1) Alternanza scuola-lavoro: mai più ragazzi morti 2) Ecco a chi spetta il nuovo bonus da 150 euro. 3) Noi e l’Europa sotto schiaffo: come se ne esce? 4) La strada migliore per trovare il posto di lavoro. 5) Mi hanno negato l’indennità di cassa: è giusto? 6) Fate pagare le tasse ai big che operano nel web.

1) ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: MAI PIÙ RAGAZZI MORTI

Quanto è durata la commozione per la morte di quel ragazzo di 18 anni impegnato a svolgere un tirocinio nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro? Non più di un paio di giorni. È una vergogna che non si prendano provvedimenti per mettere fine a questa vera e propria strage.
Antonio Bassi - Per e-mail da Roma

Non si può perdere la vita a 18 anni mentre si cerca di capire che cos’è il lavoro e come funzionano le fabbriche. La morte di Giuliano De Seta è solo l’ultima di una lunga e tragica serie. L’indignazione non basta più.
Cinzia Giusti – Per e-mail da Grosseto

La morte dello studente all’interno di una fabbrica di Noventa di Piave si aggiunge alle tante altre che ogni giorno si verificano nei luoghi di lavoro. Le chiamano morti bianche ma sono rosse del sangue di chi è uscito la mattina per andare a guadagnarsi uno stipendio e non è più tornato a casa. Non so quanti di questi drammi, e in che misura, si verificano anche negli altri Paesi. So però che non possiamo più tollerarli senza fare nulla. Chi di dovere deve essere chiamato a rispondere e a risponderne.
S. N. - Per e-mail da Tivoli

Dopo la morte dell’ultimo studente in una fabbrica di Noventa di Piave mi domando: il programma scuola-lavoro serve davvero a qualcosa?
Marcello Giuliani - Per e-mail da Roma

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Banchi, in carica finché non si formerà il nuovo governo, ha subito definito quella di Giuliano De Seta, travolto da una lastra ferro, una “morte inaccettabile che ha colpito tutta la comunità scolastica”. Ma è stata l’Unione degli Studenti a mettere sotto accusa con forza il sistema dell’alternanza scuola-lavoro o percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) in quanto più che di formazione si tratta di attività lavorative sottopagate: “Non si può considerare didattica ciò che sfrutta, ferisce e uccide”.
Questo è il punto. Se è vero – come spesso è vero – che alcune aziende utilizzano i ragazzi per attività che poco hanno a che fare con la ragione istitutiva dei Pcto, allora occorre cambiare quello che non funziona. E così da più parti si chiede di rivedere le norme sul fronte della sicurezza e di vigilare sul rispetto delle convenzioni affinché i ragazzi non finiscano per ritrovarsi alle catene di montaggio. Ciò per salvare una pratica che, senza gli stravolgimenti denunciati dall’Unione degli Studenti, ha una sua logica/funzione.
Per quanto riguarda le ore da svolgere, il programma Pcto ne prevede 90 nel triennio finale dei licei, 150 per gli istituti tecnici e 210 per gli istituti professionali. Il senso di tutto sta nel fatto – come ha sottolineato il Miur – che in un mondo in rapida evoluzione “l’istruzione e la formazione sono chiamate a svolgere un ruolo chiave per l’acquisizione di capacità e competenze utili a cogliere le opportunità che si presentano in previsione dei cambiamenti della società e del mondo del lavoro di domani”. Quindi i Pcto devono mettere in grado lo studente di “acquisire o potenziare le competenze tipiche dell’indirizzo di studi prescelto e le competenze trasversali, per un consapevole orientamento al mondo del lavoro e/o alla prosecuzione degli studi nella formazione superiore, anche non accademica”. Tutte le attività contemplate dai percorsi “siano esse condotte in contesti organizzativi e professionali, in aula, in laboratorio o in forme simulate, devono essere finalizzate principalmente a questo scopo”.
Per leggere le linee guida che regolano i Pcto clicca qui.

2) ECCO A CHI SPETTA IL NUOVO BONUS DA 150 EURO

Tra i tanti bonus inseriti nel decreto Aiuti Ter c’è quello di 150 euro al quale credo di avere diritto. Attualmente sono disoccupato e percepisco il reddito di cittadinanza.
C. N. - Per e-mail da Roma

L’indennità una tantum di 150 euro spetta anche ai disoccupati e a tutte le categorie che hanno già beneficiato del bonus di 200 euro. Quindi anche a chi ha un’occupazione ma un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro (per il precedente bonus, invece, il reddito annuo doveva essere inferiore ai 35.000 euro).
Tra l’altro, i disoccupati titolari dell’indennità Naspi o Dis-Coll non devono presentare domanda perché l’accredito dei 150 euro avverrà d’ufficio da parte dell’Inps. Ciò vale anche per i percettori del reddito di cittadinanza, per chi percepisce l’assegno sociale oppure a pensione per invalidi civili, ciechi e sordomuti. La somma sarà in pagamento entro la fine di novembre.
Il bonus spetta anche ai lavoratori stagionali attualmente in disoccupazione se nel 2021 hanno svolto l’attività per almeno 50 giornate (comunque il reddito annuo 2021 non deve essere stato superiore ai 20.000 euro).

3) NOI E L’EUROPA SOTTO SCHIAFFO: COME SE NE ESCE?

Con le bollette di luce e gas che stanno raggiungendo cifre stratosferiche, con tante aziende che per questo rischiano di andare in difficoltà e con sempre più famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, le prospettive per l’Italia sono da brivido. Speriamo che il nuovo governo sappia dove mettere le mani…
Enrico Alberti - Per e-mail da Roma

Pochi giorni fa, a lanciare il grido d’allarme è stato il settore delle cartiere proprio a causa dell’aumento del costo delle forniture energetiche. È stato calcolato che nel solo Lazio, anche per il balzo in avanti del prezzo delle fibre vergini provenienti da Brasile, Cile e Svezia, sono in pericolo più di 15.000 posti di lavoro e oltre 420 milioni di euro di fatturato.
I dati delle difficoltà della nostra economia e di quella di gran parte dei Paesi dell’Europa sono sotto gli occhi d tutti. Secondo la Commissione europea le stime della crescita nel 2023 della zona euro sono state dimezzate, e l’Italia è il Paese membro destinato a subire le conseguenze più negative.
Per l’anno prossimo la crescita prevista è dell’1,4% contro il 2,3%. Il nostro Paese dovrebbe avanzare dello 0,9% rispetto all’1,9% indicato appena 4 mesi fa. In più, anche l’inflazione non darà tregua tanto che dovrebbe attestarsi intorno al 4% (comunque in flessione risetto al 7,6 dell’anno in corso).
Come se ne esce? L’abbiamo detto altre volte: senza una politica comune dell’Ue, in un modo sempre più interconnesso, sarà difficile fronteggiare la situazione in ordine sparso dove a quel punto ognuno cercherà la soluzione migliore per sé, magari a scapito degli altri. Per questo il nuovo governo dovrà mantenere forte l’ancoraggio con l’Europa.

4) LA STRADA MIGLIORE PER TROVARE IL POSTO DI LAVORO

Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

Quello della mancata risposta all'invio dei curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per confermare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo ma adesso in leggera ripresa), dalle agenzie per il lavoro (in crescita) e dai Centri per l'impiego (scarsamente utili ma in fase di rilancio). Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i Centri per l'impiego si sta cercando di riformarli (anche attraverso l’assunzione di personale specializzato) in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.

5) MI HANNO NEGATO L’INDENNITÀ DI CASSA: È GIUSTO?

Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma

Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via. Ciò in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria e sono tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito proprio dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.

6) FATE PAGARE LE TASSE AI BIG CHE OPERANO NEL WEB

Non sono un esperto in materia ma non riesco a capire come mai i colossi del web che operano in Italia continuino a versare al nostro fisco molto meno di quanto dovrebbero. Ogni tanto qualcuno ritira fuori l’argomento ma senza risultati apprezzabili.
Visto che l’erario è sempre a caccia di soldi, come possibile che ciò possa accadere? Insomma: o hanno ragione loro, e allora è inutile indignarsi, oppure chi dovrebbe far valere i nostri interessi non lo fa con il dovuto rigore.
Leo Sestini - Per telefono da Firenze

In verità, l’Italia e gli altri Paesi europei che hanno i nostri stessi problemi si sono mossi su diversi tavoli. Per esempio, non troppo temo fa l’intervento di una procura ha “convinto” Airbnb, Amazon, Facebook e Google a versare 42 milioni di euro a fronte di un arretrato di quasi 1 miliardo di euro.
Però sul filo della legalità, almeno finché non si riuscirà a cambiare le regole, i colossi del web sono abbastanza al sicuro. Perché, oggi, possono pagare le tasse là dove hanno stabilito la loro sede e non nei Paesi dove generano profitti. L’Ocse, l’Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, sta cercando un compromesso che riduca il fenomeno in attesa di una rimodulazione generale della questione.
Qui in Europa, Irlanda, Lussemburgo e Olanda – cioè i Paesi che ospitano i colossi del web e che da questo meccanismo incassano somme non indifferenti – hanno fatto sapere di essere contrari a qualsiasi riforma.

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1) Che fine hanno fatto i grandi concorsi? Ora ripartono. 2) È vero: tra gennaio e maggio boom di assunzioni. 3) Sono in cassa integrazione ma l’assegno tarda: che cosa fare? 4) Circondati da troppi raggiri: come combatterli. 5) Mesi di mobbing in ufficio: però il datore di lavoro nega.

1) CHE FINE HANNO FATTO I GRANDI CONCORSI? ORA RIPARTONO

Che fine ha fatto la grande stagione dei concorsi di cui anche “Lavoro Facile” ha più volte parlato nei numeri scorsi? Se non ho capito male, in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro.
Non vorrei che, anche in questo caso, si sia trattato di un altro capitolo della deprecabile politica degli annunci, cioè delle tante promesse che poi non vengono mantenute, contando sulla memoria corta delle persone…
Cinzia Masi - Per e-mail da Roma

Sì, è vero: di assunzioni nella pubblica amministrazione abbiamo dato spesso notizia sulla base delle informazioni provenienti da fonti qualificate di ministeri ed enti vari e delle ricerche avviate dalla “Gazzetta Ufficiale”. In questi ultimi mesi di concorsi ne sono usciti diversi e in molti casi le selezioni si sono già concluse.
Ma non c’è dubbio che, rispetto alle urgenze, si è proceduto senza quella velocità auspicata dagli stessi dicasteri e dai sindacati di categoria. Basti pensare che a luglio è stato calcolato che alle strutture dello Stato mancano più di 900.000 dipendenti.
Per fare qualche esempio, il ministero della Cultura in cinque anni ha perso il 30% del personale in servizio a causa delle uscite soprattutto per pensionamenti e quello della Difesa è sotto del 20%. Più o meno, lo stesso vale per le altre amministrazioni centrali, tranne che per la Presidenza del Consiglio e l’Agenzia delle Entrate dove le porte sono state aperte con maggiore frequenza e dove è stata appena avviata la ricerca di 900 operatori tecnici (vedi servizio in questo numero).
Inoltre, il ricambio a rilento ha fatto crescere l’età media, che oggi supera ampiamente i 50 anni con punte che arrivano fino a 56 anni.
Se poi si tiene conto che nei programmi inseriti nel Pnrr una parte decisiva è riservata proprio al recupero del funzionamento della PA in quanto determinante per la realizzazione dei progetti per i quali l’Unione Europea ci ha dato quasi 200 miliardi di euro, si capisce bene come il problema segnalato da Cinzia Masi sia di primaria importanza.
Ciò che si può aggiungere è che tra la fine di settembre e primi di ottobre, i concorsi dovrebbero ripartire alla grande. Così ci è stato assicurato da più parti. E forse può davvero essere la svolta tanto attesa.

2) È VERO: TRA GENNAIO E MAGGIO BOOM DI ASSUNZIONI

Se non ho capito male, non è vero che non si fanno più assunzioni. Anzi, pare che ce ne siano state un bel po’. È così oppure ho scambiato lucciole per lanterne? Certo che se fosse così, resterebbero da spiegare i tanti allarmi lanciati in questi mesi, con l’Italia del lavoro descritta sull’orlo del precipizio.
Corrado Bruni - Per e-mail da Roma

Tra gennaio e maggio di quest’anno le nuove assunzioni sono state 3.381.000 con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo del 2021. I contratti più numerosi sono stati quelli a tempo determinato (+62%) e quelli stagionali (+60%): Bene anche le altre tipologie come il tempo indeterminato (+40%) e l’apprendistato (+35%).
Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato sono state 306.000 (+71%) mentre 51.000 (+12%) sono stati i contratti di apprendistato confermati.
Niente male. Certo, il raffronto con il 2021 non può non tenere presente il fatto che un anno fa si era nel pieno della pandemia e che molte imprese avevano ridotto il personale o avevano sospeso l’attività.
Successivamente l’economia ha ripreso a tirare e i dati appena indicati ribadiscono lo slancio che ha caratterizzato il nostro Paese.
Adesso, però, quel periodo recentissimo sembra appartenere ad un’altra era. Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (nella notte tra il 23 e il 24 febbraio) e il braccio di ferro che si è aperto tra Mosca e gran parte dell’Occidente, c’è da rifare tutti i conti. Tra l’altro, l’aumento vertiginoso del prezzo del gas ha fortemente rallentato i ritmi di crescita tanto che si prevede un autunno pieno di difficoltà.

3) SONO IN CASSA INTEGRAZIONE MA L’ASSEGNO TARDA: CHE FARE?

Insieme ad altri colleghi sono stato posto in cassa integrazione: l’azienda è in difficoltà e ha deciso di fare ricorso alle norme legate all’emergenza Covid-19. Poi – così ci è stato detto – tutto dovrebbe tornare nella normalità.
È passato un po’ di tempo e ancora non ho ricevuto l’assegno. L’ufficio del personale assicura che tutte le procedure sono state effettuate regolarmente. Fatto sta che il ritardo del versamento comincia a crearmi serie difficoltà…
Gianni F. - Per e-mail da Latina

L’Inps avverte che i trattamenti di cassa integrazione (ordinaria e in deroga), di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale previsti per fronteggiare la pandemia sono erogati su domanda del datore di lavoro o degli intermediari delegati.
Per consentire agli interessati di controllare lo stato della pratica, dall’arrivo della richiesta fino al pagamento, è a disposizione una nuova sezione “integrazioni salariali” che si attiva cliccando qui. Qui si può verificare: la tipologia della prestazione, il protocollo della domanda presentata dal datore di lavoro, la data di ricezione, l’esito, lo stato e la data del pagamento.

4) CIRCONDATI DA TROPPI I RAGGIRI: COME COMBATTERLI

C'entra poco con il lavoro ma la mia domanda c'entra molto con i diritti dei cittadini che non di rado vengono messi a dura prova. Per esempio, quando ti fanno firmare contratti che contengono clausole sfavorevoli o ti ritrovi abbonato a qualcosa senza saperne nulla, magari solo per avere parlato al telefono con un interlocutore sconosciuto.
Sono sistemi che non si possono più tollerare. Eppure continuano ad essere in tanti coloro che inciampano in episodi di questo tipo. Come ci si può difendere?
Rita Simone - Per e-mail da Roma

I raggiri, purtroppo, sono all'ordine del giorno. E, secondo i dati pubblicati da polizia e carabinieri, sono soprattutto i più anziani le vittime preferite. Ma ci sono sistemi più sofisticati che tirano in ballo contratti poco chiari e promesse che poi non corrispondono ai fatti. In questi casi, dietro ci sono strutture con tanto di nome e cognome nei confronti delle quali è possibile agire anche in sede legale.
Qui siamo nel campo dei diritti dei consumatori dove negli ultimi anni, specie su impulso dell'ordinamento comunitario, sono stati fatti dei notevoli passi in avanti con l'obbligo – rivolto a imprese e professionisti – di rispettare gli strumenti fissati a tutela e garanzia dei cittadini. In quest'ambito rientra anche la disciplina delle norme cosiddette vessatorie, cioè quelle condizioni particolarmente sfavorevoli presenti nei modelli contrattuali predisposti dalle aziende (articoli 33-37 del Codice del Consumo).
Il Codice, infatti, stabilisce la "vessatorietà" nel momento in cui quelle clausole "determinano a carico del consumatore in significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto". In sostanza, quella scrittura deve considerarsi nulla nonostante sia stata frutto di reale trattativa, in quanto oggettivamente o effettivamente dannosa per il consumatore.
Detto questo, la raccomandazione è di stare sempre con gli occhi bene aperti e di denunciare subito le eventuali irregolarità. In questo senso ci si può rivolgere anche alle associazioni dei consumatori.

5) MESI DI MOBBING IN UFFICIO PERÒ IL DATORE DI LAVORO NEGA

Dopo alcuni mesi d’inferno trascorsi in ufficio, ho deciso di aprire una vertenza per mobbing. Ne ho parlato direttamente anche con il responsabile della società presso la quale lavoro il quale, cadendo dalle nuvole, mi ha detto: “Qui siete in molti e non posso sapere vita, morte e miracoli di ciascuno”. Quindi ha aggiunto che, comunque, avrebbe chiamato il capo del mio reparto per capire meglio la situazione.
L’incontro c’è stato ma non è successo niente. Il mio caso è finito anche sul tavolo del nostro rappresentante sindacale che ha invitato chi di dovere (cioè il responsabile dell’azienda, il quale – quindi – mi ha mentito quando ha detto di non sapere) ad intervenire.
Ho l’impressione che ci si voglia trincerare dietro a “quell’io non sapevo” per evitare grane. Questo mi sta facendo venire dei dubbi: non è che con questi presupposti la mia vertenza si può considerare già persa?
M. S. - Per telefono da Frosinone

È vero che le vicende di mobbing, per lunghi anni, non hanno avuto vita facile nelle aule dei tribunali. Il fenomeno era controverso, non ancora scientificamente e ampiamente conosciuto e il lavoratore difficilmente riusciva a farsi riconoscere i diritti violati.
Ma le cose nel frattempo sono cambiate, tant’è che la Cassazione ha fatto chiarezza proprio su alcune questioni controverse, in particolare sul ruolo/funzione del datore di lavoro.
I giudici hanno infatti stabilito che ha “natura contrattuale la responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza” che gli impone – appunto – l’adozione di misure di sicurezza e prevenzione che, secondo la particolarità dell’impiego, l’esperienza e la tecnica, “sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Il datore di lavoro è altresì “responsabile dei danni subiti dal proprio dipendente… anche quando ometta di controllare e vigilare che di tali misure sia stato fatto effettivamente uso”. Unica eccezione, allorché “il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità e dell’assoluta imprevedibilità”.
Alla luce di tutto questo, le preoccupazioni di M. S. sembrano quindi infondate.

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1) L’acqua che manca e la rete colabrodo: ma di chi è la colpa? 2) Quanto guadagnano gli steward negli stadi 3) Addio alle mascherine e il Covid è tornato a colpire 4) La Germania, il lavoro e quei giovani apprendisti 5) Come si può riscattare la laurea e quanto costa? 6) Se vale la pena ricorrere al franchising

1) L’ACQUA CHE MANCA E LA RETE COLABRODO: MA DI CHI È LA COLPA?

L’allarme siccità ha riaperto drammaticamente il capitolo dello spreco d’acqua. E si è riscoperto che l’Italia è un colabrodo. Ma perché non si interviene mai per tempo? Continuiamo ad essere il Paese delle promesse che poi restano sulla carta nella speranza che la fortuna…
L’Unione europea ci sta dando un bel po’ di soldi ma se lassù qualcuno apre gli occhi su come li adoperiamo potrebbero chiuderci i rubinetti. Non è possibile trascinarci dietro sempre gli stessi problemi senza risolverne nessuno.
L’acqua è un bene primario e lo vediamo dalla crisi in cui siamo precipitati. Lo Stato ha già sborsato milioni di euro per soccorrere l’industria, gli agricoltori e gli allevatori.
Che rabbia: non era meglio spenderli per aggiustare la rete idrica e approntare bacini per raccogliere l’acqua piovana?
Cesare Rivolta - Per telefono da Roma

La siccità che ha colpito l’Italia è da record e chi se ne intende dice che dovremo abituarci. Abbiamo l’Africa a due passi e i grandi del mondo, che non vogliono correre ai ripari (anche se a parole sostengono il contrario), stanno facendo di tutto per aggravare la situazione.
Siamo in cammino verso il burrone. Quale pianeta lasceremo ai nostri figli?
Marta Chiarugi - Per e-mail da Firenze

Appena un paio di anni fa, l’Istat segnalava che la rete idrica disperdeva il 42% dell’acqua pari a 156 litri al giorno per abitante. Alla fine di giugno, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, definendo l’emergenza la “più grave degli ultimi 70 anni”, ha ribadito la cattiva manutenzione dei bacini e della rete affidata ai concessionari con una perdita di acqua superiore al 30% (negli altri Paesi dell’Ue è tra il 5 e il 6%).
Si potrebbe dire che in 2 anni siamo passati da una dispersione del 42% al 30%, quindi un miglioramento c’è stato. In realtà, siamo comunque nel mezzo di una inefficienza clamorosa. Di chi è la responsabilità? Di chi non ha mai deciso investimenti per sistemare le infrastrutture molte delle quali hanno più di 40-50 anni di età: vale a dire gli Enti pubblici e privati che le hanno in gestione.
Adesso, il governo, come primo intervento, ha stanziato 10,9 milioni di euro per l’Emilia Romagna, 9 per la Lombardia, 7,6 per il Piemonte, 4,8 per il Veneto e 4,2 per il Friuli Venezia Giulia. In lista di attesa Lazio, Liguria, Toscana e Umbria.
Ha ragione Cesare Rivolta: sarebbe stato meglio impiegarli per ridurre le dispersioni.

2) QUANTO GUADAGNANO GLI STEWARD NEGLI STADI

Ho letto qualche giorno fa sulla vostra home page della ricerca di steward da parte di squadre che partecipano al campionato di calcio di serie A. Ho inviato il mio curriculum e ho pure effettuato un colloquio. Mi hanno detto che mi avrebbero chiamato in caso di necessità.
Il campionato comincerà tra breve ma ancora nessuno si è fatto vivo. Resto in fiduciosa attesa. Quello che vorrei sapere è quanto si può guadagnare e qual è il contratto di riferimento (se ce n’è uno)?
Roberto Visetti - Per telefono da Roma

Le società che operano nel calcio possono retribuire gli steward ricorrendo alle norme che regolano i rapporti di lavoro occasionale. La regolarizzazione passa attraverso l’apposita piattaforma informatica predisposta dall’Inps per questo tipo di prestazione.
In sostanza, chi è chiamato a svolgere l’attività di steward deve registrarsi sulla piattaforma “Prestazioni occasionali” (https://www.inps.it/news/steward-prestazioni-occasionali-negli-stadi-di-calcio) mentre le società, prima dello svolgimento della prestazione lavorativa, devono effettuare il versamento della provvista destinata a finanziare il compenso e i contributi previdenziali.
Il lavoro occasionale riguarda: 1) i giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado; 2) i disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo del 14 settembre 2015, numero 150; 3) i titolari di pensione di vecchiaia o invalidità; 4) i precettori di prestazioni integrative del salario, come il reddito di inclusione, o altre prestazioni di sostegno al reddito.
Finora la gestione degli steward è andata avanti spesso in maniera piuttosto disinvolta e con retribuzioni tra i 25 e gli 80 euro a partita.

3) ADDIO ALLE MASCHERINE E IL COVID È TORNATO A COLPIRE

Nel numero scorso, in questa stessa rubrica, è comparso un messaggio firmato da Nadine Colella nel quale si denunciava il fatto che più nessuno indossava le mascherine Ffp2. Da allora sono passati pochi giorni e la diffusione della variante Omicron ha subito una forte accelerazione.
Non riesco a capire perché ci si rifiuta di proteggersi. Eppure nelle farmacie sono tornate a formarsi le code per fare i tamponi e negli ospedali i ricoveri sono in forte aumento il che provoca scompensi ovunque.
Perché è stato dato il liberi tutti?
Marco T. - Per e-mail da Roma

In verità, il liberi tutti non è mai stato dato ma è vero che il superamento delle misure restrittive con il solo avvertimento di “fare attenzione” è sembrato ai più la fine del Covid. Tant’è che ormai ovunque sono rarissimi coloro che ancora indossano le Ffp2.
Le prossime settimane ci diranno se si è stati troppo disinvolti contando sul senso di responsabilità degli italiani. Tra l’altro, nei luoghi di lavoro gli assenti perché contagiati stanno creando crescenti problemi di operatività.

4) LA GERMANIA, IL LAVORO E I QUEI GIOVANI APPRENDISTI

Questo imverno sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

È vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dagli ultimi cancellieri. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

5) COME SI PUÒ RISCATTARE LA LAUREA E QUANTO COSTA?

La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.
Marco Gasperini - Per telefono da Roma

Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.

6) SE VALE LA PENA RICORRERE AL FRANCHISING

Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchising che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Tuttavia i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?
Loris Annichiarico - Per telefono da Roma

Nelle grandi città sono molti i negozi costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo ci sono senz’altro la pandemia, la guerra in Ucraina e la conseguente crisi dei consumi, ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.

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1) I “malati” guariti dell’Ama e l’urgenza di nuove assunzioni. 2) Il Covid non fa più paura: eppure è ancora in mezzo a noi. 3) Con lo smart working possibili gli straordinari? 4) Infortunio sul lavoro: chi risarcisce e in che misura? 5) Lavori d’estate e sfruttamento: ecco la mia testimonianza. 6) Si può cambiare l’orario di lavoro? Certo, ma va concordato. 7) I semafori di Roma coperti dai rami e l’incrocio di viale XXI Aprile.

1) I “MALATI” GUARITI DELL’AMA E L’URGENZA DI NUOVE ASSUNZIONI

Non ce l’ho con chi lavora in Ama ma sono rimasto sconcertato da quei 200 dipendenti malati che sono tornati subito al lavoro non appena è stata annunciata l’arrivo di una visita fiscale. Può darsi che tutto sia regolare ma non sarebbe male se si provasse a vederci chiaro. Insomma, qualcuno si è preso la briga di verificare i certificati medici inviati per stare a casa? E non sarebbe il caso di capire meglio il perché dell’alto tasso di assenteismo, tra i più alti delle municipalizzate che operano nel settore?
Alla fine della giostra l’azienda dovrà presentarsi con un volto diverso. Per rispetto nei confronti dei molti che lavorano con diligenza e di noi contribuenti che paghiamo le tasse più care d’Italia.
Martino Gori - Per e-mail da Roma

All’Ama hanno bisogno di personale e sarebbe sbagliato non aumentare gli organici per la vicenda dei malati tornati immediatamente in salute. Roma deve essere ripulita e ci vuole gente in strada. Voglio augurarmi che le prossime assunzioni vengano fatte al di fuori delle clientele.
Luisa Manni Per e-mail da Roma

Di messaggi sulla vicenda dell’Ama ne sono arrivate parecchie ma queste due le sintetizzano tutte. La municipalizzata ha deciso di procedere e nuove visite di idoneità e siamo curiosi di leggerne presto i risultati. Non c’è dubbio che ci sia da rimettere in sesto le cose se è vero, come è vero, che su 7.126 dipendenti gli inabili sono circa 1.500.
I 200 tornati al lavoro non riprenderanno l’attività in strada: prenderanno posto nelle portinerie e nelle rimesse liberando con ciò altrettanti addetti per il controllo dei cassonetti e la verifica della raccolta e smaltimento dei sacchetti.
Ma, come ha scritto Luisa Manni, c’è urgenza di rinforzi. La società si sta muovendo con assunzioni immediate (ne ha parlato “Lavoro Facile” nello scorso numero e nella home page del sito) e nella preparazione di un concorso per 1.500 figure professionali.

2) IL COVID NON FA PIÙ PAURA: EPPURE È ANCORA IN MEZZO A NOI

Le mascherine stanno per finire definitivamente nel cassetto ma il Covid non ha smesso di circolare. Secondo il bollettino che viene pubblicato ogni giorno si arriva anche a 80-90.000 casi e i morti a volte superano il numero di 50.
Niente a che vedere con le cifre drammatiche di qualche mese fa, ma un po’ di attenzione andrebbe comunque osservata. Eppure non è così. Anche nei luoghi più affollati, come supermercati e negozi, nessuno (o quasi) si preoccupa di coprirsi naso e bocca e di mantenere un minimo di distanza di sicurezza, Per non parlare degli eventi sportivi.
Non vorrei che a settembre…
Nadine Colella - Per telefono da Roma

Gli esperti invitano a non abbassare del tutto la guardia e a mantenere un minimo di prudenza. Che, a ben vedere, costa assai poco. Come la scorsa estate, la circolazione del virus è destinata a diminuire ma non a scomparire. E c’è chi sostiene che dovremo abitarci a convivere con Omicron o con altre varianti.
Quindi, mantenere il famoso metro di distanza, indossare la mascherina in presenza di affollamenti e lavarsi spesso le mani sono regole che sarebbe bene continuare a rispettare.

3) CON LO SMART WORKING POSSIBILI GLI STRAORDINARI?

A chi lavora in modalità smart working possono essere riconosciuti gli straordinari? Ho un piccolo contenzioso aperto con la mia azienda e vorrei saperne di più.
S. V. - Per e-mail da Roma

Il 31 marzo scorso è calato il sipario sullo stato di emergenza nazionale introdotto per contrastare la diffusione della pandemia e, di conseguenza, sono cadute molte delle norme riguardanti anche il mondo del lavoro. Come, per, esempio, lo smart working che dal 1° aprile ogni azienda deve trovare un’intesa con ogni singolo dipendente allo scopo di precisarne le modalità.
In tantissimi casi si è preferito chiudere la parentesi del lavoro agile, ma in altri le parti si sono accordate per andare avanti. Per quanto riguarda gli straordinari non tutto è chiaro. Così, se prima, la circolare 2/2020 stabiliva che “gli straordinari sono difficilmente compatibili” e un protocollo del 7 dicembre 2021 ribadiva che di norma “non possono essere previste e autorizzate prestazioni di lavoro straordinario”, è pur vero che In presenza di particolari necessità l’impresa e il lavoratore possono trovare una soluzione e il relativo corrispettivo. Ma – appunto – non ci sono regole alle quali fare riferimento.

4) INFORTUNIO SUL LAVORO: CHI RISARCISCE E IN CHE MISURA?

Due mesi fa ho subito un brutto infortunio mentre lavoravo ad una macchina dentatrice che è partita inaspettatamente (i carabinieri hanno successivamente accertato che il micro non funzionava e che, quindi, non c’erano misure di sicurezza).
Dopo tre interventi chirurgici, ho perso il pollice della mano destra. Ho subito anche una quarta operazione di innesto della pelle per coprire la ferita abbastanza grande. Altre lesioni alla mano destra sono tuttora presenti.
L’infortunio è stato regolarmente denunciato. A questo punto che cosa devo aspettarmi dall’Inail? Posso chiedere alla ditta il risarcimento dei danni? Insomma, come mi devo comportare?
Giordano - Domanda inviata a My Job

L’infortunio patito, oltre a determinare l’apertura di un sinistro Inail, avrà sicuramente comportato – alla luce di quanto descritto – anche l’apertura di un procedimento penale a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza dell’azienda.
Le due questioni sono del tutto autonome: da una parte il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno biologico subito (se almeno pari al 6% di invalidità permanente) oltre alle indennità temporanee di inabilità – parziale e assoluta – al lavoro, dall’altra al risarcimento del danno per la condotta colposa del datore (se la stessa sarà accertata dal Giudice).
Quanto al risarcimento da parte dell’Inail, il lavoratore dovrà essere sottoposto a visita medico-legale per l’accertamento del danno subito. Comunque, il lavoratore farà bene a farsi assistere da un legale di fiducia per la tutela dei suoi diritti.

5) LAVORI D’ESTATE E SFRUTTAMENTO: ECCO LA MIA TESTIMONIANZA

Sono una studentessa e all’inizio di aprile ho risposto alla ricerca di personale di un ristorante situato in un quartiere elegante della mia città. Avevano bisogno di cameriere e camerieri per coprire i turni pranzo/cena. Il colloquio è andato bene anche se sulla busta paga sono rimasti nel vago assicurandomi però che non ci sarebbero stati problemi.
Invece, subito ci sono state delle novità: spesso mi hanno chiesto di prolungare l’orario e, al termine, di dare una mano nella pulizia di sala e cucina. Non se n’era mai parlato ma okay… La grande sorpresa c’è stata il giorno dello stipendio: nessun contratto e retribuzione di 4,50 euro l’ora.
Alla mia richiesta di spiegazioni mi hanno risposto che o così oppure quella era la porta. Me ne sono andata e sono tuttora arrabbiata per essere stata presa in giro. Mi sono rivolta anche ad un avvocato.
Tutto questo per dire che ci sono tanti imprenditori onesti ma ce ne sono non pochi che si approfittando dei giovani e di chi, avendo necessità di lavorare, magari preferisce piegare la testa.
Marina R. - Per e-mail da Roma

Soprattutto d’estate le attività stagionali si moltiplicano e aumenta anche l’offerta di lavoro in nero, in particolare da parte di piccole aziende. Lo scorso anno il quotidiano di Torino “La Stampa” ha pubblicato numerose testimonianze di sfruttamento e di abusi: dalla Riviera Romagnola al Veneto, da Bologna a Roma.
Sempre la stessa storia: pochi euro al mese, di contributi nemmeno l’ombra, nessuna garanzia. E persino tentativi di violenza.
Il consiglio è di denunciare questi comportamenti alle autorità competenti e, in caso di irregolarità prolungate sul piano salariale, avviare un’azione legale per ottenere il dovuto. È un invito che viene pure dagli imprenditori onesti, anche loro danneggiati da chi ricorre a pratiche illegali.

6) SI PUÒ CAMBIARE L’ORARIO DI LAVORO? CERTO, MA VA CONCORDATO

Da qualche tempo la direzione dell’ufficio presso il quale lavoro da un paio d’anni mi ha cambiato gli orari, spesso spezzandomeli tra mattina e pomeriggio. All’inizio ho pensato a circostanze contingenti. Siccome la cosa si prolunga, e ne sta andando di mezzo la mia vita familiare, come devo comportarmi?
R. S. - Per telefono da Roma

La bussola di riferimento è sempre il contratto di lavoro, dove sono indicati i diritti e i doveri delle due parti contraenti, cioè l’azienda e il dipendente.
Tutto, naturalmente, può essere modificato ma occorre rinegoziare il rapporto e, soprattutto, è necessario che ci sia l’accordo dell’interessato. Questo perché, per improcrastinabili ragioni, che comunque devono essere sempre motivate, il ciclo produttivo può cambiare e di conseguenza l’ufficio del personale non può non adeguare i turni alle nuove necessità.
Niente di male. Solo che non si può procedere d’imperio. Altrimenti ci sono le basi per avviare una vertenza davanti al Giudice.

7) I SEMAFORI DI ROMA COPERTI DAI RAMI E L’INCROCIO DI VIALE XXI APRILE

Voglio aggiungere anche la mia voce a quella dei tanti cittadini di Roma che scrivono ai giornali per denunciare i rischi che si corrono in tanti incroci dove i semafori sono coperti dai rami degli alberi. Per ragioni di lavoro percorro ogni giorno viale XXI Aprile scendendo da via Nomentana. Il primo incrocio, poco prima del largo con il monumento in ricordo dei finanzieri caduti in guerra, è ormai una sfida alla buona sorte: l’impianto semaforico è completamente nascosto dalle foglie e solo chi si è ormai abituato alla circostanza rallenta e… spera in Dio.
Lì c’è anche un ristorante molto noto e il traffico a tutte le ore del giorno e della notte è intenso. Che cosa si aspetta a intervenire? Che ci scappi il morto?
Maurizio Grosso - Per telefono da Roma

Le segnalazioni non fanno mai male soprattutto se ci fosse qualcuno in Campidoglio disposto a prenderne nota e a darsi da fare. A volte succede, molto più spesso non succede. Per questo e per tanto altro si fa sempre più fatica a ricordare come Roma sia la Capitale d’Italia. La palla passata da Virginia Raggi al nuovo sindaco Roberto Gualtieri è davvero pesante.
Tuttavia, il semaforo in questione è stato liberato dalle fronte che lo coprivano.

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1) Scuola, formazione, lavoro: per i giovani è più dura. 2) Gli ospedali di Roma e le tante assunzioni da fare. 3) Mi domando e vi domando: i navigator sono stati utili? 4) Come si calcola la busta paga di chi lavora part time. 5) Cos’è il rimborso a pie’ di lista e quando si può richiedere? 6) D’accordo, la pubblicità è l’anima del commercio. Però…

1) SCUOLA, FORMAZIONE, LAVORO: PER I GIOVANI È PIÙ DURA

Se la formazione non riesce a preparare i giovani per le attività che più servono al mondo della produzione, se tanti giovani nemmeno si presentano a selezioni pure importanti, se altri giovani non riescono a comprendere il significato di un testo scritto, allora siamo un Paese destinato ai margini.
Forse sarò troppo pessimista, ma scavalcata la fase più dura della pandemia Covid, adesso sostituita dalla guerra in Ucraina, vedo un futuro dipinto a tinte fosche. Porca miseria… ci fosse una cosa, almeno una, che vada per il verso giusto.
Carlo Giusti - Per e-mail da Roma

All’inizio dell’anno, un sondaggio condotto da Demos sulle attese degli italiani, ha messo in evidenza un pessimismo “forte e diffuso”, più forte e diffuso rispetto allo scorso anno quando metà degli italiani sperava che il peggio fosse passato.
È vero che la ricerca è stata effettuata quando il contagio sembrava in risalita, ma il trend era quanto mai esplicito con gli ottimisti scesi dal 48% al 31%. Tra l’altro, tra i pessimisti la percentuale più alta era formata da giovani con meno di 30 anni per i quali cambiare la vita in meglio “è quasi impossibile”.
A distanza di 5 mesi la situazione è rimasta più o meno la stessa, ma con un leggero incremento di chi la vede proprio nera.
Poi, pochi giorni fa, Save the Children – una delle più grandi organizzazioni non governative che si occupa di garantire un futuro alle bambine e ai bambini – nel corso di un convegno dedicato all’infanzia e all’adolescenza – ha messo sul tavolo numeri persino incredibili: il 51% dei ragazzi di 15 anni non riesce a comprendere il significato di un testo scritto e “i più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al Sud e quelle con background migratorio”.
Claudio Tesauro, presidente dell’associazione, nel commentare i dati, ha dichiarato che “la dispersione scolastica è una crudele ingiustizia generazionale” e che “più di 2 milioni di giovani, ovvero un giovane su cinque fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro. In sei regioni, il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania e Calabria per due giovani occupati ce ne sono altri tre fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio”.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi ha affermato che le “crisi si ripercuotono duramente sui giovani”. E non solo, si può aggiungere, perché siamo di fronte ad un dramma che riguarda sì il sistema dell’istruzione e lo sviluppo economico ma anche, a ben guardare, la tenuta democratica del Paese.

2) GLI OSPEDALI DI ROMA E LE TANTE ASSUNZIONI DA FARE

Che la Regione Lazio si dia una mossa e risolva il problema degli ospedali e dei pronto soccorso. È uno scandalo quello che è successo – e succede – all’Umberto I, al Pertini, al S. Camillo…
Persino ai tempi del Covid non si sono viste scene simili. E se provi a prenotare una visita specialistica te la assegnano anche dopo più di un anno. Un’indecenza. Di mezzo c’è la vita delle persone.
Caro presidente Nicola Zingaretti, mettiti una mano sulla coscienza e assumi il personale di cui c’è urgente bisogno.
Matilda N. - Per e-mail da Roma

Mancano posti letto, mancano medici, mancano infermieri, per il servizio delle ambulanze si sono stretti accordi con società private che – così è stato scritto – costano un sacco di soldi e alla fine dei contratti si rischia di restare senza nulla a disposizione.
La Sanità del Lazio è stata commissariata per 12 anni, tanto ci è voluto per riparare i danni provocati da gestioni dissennate. Nel luglio 2020 l’emergenza è finita e – come disse allora il presidente Zingaretti nel presentare il piano ”Ripartire veloci “ – sarebbe dovuta cominciare una “nuova era”.
Il Covid ha imposto misure diverse da quelle previste prima della pandemia e il sistema, tutto sommato, ha retto. Ma ora si tratta di tornare alla normalità. Se mancano infermieri e medici questi vanno assunti. E alla guida delle strutture vanno poste persone che sanno davvero dove mettere mano e che sanno come sfruttare al meglio le risorse economiche.
A volte, nonostante l’impegno, non è così. Anche se sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio.

3) MI DOMANDO E VI DOMANDO: I NAVIGATOR SONO STATI UTILI?

Che fine hanno fatto i navigator? Metto il punto interrogativo ma la risposta la conosco perché rimarranno al lavoro per altri 5 mesi, poi si vedrà.
Quello che in verità mi chiedo, e che vorrei sapere, è se sono stati, e saranno utili, a quanti sono alla ricerca di un lavoro. Ho molti dubbi.
Michele Grimaldi - Per e-mail da Roma

L’accordo trovato alla metà di maggio ha rinnovato il contratto dei 1.790 navigator scaduto il 30 aprile. Ha una durata minima di 2 mesi fino a un massimo di 5 dopo una specifica richiesta delle Regioni al ministero del Lavoro che deve approvarla. La richiesta dovrà pervenire entro il 23 giugno.
Tra le novità introdotte c’è l’ampliamento delle attività: non più esclusivamente assistenza a chi beneficia del reddito di cittadinanza ma collaborazione con le iniziative legate al programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol).
Una volta terminato il periodo, il contratto non potrà più essere rinnovato. Però i navigator potranno partecipare all’assunzione degli 11.600 dipendenti destinati a rafforzare il personale dei Centri per l’impiego. Ma dovranno iscriversi ai nastri di partenza dei concorsi che in proposito stanno per essere banditi (alcune Regioni si sono già portate avanti): avranno una corsia preferenziale grazie a un punteggio aggiuntivo.
Non mancherà occasione per dare un giudizio “storico” sul loro ruolo e sui risultati ottenuti. Che, comunque, sono stati piuttosto scarsi rispetto alle attese e ai costi sostenuti. Per responsabilità di chi? Ci torneremo sopra.

4) COME SI CALCOLA LA BUSTA PAGA DI CHI LAVORA PART TIME

Lavoro part time, con regolare contratto, come segretaria presso uno studio legale. Come posso verificare se la retribuzione che mi viene data è conforme a quanto mi spetta?
R. P. - Per telefono da Monterotondo

Il lavoratore part time deve ricevere un trattamento economico proporzionato alle ore di lavoro prestate, comunque non meno favorevole rispetto a quello del dipendente di pari qualifica.
Tale riposizionamento deve tenere conto di tutte le singole voci che formano la retribuzione diretta, indiretta, differita (che è quella parte della retribuzione che si matura gradualmente e si percepisce in un momento successivo a quello in cui si svolge il lavoro: per esempio, il trattamento di fine rapporto o Tfr). Con un’unica eccezione: gli assegni familiari.
Gli scatti di anzianità, invece, maturano anche per il part-time con le stesse cadenze previste per le prestazioni a tempo pieno. Quindi, anche il trattamento economico degli scatti è calcolato sulla base dello specifico orario di lavoro.

5) COS’È IL RIMBORSO A PIE’ DI LISTA E QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE?

Secondo il contratto di lavoro che cosa s’intende per rimborso analitico, quello che più comunemente viene chiamato rimborso a pie’ di lista?
Maura Sironi - Per fax da Roma

È il trattamento minimo per quanto riguarda le indennità di trasferta, perché se è vero che nessuna norma impone di compensare il maggiore disagio sostenuto quando si effettuano delle trasferte, è però altrettanto vero che i costi che il dipendente sostiene per svolgere l’attività lavorativa in una località diversa da quella abituale sono costi sostenuti nell’interesse del datore di lavoro e quindi devono essere rimborsati. In sostanza, in questi casi si tratta di una reintegrazione patrimoniale.

6) D’ACCORDO, LA PUBBLICITÀ È L’ANIMA DEL COMMERCIO. PERÒ…

Non so se è una mia fisima ma davvero non capisco la pubblicità di alcune case automobilistiche che compare sui più importanti quotidiani e riviste. Bene l’immagine dei vari modelli e degli sconti legati alle eventuali rottamazioni o ad altre iniziative promozionali.
I guai cominciano quando l’occhio scende a guardare le condizioni di pagamento: tutto è scritto in caratteri talmente lillipuziani che ci vuole la lente per decifrarli. Siccome non penso che siano le redazioni a decidere l’impianto delle pagine dal momento che le aziende costruttrici hanno, in proposito, staff di specialisti, mi domando il perché di queste scelte.
Dopo le immagini accattivanti mi piacerebbe conoscere le condizioni di vendita. Però, appunto, o uno ha una vista tipo aquila o c’è poco da fare.
Leggo continuamente le lettere ai quotidiani ma finora non mi è mai capitato di imbattermi in qualche rilievo simile. Ecco perché all’inizio ho parlato di fisima. Una preghiera, comunque, desidero rivolgerla ai creativi delle quattro ruote: per favore, se proprio non è impossibile, pensate anche a chi non si accontenta delle figure e vuole rendersi conto di rate, interessi e quant’altro.
Certo, se si va in una concessionaria tutto diventa chiaro. Ma allora non sarebbe meglio scriverlo piuttosto che costringere l’occhio a fare, spesso e inutilmente, i salti mortali?
Ritanna Costa - Per e-mail da Roma

Molte televisioni private che si possono seguire attraverso il digitale terrestre trasmettono quasi esclusivamente programmi in cui si vende di tutto un po’: dai mobili alle opere d’arte, dai gioielli agli orologi, dai materassi alle camicie, dalle scarpe agli argenti, e così via.
Niente di male, anzi. A volte si possono fare dei buoni affari ma a volte si può andare incontro a piccole trappole commerciali. Per esempio, e proprio a proposito di materassi, si offrono prodotti interessanti a prezzi davvero convenienti e persino con una serie di omaggi.
Credo che non pochi si siano lasciati tentare. Se si chiama il centralino ti fissano un appuntamento con un rappresentante che rapidamente arriva a casa per illustrarti i pregi di ciò che hai visto.
Fin qui tutto secondo le regole. La sorpresa arriva quando il prodotto che avevi visto in tv, e per il quale avevi telefonato, ti viene sconsigliato in favore di un altro il cui costo è decisamente superiore.
A saperlo prima, tutto sarebbe più chiaro e nessuno perderebbe tempo: il cliente pensando di
cogliere una buona occasione, il rappresentante credendo di trovare il terreno fertile per una vendita più remunerativa.
A. S. - Per telefono da Roma

La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio. Però non si deve esagerare e, soprattutto, non promettere fischi per fiaschi.
È vero, le case automobilistiche ricorrono di frequente a messaggi del tipo di quello descritto dalla nostra lettrice. In verità non c’è l’intenzione di nascondere nulla perché se si riescono a decifrare le condizioni quelle poi sono. Però non c’è dubbio che l’uso di un carattere più grande renderebbe più facile la vita ai potenziali acquirenti.
Sulle televendite il dibattito viene da lontano. Tanto che il Decreto legge 21/2014 ha stabilito meglio il diritto al ripensamento (recesso) che può essere esercitato entro 14 giorni a partire dal giorno in cui la merce è stata recapitata alla residenza del consumatore.
Nel caso in cui il consumatore non abbia ricevuto dal venditore l’esistenza del diritto di ripensamento, il tempo a disposizione per rimandare indietro l’acquisto diventa di 1 anno e 14 giorni. A sua volta il venditore dovrà restituire al consumatore che abbia esercitato il ripensamento gli importi già versati entro 14 giorni.
Nello stesso Decreto legge viene considerata come pubblicità ingannevole una televendita il cui messaggio proposto ai telespettatori contenga informazioni non veritiere sulla descrizione degli oggetti e la corrispondenza tra quelli mostrati e quelli effettivamente in vendita.
Su questo versante le associazioni dei consumatori sono particolarmente attrezzate. Chi ritiene di avere subito un raggiro può, quindi, tranquillamente consultarle. Naturalmente con le dovute pezze d’appoggio.

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1) Parole chiare sul lavoro: in giro vedo troppa confusione. 2) Dico sì al termovalorizzatore: Roma ha bisogno di fatti. 3) Spariti i furbi e furbetti del reddito di cittadinanza? 4) I poveri sempre più poveri: chi può fermi questa spirale. 5) Il dipendente malato e le troppe visite di controllo. 6) Via il portiere del condominio? Ok se si rispettano le norme. 7) “Coperti” dall’Inail gli incidenti mentre ci si reca al lavoro?

1) PAROLE CHIARE SUL LAVORO: IN GIRO VEDO TROPPA CONFUSIONE

A proposito di Ucraina, leggo interviste e ascolto dichiarazioni in cui si auspica la fine della guerra e la pace tra Kiev e Mosca. E ci mancherebbe altro. Però quasi mai nessuno dice come. Cioè: dove Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky potrebbero trovare un punto d’intesa?
Lo stesso mi viene in mente quando sento parlare di lavoro. “Ce ne vuole di più”. “I contratti devono essere a tempo indeterminato”. “Stipendi più alti”. Benissimo. Ma anche qui solo pochi si sbilanciano a dire come. Questo per sottolineare che a parole si può dire tutto e il contrario di tutto. Però poi, per correttezza, si dovrebbe andare oltre: come creare più posti di lavoro, come aumentare le buste paga, e così via.
Altrimenti, non si fa che aumentare lo scetticismo e poi la delusione. Chi è alla ricerca di un impiego non merita di essere preso in giro.
Lucia R. - Per e-mail da Roma

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat, da marzo dello scorso anno a marzo di quest’anno sono stati creati 800.000 nuovi posti di lavoro (+3,6%) e il tasso di occupazione è risalito al 59,9% (+2,8%). Metà dei contratti sono a termine (complessivamente mai così tanti dal 1977), ma quelli a tempo indeterminato sono cresciuti di più rispetto al mese precedente. Anche per le donne le cifre sono incoraggianti mentre tra i giovani di 15-24 anni si è registrato un -0,2%.
L’Istituto di statistica ha messo in rilievo che “prosegue la crescita dell’occupazione e il numero degli occupati è tornato a superare quota 23 milioni”. Per Nomisma ci sono “segnali di speranza”.
Diverso il parere della Cgil secondo cui “la ripresa dell’occupazione si fonda essenzialmente sull’esplosione dei contratti a termine, segno che non sono più uno strumento per affrontare esigenze temporanee e limitate ma sono una caratteristica strutturale”. Più o meno sulla stessa linea anche la Cisl.
Questo per sottolineare come sia diversa, e non di poco, l’interpretazione di ciò che è accaduto negli ultimi mesi nel mondo del lavoro. Ma la vera prova della verità comincia adesso perché le ricadute negative del conflitto in Ucraina – così sostengono molti economisti – ancora non si sono manifestate in pieno.

2) DICO Sì AL TERMOVALORIZZATORE: ROMA HA BISOGNO DI FATTI

Dopo tanto immobilismo, a Roma qualcosa sembra muoversi: la decisione del sindaco Roberto Gualtieri di costruire un termovalorizzatore potrebbe essere un passo avanti nel tentativo di risolvere l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti. Uso il condizionale perché ne abbiamo viste di cotte e di crude e il rischio che tutto possa finire in un vicolo cieco non è da scartare.
Non capisco la posizione di chi è contrario. Finora, dove impianti simili sono già in funzione, non ci sono stati problemi e, comunque, mi pare che ci sia la volontà di discutere in merito alle tecnologie da utilizzare e alle opportune garanzie da dare ai cittadini.
A volte le convenienze politiche fanno prendere posizioni che guardano più alle urne che al resto. Ci siamo abituati e forse è anche per questo che a votare va sempre meno gente…
Aurelio Sensi - Per telefono da Roma

Di opere pubbliche sballate ne sono state fatte parecchie, con grande spreco di soldi. Stavolta non dovrebbe essere così, almeno sulla base di ciò che si è appreso sulle modalità che si intendono seguire per realizzare il termovalorizzatore.
Al sindaco Gualtieri il governo ha appena dato più poteri proprio per risolvere le criticità relative alla gestione dei rifiuti, anche in vista del Giubileo 2025. Ha ragione il lettore: a Roma qualcosa sembra muoversi.

3) SPARITI I FURBI E FURBETTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA?

Del reddito di cittadinanza non si parla più: chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Io non sono contrario al Rdc, anzi. Ma possibile che ora sia tutto in regola? Fino a poco tempo fa ogni tanto venivano pizzicati furbi e furbetti che si mettevano in tasca il contributo senza averne diritto. Non sono convinto che siano stati tutti scoperti…
Silvio Russo - Per e-mail da Roma

La ricerca dei furbi e furbetti, come dice Silvio Russo, non è svanita nel nulla: tra gennaio e marzo di quest’anno il beneficio è stato revocato per ragioni diverse a 18.369 nuclei familiari mentre altri 144.586 nuclei sono stati dichiarati decaduti dal diritto.
Nel mese di marzo i beneficiari del Rdc sono stati 1.054.375. I precettori più numerosi si trovano nel Sud e nelle Isole, quindi nelle regioni del Centro Italia e, infine, nel Nord.

4) I POVERI SEMPRE PIÙ POVERI: CHI PUÒ FERMI QUESTA SPIRALE

Ogni volta che in Italia vengono pubblicati i dati sull’andamento dei redditi si scopre che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. È ormai così da troppo tempo e mi fa girare le scatole il fatto che nessuno abbia pensato di correre ai ripari.
Il nostro è uno strano Paese. Appena si parla di tassare di più i grandi patrimoni si scatenano commenti del tipo: “Ma siamo matti, in Italia il fisco è già una sanguisuga”. Sono sempre più sconcertato.
Corrado G. - Per telefono da Frosinone

È vero: in Italia le disuguaglianze sociali sono in costante aumento. A farne le spese, tra l’altro, è stata – ed è – la cosiddetta classe media i cui redditi si sono sensibilmente assottigliati.
Se una decina di anni fa i più poveri tra gli italiani potevano contare su un reddito pari al 2,6% del totale, adesso quella percentuale è scesa all’1,8%. Completamente capovolta la situazione della fascia più benestante della popolazione il cui reddito dal 23,8% è salito al 24,4%, più della media europea che è del 23,9%.
E siccome il nostro welfare offre maggiori tutele a chi è già garantito, gli scossoni hanno finito col sospingere ai margini chi invece avrebbe avuto più bisogno di una mano per non affondare.
Il problema è serio. Le misure messe in campo anche recentemente dal governo di Mario Draghi servono a tamponare la crisi. Il vero salvagente sarebbe un serio rilancio dell’occupazione. La guerra in Ucraina ha complicato tutto.

5) IL DIPENDENTE MALATO E LE TROPPE VISITE DI CONTROLLO

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

6) VIA IL PORTIERE DEL CONDOMINIO? OK SE SI RISPETTANO LE NORME

Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto.
È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?
F. B. - Per telefono da Roma

Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiedere i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.
In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.

7) “COPERTI” DALL’INAIL GLI INCIDENTI MENTRE CI SI RECA AL LAVORO?

È vero che se dovesse capitarmi un incidente mentre mi sto recando in ufficio sono “coperto” dall’Inail come se l’evento mi fosse capitato all’interno del luogo di lavoro?
Riccardo Amici - Per e-mail da Latina

L’ipotesi è stata a lungo oggetto di dibattiti e di ricorsi davanti ai giudici. L’Inail, comunque, ha precisato che l’Istituto “tutela i lavoratori nel caso di infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Il cosiddetto infortunio in itinere può verificarsi, inoltre, durante il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure durante il tragitto abituale per la consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. È stata riconosciuta l'indennizzabilità anche per l'infortunio occorso al lavoratore durante la deviazione del tragitto casa-lavoro dovuta all'accompagnamento dei figli a scuola. Qualsiasi modalità di spostamento è ricompresa nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, e così via) a patto che siano verificate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato”.
L’Istituto precisa, inoltre, che “le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro”. Esistono, tuttavia, alcune eccezioni. Ad esempio: 1) interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro; 2) interruzioni/deviazioni necessitate, ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell'adempimento di obblighi penalmente rilevanti (ad esempio prestare soccorso a vittime di incidente stradale); 3) interruzioni/deviazioni necessarie per l'accompagnamento dei figli a scuola; 4) brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.
Sono esclusi dall'indennizzo gli infortuni direttamente causati dall'abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall'uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, nonché dalla mancanza della patente di guida da parte del conducente.

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1) L’Ucraina, l’attacco della Russia e la condanna di Mattarella. 2) Mio figlio che frequenta l’asilo: ho diritto a qualche bonus? 3) Anche a Roma le azende cercano ma non trovano. Possibile? 4) Se lavoro nei festivi quanto mi spetta in busta paga. 5) Chi difende noi consumatori se ti vendono una tv che non va6) I compiti delle guardie di vigilanza: no al controllo dipendenti.

1) L’UCRAINA, L’ATTACCO DELLA RUSSIA E LA CONDANNA DI MATTARELLA

Ci si abitua a tutto e ci si sta abituando anche ai massacri che l’esercito russo sta compiendo in Ucraina. E più la guerra va avanti e più vedo che qui da noi aumentano coloro che non sono disposti a fare sacrifici per mantenere le sanzioni verso Mosca.
C’è poco da dire: se le bombe non esplodono nel giardino di casa nostra gli altri possono pure arrangiarsi. Non è davvero un bello spettacolo.
Caterina Melli - Per e-mail da Roma

Uomini e donne legati e uccisi con un colpo in testa, fosse comuni dove hanno gettato pure bambini, sindaci rapiti e scoparsi, milioni di persone costrette a scappare e a rifugiarsi in altri Paesi, città distrutte.
Non è un film dell’orrore ma è ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. I responsabili dovranno essere chiamati a rispondere di questi crimini. Sono pieno di rabbia ma mi sento impotente…
Vincenzo Rosi - Per e-mail da Roma

Ha ragione chi dice che con la guerra in Ucraina è entrata in crisi la democrazia che come noi in Europa abbiamo conosciuto dopo il secondo conflitto mondiale e la sconfitta del nazi-fascismo.
È incredibile il consenso, per fortuna ancora scarso, che Putin riesce a raccogliere anche in Italia. Forse ci sono stati errori anche da parte della Nato e gli Stati Uniti stanno dall’altra parte dell’Atlantico e a volte non hanno la sensibilità di noi europei.
Ma c’è un Paese – anzi una grande potenza – che ha invaso il vicino facendo strage della popolazione civile. Questo è il punto. Chi ci gira intorno commette un grave errore.
Giorgio M. - Per e-mail da Roma

Sì, però la Nato. Sì, però gli Usa. Sì, però Zelensky. Sì, però le provocazioni. Sì, però… I dibattiti in televisione non li guardo più perché per fare audience si invitano personaggi che, nel nome del libero confronto, sostengono l’insostenibile.
Ora democrazia e censura non vanno d’accordo e quindi non si possono imbavagliare le opinioni. Ma di fronte a tante balle pronunciate a pieno volume i conduttori dovrebbero provare a ristabilire un minimo di verità.
Cinzia Fedeli - Per e-mail da Roma

A me Putin non piace ma nemmeno Biden mi convince. Gli Stati Uniti hanno tutto da guadagnare se il conflitto in Ucraina va per le lunghe: possono venderci il gas a prezzi maggiorati, possono sperare che la Russia entri in crisi, possono frenare lo sviluppo di un’Europa più unità e più autonoma e, di conseguenza, rilanciare la loro economia.
Insomma, a chi servono i morti in Ucraina? È una domanda da non trascurare.
Mario L. - Per e-mail da Napoli

Si può non essere d’accordo con chi manifesta per la pace? Ma il vero problema è come avviare una seria trattativa. Putin non si fermerà finché non avrà raggiunto gli obiettivi per i quali ha scatenato l’invasione dell’Ucraina. Gridare “pace” è giusto ma è un grido che Mosca non sente.
Luca Bonelli - Per e-mail da Roma

Pochi giorni fa, nella giornata inaugurale di Procida come capitale della cultura 2022, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che “l’aggressione compiuta contro l’Ucraina, contro la libertà e la stessa vita dei suoi cittadini costituisce una ferita che colpisce la coscienza di ciascuno e la responsabilità degli Stati… È in gioco il destino dell’Europa che si trova a un bivio tra una regressione della sua storia e la sua capacità di sopravvivere ai mali del proprio passato e di superarli definitivamente”.
E qualche giorno prima: “Il bersaglio della guerra non è soltanto la pretesa di sottomettere un Paese indipendente qual è l’Ucraina. L’attacco colpisce le fondamenta della democrazia, rigenerata dalla lotta al nazifascismo… La democrazia europea è stata garante di pace. Motore di dialogo, di sviluppo e di affermazione dei valori di giustizia e coesione sociale. Ha saputo dare all’unità del Continente – seppure con i suoi limiti – ordinamenti plurali e condivisi e oggi questa unità si esprime al fianco del popolo aggredito, chiedendo che tacciano le armi, che si ritirino le forze di invasione, che venga affermato il diritto del popolo ucraino di vivere in pace e in libertà”.

2) MIO FIGLIO CHE FREQUENTA L’ASILO: HO DIRITTO A QUALCHE BONUS?

Ho un figlio che ha compito da poco i 5 anni e frequenta un asilo nido. So che potrei richiedere un contributo ma vorrei saperne di più.
Marta Cremonini - Per telefono da Roma

Sono previsti bonus per i figli nati dal 1° gennaio 2016 per un importo massimo di 3.000 euro. La domanda va presentata esclusivamente online all’Inps entro il 31 dicembre. Oppure attraverso gl enti di patronato (per esempio i Caf). L’importo è determinato in relazione all’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, cioè il parametro che serve a valutare lo stato entrate/uscite di una famiglia).
In breve, per un Isee fino a 25.000 euro il contributo massimo erogabile è di 3.000 euro. Per un Isee fino a 40.000 euro il contributo massimo erogabile è di 2.500 euro. Per un Isee oltre i 40.0001 il contributo massimo erogabile è di 1.500 euro.
Nella domanda si deve allegare una documentazione i cui dettagli si possono trovare cliccando qui.

3) ANCHE A ROMA LE AZENDE CERCANO MA NON TROVANO. POSSIBILE?

Leggo ancora una volta che molte aziende non riescono a trovare il personale di cui hanno bisogno. Di recente il fenomeno si è registrato anche in Campania dove la disoccupazione è tra le più alte in Italia. Ma come è possibile? In giro c’è tanta gente preparata che non riesce a battere un chiodo, che manda curricula a raffica ma che resta a casa a girarsi i pollici. C’è qualcosa che non torna…
Alberto Simi - Per e-mail da Roma

Nel recente passato altri lettori ci hanno inviato messaggi di questo tenore, Sembra incredibile ma è proprio così. Un paio di mesi fa, un’indagine Excelsior condotta da Anpal e da Unioncamere ha accertato che nel Lazio, e in particolare a Roma, su circa 58.000 assunzioni previste tra gennaio e febbraio ne sono state effettuate poco meno di 40.000. All’appello sono mancati ingegneri, farmacisti e tecnici specializzati, carpentieri, meccanici e operai edili. Persino addetti vendita.
Il tutto è stato confermato da Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio della Capitale, secondo il quale nel 50% dei casi le imprese romane de comparti dell’elettrotecnica e della meccanica di qualità hanno dovuto rinunciare ai rinforzi messi in calendario. Come mai? “Il divario tra le discipline di studio scelte dai giovani e le esigenze delle imprese che riscontriamo in Italia – ha detto Tagliavanti – non ha eguali in altri Paesi europei. Nettissima, ad esempio, è la differenza con il sistema tedesco dove in particolare gli istituti tecnici garantiscono una formazione n linea con le richieste dell’industria manifatturiera”. Quindi bisognerebbe muoversi lungo in due direzioni: “La prima è quella di allineare la preparazione degli studenti delle nostre scuole e università con i profili ricercati dalle aziende. E in secondo luogo occorre un impegno congiunto dei soggetti pubblici e privati per costruire una grande filiera della conoscenza”.
Giusto. Solo che è da troppo tempo che non si riesce a mettere in campo una soluzione all’altezza delle necessità. Inoltre, c’è da riorganizzare l’intero settore della domanda e dell’offerta. Anche qui cose dette e ridette. Quand’è che si comincia a fare sul serio?

4) SE LAVORO NEI FESTIVI QUANTO MI SPETTA IN BUSTA PAGA

Sono una commessa di un importante negozio di pelletteria di Roma. A volta mi viene richiesto di lavorare nei giorni festivi: a fronte di questo impegno mi viene corrisposta una maggiorazione in busta paga. Quello che vorrei sapere è se esistono dei parametri per calcolare questa maggiorazione e, se sì, come quantificare l'importo?
Rosalba C. - Per telefono da Roma

I contratti nazionali di lavoro di categoria prevedono sempre la possibilità che si possa lavorare nei giorni festivi o domenicali oppure di sabato (che è considerato un extra quando l'orario è concentrato dal lunedì al venerdì). Naturalmente dietro una maggiorazione in busta paga che non può essere lasciata alla discrezione dell'azienda in quanto è definita dai rispettivi Ccnl.
Per quanto riguarda il contratto del commercio, questo prevede la maggiorazione del 30% della retribuzione giornaliera. Ci si può rifiutare? Secondo le norme, questo tipo di attività non può essere chiesta alle madri o ai padri affidatari di bambini di età fino a 3 anni, a chi assiste portatori di handicap o a persone non autosufficienti. Se, però, il lavoratore è d'accordo allora nulla osta.

5) CHI DIFENDE NOI CONSUMATORI SE TI VENDONO UNA TV CHE NON VA

Ho acquistato un televisore che, però, dopo pochi giorni ha cominciato a perdere memoria e canali. Sono tornato dal rivenditore che mi ha detto di attivare la garanzia. L’ho fatto ma nessuno mi ha risposto. Sto pensando di denunciare il tutto ad una associazione dei consumatori. A chi posso rivolgermi?
Stefano M. - Per e-mail da Roma

Ce ne sono molte. Qui ne indichiamo alcune. Adiconsum: via Baldo degli Ubaldi 378 - 00136 Roma. Tel. 06.45674300. Adusbef: via Vittorio Bachelet 12 - 00185 Roma. Tel. 06.4818632. Altroconsumo: via Valassina 22 - 20159 Milano. Tel. 390.26961500. Assoconsumatori: viale Palmito Togliatti 1613 - 00155 Roma. Tel. 06.4510914. Cittadinanzattiva: via Cereate 6 - 00183. Tel. 06.367181. Codacons: via delle Milizie 9 - 00195 Roma. Tel. 06.62289027. Confconsumatori: via Spalato 11 - 00198 Roma. Tel. 06.86326449. Federconsumatori: via dei Liguri 2 - 00165 Roma. Tel. 06.44340366. Unione nazionale consumatori: via Duilio 13 - 00192 Roma. Tel. 06.32600239.

6) I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA: NO AL CONTROLLO DIPENDENTI

Possono le guardie di vigilanza svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?
M. T. - Per telefono da Roma

No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.
Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

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1) I lavori usuranti e la pensione: dal 1° maggio le domande all’Inps. 2) Bene il ribasso della benzina ma chi controlla le pompe? 3) La guerra a Kiev, le armi, il Papa e il cardinale Parolin. 4) Addio alle misure anti-covid ma la prudenza non è mai troppa. 5) Attenzione a non confondere la traferta con il traferimento. 6) Quando finisce il periodo di prova ecco che cosa può accadere.

1) LAVORI USURANTI E LA PENSIONE: DAL 1° MAGGIO LE DOMANDE ALL’INPS

L’azienda per la quale lavoro mi ha impiegato per parecchio tempo in attività notturne. Siccome sono vicino alla pensione vorrei sapere se posso usufruire del trattamento agevolato riservato a chi ha svolto lavori particolarmente gravosi. So che, in proposito, sono state approvate delle norme che potrebbero favorirmi…
Carlo F. – Per e-mail da Viterbo

Gli elementi forniti dal nostro lettore sono incompleti e non ci consentono una risposta dettagliata. Si può comunque affermare che tra i lavori “faticosi e pesanti” che consentono l’accesso al trattamento pensionistico agevolato c’è anche quello che si svolge di notte e su turni.
Per esempio, se un lavoratore ha svolto per almeno 7 degli ultimi 10 anni un’attività nelle condizioni indicate, ha un’età minima di 63 anni e 7 mesi e un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, può richiedere il trattamento agevolato previsto dal Decreto legislativo n. 67 del 21 aprile 2011.
Ci sono altre mansioni che rientrano tra quelle che prevedono le agevolazioni, come i conducenti di veicoli adibiti al servizio pubblico di trasporto collettivo, gli addetti alle catene di montaggio, chi svolge lavori in gallerie, cave o miniere, oppure in cassoni ad aria compressa e ad alte temperature, i soffiatori dell’industria del vetro, gli addetti alle asportazioni dell’amianto e chi lavora in spazi ristretti. L’elenco completo è sul sito: https://www.inps.it/prestazioni-servizi/benefici-previdenziali-per-gli-addetti-a-lavori-usuranti.
Per ogni categoria valgono l’età e l’anzianità contributiva, dati che possono variare e che determinano diverse condizioni di accesso ai benefici.
Chi ha i requisiti in regola può presentare la domanda con la relativa documentazione entro il prossimo 1° maggio. La domanda va inviata per via telematica alla sede Inps competente utilizzando il modulo Ap45.

2) BENE IL RIBASSO DELLA BENZINA MA CHI CONTROLLA LE POMPE?

Perché nessuno controlla il comportamento delle pompe di benzina? Prima dell’intervento del governo c’erano differenze sensibili e così anche adesso, dopo il ribasso. Gli speculatori grandi e piccoli, soprattutto in momenti difficili come questi, non possono continuare a fare e disfare.
Manuela Righi - Per telefono da Roma

Il Decreto legge con il quale il governo ha deciso di intervenire sul prezzo della benzina è stato pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” il 21 marzo. Ma non tutti i distributori si sono adeguati subito. Anzi, c’è chi ha lasciato passare alcuni giorni. E i ribassi non sempre sono stati uguali, nel senso che i centesimi hanno “ballato” – e continuano a “ballare” – non poco.
È vero che il mercato è libero e che, entro certi limiti, le pompe possono regolarsi come meglio credono. Ma lo spettacolo non è certo edificante.
Luca Massimi - Per e-mail da Roma

Proprio così. Però nel giro di pochi giorni il costo al litro si è generalmente uniformato verso il basso. I centesimi da togliere dovevano essere 35 ma, alla fine, si sono adottati criteri diversi. Così come, durante la corsa al rialzo, ci sono state delle vere e proprie fughe in avanti, tanto che si sono superati persino i 2,50 euro al litro.
Le associazioni dei consumatori raccomandano di non fermarsi al primo benzinaio ma di fare un giro di ricognizione e scegliere di conseguenza.
Il provvedimento del governo, preso “in considerazione degli effetti economici derivanti dall’eccezionale incremento dei prezzo dei prodotti energetici”, resterà in vigore fino al 30 aprile.

3) LA GUERRA A KIEV, LE ARMI IL PAPA E IL CARDINALE PAROLIN

Mentre scrivo la guerra in Ucraina continua a uccidere e distruggere. Basta. Leggo dei tentativi di mediazione senza esito. Si è proposto persino Papa Francesco.
Mosca e Putin non ne vogliono sapere. Sono convinto che finché gli ucraini non si arrenderanno l’esercito russo continuerà a colpire. Un massacro nel cuore dell’Europa. Di nuovo la ragione deve piegarsi di fronte alla forza?
Carla Loreti - Per e-mail da Roma

Sono d’accordo con quanto ha scritto Anna Leonardi in questa rubrica del numero scorso: “Personalmente ho capito il dramma dell’Ucraina quando ho visto sui quotidiani del 1°marzo la foto di Polina, una bambina di Kiev uccisa da un gruppo di sabotatori russi”.
Da allora i morti si sono sommati ai morti. Altri bambini hanno perso la vita. Tanti altri, con le mamme, sono stati costretti a fuggire. Che cos’altro deve accadere perché si metta fine alla strage?
Luigi Danesi - Per e-mail da Roma

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha invitato il Papa a Kiev. E il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa sede, ha detto che il diritto “a difendere la propria vita, il proprio popolo e il proprio Paese comporta talvolta il triste ricorso alle armi”. Parole che segnano una svolta in quanto identificano con più precisione di chi è la responsabilità della guerra e sembrano giustificare, da parte di chi si sta difendendo, l’uso di fucili e cannoni.
Parole che – è stato fatto osservare – potrebbero non facilitare la possibilità di una mediazione del Vaticano. Tanto che il Papa è intervenuto per denunciare lo scandalo della spesa per le armi che significa togliere risorse a chi manca del necessario: “A che cosa serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Una guerra ti riporta sempre all’indietro. Sempre”.
Questa guerra ha intanto ucciso quasi 2.000 civili ucraini, tra cui 120 bambini. Come fermarla? Il Papa a Kiev sarebbe un gesto clamoroso. Ma, si sostiene, con ancora tanti punti interrogativi.

4) ADDIO ALLE MISURE ANTI-COVID, MA LA PRUDENZA NON È MAI TROPPA
Prima o poi le misure restrittive per fronteggiare l’emergenza Covid dovevano finire, e adesso che ci siamo mi pare che sarebbe sbagliato cancellare tutto e dimenticare che il virus è ancora in mezzo a noi e che la prudenza non è mai troppa.
Abito a Roma e mi preoccupano le notizie sulla ripresa dei contagi. Capisco che l’economia ha sofferto molto e che c’è bisogno di spalancare le porte alla ripresa. Per quanto mi riguarda, continuerò a indossare la mascherina e cercherò di evitare i luoghi affollati.
Un ritorno di fiamma della pandemia sarebbe drammatico anche per l’occupazione che punta molto sull’estate e sul ritorno dei turisti.
Cesare Rossi - Per e-mail da Roma

Gli esperti consigliano cautela perché sarebbe sbagliato considerare il ritorno ad una sostanziale normalità come un liberi tutti. Del resto, i dati in crescita relativi alla diffusione di Omicron (non solo in Italia ma nei Paesi dove le limitazioni sono già state abolite) sono lì a testimoniare che si deve comunque continuare a mantenere la guardia alta.
Le tappe che segneranno il tramonto delle misure anti-Covid sono note. Ricordiamole in breve.
1° aprile. Decade lo stato di emergenza. Quindi si sciolgono sia il Comitato tecnico scientifico sia la struttura del Commissario straordinario Francesco Figliuolo. Al loro posto si insedia una unità operativa ad hoc che accompagnerà il periodo transitorio e seguirà il completamento della campagna vaccinale. È abrogato anche il sistema dei colori che ha contrassegnato le Regioni in base al numero dei contagi e dei ricoveri in ospedale. Non è più necessario il green pass per entrare negli uffici pubblici, nei negozi, nelle banche, alle poste o dal tabaccaio, nei ristoranti con posti all’aperto. Negli stadi è possibile occupare il 100% dei posti disponibili. Per quanto riguarda il trasporto pubblico, resta l’obbligo di indossare le mascherine fino al 30 aprile mentre non servirà più il certificato verde.
1° maggio. L’obbligo del green pass cade quasi ovunque così come l’uso delle mascherine in tutti i luoghi al chiuso, anche a scuola.
15 giugno. Decade l’obbligo del vaccino per il personale scolastico, i militari, gli agenti di polizia e di polizia locale, i dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, e così via.
30 giugno. Stop alle modalità di smart working che restano però valide per i cosiddetti lavoratori fragili.
31 dicembre. Decade l’obbligo vaccinale per il personale sanitario e delle Rsa. I familiari e i visitatori delle persone ricoverate negli ospedali e nelle residenze socio-assistenziali non avranno più bisogno del green pass.

5) ATTENZIONE A NON CONFONDERE LA TRASFERTA CON IL TRASFERIMENTO

Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.

6) QUANDO FINISCE IL PERIODO DI PROVA ECCO CHE COSA PUÒ ACCADERE

Che cosa accade al termine del periodo di prova? Il mio sta per scadere tra un paio di settimane e non ho ancora ricevuto comunicazioni. Che cosa devo pensare? E, soprattutto, come mi devo comportare?
Anna Livolsi - Per telefono da Roma

Detto che la prestazione svolta durante il periodo di prova non è diversa da quella svolta in condizioni normali per quanto riguarda diritti e doveri reciproci (la sola differenza consiste nella possibilità per azienda e lavoratore di risolvere in qualunque momento il rapporto senza limitazioni o penalità), c’è anche da dire che – nella sostanza – la decisione finale spetta al datore.
Infatti, allo scadere dei termini fissati, secondo i contratti collettivi e comunque nei limiti fissati dalle disposizioni di legge, può accadere che:
1) in caso di esito favorevole della prova stessa, può scattare l’assunzione con contratto a tempo determinato o indeterminato. In questo caso c’è da tenere presente che, ai fini dell’anzianità, va conteggiato anche il periodo trascorso in prova;
2) in caso di esito negativo tutto finisce lì. Al lavoratore spetta, però, la retribuzione per il lavoro svolto, comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive, del trattamento di fine rapporto e delle ferie retribuite.

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1) Ucraina: quel volto di Polina che accusa chi ha voluto la guerra. 2) Una scuola fatta per tutti? A parole sì, nei fatti proprio no. 3) Infortuni sul lavoro e tirocini: assicurazione obbligatoria. 4) Superbonus: cessione del credito. che cosa è cambiato. 5) Anche se il furto è di poco valore il licenziamento è legittimo. 6) Se si rifiuta il lavoro nei festivi che succede alla busta paga? 7) Insegno l’inglese però… gratis

1) UCRAINA: QUEL VOLTO DI POLINA CHE ACCUSA CHI HA VOLUTO LA GUERRA

La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina l’abbiamo seguita minuto per minuto grazie alla televisione. Ma i combattimenti, almeno nella prima settimana, non li abbiamo visti. Le distruzioni e le macerie sì. Ma quando i morti sono solo numeri non ci fanno indignare come dovremmo. Un po’ come è successo con la pandemia: il bollettino dei colpiti dal Covid ci sembrava quasi irreale. Finché…
Finché il virus non è venuto a bussare alle nostre porte e non si è portato via gente con un volto familiare e un nome conosciuto.
Personalmente ho capito il dramma dell’Ucraina quando ho visto sui quotidiani del 1° marzo la foto di Polina, una bambina di Kiev uccisa – così ho letto – da un “gruppo di sabotatori russi”. Frequentava l’ultimo anno della scuola elementare e si trovava sull’auto dei genitori insieme ai due fratelli quando la macchina è stata centrata da una raffica di mitra.
La vita di Polina si è fermata in quel momento e il suo volto sorridente, mentre nelle mani protese mostra due “pepite” turchesi forse trovate in qualche campo o magari regalate da qualche amichetta, mi ha fatto piangere.
Dietro i numeri delle vittime della guerra ci sono le storie di persone vere. Io non dimenticherò quella di Polina e il suo volto sorridente mi spingerà sempre di più a lottare per la giustizia e la pace tra i popoli.
Anna Leonardi - Per e-mail da Roma

Sono una ragazza ucraina e da moti anni vivo e lavoro a Roma. A Kiev ho la mia famiglia che sento ogni giorno. Agli italiani voglio dire di restare vicini al mio Paese e che li ringrazio per avermi accolto.
K. N. - Per e-mail da Roma

Massima solidarietà con il popolo dell’Ucraina e apprezzamento per tutti coloro che si sono dati da fare per sostenerlo. Bene anche le manifestazioni in favore della pace che si sono svolte in molte città europee.
Però una cosa voglio dire: gridare “pace, pace” va bene ma poi che si fa? Credete che Vladimir Putin si sia spaventato per quei cortei? Se tornano a contare i rapporti di forza allora bisogna attrezzarsi.
Michele Rocchi - Per e-mail da Roma

Chi poteva pensare che nel cuore dell’Europa si sarebbe scatenata una guerra come quella dell’Ucraina? Morti, palazzi presi a cannonate, gente costretta a correre nei rifugi, fuga dalle città, terrore… Non si può tollerare che un Paese ne invada un altro e lo metta a ferro e a fuoco. Dobbiamo tenere fermi i nostri principi: la nostra libertà deve essere la libertà di tutti.
La globalizzazione non può essere solo quella delle merci che non conoscono frontiere e chi ha scatenato questo conflitto dovrà essere chiamato risponderne. Se si cede una volta si incoraggiano tutti coloro che vogliono spalancare le porte dell’inferno.
Marta Consigli - Per telefono da Roma

Meno male che facciamo parte dell’Unione europea. Ciò che sta accadendo in Ucraina ci fa capire quanto sia importante essere parte di una comunità di Paesi dove la democrazia è un punto di riferimento insopprimibile.
Rino Colangelo - Per e-mail da Roma

Papa Francesco ha detto che “chi fa la guerra dimentica l’umanità”. Purtroppo l’umanità viene spesso dimenticata. Oggi in Ucraina, ieri in tante altre parti del mondo. Chi scatena la guerra ritiene di avere ragione. E i popoli spesso si lasciano trascinare, soprattutto quando la stampa è controllata e chi si oppone viene arrestato.
Fortunatamente l’Europa è riuscita a ritrovarsi intorno ai valori universali della democrazia e della libertà. L’invasione dell’Ucraina ci costerà non poco in termini economici, proprio quando stiamo per lasciarci alle spalle la pandemia. Ma la lettera di Anna Leonardi e quella foto di Polina ci dicono che non stiamo sbagliando.

2) UNA SCUOLA FATTA PER TUTTI? A PAROLE SÌ, NEI FATTI PROPRIO NO

Mentre si parla tanto e giustamente del ruolo decisivo che deve avere la formazione, sta invece passando quasi sotto silenzio la reale situazione della scuola dove la preparazione degli studenti, anche a causa della mancanza di prof e di strutture adeguate, non è delle migliori. Se il futuro del Paese dipende da ciò che accade nelle nostre aule, allora non siamo ben messi.
Luisa Barberi - Per e-mail da Roma

Della scuola si parla molto ogni anno a ridosso del primo suono della campanella proprio per le ragioni segnalate da Luisa Barberi: docenti che scarseggiano, tecnologie inadeguate, istituti da ristrutturare. E così via. Problemi che rimbalzano da un anno all’altro e che restano sostanzialmente invariati, anche se proprio poche settimane fa è stata presa la decisione di procedere all’assunzione di circa 30.000 precari.
Ma c’è un argomento – questo sì sottaciuto eppure di straordinaria importanza – che riguarda la funzione dell’apprendimento. Significativo in proposito il titolo apparso su “la Repubblica” lo scorso 28 febbraio: “La scuola e i suoi esclusi. Cresce il gap fra ricchi e poveri”.
I dati riportati sono da allarme rosso. Secondo l’Ocse, che è l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, i figli di genitori non diplomati hanno il 64% di probabilità di non raggiungere il diploma”. Peggio di noi solo la Turchia (73%) mentre la Finlandia, che guida la classifica, è al 20%.
Non è una cosa da poco se si considera che, ha rilevato uno studio di Banca d’Italia, “uno dei canali di trasmissione delle condizioni di benessere dai genitori ai figli è l’istruzione”. E la Fondazione Agnelli, puntando l’attenzione sulla scuola media, ha sottolineato come qui “i risultati di apprendimento non sono solo insoddisfacenti ma anche inferiori a quanto ci si potrebbe aspettare… Le disuguaglianze dovute all’origine socio-culturale, misurate in base al titolo di studio dei genitori, sono ben visibili già alla scuola primaria, con una differenza in media di 26 punti tra uno studente figlio di laureati e uno studente i cui genitori hanno la licenza elementare. Ma poi deflagrano alla scuola media, arrivando fino a 46 punti che equivalgono, alla fine del ciclo, a una differenza di quasi 3 anni di scuola”.

3) INFORTUNI SUL LAVORO E TIROCINI: ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA

La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?
Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html.
Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 800 euro mensili per un periodo massim0 di 6 mesi.

4) SUPERBONUS: CESSIONE DEL CREDITO CHE COSA È CAMBIATO

Vorrei avvalermi dell’ecobonus/superbonus ma, alla luce degli aggiustamenti introdotti dalla Legge di Bilancio 2022 non è facile rendersi conto di ciò che si può fare e di ciò che, invece, è stato corretto oppure cancellato del tutto.
In particolare, a me interessa sapere se si può ancora cedere il credito e lo sconto in fattura all’Agenzia delle Entrate. Questo perché – così ho letto – le norme previste dal decreto anti-frodi hanno modificato i precedenti meccanismi.
Giuseppe Sarti - Per telefono da Roma

Il decreto anti-frodi è stato adottato dopo i clamorosi raggiri venuti alla luce. La novità più importante è l’obbligo del visto di conformità senza in quale non si può procedere alla cessione del credito o allo sconto in fattura. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate può sospendere fino a 30 giorni il buon fine della pratica in presenza di particolari profili di rischio, cioè il tempo necessario per svolgere ulteriori accertamenti.
A partire da febbraio la stessa agenzia ha predisposto un nuovo modello con le relative istruzioni per richiedere i benefici. Maggiori informazioni sul link: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/-/provvedimento-del-3-febbraio-2022.

5) ANCHE SE IL FURTO È DI POCO VALORE IL LICENZIAMENTO È LEGITTIMO

È vero che un dipendente, sorpreso a commettere un piccolo furto all’interno dell’azienda presso la quale lavora, può essere licenziato in tronco?
L. M. - Per e-mail da Roma

A mettere fine a interpretazioni spesso divergenti è intervenuta la Corte di Cassazione che ha stabilito – entrando nel merito della vicenda di un dipendente sorpreso a rubare un profumo del valore di pochi euro e per questo messo alla porta – che il licenziamento è nelle circostanze legittimo, in quanto non è rilevante il valore economico del bene quando il fatto in se stesso, che è tale da compromettere il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore.
In sostanza – ha detto la Suprema Corte – il recesso per giusta causa adottato dall’azienda è fondato, rigettando con ciò le eccezioni presentate dalla difesa del dipendente nel tentativo di correggere l’analoga decisione contenuta nei precedenti gradi di giudizio.

6) SE SI RIFIUTA IL LAVORO NEI FESTIVI CHE SUCCEDE ALLA BUSTA PAGA?

Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?
Carla Sartori - Per telefono da Roma

Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.
Lo ha ribadito la Cassazione che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

7) INSEGNO L’INGLESE PERÒ… GRATIS ORA VOGLIO CIÒ CHE MI SPETTA

Tempo fa sono stato assunto da una società privata che organizza corsi di inglese (io sono insegnante di questa lingua) con un contratto a progetto. Ho portato avanti tre corsi nell'arco di due anni ma sono stato pagato solamente per uno, e nemmeno per intero.
Il primo anno non ho firmato contratti perché mi sono fidato della parola data. Ebbene, non sono stato retribuito ma, se non altro, sono riuscito ad ottenere la regolarizzazione della mia posizione e, insieme, la promessa di "tanti" impegni futuri.
Per il secondo corso mi è stato corrisposto gran parte del compenso dovuto. Ma con il terzo riecco i problemi: lezioni sì, quattrini niente. Per non turbare gli allievi, che avevano pagato e che quindi avevano diritto al servizio, sono comunque andato avanti sollecitando la titolare a darmi quello che mi spettava.
È legale tutto ciò? In che modo la legge può tutelarmi? A chi posso rivolgermi?
F. P. - Per e-mail da Roma

Il lavoro deve essere sempre retribuito, al di là della configurazione che si dà ad un determinato tipo di rapporto, sia esso dipendente, autonomo, a tempo determinato o indeterminato o a progetto.
Nel caso lamentato, il lettore ben avrebbe potuto o potrebbe ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere quanto non corrisposto. Se si ha un documento comprovante la debenza degli importi, si potrà anche ottenere l’ingiunzione di pagamento.
Diversamente occorrerà presentare un ricorso ordinario nel quale si dovrà provare con mezzi di prova testimoniali le prestazioni svolte e, per l'effetto, ottenere la condanna del datore a pagare il dovuto.

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1) Ogni laureato ci costa 265.000 euro ma poi lo regaliamo agli altri. 2) A cosa servono le linee ”S” se quei bus sono spesso vuoti? 3) Occhio a chi bussa alla porta spacciandosi per inviato inps. 4) Le truffe intorno all’ecobonus ci sono costate 1 miliardo di euro. 5) I contratti dicono che i turni vanno retribuiti o compensati. 6) Il lavoro nero è sempre tra noi: ecco la mia testimonianza. 7) Studenti: libera circolazione nell’unione europea (salvo covid).

1) OGNI LAUREATO CI COSTA 265.000 € MA POI LO REGALIAMO AGLI ALTRI

Con grandi sacrifici di tutta la famiglia, mio figlio è riuscito a laurearsi in ingegneria elettronica. Si è messo subito a cercare lavoro e ha avuto alcuni colloqui e qualche proposta. Ma al momento di parlare di contratto le offerte erano quasi sempre a tempo determinato e con stipendi incredibilmente bassi.
Comunque, ne ha accettata una e lì è rimasto per poco più di un anno. Intanto ha continuato a guardarsi in giro, anche all’estero. Due mesi fa una grande azienda spagnola lo ha cercato proponendogli una busta paga ben più pesante. È partito e ora vive a pochi chilometri da Madrid. Si trova bene ma ha nostalgia dell’Italia. Una riflessione: se tanti giovani preparati se ne vanno, quale futuro può avere il nostro Paese?
Giuseppe S. - Per e-mail da Roma

La Corte dei Conti, che ha studiato l’andamento del sistema universitario degli ultimi 10 anni, ha accertato che tra i giovani talenti che hanno scelto di andare all’estero, c’è stato un aumento del 41,8%, soprattutto tra i laureati tra i 25 e i 34 anni.
Ogni ragazzo che, dopo essersi formato, lascia l’Italia è una perdita secca per tutti. Per le famiglie che spendono circa 165.000 euro per crescere ed educare un figlio fino ai 25 anni, per lo Stato che ne spende 100.000 in scuola e università.
Fare la somma è facile: 165.000 più 100.000 fa 265.000 euro. Un investimento che regaliamo ai Paesi dove i giovani decidono di andare a lavorare. Non è un risultato di cui andare fieri.

2) A COSA SERVONO LE LINEE ”S” SE QUEI BUS SONO SPESSO VUOTI?

Perché a Roma gli autobus “S”, che svolgono un servizio di linea accanto a quelli dell’Atac, viaggiano quasi sempre con nessuno a bordo? Mi è capitato di incrociarne alcuni e posso assicurare che è difficile scorgere qualche passeggero.
Non so se in altre zone della città (io abito dalle parti di piazza Istria) le cose siano diverse. Ci sono dei dati per capire la loro effettiva utilità? E quanto costano questi bus al Comune, cioè a tutti noi contribuenti?
Marta Sereni - Per telefono da Roma

Caro sindaco, è mai arrivato sulla sua scrivania un resoconto circa il funzionamento dei “servizi aggiuntivi al tpl” (leggi linee “S”)? Ho cercato di saperne di più ma non ho trovato notizie sicure. Dico questo perché i bus che girano per Roma circolano praticamente vuoti.
Va bene per le aziende incaricate e per gli autisti che così si guadagnano da vivere, ma ho l’impressione che forse si risparmierebbe persino se si facesse ricorso ai taxi…
Carlo G. - Per e-mail da Roma

Abbiamo cercato dei dati sicuri e certi ma non ce ne sono di recenti. Ufficialmente le linee “S” sono gestite da Astral con autobus privati Gran Turismo e collegano – si legge sul sito www.atac.roma.it – la periferia al Centro in corrispondenza con i nodi di scambio e in supporto ai servizi di Atac e Cotral.
Sono in attività per 6 ore al giorno (dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 10 e dalle 13 alle 16, il sabato dalle 7 alle 10). Il loro utilizzo è “per rispondere maggiormente alle esigenze di studenti e lavoratori” in coincidenza con gli orari di maggiore affluenza e per ridurre così i rischi di contagio Omicron.
Ciò che sostengono i lettori non è campato in aria. Un nostro collaboratore ha provato a testare il passaggio di questi autobus per quattro giorni di seguito e ogni volta per circa un’ora. E, oltre alla puntualità dei passaggi, ha constatato la quasi totale assenza di passeggeri. Solo davanti a un liceo, sempre intorno alle 14,30, ha visto degli studenti salirci sopra.
Sulle fiancate e sul parabrezza c’è l’indicazione della linea e del percorso. Ma niente compare sulle paline delle fermate. Insomma, il servizio potrebbe essere maggiormente utilizzato solo se si sapesse della sua esistenza. Ma come spesso succede, la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra. Ed è un peccato.

3) OCCHIO A CHI BUSSA ALLA PORTA SPACCIANDOSI PER INVIATO INPS

Pochi giorni fa si sono presentati a casa mia un ragazzo e una ragazza che, dichiarandosi collaboratori dell’Inps, mi hanno detto di essere stati incaricati di verificare se ricevevo regolarmente la pensione o se c’erano stati dei ritardi. Tutto con fare molto gentile. Ho risposto che non avevo mai avuto problemi. Hanno preso appunti e poi mi hanno chiesto il codice fiscale e un documento in modo da dimostrare alla direzione il lavoro che avevano svolto.
A quel punto mi sono insospettito e ho precisato che avrei chiamato l’Istituto e che quei dati li avrei dati direttamente. Hanno ringraziato e se ne sono andati. Allora ho telefonato (anche se non è stato facile prendere la linea), ho raccontato la vicenda e mi sono sentito dire che l’Inps non ha dato a nessuno il compito di raccogliere quel tipo di notizie.
E allora? Quei due che cosa cercavano? Occhio alle truffe!
Marcello Fini - Per e-mail da Roma

Gente che bussa alle porte o che telefona proponendo sconti se si cambia gestore di luce, gas o acqua, o altri affari imperdibili, è sempre più all’ordine del giorno. L’elemento comune è la richiesta di qualche dato sensibile per “avviare la pratica”.
Sicuramente a ognuno sarà capitata una cosa del genere. L’avvertimento è di non cadere nella trappola, perché quasi sempre di questo si tratta. In uno dei numeri scorsi abbiamo pubblicato il messaggio di un lettore che denunciava un episodio più o meno analogo riferito a una banca. Niente era vero.
Alla fine di gennaio, proprio l’Inps ha messo insieme un fascicolo intitolato “Attenzione alle truffe” (inps.it/inps-comunica-dossier/attenzione-alle-truffe) dove ha raccolto tutti i tentavi di raggiro segnalati all’Istituto dagli utenti.
Tra l’altro, l’Inps ricorda che non acquisisce telefonicamente, né via e-mail o attraverso altri mezzi, dati o coordinate bancarie che permettano di risalire a informazioni finanziarie.

4) LE TRUFFE INTORNO ALL’ECOBONUS CI SONO COSTATE 1 MILIARDO DI €

Non so se sia vero ma ho sentito che intorno all’ecobonus, che ha rilanciato l’edilizia, sono state scoperte truffe per oltre 1 miliardo di euro. Ma come è possibile? Il governo, prima di varare la legge, non avrebbe dovuto cautelarsi contro i tanti avvoltoi che volano quando ci sono da spolpare soldi pubblici? Anche a tutela di chi lavora sul serio.
Povera Italia, dove anche un provvedimento pensato per rimettere in moto un settore importante come quello delle costruzioni finisce in questo modo!
Cesare Loreti - Per e-mail da Roma

Di questo tipo di truffe si è cominciato a parlare con sempre maggiore insistenza a metà dello scorso anno ma, seppure con qualche controllo in più, le cose sono andate avanti tanto che – appunto – si calcola che i raggiri abbiano fruttato quella cifra astronomica.
È indubbio che l’ecobonus abbia fatto superare di slancio la crisi al comparto dell’edilizia che oggi è tra quelli che viaggiano con il vento in poppa. Ma, grazie anche alla facilità con cui ci si può inventare imprenditori del ramo, i furbi e furbetti si sono moltiplicati. Perché per mettere su un’azienda basta avere la partita Iva, registrarsi alla Camera di commercio e inviare la segnalazione all’Agenzia delle entrate. Siccome il tutto si può fare in una manciata di ore, nel secondo semestre del 2021 sono nate 64 imprese edili al giorno.
A confermare lo scandalo è stato, a metà novembre, anche il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che nel delineare le dimensioni della truffa, ha però annunciato che il decreto anti-frodi, approvato in quei giorni, ha consentito alla piattaforma del fisco di rendere più difficile la cessione dei crediti e degli sconti in fattura.
Insomma, problema risolto? Aspettiamo i prossimi dati. Intanto, la facilità di impiantare cantieri e innalzare ponteggi senza personale specializzato è alla base dell’aumento degli incidenti: più 30% tra settembre e dicembre dello scorso anno.
Un proverbio dice che “fatta la legge trovato l’inganno”. Nel caso del superbonus è stato proprio così. Poi ci si è dati da fare per correre ai ripari. Ma non ci si poteva pensare prima?

5) I CONTRATTI DICONO CHE I TURNI VANNO RETRIBUITI O COMPENSATI

Ho avuto un primo colloquio di lavoro al quale ne seguirà un altro. Con ogni probabilità, se verrò assunto, dovrò lavorare nell’ambito di un programma che prevede anche dei turni. Ho chiesto dei chiarimenti che mi sono stati dati. Ma vorrei saperne di più.
A. C. - Per telefono da Latina

Il lavoro a turni è un metodo in base al quale i dipendenti si succedono nell’arco delle 24 ore nello stesso posto di lavoro. Sfruttando l’alternanza (o rotazione) di ore, giorni lavorativi e riposi, il meccanismo consente di utilizzare gli impianti produttivi o offrire un servizio più lungo e allo stesso tempo di mantenere gli orari di lavoro entro il limite massimo previsto dai contratti e dalla legge.
Si parla di ciclo continuo, invece, quando gli impianti dell’azienda funzionano per tutta la giornata e per tutti i giorni della settimana: in tal caso il numero dei lavoratori per ogni posto di lavoro deve essere pari al numero delle ore della settimana diviso l’orario settimanale adottato.
La gran parte dei contratti collettivi fissano delle maggiorazioni retributive – oltre a benefici di altra natura, come i riposi compensativi – per “pareggiare” i disagi dei lavoratori turnisti, con particolare riferimento alla perdita del riposo domenicale.

6) IL LAVORO NERO È SEMPRE TRA NOI: ECCO LA MIA TESTIMONIANZA

Ho 22 anni e lavoro nel campo del turismo da quando mi sono diplomato. Finora non sono riuscito a trovare nient’altro che impieghi a tempo determinato: tre o quattro mesi, un stop, poi una nuova assunzione.
D’accordo, meglio di niente. E, del resto, c’è poco da fare perché il meccanismo è questo: se vuoi metterti in tasca qualcosa devi chinare la testa e non farti troppi problemi. In più tutto rigorosamente in nero.
D’accordo, c’è la crisi legata alla pandemia ma non è che prima… Mi domando: perché anche quando le cose vanno bene a noi toccano sempre e solo le briciole?
L. M. - Per telefono da Roma

Nonostante i tanti interventi promessi e dichiarati, il sommerso continua ad essere molto diffuso. Un po’ come le tasse: tutti annunciano la caccia agli evasori ma gli evasori continuano imperterriti a fare il loro “mestiere”.
Degli impieghi in nero “Lavoro Facile” si è occupato più volte e proprio in relazione alle attività tipiche del settore: ristoranti, pub, bar e, d’estate, tutte le attività che si svolgono lungo le spiagge. Tra l’altro, dai rilievi effettuati a campione dalla guardia di finanza sembra che il fenomeno sia addirittura aumentato per quanto riguarda l’utilizzo di minori e di clandestini.
C’è l’impegno di maggiori controlli e di un più consistente numero di ispettori in campo. Inoltre, ci sono norme più stringenti per costringere le imprese a mettersi in regola. Vedremo se la ruota comincerà a girare per il verso giusto con l’arrivo della primavera e la riduzione delle restrizioni.

7) STUDENTI: LIBERA CIRCOLAZIONE NELL’UNIONE EUROPEA (SALVO COVID)

Sto pensando di iscrivermi a una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?
Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guida è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente italiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione più elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni. Con il Covid possono però esserci misure di controllo.
Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011.

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