oltre 42.000 euro. Questo con il sistema retributivo.
Altri calcoli possono essere fatti con il sistema retributivo o se si chiede il riscatto di laurea agevolato. Tutte le informazioni sono comunque sul sito: https://riscattodilaurea.it.
7) IL PART TIME PUÒ ESSERE A TEMPO INDETERMINATO?
Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma
Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2021
1) Figli e famiglie: come funziona l’assegno unico unversale. 2) Il lavoro nero: combattere chi ignora i contratti. 3) Il periodo di prova va retribuito, anche se breve. 4) Finalmente ci si accorge che gli stipendi sono bassi. 5) Basta con le panzane sul Covid: La via maestra è il vaccino. 6) I contratti non si interpretano ma vanno solo applicati. 7) Anche il part time può essere a tempo indeterminato.
1) Figli e famiglie: come funziona.
L’ASSEGNO UNICO UNVERSALE
Sono la mamma di un bambino di 6 anni e sono venuta a sapere che il governo ha approvato dei sostegni in favore delle famiglie con figli. Ce n’era bisogno, viste le difficoltà che stiamo attraversando. Che cosa si deve fare per beneficiarne? Perché dopo gli annunci non si danno anche le istruzioni da seguire?
Adele Lucci - Per telefono da Roma
A metà novembre il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto attuativo dell’assegno unico universale che ha per obiettivo quello di sostenere i nuclei familiari in possesso di determinate caratteristiche. Il che significa che non tutti possono farne richiesta.
Ha ragione Adele Lucci: il provvedimento è passato quasi sotto silenzio. Ne hanno parlato qualche telegiornale e qualche notiziario radiofonico, mentre i quotidiani ne hanno scritto solo all’indomani dell’approvazione. Vediamo allora di ricapitolare di che cosa si tratta.
Intanto la domanda: si può fare dal primo gennaio del prossimo anno e va indirizzata all’Inps; l’assegno arriverà ogni mese, tramite bonifico bancario, a partire dal primo marzo. La domanda va ripresentata ogni anno.
Quali requisiti occorre avere? Decisivo è l’indicatore Isee (indicatore della situazione economica equivalente, cioè la “carta d’identità” dello stato economico del nucleo familiare) in base al quale viene stabilita l’entità dell’assegno che può oscillare da un minimo di 20 euro per ogni figlio a un massimo di 175 euro.
Per esempio, con un Isee fino a15.000 euro spettano 175 euro per i figli minorenni e 85 euro per i figli maggiorenni fino a 21 anni. Con un Isee tra 15.000 e 40.000 euro l’importo scende rispettivamente a 50 euro e a 25 euro. Per il terzo e quarto figlio vanno calcolate ulteriori maggiorazioni, così come per le madri con meno di 21 anni.
Si è detto che l’assegno spetta anche ai figli maggiorenni fino a 21 anni ma solo nel caso in cui frequentino un corso di formazione professionale, risultino iscritti ad un corso di laurea, stiano svolgendo un tirocinio con un reddito inferiore a 8.000 auto l’anno, siano registrati come disoccupati in cerca di un lavoro presso un Centro per l’impiego, siano impegnati in attività nell’ambito del servizio civile universale.
Oltre all’Isee occorre essere cittadini italiani o cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno. L’iniziativa interesserà 7,2 milioni di famiglie, metà delle quali hanno meno di15.000 euro di Isee.
In caso di difficoltà, ci si può rivolgere ad un Caf. O collegarsi con il sito dell’Inps: https://www.inps.it.
2) IL LAVORO NERO: COMBATTERE CHI IGNORA I CONTRATTI
Ho letto il messaggio di G.M. che avete pubblicato nel numero scorso sotto il titolo: “Alberghi, se il contratto non viene rispettato…”. Vorrei aggiungere che è proprio così e che il fenomeno del lavoro sottopagato è più diffuso di quanto si creda. Ci sono autisti che non ricevono quanto dovrebbero e nel settore delle pulizie i contratti in regola sono una rarità. Per non parlare di chi opera nei ristoranti o nei bar.
Se ne viene a conoscenza quando, nel corso delle ispezioni dei Nas o di chi per loro si scopre puntualmente personale in nero o comunque non in regola. È vero che l’Italia è il Paese dove il non rispetto delle norme fa parte del panorama, ed è pure vero che il bisogno di portare a casa uno stipendio purchessia spinge ad accettare condizioni al limite della legalità. C’è però chi di su questo ci guadagna, sfruttando il prossimo. È intollerabile, e lo Stato sta a guardare…
Carlo Merloni - Per e-mail da Roma
L’ufficio studi della Cgia di Mestre, che è una delle più attive associazioni di artigiani e piccole imprese, ha stimato che sono 3,3 milioni le persone che per qualche ora o per l’intera giornata lavorano nei cantieri, in varie aziende, nei campi e nelle abitazioni in maniera irregolare. Cioè al di fuori dei contratti.
Il lavoro nero “vale” 77,8 miliardi di euro ed è pari al 12,8% del totale della manodopera. La percentuale varia di regione in regione: in Calabria il tasso di irregolarità è del 22%, nel Lazio del 15,5% (421.100 gli occupati non regolari), in Lombardia del 10,4%, in Campania del 19,3%%, in Sicilia del 18,7%, in Puglia del 16,1%, in Molise del 15,2%. Sensibilmente più basso il tasso che si registra in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Veneto e nella provincia di Bolzano.
La presenza del lavoro nero – sottolinea la Cgia di Mestre – non è solo un problema di legalità e di erosione del gettito fiscale, ma provoca anche un grave danno economico alle tantissime attività produttive e dei servizi, alle imprese artigianali e a quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. Questi lavoratori “invisibili”, infatti, non essendo sottoposti a contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali, consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto. Prestazione che, ovviamente, chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è n grado di offrire.
Insomma, il problema esiste. Più complesso è rispondere alla domanda: che cosa fare per combatterlo? Di sicuro servirebbero più controlli, ma si sa che dii controllori c’è una forte carenza. Anche perché non si possono lasciare soli i lavoratori irregolari a vedersela con le aziende che li utilizzano e che potrebbero metterli alla porta in un secondo. Istituzioni e sindacati: se ci siete battete un colpo.
3) IL PERIODO DI PROVA VA RETRIBUITO (ANCHE SE BREVE)
Ho effettuato due giorni di prova in un negozio. Ho eseguito tutto ciò che mi è stato chiesto di fare. Alla fine dei due giorni mi è stato detto che il mio impegno finiva lì. Ho chiesto un compenso ma mi è stato negato. Come mi devo comportare?
Daniela - Per telefono da Roma
Il periodo di prova, anche se breve, deve essere comunque pagato. È una regola che spesso non viene rispettata. Invece è importante proprio per evitare l’utilizzazione gratuita e indiscriminata di manodopera da parte dei datori di lavoro.
È comunque sempre bene, quando si avvia questo tipo di rapporto, fissarne i tempi, le modalità e – appunto – la retribuzione. Per il rispetto dei diritti maturati ci si può rivolgere all’Ispettorato del lavoro.
4) FINALMENTE CI SI ACCORGE CHE GLI STIPENDI SONO BASSI
Finalmente ci si comincia ad accorgere che in Italia gli stipendi sono troppo bassi. Fino a poco tempo fa sembrava un’eresia solo accennarlo. È una delle cause per cui tanto giovani, soprattutto i più qualificati, preferiscono andarsene all’estero. Noi li prepariamo e poi li regaliamo agli altri.
Per questo il doppio lavoro è così diffuso. Non voglio assolvere chi si assenta dall’ufficio per andare a fare altro, ma in generale le buste paga del pubblico impiego sono al limite del ridicolo. Date un’occhiata a quelle di chi lavora nella Sanità.
Cesare Roberti - Per e-mail da Roma
Un infermiere con pochi anni di anzianità riesce a guadagnare negli Stati Uniti fino a 6.300 euro netti al mese, in Lussemburgo 4.200-4.500 euro, in Svizzera 3.300-3.500 euro, in Germania 2.800-3.000 euro, in Svezia 2.100-2.400 euro, in Francia 1.900-2.100 euro, in Italia 1.400-1.600 euro.
Più o meno questa falsariga riguarda anche molte altre mansioni, spesso con divari ancora più marcati nelle professioni tecnologicamente più avanzate. Così la tendenza a guardare all’estero è andata crescendo e si è ulteriormente accentuata con la pandemia, nonostante Covid-19 e Delta abbiano colpito ovunque. Negli ultimi 5 anni sono stati 300.000 i giovani italiani tra i 18 e i 39 anni che si sono trasferiti al di là dei confini per lavoro.
Perciò si sta ragionando sull’opportunità di aumentare gli stipendi anche attraverso un taglio del cuneo fiscale che consenta di rendere più pesanti le buste paga (almeno 100 euro al mese). Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Renato Brunetta che sta studiando un meccanismo per rendere di nuovo attrattiva la macchina dello Stato: “Se la pubblica amministrazione ha bisogno di professionalità di livello queste vanno pagate secondo la logica del mercato. Sennò non le troveremo mai”.
5) BASTA CON LE PANZANE SUL COVID LA VIA MAESTRA È IL VACCINO
Che cosa si aspetta a mettere nella condizione di non nuocere gli anti-vax e gli anti-green pass che ogni sabato scendono nelle strade e al grido di libertà-libertà stanno riducendo la libertà della stragrande maggioranza degli italiani? Se c’è stato bisogno del super-green pass e se qualche Regione, come l’Alto Adige, è stata costretta a rimettere il coprifuoco in 20 Comuni, chi dobbiamo ringraziare?
E cosa pensare di quei ragazzi che organizzano party per infettarsi? E di coloro che sui social scrivono cose indegne? E dei provvedimenti sanitari paragonati alle SS?
È la democrazia, bellezza. Ma la democrazia non può consentire lo scempio che si vede in giro.
Cristina Galli - Per e-mail da Roma
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha detto che “rispetto a un anno fa stiamo tenendo molto meglio. Dobbiamo fare un ulteriore sforzo per dare il colpo di grazia finale alla pandemia”. Anche isolando sempre di più chi ritiene il Covid un espediente dei poteri occulti per controllare il mondo.
6) I CONTRATTI NON SI INTERPRETANO MA VANNO SOLO APPLICATI
So di essere più fortunata di altri perché ho un lavoro a tempo indeterminato. Mi rivolgo però a voi per avere qualche spiegazione per quanto riguarda l’applicazione del contratto. La mia qualifica è di aiutante commessa di V livello. Possono spostarmi da un negozio all’altro?
D. E. - Per e-mail da Roma
I contratti non si interpretano ma si applicano. Sia per quanto riguarda gli orari settimanali, i festivi, i giorni di riposo, le pause pranzo e così via. Inoltre, l’azienda può procedere con i cambi di mansione solo se c’è il consenso del dipendente e sempre tenendo conto dei relativi parametri economici.
Per ciò che attiene gli spostamenti, se nel contratto questa possibilità è prevista in maniera specifica essa è valida a tutti gli effetti. Naturalmente nel rispetto delle procedure e delle modalità che regolano le trasferte.
7) ANCHE IL PART TIME PUÒ ESSERE A TEMPO INDETERMINATO
Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma
Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2021
1) Reddito di cittadinanza tra scandali e povertà. 2) Roma e Roberto Gualtieri: i lettori si aspettano che… 3) Regione Lazio: nuovi incentivi per il ricambio generazionale. 4) Si può riscattare la laurea? Certo, ecco che cosa fare. 5) Per l’apprendistato perché non copiamo dalla Germania? 6) Chi difende noi consumatori se la nuova tv non funziona. 7) Alberghi: se il contratto non viene rispettato…
1) REDDITO DI CITTADINANZA TRA SCANDALI E POVERTÀ
Ho perso il lavoro più di un anno fa e da allora sono disoccupato. Ho mandato un’infinità di curriculum, ho avuto qualche colloquio ma senza risultato. Mi rendo conto che la mia storia può non interessare ma ho deciso di scrivervi perché leggo che ci si sta di nuovo scontrando sul reddito di cittadinanza e che c’è pure chi lo vorrebbe cancellare.
Io senza quell’assegno non riuscirei a tirare avanti. Non ho altri redditi. I miei genitori, pensionati, mi aiutano per quel che possono. Coloro che vogliono abolire il reddito di cittadinanza sanno ciò che stanno dicendo? Sanno che in Italia ci sono tantissime persone che non sanno dove battere la testa? A me non piace stare a casa senza fare niente. Ma finché non trovo un impiego come faccio a mangiare? Attenzione, perché in giro la rabbia cresce. Togliere questo sussidio è accendere una miccia dentro una polveriera.
Marco G. - Per telefono da Roma
Titolo di prima pagina del “Corriere della Sera” di giovedì 4 novembre: “Le truffe del sussidio. Con ville, Ferrari e barche di lusso avevano il Reddito”. Sommario: “Ufficialmente erano poveri. E assistiti dallo Stato con il Reddito di cittadinanza. Ma avevano auto di lusso, barche e appartamenti. Scoperta una truffa da 20 milioni di euro”. E nell’articolo di pagina 10, Enrico Marro scrive: “A Napoli, su 716 denunciati, 422 sono pregiudicati, di cui 64 per reati connessi al 416 bis (associazione mafiosa). È evidente che i controlli sul casellario giudiziario non funzionano”.
Roba da matti. Che cosa si aspetta a farla finita con il reddito di cittadinanza? Paghiamo le tasse per consentire a chi ha la Ferrari di fare il pieno di benzina e andarsi a divertire?
Cesare Corradi - Per e-mail da Roma
Il reddito di cittadinanza verrà modificato ma non cancellato. Ed è giusto. Anche il primo ministro, Mario Draghi, si è espresso in questa maniera. Finché in Italia la povertà è ancora diffusa non si può eliminare uno dei principali sostegni al reddito.
L’inchiesta sui truffatori del sussidio rende però urgente fare pulizia e impedire il prolungarsi dello scandalo. Il Rdc ha uno scopo preciso: se sei in crisi perché hai perso il lavoro o non riesci a trovarlo, lo Stato ti viene in aiuto in attesa dell’avvio di un percorso di inserimento/reinserimento.
Il fatto è che di opportunità di lavoro – da quando il reddito di cittadinanza è stato introdotto il 6 maggio 2019 – ce ne sono state sempre meno anche a causa della pandemia, ed è quindi mancato il pezzo fondamentale del provvedimento. Poi non ci sono state le necessarie verifiche, ed è successo quello che è successo.
Ha ragione Cesare Corradi quando sostiene che occorre farla finita. Ma ha ragione anche Marco G. quando dice che non può morire di fame. Con più controlli e con il recupero delle possibilità lavoro se ne può uscire salvaguardando i più deboli e i meno garantiti. Non si possono chiudere gli occhi davanti a realtà che sono ancora difficili.
2) ROMA E ROBERTO GUALTIERI: I LETTORI SI ASPETTANO CHE…
Come tutti i romani spero che il nuovo sindaco riesca a risolvere il problema della raccolta della spazzatura. Ho letto che c’è l’impegno a ripulire la nostra città entro Natale. La scadenza è piuttosto ravvicinata e vedremo se Roberto Gualtieri riuscirà laddove la precedente amministrazione non è stata in grado di trovare soluzioni soddisfacenti.
Ma non posso non criticare il modo di comportarsi di chi non si attiene alle norme più elementari di senso civico e che abbandona materassi e altri ingombranti (tipo i bancali) vicino ai cassonetti, oppure lascia buste piene di plastica o di rifiuti organici sul marciapiede. Ciò che poi non riesco a comprendere è come non venga in mente che le scatole di cartone debbano essere debitamente ripiegate e non depositate intatte, tanto prima o poi qualcuno passerà. In questo caso sono soprattutto i negozianti (lo si capisce dai marchi stampigliati) a non dare il buon esempio.
Marta Carli - Per e-mail da Roma
Il G20 è stato un buon palcoscenico per Roma e, al di là dei risultati, il successo di immagine è innegabile. Adesso si deve continuare su questa strada: la Capitale ha i requisiti storici e culturali per risollevarsi.
Ciò che serve è, anche e soprattutto, il rilancio dell’occupazione. Troppi giovani non riescono a trovare lavoro e quando lo trovano è spesso sottopagato. È necessario uno sforzo convergente di Comune, Regione e Governo per ridare alla città un futuro con meno ombre e più certezze.
Insomma, il G20 non può passare alla storia come una “photo opportunity” ma deve segnare il momento della svolta. Roma ha un’infinità di problemi, tra cui – appunto – quello del lavoro. Dobbiamo fare in modo di non bruciare attesa e aspettative.
Corrado Belli - Per e-mail da Roma
Ho scritto un po’ a tutti i giornali che escono a Roma e, in copia, scrivo anche a “Lavoro Facile” per denunciare l’abitudine di quegli automobilisti che parcheggiano la macchina accanto ai cassonetti.
Abito in corso Trieste e più di una volta i camioncini adibiti alla raccolta non hanno potuto effettuare il servizio perché impossibilitati ad accostarsi ai contenitori da vuotare.
Capisco le difficoltà di trovare uno spazio per la sosta in un quartiere che è pieno di negozi, di scuole e di supermercati. Ma allora che si prendano i mezzi pubblici o si perda un po’ più di tempo per cercare una sistemazione come si deve. Ma in giro c’è sempre chi pensa di essere più furbo degli altri…
Giorgia F. - Per e-mail da Roma
Caro sindaco di Roma Roberto Gualtieri, nell’augurarle un doveroso buon lavoro voglio pregarla di fare in modo che i tanti “pollai” sparsi per la città spariscano al più presto. E poi un suggerimento: perché non rendere obbligatorio, quando si comincia qualsiasi opera di manutenzione/ripristino, indicarne la durata in modo che i cittadini possano verificare il rispetto delle scadenze?
La pubblica amministrazione, che vive in virtù delle tasse che noi paghiamo, dovrebbe trattarci proprio per questo come “datori di lavoro” e farci sapere puntualmente programmi, scelte e realizzazioni.
Roberto Desiati - Per telefono da Roma
Questo sono alcuni dei messaggi arrivati in redazione dopo l’insediamento di Roberto Gualtieri al vertice del Campidoglio. In tutti c’è un’apertura di credito verso il nuovo sindaco. I primi cento giorni saranno indicativi di ciò che potrà accadere.
Ci sono da ricostruire i tessuti connettivi di Roma: il ruolo delle periferie, il recupero del centro storico, la manutenzione di interi pezzi di città abbandonati al loro destino. E l’occupazione. Senza il lavoro qualsiasi progetto è destinato a non andare lontano. Qui l’impegno deve essere massimo. Come quello dei cittadini che devono rendersi conto che non poco dipende anche dai loro comportamenti.
3) REGIONE LAZIO: NUOVI INCENTIVI PER IL RICAMBIO GENERAZIONALE
Si parla tanto di ricambio generazionale nel senso di favorire l’uscita dal lavoro di chi può andare in pensione per consentire l’ingresso dei giovani. D’accordo. Ma poi nel concreto succede poco o nulla. Per i ragazzi trovare un impiego continua ad essere un’impresa mentre sulle pensioni si è accesa una disputa tra quota 100, quota 102 e quota 104.
È vero che ci sono incentivi per le imprese che assumono i giovani ma bisognerebbe studiare provvedimenti più incisivi in quanto le misure finora adottate non hanno smosso granché la situazione. Tra l’altro, con la ripresa economica in atto il quadro dovrebbe essere migliore.
Domenico Velli - Per e-mail da Roma
Il rapporto tra pensionamenti e nuove assunzioni non è così automatico come alcuni ritengono. Per esempio, al momento dell’introduzione di quota 100 è stato detto che a fronte di ogni pensionato ci sarebbe stato l’inserimento di tre giovani. Così non è stato e perciò si sta andando verso una revisione di quel meccanismo, appunto attraverso quota 102 e poi – ma qui è ancora tutto da decidere – quota 104.
I sindacati sono contrari e vorrebbero che, invece, venissero approvate misure di defiscalizzazione o decontribuzione in modo da spingere le imprese a riaprire la porta delle assunzioni.
In tutto questo, la Regione Lazio ha appena preso un’iniziativa proprio per favorire il ricambio generazionale. In che modo? Finanziando il periodo che ancora manca a chi deve andare in pensione per consentire alle aziende di stipulare in anticipo i nuovi contratti.
Gli incentivi sono di due tipi: il primo prevede fino a 11.000 euro nell’ipotesi in cui il passaggio di consegne avvenga tra un lavoratore al quale mancano massimo 12 mesi al raggiungimento della pensione in cambio dell’assunzione di un giovane di età massima di 35 anni con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato; il secondo prevede un massimo di 16.000 euro se al lavoratore mancano massimo tra i 12 e i 24 mesi per andare in pensione.
Per leggere i particolari di questo provvedimento clicca qui.
4) SI PUÒ RISCATTARE LA LAUREA? CERTO, ECCO CHE COSA FARE
La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.
Marco Gasperini - Per telefono da Roma
Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.
5) PER L’APPRENDISTATO PERCHÉ NON COPIAMO DALLA GERMANIA?
Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone
In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando spesso sugli altri della cordata europea, fino al recente passato, il peso di costi e benefici (però con il Covid molto è cambiato e si è fatto largo uno spirito più multilaterale).
Comunque è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che a più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.
6) CHI DIFENDE NOI CONSUMATORI SE LA NUOVA TV NON FUNZIONA
Ho acquistato un televisore che, però, dopo pochi giorni ha cominciato a perdere memoria e canali. Sono tornato dal rivenditore che mi ha detto di attivare la garanzia. L’ho fatto ma nessuno mi ha risposto. Sto pensando di denunciare il tutto ad una associazione dei consumatori. A chi posso rivolgermi?
Stefano M. - Per e-mail da Roma
Ce ne sono molte. Qui ne indichiamo alcune. Adiconsum: via Alessandro Vessella 31 - 00199 Roma. Tel. 06.44170234. Adusbef: via Vittorio Bachelet 12 - 00185 Roma. Tel. 06.4818632. Altroconsumo: via Valassina 22 - 20159 Milano. Tel. 02.668901. Assoconsumatori: Corso d’Italia 11 - 00198 Roma. Tel. 06.87608990. Cittadinanzattiva: via Cereate 6 - 00183. Tel. 06.36718333. Codacons: via Tuscolana 1348 - 00174 Roma. Confconsumatori: via Spalato 11 - 00198 Roma. Tel. 06.86326449. Federconsumatori: via Antonio Gallonio 23 - 00161 Roma. Tel. 06.44340366/80. Unione nazionale consumatori: via Duilio 13 - 00192 Roma. Tel. 06.32600239.
7) ALBERGHI: SE IL CONTRATTO NON VIENE RISPETTATO…
Sapete quanto pagano le società di servizi una cameriera che si spacca la schiena perché deve correre in quanto viene retribuita a stanza o ad ore… delle serie: tu fai tutto il lavoro poi chissà se ti paghiamo gli extra? Ve lo dico io: più o meno 7 euro l’ora calcolando che si pretende la pulizia di 3 stanze ogni 60 minuti!
Tra l’altro, i clienti ormai neanche ti lasciano più uno straccio di mancia: sono 4 anni che faccio questo lavoro e mai, sottolineo mai, che si trovino 10 centesimi. Per non dire di come ti lasciano le stanze… quando escono e ti incontrano lungo i corridoi abbassano lo sguardo e fanno finta di non vederti, e sto parlando di alberghi a 4 stelle.
Avere bisogno di lavorare non significa accettare tutto. Fate luce su questo schifo.
G. M. - Inviato da Posta per Windows
Il non rispetto dei contratti è un argomento che di tanto in tanto affiora in questa rubrica e che, in tempi di pandemia, con la perdita di tanti posti e la spasmodica ricerca di nuova occupazione, si è fatto ancora più acuto. Nel senso: queste sono le condizioni, sennò arrivederci e prendiamo un altro.
C’è da dire che, in caso di grave violazione dei diritti e delle tutele, ci si può rivolgere ai sindacati. Ma molti temono poi la reazione del datore di lavoro.
Da parte nostra intendiamo raccogliere il suggerimento del lettore. Il turismo a Roma sta recuperando posizioni e gli alberghi hanno ripreso ad assumere. Ma come viene trattato il personale? Sarà il tema di uno dei prossimi servizi.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 13/2021
1) Il Comune di Roma volta pagina. È l’ora del risveglio? 2) Che strano paese: i posti ci sono ma restano vacanti. 3) Perché per noi giovani è sempre dura trovare lavoro? 4) Se nei concorsi entrano in campo i santi in paradiso… 5) L’hotel ristruttura e i dipendenti… pagano. 6) Si può multare il dipendente che sbaglia?
1) IL COMUNE DI ROMA VOLTA PAGINA. È L’ORA DEL RISVEGLIO?
Roma ha un nuovo sindaco. La speranza è che la Capitale possa rimettersi in marcia dopo troppi anni di incertezze e di confusione amministrativa. Non voglio dare i voti a questo o a quello ma non c’è dubbio che adesso serve un bel salto di qualità.
Non so chi lo ha detto ma sono d’accordo: la Città Eterna deve tornare ad essere un punto di riferimento non solo per la sua storia – che c’è sempre stata e sempre ci sarà – ma per ciò che sarà in grado di proporre.
Ricordo ciò che seppe fare Luigi Petroselli, un sindaco che fu molto amato proprio perché preferiva stare in mezzo alla gente dei quartieri piuttosto che al chiuso negli uffici del Campidoglio. Certo, era un’altra Roma con problemi molto diversi da quelli di oggi.
Non voglio apparire nostalgico, ma quello resta il modo migliore per amministrare la cosa pubblica nell’interesse dei cittadini.
Carlo Moretti - Per e-mail da Roma
Negli ultimi anni mai si sono visti tanti lavori di ripristino delle strade come in questi ultimi due mesi. Forse i precedenti responsabili del Comune si sono giocati questa carta sperando di raccogliere consensi nelle urne?
Non mi pare che sia andata così. Ora spetta al nuovo sindaco fare in modo che tutto possa concludersi il più rapidamente possibile: mezza città è in preda al caos per interruzioni e deviazioni. Ma non ci si poteva muovere durante il lockdown quando in città non girava nessuno? Già, ma allora le elezioni erano lontane…
Silvia Velli - Per e-mail da Roma
Nel bene o nel male una pagina si è chiusa e se ne è appena aperta un’altra. Di solito, dalle mosse dei primi cento giorni si può già cominciare capire l’itinerario che il nuovo sindaco intende seguire.
Si ricorderà che Virginia Raggi, da poco insediata, si pronunciò contro la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024: “Dire di sì sarebbe da irresponsabili”. Insomma, si partì con il freno a mano tirato. Vedremo quale indirizzo vorrà dare al suo cammino il nuovo responsabile del Campidoglio. È questione di una manciata di settimane.
2) CHE STRANO PAESE: I POSTI CI SONO MA RESTANO VACANTI
Nelle regioni del Nord Italia le aziende non riescono a trovare la manodopera che serve. Mancherebbero addetti alla logistica, autotrasportatori, operai e tecnici ma anche addetti alle pulizie, baristi e camerieri.
“Lavoro Facile” si è occupato più volte del problema che però resta invariato nel tempo. Il nostro è davvero uno strano Paese.
Giovanna Signori - Per e-mail da
Non mancherebbero ma mancano e sono mancati. Secondo Fipe-Confcommercio le regioni più in difficoltà sono Emilia Romagna, Marche, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.
Tra agosto e ottobre era prevista l’assunzione di 160.000 persone ma almeno 70.000 sono state trovate all’ultimo momento o non sono state trovate. Nel settore della logistica e dei trasporti sono 20.000 gli autisti che non hanno risposto all’appello. Anche il 56% delle imprese che si riconoscono in Finmeccanica hanno lamentato tanti posti scoperti.
Entro novembre ci sono altre 119.000 chance da prendere ma la previsione è che la metà resterà inevasa.
Ciò significa, ha calcolato Censis-Confcooperative, che sono evaporati 21 miliardi di euro per il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. In sostanza: con il personale che scarseggia la macchina produttiva non può funzionare a pieno regime e quella è la cifra che si è persa per strada.
Il disallineamento non è di oggi ma in questo momento pesa di più perché l’Italia sta attraversando una fase di forte crescita. La riforma dei Centri per l’impiego e di tutte le strutture che dovrebbero favorire l’incontro tra chi cerca lavoro e chi lo offre è sul tavolo del governo Mario Draghi e del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e rientra nell’ambito del Recovery Plan.
Sul piatto della riorganizzazione delle politiche attive e del sostegno all’occupazione sono stati messi 6 miliardi di euro. Che si cominci a spendere questi soldi e che non si debba più parlare di opportunità di impiego lanciate nel vuoto.
3) PERCHÉ PER NOI GIOVANI È SEMPRE DURA TROVARE LAVORO?
Per le imprese che assumono giovani le agevolazioni non mancano, eppure per i ragazzi alla ricerca di un impiego è sempre dura trovarlo.
Come mai? Perché nemmeno gli incentivi riescono a sbloccare il mercato del lavoro? Che cosa fare perché le nuove generazioni, e in particolare le donne, non si sentano tagliate fuori da tutto e da tutti?
Miriam Danieli - Per telefono da Frosinone
Secondo uno degli ultimi dati, la disoccupazione giovanile è a quota 27,7%. Se si pensa che la media europea è del 17% si comprende come l’Italia sia messa piuttosto male nonostante le misure adottate per rendere meno dura la situazione.
Tra i motivi segnalati dalle aziende per cui l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani continua ad essere difficile, quelli più frequenti sono: 1) scarsa preparazione; 2) di conseguenza, difficoltà a trovare i profili più adatti; 3) formazione scolastica ed extra-scolastica non in linea con le esigenze operative.
C’è da aggiungere, in verità, che una ricerca dell’Ocse relativa all’Italia ha in parte corretto questi 3 punti in quanto la quota dei sottoqualificati alla ricerca di un posto (20%) è praticamente identica a quella dei sovraqualificati (19%).
Allora? Il punto è che lo scorso anno la nostra economia ha subito i colpi della pandemia e che piuttosto che di assunzioni si sono dovuti fronteggiare i licenziamenti. Adesso però la situazione è decisamente cambiata in meglio ma non per i giovani.
Comunque, è vero: le imprese hanno a disposizione incentivi sia per la trasformazione di contratti dal tempo determinato a quello determinato ma anche per l’assunzione di giovani under 36. Questa agevolazione – come abbiamo scritto anche nel numero 3 di quest’anno – ha una durata massima di 36 mesi ed è pari al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro l’anno.
Ciò vale per il Centro-Nord. Per il Sud, invece, la durata massima dell’incentivo può arrivare fino a 48 mesi. Tra le condizioni più importanti da rispettare: 1) l’azienda non può violare gli eventuali diritti di precedenza; 2) non devono essere in atto sospensioni dal lavoro connesse a crisi o riorganizzazioni; 3) occorre essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale.
4) SE NEI CONCORSI ENTRANO IN CAMPO I SANTI IN PARADISO…
Di concorsi truccati si legge spesso, e non da oggi. Anche questo contribuisce alla crisi di fiducia verso le istituzioni dello Stato. Bisogna farla finita con gli amici degli amici che riescono a mettere le loro manine ovunque danneggiando i più bravi e i più meritevoli.
Una volta scoperti dovrebbero essere puniti con celerità e senza troppi riguardi. In questo come in altri campi. Altrimenti si spinge la gente a scendere in strada.
Irene Giusti - Per e-mail da Roma
A Roma, a Benevento, a Latina, a Milano, a Trapani… È lungo l’elenco dei concorsi sospettati di irregolarità. Persino per entrare nei Vigili del fuoco c’è chi ha chiesto fino a 3.000 euro. E così per superare le prove di un bando della Polizia penitenziaria.
L’ultima vicenda è l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano su presunte irregolarità nell’assegnazione dei titoli di ricercatore e di professore ordinario associato alla facoltà di medicina e chirurgia del capoluogo lombardo. Qui, come è noto, sono coinvolti 24 professori e il virologo Massimo Galli.
Naturalmente, occorre attendere il giudizio del tribunale per sapere chi e come ha agito dietro le quinte. Ma il sospetto che nei concorsi riesca a passare solo chi ha qualche santo in paradiso è molto diffuso, al di là degli effettivi riscontri.
Il ministro della Pubblica istruzione, Renato Brunetta, ha promosso una legge dove, tra l’altro, per il reclutamento nella Pa si farà in modo “di garantire la massima trasparenza e il massimo rigore”.
5) L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI… PAGANO
Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma
Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – non sembra ricevibile.
6) SI PUÒ MULTARE IL DIPENDENTE CHE SBAGLIA?
Lavoro presso uno studio notarile come impiegata di IV livello. Negli ultimi tempi, a causa del comportamento maldestro di alcune colleghe, sono stati commessi degli errori in seguito ai quali il notaio è stato chiamato a pagare delle multe, anche consistenti. Giustamente – e questo glielo riconosco – si è arrabbiato indistintamente con tutte noi, pretendendo maggiore attenzione. Nel contempo, però, ci ha chiesto di stipulare un’assicurazione perché, nell’eventualità di nuovi errori e di nuove multe, ciascuna di noi ne avrebbe risposto di persona.
Io non credo che si possa pretendere questo da noi dipendenti. Comunque, dalle parole si è passati rapidamente ai fatti. Lo scorso mese ci è stato pagato lo stipendio in contanti e a quella collega che aveva commesso gli errori sono stati trattenuti 1.000 euro, cioè l’importo della multa.
La mia domanda è questa: può il datore di lavoro pretendere un risarcimento economico da una sua dipendente? Può scalare dei soldi dalla busta paga? Se anch’io mi dovessi trovare in una situazione simile come dovrei comportarmi?
M. M. - Per e-mail da Roma
Il rischio dell'attività ricade solo sul datore di lavoro e non certamente sui dipendenti, che altrimenti non sarebbero tali. Uno dei cardini del lavoro imprenditoriale è, infatti, l'assunzione del rischio commerciale a proprio carico. Uno studio notarile è un’attività professionale e non un’impresa commerciale, ma recenti innovazioni legislative stanno avvicinando sempre più il mondo dei professionisti a quello del commercio, anche per le regole dettate in materia.
Ad ogni modo il rischio resta sempre sul datore di lavoro, il quale – in caso di gravi mancanze dei dipendenti – può al più irrogare delle sanzioni disciplinari (rispettando quanto previsto nella Ccnl di riferimento), tra le quali rientra anche la possibilità di addebitare delle multe, ai sensi dell'art. 7 comma 4 della L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori). L’importo relativo può essere trattenuto in busta paga ma lo stesso non rappresenta un risarcimento dei danni e viene devoluto agli enti previdenziali ed assistenziali.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2021
1) Hanno vinto i lavoratori Gkn ma non è ancora finita. 2) Anche i falegnami rientrano tra i lavori usuranti. 3) C’è troppo tempo determinato nel lavoro che riprende. 4) Troppe le visite di controllo al dipendente malato? 5) Nella mia ricerca del posto sbaglio il curriculum?
1) HANNO VINTO I LAVORATORI GKN MA NON È ANCORA FINITA
Finalmente! La decisione del giudice del lavoro di Firenze, che ha bloccato i 400 e più licenziamenti della Gkn di Campi Bisenzio, dice che in Italia le regole vanno rispettate. Nessuno può svegliarsi la mattina e mettere sul lastrico tante persone con un messaggio whatsapp. Le multinazionali devono imparare che l’Italia non è terra di conquista e che i lavoratori non sono carne da macello.
Spero che la vicenda di quella fabbrica possa concludersi per il meglio. Ma intanto siamo riusciti a battere un colpo. Dobbiamo ringraziare la magistratura. I politici mi sono sembrati eccessivamente prudenti: se fosse stato per loro…
Enrica G. - Per e-mail da Lucca
Poche ore prima della svolta c’era stata una manifestazione a Firenze alla quale avevano partecipato 20.000 persone e il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, che sin dall’inizio è sempre stato accanto ai dipendenti. Così come la Regione Toscana.
È una vittoria anche dei sindacati – e della Cgil-Fiom in particolare – che si sono rivolti al tribunale di fronte alle palesi violazioni delle procedure contrattuali.
Subito dopo la sentenza si sono moltiplicati i commenti dei partiti. Eccone alcuni. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e rappresentane della Lega: “L’Italia non è il Far West e tutti devono rispettare le regole. La sentenza è il primo passo per ristabilire un ordinato sistema delle cose”. Giuseppe Conte, presidente Movimento 5 Stelle: “La sentenza sancisce che i diritti dei lavoratori non vanno calpestati. Dobbiamo subito introdurre norme per favorire il salvataggio delle imprese da parte dei lavoratori, e va completato il decreto sulle delocalizzazioni preparato dal ministro Andrea Orlando e dalla viceministra Alessandra Todde”. Enrico Letta, segretario del Pd: “Avevano ragione i lavoratori, avevano ragione i sindacati, avevamo ragione noi ad accusare la Gkn… Il governo riveda completamente le modalità di relazione con le multinazionali, e questo riguarda anche la Whirlpool di Napoli”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: “Difendere l’economia reale e il lavoro, combattere le delocalizzazioni selvagge delle multinazionali e impedire che casi simili si possano ripetere, anche a causa del fallimentare decreto dignità, continueranno ad essere le nostre priorità”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva: “Adesso ci si deve mettere a discutere sul serio, e non a fare il muro contro muro che la Gkn ha voluto fare fino ad oggi”.
Dopo la decisione del tribunale, l’azienda (controllata dal fondo d’investimento anglosassone Melrose), ha fatto sapere che non darà corso immediato ai licenziamenti ma ha confermato la decisione di delocalizzare gli impianti. Ciò significa che sarà necessaria una trattativa già convocata dal Mise. Come andrà a finire? Molta importanza potranno avere le nuove norme sulle delocalizzazioni che, però, devono essere ancora definite in alcuni dettagli.
LA SENTENZA
È stato il giudice del lavoro di Firenze, Anna Maria Brigida Davia, a revocare i licenziamenti della Gkn. Questi i passi principali della motivazione.
“Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (garantita dall’articolo 41 della Costituzione), la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose dei principi di buona fede e di correttezza contrattuale, nonché del ruolo del sindacato… Nel decidere l’immediata cessazione della produzione l’azienda ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo), senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che è sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l’attività del sindacato”.
Inoltre, la Gkn era “tenuta a informare il sindacato dei dati relativi all’andamento dell’azienda” ma “nessuna informazione risulta essere stata fornita al sindacato circa il carattere allarmante dei dati relativi all’azienda in relazione alle direttive ricevute dalla direzione del gruppo e le possibili ricadute di tale situazione sulle dinamiche occupazionali. Né può fondatamente sostenersi (come ha fatto la difesa di Gkn) che la società non avesse alcun obbligo informativo, essendo mancata una esplicita richiesta del sindacato. Invero, tale assunto contrasta sia con il contenuto dell’impegno preso il 9 luglio 2020 sia con l’effettivo svolgimento dei fatti, da cui si desume che la richiesta del sindacato c’è stata ed è stata ignorata. Al tribunale risulta, infatti, che l’8 giugno 2021 Gkn aveva rappresentato ai sindacati possibili esuberi per il 2022 quantificati in una cifra oscillante tra le 15 e le 29 unità. A fronte di tale comunicazione, con nota del 29 giugno 2021, il sindacato aveva risposto proponendo soluzioni organizzative idonee ad evitare gli esuberi”.
Inoltre, il tribunale ha condannato la Gkn “a porre in essere le procedure di consultazione e confronto previste dall’articolo 9 parte prima del Ccnl e dell’accordo aziendale del 9 luglio 2020, a pubblicare il testo integrale del decreto a sue spese e per una sola volta sulle edizioni nazionali dei quotidiani Repubblica, Nazione, Corriere della Sera e Sole 24 Ore, al pagamento in favore del sindacato ricorrente delle spese di giudizio che liquida in complessivi 9.300 euro oltre Iva, cpa e contributo spese generali”.
2) ANCHE I FALEGNAMI RIENTRANO TRA I LAVORI USURANTI?
È vero che anche il falegname sta per entrare nella categoria dei “lavori gravosi”? Sono un artigiano e da sempre faccio questo mestiere. Ho un’età avanzata e vorrei smettere ma non ho ancora maturato i requisiti per andare in pensione. Però se la mia attività venisse riconosciuta come usurante forse potrei farcela. Come stanno le cose? Posso sperare?
Carlo Cosimi - Per telefono da Roma
Attualmente sono 15 i lavori considerati gravosi: 1) operai dell’industria estrattiva; 2) gli addetti all’edilizia e alla manutenzione degli edifici; 3) i conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; 4) i conciatori di pelle e di pellicce; 5) i conduttori di convogli ferroviari; 6) il personale viaggiante a bordo dei treni; 7) gli autisti di mezzi pesanti e camion; 8) gli infermieri; 9) le ostetriche; 10) gli addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; 11) gli insegnanti della scuola dell’infanzia; 12) gli educatori degli asili nido; 13) i facchini; 14) il personale non qualificato dei servizi di pulizia; 15) gli operatori ecologici e i raccoglitori/separatori di rifiuti.
A questi, lo scorso 16 settembre la Commissione che si occupa della materia ne ha aggiunti altri. Per esempio: i benzinai, i bidelli, i cassieri, i commessi, i conducenti di autobus e tram, i falegnami, i forestali, gli insegnati di scuola elementare, i macellai, i magazzinieri, gli operatori sanitari qualificati, i panettieri, i portantini, i saldatori, i tassisti, i verniciatori industriali.
Spetta adesso ai ministeri dell’Economia e del Lavoro decidere quali nuove categorie inserire nell’elenco ufficiale.
In quel momento, chi ha compiuto almeno 63 anni e non sia già titolare di una pensione diretta può richiedere l’Ape sociale, l’indennità erogata dall’Inps che consente di arrivare fino all’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento di una pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. In sostanza, si tratta di un prestito che, una volta ottenuta la pensione, deve essere rimborsato mediante trattenute.
Per maggiori informazioni su questo passaggio clicca qui.
3) C’È TROPPO TEMPO DETERMINATO NEL LAVORO CHE RIPRENDE
Molto si parla della ripresa dell’occupazione ma meno del fatto che i nuovi contratti sono in gran parte a tempo determinato.
Va bene che forse ci stiamo per lasciare alle spalle il periodo più duro della crisi scatenata dalla pandemia, però così soprattutto i giovani come possono programmare uno straccio di futuro? Con un lavoro che dura pochi mesi quali impegni possono prendere? L’Italia era, e resta, un Paese che vive sulla precarietà.
Cinzia Baretti - Per e-mail da Roma
Se è vero che l’occupazione è tornata a crescere, è anche vero che sono i contratti a tempo determinato quelli che stanno tirando la volata. I quali, complessivamente, sono circa 3 milioni, quasi quanto quelli del primato raggiunto nel 2019.
Chi studia l’andamento del mercato del lavoro sostiene che si tratta di un fenomeno quasi inevitabile. Perché le imprese, la cui produzione è tornata a correre, sono abituate a prendere tempo prima di stabilizzare la manodopera, nonostante gli incentivi messi in campo dal governo. Vale a dire che se il processo di rilancio generale dell’economia andrà avanti, allora il tempo determinato lascerà spazio al tempo indeterminato.
Si deve anche a questa tendenza, pure di fronte alla necessità di personale, il ricorso alle agenzie per il lavoro che prevedono come nel corso del prossimo trimestre – cioè entro al fine dell’anno – ci sarà necessità di migliaia di figure professionali. Secondo Manpower, per esempio, a sviluppare di più sarà il settore dei ristoranti e degli alberghi, seguito dalla finanza, dai servizi alle aziende, dal manifatturiero e dal commercio al dettaglio e all’ingrosso.
Il 43% degli imprenditori prevede un aumento dell’organico, il 36% non prevede variazioni mentre il 18% è convinto che ci sarà addirittura un calo nelle assunzioni. Sulla base di queste proiezioni, l’indice che riguarda l’occupazione netta si attesterà tra +25% e +28%.
Resta il fatto che Cinzia Baretti ha ragione: tra tempo determinato, lavori in nero e stipendi più bassi della media europea, per i giovani è ancora dura.
4) TROPPE LE VISITE DI CONTROLLO AL DIPENDENTE MALATO?
A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati
La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio
5) NELLA MIA RICERCA DEL POSTO SBAGLIO IL CURRICULUM?
Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe.
C. C. - Per e-mail da Roma
Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a proporsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene indicare un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 11/2021
1) Ognuno fa come gli pare: cosa è successo alla mia Italia? 2) Fermare le morti sul lavoro: l’indignazione non basta. 3) Il contratto di rioccupazione: come funziona, chi può utilizzarlo. 4) Ecco perché va trovata l’intesa sulle delocalizzazioni. 5) In arrivo il bonus terme per rilanciare l’occupazione. 6) Un'attività di acconciatore: qui tutti i requisiti che servono. 7) Offerte di lavoro in Europa: quelle di eures sono affidabili?
1) OGNUNO FA COME GLI PARE: COSA È SUCCESSO ALLA MIA ITALIA?
L’anno scolastico è ripreso non senza polemiche su studenti che si sono vaccinati e studenti che si devono ancora vaccinare, prof no vax, aule non tutte in regola, personale da assumere, mezzi di trasporto non all’altezza, e così via. Giuste le denunce e giusta l‘attenzione che si pone sulle misure di sicurezza perché c’è chi teme l’arrivo di un’altra ondata di contagi favorita dalla facilità con cui si propaga la variante Delta.
Quello che trovo particolarmente scandaloso è che mentre si cerca di tenere sotto controllo ciò che orbita intorno al settore pubblico, il privato è lasciato allo sbaraglio. Basta guardare la folla che è tornata sugli spalti degli stadi (ammassata e senza mascherine), la gente che ha ripreso a frequentare i ristoranti (niente controlli, distanze non rispettate), i giovani che si ritrovano nei luoghi della movida e si comportano senza un minimo di protezione. Anzi, chi lo fa viene considerato uno “sfigato”. Poi pochi giorni fa un paio di giornalisti sono stati insultati e spintonati da manifestanti anti-vaccini che nel nome di una invocata libertà non solo la negano agli altri ma mettono in pericolo la vita dei più fragili. A Genova anche il noto infettivologo Matteo Bassetti è stato inseguito e minacciato.
È un mondo nel quale ormai faccio sempre più fatica a ritrovarmi. Che cosa è successo nel profondo del nostro Paese? È vero che la stragrande maggioranza non la pensa così ma è pure vero che ci sono movimenti politici che soffiano sul fuoco tentando di appiccare un incendio.
Perché dobbiamo assistere a tutto questo? Perché chi deve intervenire non interviene? Perché non si impedisce ai social di spargere false notizie a valanga?
Marcella Mauri - Per telefono da Roma
C’è chi è convinto che quei gruppi che scendono in piazza per rivendicare una libertà che gli verrebbe negata dal “green pass” sarebbero poi i primi a toglierla a chi non la pensa come loro, se mai ne avessero la facoltà. Più nel particolare, con la salute non si può scherzare e non ci si può improvvisare esperti in Covid navigando sulle onde di internet.
Fermo restando che il diritto a manifestare non può essere messo in discussione, per il resto siamo d’accordo con Marcella Mauri. Forse l’insegnamento dell’educazione civica a scuola andrebbe ripristinato. Il senso di come si vive in una società dove la libertà di uno finisce dove comincia la libertà di un altro va recuperato e rilanciato. È il caposaldo della civiltà.
2) FERMARE LE MORTI SUL LAVORO: L’INDIGNAZIONE NON BASTA
Ogni giorno ci sono persone che escono di casa per andare al lavoro ma lì vi trovano la morte. Questi incidenti sono ormai una strage che nessuno riesce a fermare. Di tanto in tanto ci si indigna, si dice che così non si può andare avanti, che un Paese civile non può tollerare tanti lutti.
Poi scende il silenzio. Il presidente Sergio Mattarella ha più volte denunciato questo stato di cose. Ma nulla accade. Lo scandalo continua. Sono indignato.
Giorgio Collini - Per e-mail da Roma
Di fronte al lungo elenco di morti sul lavoro, Mattarella ha parlato di “ferita sociale che lacera l’Italia” e della necessità di “trovare soluzioni condivise ed efficaci in termini di prevenzione”.
Ma poco è successo. Solo di recente il ministero del Lavoro e l’Inail hanno indetto un concorso per 1.514 rinforzi e un altro per 691 ispettori. Se andrà bene, entreranno in servizio a metà del 2022.
Nei primi 5 mesi di quest’anno le denunce di infortunio sono state 375.238 con 799 decessi (705 durante l’intero 2020). Se la tendenza dovesse confermarsi, alla fine dell’anno si potrebbe arrivare a più di 1.000 morti e a mezzo milione di infortuni.
Lo stesso presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha detto che “non si fa ancora abbastanza. Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire. Le norme ci sono e vanno fatte rispettare”. Giusto. E allora?
3) L CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE: COME FUNZIONA, CHI PUÒ UTILIZZARLO
Ho sentito parlare di un “contratto di rioccupazione” che dovrebbe favorire le nuove assunzioni. Ho cercato di saperne di più ma non è facile. Vi invio anche il mio curriculum. Posso sperare di essere chiamato da qualche azienda?
Carlo Franceschi - Per e-mail da Roma
Il “contratto di rioccupazione” dà alle imprese la possibilità di assumere a tempo indeterminato chi ha perso il lavoro per l’emergenza epidemiologica beneficiando dell’esonero del versamento del 100% dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 6 mesi e per un importo fino a 6.000 euro l’anno.
Il nuovo contratto va stipulato entro il 31 ottobre. Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, ad esclusione del settore agricolo e delle attività domestiche. È esclusa anche la pubblica amministrazione.
Le misure fanno riferimento al decreto legge n. 73 del 25 maggio 2021 convertito, con modificazioni, dalla legge dello scorso 31 luglio. In proposito, il 2 agosto l’Inps ha emesso una circolare, con tutte le indicazioni utili, che si può leggere cliccando su: https://servizi2.inps.it/servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?tipologia=circmess&idunivoco=11830.
Dall’esame del curriculum non ci sembra che Carlo Franceschi abbia i requisiti per rientrare tra coloro che possono firmare il “contratto di rioccupazione”.
4) ECCO PERCHÉ VA TROVATA L’INTESA SULLE DELOCALIZZAZIONI
Sono d’accordo con chi sostiene che occorre mettere un freno alle imprese che decidono di delocalizzare: cioè di trasferire la produzione dall’Italia in un altro Paese. In questi mesi ne abbiamo visto delle belle (anzi, delle brutte): dagli inglesi dalla Gkn di Campi Bisenzio che hanno messo alla porta più di 400 dipendenti con un messaggio whatsapp, alla Whirlpool di Napoli e alla multinazionale americana Timken, e avanti di questo passo.
Il lavoro va difeso e le regole contrattuali vanno rispettate. A quanto ne so, molte delle aziende che ci hanno salutato erano tutt’altro che in difficoltà.
Sandro Villa - Per e-mail da Roma
Il tema ha agitato le acque della politica nel mese di agosto e un provvedimento è sui tavoli del ministero del Lavoro e del ministero dello Sviluppo economico. Potrebbe vedere la luce tra la fine di questo mese e l’inizio di ottobre, se si riuscirà a trovare un accordo dal momento che le posizioni sono ancora abbastanza distanti.
In sostanza, c’è chi afferma – come Confindustria – che “dobbiamo attrarre e non punire chi vuole investire da noi”, e chi – come i sindacati e il responsabile del dicastero di via Vittorio Veneto, Andrea Orlando – è dell’opinione che le aziende che abbiano beneficiato di contributi pubblici negli ultimi 3-5 anni e siano inadempienti rispetto agli obblighi sociali non possano salutare e andarsene senza un giustificato motivo. Soprattutto se i bilanci sono in ordine e si continuano a macinare utili.
L’argomento è delicato ma è chiaro che occorre rimodulare le regole alla luce di ciò che sta cambiando nel mondo globale della produzione. Per questo ci si sta dando da fare per un compromesso.
Certo è che ancora oggi ci si può ritrovare d’improvviso senza il posto di lavoro e non perché la fabbrica sia in difficoltà ma perché i proprietari hanno deciso di andare a cercare più utili spostandosi in Paesi dove gli stipendi sono più bassi e i contratti meno garantiti.
Se la libertà d’impresa non può essere messa in discussione è però altrettanto evidente che non può esserci la libertà di licenziare.
5) IN ARRIVO IL BONUS TERME PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE
Il settore nel quale lavoro/lavoravo non solo è stato tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus ma continua a soffrire. Mi riferisco alle terme e ai centri benessere (nell’ambito del turismo e della cura del corpo riuscivano a realizzare fatturati piuttosto importanti) che sono prima scomparsi e solo adesso stanno provando a rialzarsi con grande difficoltà.
Fortunatamente sto per essere richiamato in servizio ma la società presso la quale ero impiegato sta aspettando l’approvazione di una norma che dovrebbe agevolare la ripresa dell’occupazione. Di che cosa si tratta? È una cosa seria oppure è il solito annuncio senza niente dietro? Dopo tanti mesi a spasso non vorrei continuare a girarmi i pollici…
Carla Borrelli - Per e-mail da Firenze
Per rilanciare il comparto, il governo sta per varare il cosiddetto “bonus terme” che ha per obiettivo proprio quello di agevolare l’utilizzo dei servizi delle terme e dei centri benessere mettendo a disposizione dei clienti un bonus di 200 euro da spendere in queste strutture. Se si va al di sopra dell’importo il cliente dovrà mettersi le mani in tasca e saldare la parte in eccedenza.
Lo stanziamento previsto è di 53 milioni di euro. Insomma, i clienti dovrebbero aumentare e di conseguenza ci sarà bisogno del personale adatto e di nuove assunzioni.
Per attivare il bonus ci si dovrà prenotare presso gli stabilimenti accreditati che provvederanno a rilasciare il relativo attestato che rimarrà valido per 60 giorni.
L’elenco degli stabilimenti accreditati comparirà sui siti del ministero dello Sviluppo economico (www.mise.gov.it) e di Invitalia (www.invitalia.it).
L’agevolazione non è ancora attiva. L’entrata in vigore del bonus è in calendario per la fine di ottobre.
6) UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE: QUI TUTTI I REQUISITI CHE SERVONO
Desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma
In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso professionale della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di uno specifico esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia. La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Inoltre, da una decina di anni le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Quindi, i soggetti che intendono impegnarsi in questo lavoro devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.
7) OFFERTE DI LAVORO IN EUROPA: QUELLE DI EURES SONO AFFIDABILI?
Ogni tanto leggo di offerte di lavoro targate Eures. Di solito si riferiscono a chance al di fuori dei confini italiani. Ne sto esaminando un paio. Due cose voglio chiedere: che cos’è Eures e se ci si può fidare delle sue proposte?
Marta Filippi - Per e-mail da Roma
Come si legge nel sito di questa agenzia, Eures (European employment services) è una rete di cooperazione creata per agevolare il libero movimento dei lavoratori nei Paesi dell’Unione europea, in Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Fanno parte della rete i servizi pubblici e privati per l’impiego, i sindacati, le imprese e altri importanti soggetti del mondo dell’occupazione. Eures dispone di circa 1.000 consulenti che sono in contatto giornaliero sia con chi è alla ricerca di un impiego sia con i datori di lavoro del Vecchio Continente.
Tra altro, l’Ente fornisce informazioni sulle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi dell’Ue (contratti, tasse, pensioni, assicurazioni malattia e sicurezza sociale). Di Eures, quindi, ci si può fidare anche se non sarebbe male che alle iniziative che passano sui suoi tavoli venisse data più visibilità.
In Italia i suoi consulenti si appoggiano spesso ai Centri per l’impiego. Nella Regione Lazio la sede Eures si trova a Roma in via Rosa Raimondi Garibaldi 7. Tel. 06.51683427. E-mail: lricci@regione.lazio.it o eures@regione.lazio.it.
All’argomento “Lavoro Facile” ha dedicato uno speciale che è uscito sul numero 15 del dicembre dello scorso anno dove, tra l’altro, c’è un’intervista a Lucilla Ricci, Eures Advisor presso la Regione Lazio. Il servizio si può leggere aprendo la pagina: https://www.lavorofacile.info/rivista/2020/2020_n15/#p=64.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. !0/2021
1) Perché nel Sud ha fatto flop il concorso per 2.800 posti. 2) Cerco lavoro e mi arrivano false telefonate: attenzione… 3) I navigator nei centri impiego: cambierà il collocamento. 4) Il monito della variante Delta: attenzione al liberi tutti. 5) Un invito: qualcuno rilanci il programma Garanzia Giovani.
1) PERCHÉ NEL SUD HA FATTO FLOP IL CONCORSO PER 2.800 POSTI
Il lavoro scarseggia ed è difficile trovarlo. Poi però si scopre che dei 2.800 posti messi a concorso dalla pubblica amministrazione per alcune regioni del Sud ne sono stati assegnati 821. E c’era pure stato il prolungamento del tempo per l’invio delle domande.
Non riesco a spiegarmi tanta indifferenza di fronte a un’opportunità di questo tipo. Il mondo si è capovolto oppure sono io che non lo capisco più.
Piero Altieri - Per e-mail da Roma
La pubblica amministrazione e il Mezzogiorno, da sempre un matrimonio che ha resistito a tutte le intemperie, improvvisamente è andato in crisi. Ed è tutto dire in un’Italia che ha il più alto indice di disoccupazione in Europa e che vede il Sud in testa alla classifica di chi non riesce a trovare un lavoro.
Mi riferisco al concorso indetto per trovare amministrativi, esperti gestionali, funzionari, e così via, e che è andato quasi deserto. Che cosa sta succedendo al nostro Paese?
Marianna Contini - Per e-mail da Roma
I posti messi a concorso, nell’ambito di attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, riguardavano 1.412 funzionari tecnici; 918 funzionari in gestione, rendicontazione e controllo; 177 esperti in progettazione e animazione territoriale; 169 funzionari amministrativo-giuridici; 124 analisti informatici. Contratto a tempo determinato di 36 mesi.
Otto le regioni interessate: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Le domande arrivate sono state 102.000. A presentarsi sono stati in 37.009. I posti rimasti scoperti riguardano parte dei 1.412 funzionari tecnici, parte dei 918 funzionari in gestione, rendicontazione e controllo e parte dei 124 analisti informatici. In sostanza – è stato fatto notare – quelli a più elevata specializzazione che sono proprio quelli che più servono a una pubblica amministrazione che punta a rinnovarsi.
Perché è successo? Una spiegazione ha provato a darla il ministro della Pa, Renato Brunetta, secondo il quale “ha pagato l’impianto originario del concorso, impostato dal precedente governo per reclutare esperti con contratto a tempo determinato e retribuzioni standard molto basse”. In altre parole: se si cercano professionisti in gamba non si possono chiamare e poi licenziare e per di più offrire stipendi non in linea con quelli del mercato.
È quindi possibile che neolaureati privi dei titoli richiesti siano stati subito messi fuori gioco mentre profili all’altezza abbiano ritenuto l’offerta poco appetibile e magari, dopo l’invio della domanda, hanno preferito fare marcia indietro.
Da qualunque punto la si guardi, la vicenda non è certo un bell’esempio. Brunetta assicura che la riforma della pubblica amministrazione sta camminando veloce e che per i prossimi concorsi si farà più attenzione. A questo tema “Lavoro Facile” ha dedicato una “speciale” comparso sullo scorso numero 8.
2) CERCO LAVORO E MI ARRIVANO FALSE TELEFONATE: ATTENZIONE…
Spesso mi è capitato di ricevere telefonate con l’interlocutore che si presenta in questo modo: “Salve, la contattiamo in seguito ad una sua richiesta di colloquio”. Oppure, dicendo di avere ricevuto un curriculum quando invece non è la verità. Non so dove trovano i contatti e mi piacerebbe che questo argomento venisse approfondito.
Dopo ti cominciano ad elencare quello che cercano che spesso consiste in personale addetto all’ufficio, addetti alle relazioni con il pubblico. E così via.
Il più delle volte sono indirizzi fasulli, senza numero civico o senza alcun nome sul citofono. L’ultimo che mi è capitato era un palazzo anonimo senza civico, o meglio non quello che mi era stato indicato e senza riferimenti.
A volte ti contattano attraverso numeri privati.
L’ultimo recapito che ho dovuto verificare era in una via di Roma. Il numero civico non era quello.
Non so se la polizia postale possa prendere in considerazione la mia lamentela. Comunque vi ringrazio per ciò che potrete fare. Sono una persona che è alla ricerca di un lavoro da molto tempo e che non gradisce essere presa in giro da questi signori.
Lucilla Forti - Per e-mail da Roma
La lettrice fornisce anche l’indirizzo dell’episodio descritto che mettiamo a disposizione nell’eventualità di iniziative della Polizia Postale. Pubblichiamo volentieri questa denuncia perché casi del genere sono abbastanza frequenti. Quindi chi riceve questo tipo di telefonate stia in guardia e, se possibile, non le lasci passare sotto silenzio. Ha ragione Lucilla Forti: chi cerca lavoro non può essere preso in giro.
3) I NAVIGATOR NEI CENTRI IMPIEGO: CAMBIERÀ IL COLLOCAMENTO
Cosa ne è dei navigator? Ricordo ancora l’entusiasmo con cui venne presentata questa figura che avrebbe dovuto accrescere le opportunità di lavoro in parallelo con l’istituzione del reddito di cittadinanza.
Se non sbaglio, per lanciare il meccanismo venne fatto rientrare dagli Stati Uniti un professore italiano che nel frattempo era diventato un esperto del campo.
I risultati (deludenti) sono sotto gli occhi di tutti. Adesso dei navigator non parla più nessuno. Dove sono finiti?
Andrea Romani - Per e-mail da Roma
Sono in attesa della riorganizzazione del Centri per l’impiego dove dovrebbero essere ricollocati. È probabile che tutto ciò possa avvenire entro quest’anno perché è proprio fino al 31 dicembre che si è deciso di prolungare il contratto dei navigator scaduto lo scorso 30 aprile.
Restano però da definire un bel po’ di cose. Come verranno ristrutturati i Cpi? Come cambieranno le politiche attive e, soprattutto, come incrociare finalmente in maniera propositiva le offerte con le domande di lavoro? Chi guiderà il processo di transizione tra il vecchio e il nuovo sistema?
Intanto, per il potenziamento dei Centri per l’impiego serviranno assunzioni (i circa 9.000 addetti attuali dovranno diventare 12.000. In Germania sono più di 100.000) e quella rivoluzione tecnologica spesso annunciata ma mai portata a termine.
I 2.850 navigator non dovrebbero incontrare difficoltà ad essere inseriti nei meccanismi che si stanno studiando. Hanno un’età media di 35 anni e la gran parte ha una laurea in materie giuridiche o scienze sociali. L’obiettivo per il quale erano stati selezionati è stato mancato ma certo non per loro esclusiva responsabilità.
Potranno essere recuperati per decreto? È probabile che dovranno passare attraverso un concorso di convalida dell’operazione, dal momento che il loro contratto è sostanzialmente scaduto. Si attendono chiarimenti.
Il professore al quale il lettore ha fatto riferimento è Domenico Mimmo Parisi, chiamato nel 2019 da Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, alla presidenza dell’Anpal. Nel maggio scorso ha lasciato l’incarico. Anche per quanto riguarda l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro sta per aprirsi una nuova fase: il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha più volte lasciato capire che bisogna rimetterci le mani in maniera profonda in quanto è anche qui che deve passare la locomotiva che del collocamento/ricollocamento.
4) IL MONITO DELLA VARIANTE DELTA: ATTENZIONE AL LIBERI TUTTI
Siamo sicuri che, finita l’estate, non dovremo ricominciare a fare i conti con il Covid? Ciò che in questi giorni si vede in giro per l’Italia non lascia sperare bene: ci si ammassa sugli autobus, nei ristoranti non si rispettano le distanze di sicurezza, di notte le piazze si riempiono di giovani che non osservano nessuna precauzione. Per non parlare di ciò che è accaduto sugli spalti degli stadi durante le partire dell’Europeo.
Ci si raccomanda al senso di responsabilità della gente. Abbiamo già visto lo scorso anno che, purtroppo, senza controlli il senso di responsabilità non basta. Stavolta le vaccinazioni dovrebbero fare da argine. Ma temo per l’autunno.
Chiara Martini - Per e-mail da Roma
Qualcuno è mai andato a vedere che cosa succede su certe linee di bus nelle ore di punta? Nonostante l’inizio delle ferie, si sta pigiati come sardine in scatola. Molti con la mascherina, alcuni senza. Inutili i cartelli che invitano al rispetto delle distanze e a non sedersi in determinati posti.
Con la variante Delta che si diffonde con più rapidità ci sono tutti i presupposti per una nuova ondata. Facciamo gli scongiuri.
Rahmat S. - Per telefono da Roma
I contagi legati alla variante Delta sono in veloce diffusione. I bollettini dell’Istituto superiore di sanità parlano chiaro. Per questo è importante completare il ciclo vaccinale il più velocemente possibile.
Il virologo Andrea Crisanti ha detto che siamo di fronte a una sorpresa e anche chi ha fatto una sola dose di vaccino non si può considerare del tutto al sicuro. Tanto che c’è preoccupazione per l’inizio del prossimo anno scolastico e si riparla di Dad.
Ci vogliono sempre prudenza e attenzione quando ci si ritrova in più persone in spazi ristretti. L’Italia in zona bianca non è un liberi tutti. “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”, diceva un filosofo francese. Appunto.
5) UN INVITO: QUALCUNO RILANCI IL PROGRAMMA GARANZIA GIOVANI
Esiste ancora il programma Garanzia Giovani? Se sì, perché nessuno ne parla? Non doveva servire per agevolare l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro? Già, ma oggi chi è che offre un impiego a chi ha meno di 30 anni?
Carlo Rivolta - Per e-mail da Roma
In effetti il mercato del lavoro che fa riferimento a Garanzia Giovani non è tra i più movimentati. Non era così prima della pandemia, adesso c’è da rilanciarlo. Ma non c’è dubbio che se non riparte l’economia il basso profilo è destinato a durare. Del resto, la disoccupazione giovanile in Italia è la più alta dopo la Spagna.
Comunque, nel sito della Regione Lazio c’è uno spazio dedicato dove si possono avere tutte le notizie utili e dove ci si può anche iscrivere al programma. Il sito è: www.regione.lazio.it/garanziagiovani.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2021
1) La tessera sanitaria scaduta e il rebus vaccinazione. 2) Il portale del reclutamento non è operativo. Perché? 3) Le tante offerte di lavoro senza risposta: non ci credo. 4) Al Comune di Roma mandiamo qualcuno che ci capisce. 5) Licenziare il portiere si può ma rispettando le regole. 6) Cosa significa job sharing? Un posto e due addetti. 7) Che roba! mando il curriculum ma nessuno mi risponde. 8) Il mio dramma da dirigente over 40 e disoccupato.
1) LA TESSERA SANITARIA SCADUTA E IL REBUS VACCINAZIONE
Mi è scaduta la tessera sanitaria e quindi non ho potuto prenotare il mio turno per la vaccinazione anti-Covid. Sono dovuto andare alla Asl, fare la fila, e chiedere il rinnovo. Dopo una ventina di giorni mi è arrivata a casa.
Alla fine, quindi, tutto bene. Ma, a parte il disagio e una mattinata persa, perché non è stato previsto di prorogare la validità della tessera proprio quando si invita tutta la popolazione a immunizzarsi? In particolare quando ci sono di mezzo le persone più anziane…
C. F. - Per e-mail da Roma
Ma che delitto ha commesso chi si è ritrovato con la tessera sanitaria scaduta in presenza della pandemia Covid-19? Dico questo perché senza quel documento in regola il sito della Regione Lazio adibito alle vaccinazioni non accetta prenotazioni.
Poi in qualche modo tutto si risolve. Ma per chi non sa cavarsela con il computer (penso a tante persone anziane) venirne fuori non è semplice. Evviva la burocrazia!
Marta Livolsi - Per telefono da Roma
Sì, in effetti il problema non è insormontabile. Ma c’è da perdere un po’ di tempo. Prorogare la validità delle tessera sanitaria sarebbe stato un provvedimento di buon senso, pensando soprattutto – come ha sottolineato Marta Livolsi – a chi è più in là con gli anni.
2) IL PORTALE DEL RECLUTAMENTO NON È OPERATIVO. PERCHÉ?
Ho letto anche su “Lavoro Facile” del nuovo sistema di assunzioni nella pubblica amministrazione che passa attraverso il Portale del Reclutamento. L’obiettivo è di rendere i concorsi più veloci e trasparenti.
Sono interessato a uno dei 24.000 posti di cui si è parlato in occasione della riforma. Ho provato a candidarmi ma mi pare che il Portale non sia ancora in funzione. E allora? È un altro esempio della solita Italia degli annunci?
Carlo Filippi - Per e-mail da Roma
Per quanto riguarda il Portale Reclutamento, il testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 4 giugno dice che: “Per le alte specializzazioni – come i dottori di ricerca e le persone con esperienze documentate di almeno 2 anni in organizzazioni internazionali e dell’Unione europea – è prevista l’iscrizione in un apposito elenco sul Portale del Reclutamento, a seguito di una procedura di selezione organizzata dal Dipartimento della funzione pubblica e basata anch’essa sulla valutazione dei titoli e su un esame scritto. Le amministrazioni potranno quindi procedere alle assunzioni sulla base della graduatoria, mantenendo comunque la facoltà di indire proprie procedure concorsuali”.
Inoltre: “Per i professionisti e gli esperti iscritti agli Albi, si prevede l’inserimento sul Portale del reclutamento in un apposito elenco vincolato al possesso di determinati titoli di qualificazione professionale. Ai fini dell’attribuzione degli incarichi di collaborazione, le amministrazioni dovranno chiamare almeno tre professionisti in ordine di graduatoria e scegliere a chi attribuire l’incarico sulla base di un colloquio. I criteri seguiti dovranno essere pubblicati sul sito internet delle amministrazioni competenti”.
Il Portale dovrebbe diventare operativo entro il mese di agosto. Vi si potranno leggere anche i bandi promossi dalla PA e registrarsi utilizzando Spid, Cie o la Carta nazionale dei servizi. Il passo in avanti è innegabile (si farà ricorso anche a Linkedin): non resta che attendere qualche altra settimana e vedere il nuovo meccanismo alla prova.
3) LE TANTE OFFERTE DI LAVORO SENZA RISPOSTA: NON CI CREDO
Ci risiamo con questa storia delle aziende che cercano personale ma non riescono a trovarlo. Non è possibile, non ci credo. Accadeva anche prima della pandemia. Se fosse vero, perché non ci si è dati da fare?
Personalmente mi sento preso in giro. Faccio il falegname e vi assicuro che ho mandato decine di domande e bussato a tante porte ma di lavoro niente. Però si sostiene che di falegnami c’è grande bisogno. Ma per favore…
Antonio Rivolta - Per telefono da Roma
È stata una lunga telefonata-testimonianza quella di Antonio Rivolta, nella quale altri potranno riconoscersi. Il fatto è che non poche associazioni di categoria, proprio in questi giorni, hanno affermato che la necessità di figure professionali è ripartita ma che non sempre si riesce a soddisfarla.
Per esempio, con l’ecobonus è cresciuta la richiesta di geometri di cantiere, muratori, ponteggiatori, cappottisti e ingegneri. Dal canto suo Confimi, la Confederazione dell’industria manifatturiera, è alle prese con la carenza di tornitori, saldatori, manutentori, idraulici e falegnami. E nel settore dell’accoglienza scarseggiano cuochi e aiuto-cuochi, addetti sala, receptionist, e così via. La Coldiretti, infine, ha denunciato che nelle campagne rischiano di mancare 50.000 addetti.
È vero o non è vero? Probabilmente è vero ma occorre fare alcune considerazioni. La prima è che il famoso incrocio domanda/offerta continua a non funzionare, nonostante la ripetuta promessa di interventi risolutori. La seconda è che non di rado per quei posti si propongono stipendi sensibilmente più bassi dei contratti nazionali e, proprio per questo, vengono offerti in nero (in sostanza, si sgobba ma per le statistiche non si viene calcolati). La terza è che chi percepisce il reddito di cittadinanza è tentato dal nero in modo da mettersi in tasca due entrate. La quarta è che, di fronte a un mercato del lavoro poco limpido, gli “scoraggiati” (circa 3 milioni) sono poco “incoraggiati”.
Si potrebbe continuare, ma non c’è dubbio che se chi ha necessità di rinforzi non riesce a intercettarli siamo sempre da capo a dodici. Da qui l’impegno di dare una scossa all’insieme dei meccanismi che sono alla base del recruitment, compresa la rivitalizzazione del Centri per l’impiego.
4) AL COMUNE DI ROMA MANDIAMO QUALCUNO CHE CI CAPISCE
Sono d’accordo con Corrado Micheli che sullo scorso numero di “Lavoro Facile” ha auspicato che a Roma, alla luce dell’improvviso attivismo della sindaca Virginia Raggi, si possa votare per l’elezione del primo cittadino una volta l’anno, almeno così – potenza delle urne – una sistemata alle cose si riuscirebbe a darla.
Io, però, ho un’idea migliore: quando andremo a votare proviamo a scegliere uno che ci capisce. Gli esperimenti possono andare bene per un paesino, dove forse può bastare la buona volontà. Ma Roma è Roma ed è ora di finirla con chi non ha mai gestito nemmeno un condominio.
Carla Cerioni - Per e-mail da Roma
Bisognerebbe girare per Roma muniti di un quaderno dove annotare i tanti interventi richiesti dai cittadini e sempre ignorati e che invece adesso sono all’ordine del giorno.
Meglio tardi che mai. Tra le ultime iniziative c’è l’acquisto di 14 trattori completi di trinciatrici per la rasatura dei prati, almeno laddove l’erbetta è riuscita a sopravvivere all’incuria e alla mancanza di irrigazione. Qualcuno ricorderà che la sindaca – si era agli inizi del mandato – pensò di risolvere il problema ingaggiando un centinaio di pecore da mandare a brucare nei prati.
I trattori sono costati 500.000 euro mentre per la manutenzione del verde il Comune ha deciso di investire più di 2 milioni di euro “per equipaggiare il Servizio giardini con una dotazione mai avuta prima”.
Solo che il Servizio giardini deve darsi una mossa. Villa Torlonia, per esempio, ha bisogno di una bella sistemata e così tanti altri parchi. Poi c’è la qualità degli interventi. Di fronte al teatro Italia, in via Bari, l’asfalto ha cominciato a sfaldarsi alcuni mesi fa per poi trasformarsi in un pericoloso campionario di crepe.
Ebbene, il 14 giugno è comparso un furgoncino con a bordo una certa quantità di catrame pronto che è stato sparso sulle buche più profonde. Il resto è rimasto tale e quale, cioè un reticolo di fessure che, con l’incessante passaggio di auto e autobus, presto renderà questo tratto di strada ancora più rischioso per tutti. Era questo il lavoro previsto? Un responsabile è poi passato a dare un’occhiata?
Certo, a Virginia Raggi non può essere imputato di tutto e di più. Ma così come per la targa della via dedicata ad Azeglio Ciampi, dove al posto di Azeglio è stato scritto Azelio, la sindaca non può girare la testa dall’altra parte.
Alla fine ha ragione Carla Cerioni. In Campidoglio mandiamoci qualcuno/a che ci capisce. Sennò un po’ di colpa è anche nostra.
5) LICENZIARE IL PORTIERE SI PUÒ MA RISPETTANDO LE REGOLE
Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto. È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?
F. B. - Per telefono da Roma
Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiedere i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.
In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.
6) COSA SIGNIFICA JOB SHARING? UN POSTO E DUE ADDETTI
Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma
Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.
7) CHE ROBA! MANDO IL CURRICULUM MA NESSUNO MI RISPONDE
Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?
M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio
Spesso è proprio così e molti lettori hanno spesso scritto per denunciare questa pratica. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...
8) IL MIO DRAMMA DA DIRIGENTE OVER 40 E DISOCCUPATO
Dei dirigenti o dei quadri in difficoltà non si parla spesso, come se per queste categorie il problema della disoccupazione non esistesse.
Chi perde un lavoro, a qualsiasi livello, vive un dramma vero. Soprattutto quando si è raggiunta una certa età.
Giorgio Di Biase - Per telefono da Roma
Fino a non troppo tempo fa si riteneva che l’area dirigenziale fosse immune dai colpi negativi del mercato.
Poi il vento è cambiato, perché il prolungarsi delle difficoltà dovute alla pandemia ha raggiunto anche quei posti considerati intoccabili. C’è poi il problema del reinserimento, che riguarda tutte le categorie e che è sempre più difficile da risolvere dal momento che proprio chi ha superato una certa soglia di età è considerato “vecchio”.
Una situazione allarmante, tanto che l’esclusione di persone mature dal mondo del lavoro è indicata come una vera e propria emergenza, così come la disoccupazione giovanile.
Che cosa fare? O meglio, che cosa si sta facendo? Molti studi, molte iniziative, molte promesse. Ma l’unica speranza è che possa intervenire al più presto un autentico mutamento di rotta: se il Paese riprenderà a crescere tornerà anche il bisogno di chi sa dove mettere le mani nel motore della macchina industriale.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. n. 8/2021
1) Blocco dei licenziamenti: nessuna proroga. e adesso? 2) Se vogliamo sistemare Roma votiamo un sindaco l’anno. 3) Il pianto del coccodrillo dopo la strage della funivia. 4) Se tra i requisiti ti chiedono il possesso di un’auto… 5) Ecco i miei dati: posso avere il Reddito di Emergenza? 6) Tassa-eredità: a prevalere è il gioco delle bandierine. 7) Dopo il periodo di prova il licenziamento: è giusto?
1) BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: NESSUNA PROROGA. E ADESSO?
Che fine ha fatto il blocco dei licenziamenti? Doveva scadere nei prossimi giorni. Poi c’è stata la proposta di prolungarlo al 28 agosto. Quindi un’infinità di polemiche. Infine il governo ha chiesto e ottenuto la riscrittura delle norme.
Siccome siamo in molti a temere di perdere il posto di lavoro, si può capire di cosa parla il compromesso che è stato raggiunto? E quali garanzie ci sono per chi fa ancora parte di aziende che, ormai si sa, hanno preannunciato che appena possibile procederanno alla riduzione del personale?
Luisella Serini - Per e-mail da Roma
Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva proposto di prolungare al 28 agosto il blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno. Ma l’iniziativa, anche su pressione di Confindustria e Lega, è stata accantonata.
Il compromesso è stato raggiunto su tre punti: 1) il blocco scade il 30 giugno per le grandi imprese e il 31 ottobre per le piccole imprese; 2) se il 1° luglio le grandi imprese, anziché licenziare, faranno ricorso alla Cassa integrazione ordinaria non pagheranno addizionali fino alla fine dell’anno; 3) comunque, chi non ricorrerà alla Cassa integrazione potrà procedere con i licenziamenti.
Banca d’Italia ritiene possibili, dopo la fine del blocco, 577.000 licenziamenti. Per questo nel “pacchetto lavoro” inserito nel decreto Sostegno bis sono state considerate alcune misure come il contratto di ricollocazione e il contratto di espansione che dovrebbero agevolare la ricerca di nuovo impiego da parte di chi è stato espulso dal ciclo produttivo.
Ma sono in molti a dubitare della loro efficacia. In sostanza, se l’economia non riparte e in assenza di un welfare compiuto che si faccia carico di tutte le situazioni di emergenza ci sarà da penare. La proposta del ministro Orlando puntava anche a guadagnare tempo puntando sul risveglio di interi settori dell’industria grazie al successo delle vaccinazioni, alle riaperture e alla probabile ripresa dei consumi.
Così non è stato. Adesso non resta che attendere il 1° luglio e vedere che cosa accadrà. Il governo, comunque, ha sempre l’arma dei decreti per intervenire e scongiurare che la rabbia sociale possa raggiungere e superare i livelli di guardia.
2) SE VOGLIAMO SISTEMARE ROMA VOTIAMO UN SINDACO L’ANNO
Mi piacerebbe che a Roma le elezioni comunali si svolgessero ogni anno perché forse così si riuscirebbero a risolvere un po’ dei problemi che ci assillano. Dico questo perché da qualche settimana si è ricominciato ad asfaltare le strade, è persino riapparso il servizio giardini e a qualche lampione sono state cambiate le lampadine fulminate.
Certo, in qualche zona i cassonetti sono ancora strapieni, i cinghiali passeggiano indisturbati e gli ambulanti continuano a occupare strade e marciapiedi. Ma non si può avere tutto dalla vita.
Virginia Raggi, che così spera di essere rieletta, ha rotto gli indugi dopo anni di immobilismo e di progetti strampalati (vedi le funivie Casalotti-Battistini e Magliana-Villa Bonelli). Sono convinto che da qui a ottobre, quando si andrà alle urne per il nuovo sindaco, ne vedremo delle belle. E la città ne trarrà giovamento. Di conseguenza: se vogliamo che le cose si sistemino chiediamo a gran voce di votare il più spesso possibile…
Corrado Micheli - Per e-mail da Roma
Le elezioni hanno spesso scatenato la fantasia dei candidati. Quando Achille Lauro decise di diventare sindaco di Napoli fece distribuire pacchi di pasta, zucchero, farina e persino scarpe spaiate da “riunire” dopo la vittoria. Comprò anche la squadra di calcio. Era il 1952. Ottenne 117.000 preferenze e vinse a mani basse.
Di episodi simili, ma via via più raffinati con il passare del tempo, sono piene le cronache delle competizioni locali. Per non parlare delle promesse. Così vanno le cose. Alla fine, però, la scheda nell’urna la depositano gli elettori. Spetta a loro non scambiare lucciole per lanterne.
3) IL PIANTO DEL COCCODRILLO DOPO LA STRAGE DELLA FUNIVIA
All’indomani della strage provocata dal cedimento della funivia Stresa-Mottarone è ripartita la richiesta di maggiori controlli su impianti simili o, comunque, dove c’è in ballo la vita delle persone. È successo anche quando è venuto giù il ponte Morandi a Genova e ogni volta che si sono verificati incidenti mortali.
È un po’ il pianto del coccodrillo. Bisogna prevenire e non dire dopo che bisogna correre ai ripari. Siamo il Paese degli annunci e dei buoni propositi, solo che poi non succede niente di niente.
Corrado Rivolta - Per e-mail da Roma
È così. Si sa da anni che il personale a disposizione per svolgere questi compiti scarseggia ma non sono mai stati presi provvedimenti per risolvere davvero il problema. Adesso si aspetta il concorso annunciato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per 2.100 ispettori anti-infortuni. Un passo in avanti ma c’è molto altro da fare.
4) SE TRA I REQUISITI TI CHIEDONO IL POSSESSO DI UN’AUTO…
Tra i requisiti spesso le aziende chiedono età e studi, e lo trovo corretto. Invece non sono d’accordo quando ci mettono anche il possesso di un’auto. Se io non la possiedo o non posso mantenerla perché ho perso il lavoro, perché discriminarmi? Non esistono i mezzi pubblici?
Forse dovrei scrivere a Virginia Raggi per farle sapere che a volte chi ti offre un impiego ritiene che l’inaffidabilità del servizio dei trasporti sia un ostacolo insuperabile…
Lo trovo imbarazzante e paradossale.
Giuseppe Minniti - Per a-mail da Roma
È vero. A volte negli annunci di ricerca del personale tra i requisiti figura l’auto propria. Perché, viene precisato, la sede non è raggiungibile con bus o metro. O perché l’auto può essere uno strumento di lavoro, come nel caso degli agenti di commercio o dei rappresentanti.
Ma tante altre volte non c’entra niente. C’è il servizio pubblico che, anzi, dovrebbe essere utilizzato di più per evitare che le città si trasformino, nelle ore di punta, in serpentoni di metallo con i motori accesi.
5) ECCO I MIEI DATI: POSSO AVERE IL REDDITO DI EMERGENZA?
Credo di avere i requisiti per richiedere il reddito di emergenza. Ve li sottopongo e resto in attesa di sapere che cosa devo fare per ottenere il sussidio.
Bruna N. – Per e-mail da Latina
Il reddito di emergenza è una misura di sostegno in favore dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il beneficiario non è quindi il singolo richiedente ma – appunto – l’intero nucleo familiare.
L’importo non può comunque essere superiore a 800 euro mensili, elevabili a 840 in presenza di disabili gravi o non autosufficienti.
Per i mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno i termini sono scaduti lo scorso 30 aprile. Quindi, nel caso specifico, occorre attendere l’indicazione delle nuove modalità. Per maggiori informazioni clicca qui.
6) TASSA-EREDITÀ: A PREVALERE È IL GIOCO DELLE BANDIERINE
I partiti, in vista delle elezioni, hanno accentuato il ricorso allo sport delle bandierine. In sostanza devono piantarne il più possibile per dimostrare la loro esistenza. L’interesse del Paese passa in secondo piano perché prima viene il loro.
Si può anche capire: se non prendono voti rischiano di chiudere bottega o di finire ai margini della scena politica. Ma c’è un limite a tutto. L’aumento della tassa di successione proposta dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta, a me pare più che giusta. Anzi, mi sono meravigliato nello scoprire che qui in Italia l’aliquota sia tra le più basse tra i Paesi ad economia avanzata.
In più, anche la finalità è ragionevole: destinare i maggiori introiti in favore dei giovani per studio, lavoro o casa.
Lorenzo Lorenzi - Per e-mail da Roma
Ha ragione Mario Draghi: “Questo è il momento di dare e non di prendere”. Tradotto: chi parla di nuove tasse ha sbagliato indirizzo. Sono d’accordo con il nostro presidente del Consiglio e contrario a chi pensa di mettere ancora di più le mani nelle nostre tasche e di continuare a spremerci come limoni.
Siamo il Paese dove si pagano più imposte con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ci mancava Enrico Letta a sollevare la tassa sull’eredità come se non ci fossero problemi ben più gravi e urgenti da risolvere. È un’arma di distrazione di massa. Meno male che c’è chi l’ha capito subito.
Michele Sforza - Per e-mail da Roma
Su questo tema di messaggi ne sono arrivati parecchi. Ricapitoliamo. Il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, ha proposto di tassare di più le eredità superiori a 5 milioni di euro. È stato calcolato che l’iniziativa coinvolgerebbe meno dell’1% degli italiani e che il gettito che se ne ricaverebbe oscillerebbe intorno ai 3 milioni di euro.
Attualmente la tassa di successione consente al fisco di incassare circa 430 milioni di euro. I dati sono questi. Il tema richiederebbe una riflessione serena anche alla luce di ciò che hanno deciso gli altri Paesi europei. Per poi promuovere oppure bocciare. Ma se prevale lo sport delle bandierine c’è poco da ragionare.
7) DOPO IL PERIODO DI PROVA IL LICENZIAMENTO: È GIUSTO?
Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.
Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi. Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma
Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.
