Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 3/2024
1) Quel treno per Sanremo e i guai dei pendolari. 2) Si può cambiare d’ufficio l’orario di lavoro? 3) Il Lazio tra boom e difficoltà: come stanno le cose? 4) Il bonus mamme: a chi spetta e come richiederlo. 5) Si può multare il dipendente che commette un errore? 6) L’hotel ristruttura e intanto i dipendenti… pagano.
1) QUEL TRENO PER SANREMO E I GUAI DEI PENDOLARI
Ho letto del Frecciarossa 1000 con il quale il 4 febbraio le Ferrovie dello Stato hanno portato da Roma a Sanremo dirigenti Rai, giornalisti e tecnici per il festival della canzone. Tutto è andato più che bene tanto che l’arrivo è avvenuto persino 18 minuti prima rispetto all’orario previsto.
Ora va bene che Sanremo è sempre Sanremo e che l’Italia si è quasi sempre fermata per seguire davanti ai teleschermi la diretta della competizione canora, ma mi sia consentito – e non voglio fare demagogia – di pensare ai tanti pendolari che ogni mattina sono alle prese con ritardi, treni che saltano, e così via. Ne so qualcosa per esperienza diretta perché per lavoro utilizzo quotidianamente la linea Viterbo-Roma…
Mauro C. - Per telefono da Civitacastellana
La conversazione con il lettore è stata piuttosto lunga, con un’infinità di dettagli sui disservizi che sono simili a quelli che capitano sulle linee di cui si servono coloro che vivono nei centri intorno alle grandi città.
Il Frecciarossa dedicato a Sanremo 2024, che aveva a bordo, tra gli altri, l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, e il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, è stata essenzialmente un’operazione di marketing perché ha consentito a Fs di presentare il nuovo convoglio ad alta velocità costruito con leghe leggere riciclabili al 97% e motori elettrici in grado di ridurre al minimo il consumo di energia (-30% rispetto ai treni della precedente generazione).
Nei mesi scorsi, l’azienda ha annunciato più volte l’impegno per rendere meno problematica la vita dei pendolari. Qualcosa è stato già fatto ma molto resta da fare. La speranza è che l’iniziativa Sanremo possa accelerare i tempi dei miglioramenti promessi.
2) SI PUÒ CAMBIARE D’UFFICIO L’ORARIO DI LAVORO?
Da qualche tempo la direzione dell’ufficio presso il quale lavoro da un paio d’anni mi ha cambiato gli orari, spesso spezzandomeli tra mattina e pomeriggio. All’inizio ho pensato a circostanze contingenti. Siccome la cosa si prolunga, e ne sta andando di mezzo la mia vita familiare, come devo comportarmi?
R. S. - Per telefono da Roma
La bussola di riferimento è sempre il contratto di lavoro, dove sono indicati i diritti e i doveri delle due parti contraenti, cioè l’azienda e il dipendente.
Tutto, naturalmente, può essere modificato ma occorre rinegoziare il rapporto e, soprattutto, è necessario che ci sia l’accordo dell’interessato. Questo perché, per improcrastinabili ragioni, che comunque devono essere sempre motivate, il ciclo produttivo può cambiare e di conseguenza l’ufficio del personale non può non adeguare i turni alle nuove necessità.
Niente di male. Solo che non si può procedere d’imperio. Altrimenti ci sono le basi per avviare una vertenza davanti al Giudice.
3) IL LAZIO TRA BOOM E DIFFICOLTÀ: COME STANNO LE COSE?
Perché “Lavoro Facile” ha parlato di boom dell’economia di Roma quando il Centro studi di Intesa Sanpaolo ha pubblicato un rapporto che va in tutt’altra direzione?
Se le cose vanno bene è giusto metterle in rilievo però non bisogna nasconderle quando vanno male.
Corrado Martini - Per e-mail da Roma
Il riferimento è alla rubrica “Parliamone” comparsa nel numero 2 della nostra rivista online. Nel titolo, il “boom” era legato ai dati sul turismo che l’anno scorso hanno stabilito il primato storico per quanto riguarda la presenza dei visitatori. Il che, in vista del Giubileo, è di buon auspicio per quanto riguarda l’insieme delle attività legate all’industria dell’accoglienza. Contemporaneamente, non si è però mancato di sottolineare la diffusione di troppi “contratti poveri” che penalizzano soprattutto i giovani.
Dal canto suo, Intesa Sanpaolo, nel passare in rassegna i risultati delle esportazioni nei primi nove mesi del 2023, ha messo in rilievo le perdite registrate nel Lazio da alcuni settori tecnologici, come il farmaceutico (-9,4%) e le telecomunicazioni (-25%), che hanno subito le flessioni più marcate sui mercati di Stati Uniti, Svezia, Gran Bretagna, Belgio e Arabia Saudita.
Però, secondo Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, il farmaceutico “non ha nulla da temere e già quest’anno riprenderà il trend di crescita”.
E se per l’economista Innocenzo Cipolletta “è decisivo riprendere in mano l’iniziativa e portare di nuovo il Lazio ai primi posti nazionali per dinamismo, produttività e flessibilità delle imprese”, per Renato Gabrielli, responsabile della direzione Lazio di Intesa Sanpaolo, “l’Ict è un settore chiave nella transizione tecnologica e il farmaceutico può cogliere opportunità quali l’aumento della prevenzione, l’invecchiamento della popolazione, la diffusione dei mercati emergenti”.
Insomma, luci e ombre. Così se tra le luci c’è il boom del turismo, non vanno sottovalutate le nubi che si sono addensate su altri comparti. Per esempio, quello della ceramica di Civita Castellana è scivolato indietro del 17,6%.
4) IL BONUS MAMME: A CHI SPETTA E COME RICHIEDERLO
Chi è che può ricevere il “bonus mamme”? Come richiederlo? In che cosa consiste dal punto di visto economico? Vi accludo i miei dati: potete dirmi se ne ho diritto?
Giulia S. - Per e-mail da Roma
Sì, la signora Giulia ha senz’altro diritto al “bonus mamme”: per riceverlo può rivolgersi direttamente al suo datore di lavoro oppure fare domanda attraverso il portale dell’Inps, non appena sarà stata attivata la procedura (tra pochi giorni).
Di che cosa si tratta? La legge di Bilancio 2024 ha previsto l’esonero della contribuzione previdenziale (9,19% della retribuzione), fino a un massimo di 3.000 euro l’anno, per le lavoratrici che hanno almeno 3 figli. Per quest’anno, in via sperimentale, il bonus spetta anche alle mamme di 2 figli.
L’agevolazione, spiega l’Inps, riguarda le dipendenti sia del settore pubblico che del privato con contratto a tempo indeterminato, di somministrazione o di apprendistato.
La misura resta in vigore fino al compimento del 10° anno per il secondo figlio e fino al 18° anno per il terzo figlio.
Per leggere il testo integrale del provvedimento clicca qui.
5) SI PUÒ MULTARE IL DIPENDENTE CHE COMMETTE UN ERRORE?
Lavoro presso uno studio notarile come impiegata di IV livello. Negli ultimi tempi, a causa del comportamento maldestro di alcune colleghe, sono stati commessi degli errori in seguito ai quali il notaio è stato chiamato a pagare delle multe, anche consistenti. Giustamente – e questo glielo riconosco – si è arrabbiato indistintamente con tutte noi, pretendendo maggiore attenzione. Nel contempo, però, ci ha chiesto di stipulare un’assicurazione perché, nell’eventualità di nuovi errori e di nuove multe, ciascuna di noi ne avrebbe risposto di persona.
Io non credo che si possa pretendere questo da noi dipendenti. Comunque, dalle parole si è passati rapidamente ai fatti. Lo scorso mese ci è stato pagato lo stipendio in contanti e a quella collega che aveva commesso gli errori sono stati trattenuti mille euro, cioè l’importo della multa.
La mia domanda è questa: può il datore di lavoro pretendere un risarcimento economico da una sua dipendente? Può scalare dei soldi dalla busta paga? Se anch’io mi dovessi trovare in una situazione simile come dovrei comportarmi?
M. M. - Per e-mail da Roma
Il rischio dell'attività ricade solo sul datore di lavoro e non certamente sui dipendenti, che altrimenti non sarebbero tali. Uno dei cardini del lavoro imprenditoriale è, infatti, l'assunzione del rischio commerciale a proprio carico. Uno studio notarile è un’attività professionale e non un’impresa commerciale, ma recenti innovazioni legislative stanno avvicinando sempre più il mondo dei professionisti a quello del commercio, anche per le regole dettate in materia.
Ad ogni modo il rischio resta sempre sul datore di lavoro, il quale – in caso di gravi mancanze dei dipendenti – può al più erogare delle sanzioni disciplinari (rispettando quanto previsto nel Ccnl di riferimento), tra le quali rientra anche la possibilità di addebitare delle multe, ai sensi dell'art. 7 comma 4 della L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori). L’importo relativo può essere trattenuto in busta paga ma lo stesso non rappresenta un risarcimento dei danni e viene devoluto agli enti previdenziali ed assistenziali.
6) L’HOTEL RISTRUTTURA E INTANTO I DIPENDENTI… PAGANO
Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma
Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 2/2024
1. Ancora sui posti che ci sono ma che vanno deserti 2. Pensioni minime e la promessa di 1.000 euro al mese 3. La parità di genere: noi donne dobbiamo alzare la voce 4. Per un infortunio sul lavoro chi mi deve risarcire? 5. Lavoro notturno: ecco che cosa dicono i contratti 6. Per il dipendente malato troppe visite di controllo?
1) ANCORA SUI POSTI CHE CI SONO MA CHE VANNO DESERTI
Se i dati sono corretti, per quanto riguarda l’occupazione il 2024 è cominciato piuttosto bene. C’è però una cosa che continua a meravigliarmi: per esempio, nel Lazio ci sono un bel po’ di posti a disposizione ma sarà difficile trovare il 40% delle figure di cui ci sarebbe bisogno.
Il discorso non è nuovo eppure si ripresenta puntualmente ogni volta che si prova a tirare le somme in merito al rapporto offerta/richiesta.
Come mai non si corre ai ripari? È così difficile? Di chi è la responsabilità se si continua a girare a vuoto?
Manuela Corsini - Per e-mail da Roma
Il rapporto al quale fa riferimento la lettrice è quello pubblicato all’inizio dell’anno dal sistema informativo Excelsior. Le cose stanno proprio così. Infatti, entro la fine di marzo sono previste qui nel Lazio più di 140.000 assunzioni soprattutto nei settori dell’alberghiero, dell’artigianato, del commercio, della grande distribuzione, della logistica.
Niente male, solo che sempre Excelsior dice che non sarà semplice trovare poco meno della metà delle risorse.
La spiegazione viene da lontano, anche se qualche tentativo per risolvere il problema è stato fatto incentivando gli istituti tecnici e i corsi di formazione. Ma, evidentemente, non basta. Anche perché – altro punto dolente – i Centri per l’impiego non sono stati ancora riorganizzati e resi più efficienti in modo da rispondere tempestivamente alle sollecitazioni del mercato del lavoro.
Non c’è dubbio che la preparazione tecnica è la via maestra da seguire. “Dopo il Covid e i rincari di energia, materie prime e mutui non possiamo permetterci di ritardare la crescita… Va superato il pregiudizio per il quale la preparazione non liceale sia di serie B”, ha detto Giuseppe Biazzo, vicepresidente di Unindustria con delega al capitale umano.
Dal canto suo Luca Barrera, segretario della Cna di Roma, ha voluto puntare il dito su un aspetto della questione: “Non capisco perché i giovani preferiscano lavoretti precari e poco sicuri, snobbando contratti a tempo indeterminato e ben pagati proposti dalle migliaia di micro realtà che compongono il tessuto economico capitolino”.
Davvero è così? Secondo le telefonate che ci arrivano in redazione l’argomento è ben più complesso e forti sono le lamentele perché gli stipendi che proposti spesso non corrispondono ai parametri dei contratti nazionali.
Poi, certo, fondamentale è la formazione. Che, se non va come dovrebbe, si deve cercare tra chi ha la possibilità di intervenire e di guidare la trasformazione di un sistema che continua a non funzionare, nonostante tante promesse.
2) PENSIONI MINIME E LA PROMESSA DI 1.000 EURO/MESE
Ma le pensioni minime non dovevano essere portate a 1.000 euro/mese? Nella legge di Bilancio non c’è traccia. Eppure più di un ministro si era impegnato. Se ne riparlerà quando dovranno buttare giù la nuova Finanziaria, cioè entro la fine di quest’anno?
Stefano Masini - Per telefono da Roma
È durante la scorsa estate che alcuni esponenti di Forza Italia hanno lanciato l’idea di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese. Sia il vicepresidente e ministro degli Esteri, Antonio Tajani (“Abbiamo portato le pensioni minime a 600 euro e faremo in modo di portarle a 1.000 euro entro la legislatura”) che il presidente dei deputati dello stesso partito Paolo Barelli (“Vogliamo concludere il quinquennio di governo con questa misura”) si sono infatti impegnati in questo senso.
Insomma, come si vede, non c’era nessun riferimento alla legge di Bilancio approvata poco prima la fine del 2023. Anche perché di soldi in giro non ce n’erano molti.
Il quadro cambierà nei prossimi anni? La speranza è l’ultima a morire ma sembra assai difficile che quei 1.000 euro possano entrare nella prossima Finanziaria (serviranno circa 15 miliardi di euro solo per confermare il taglio del cuneo fiscale) tanto che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrà fare miracoli per raggiungere la quadratura dei conti.
Oggi il 58% delle pensioni ha un importo inferiore ai 1.000 euro e il 38,4% si attesta tra i 1.000 e i 2.000 euro.
Per mettere in campo una riforma previdenziale che finalmente faccia arrivare una boccata d’ossigeno a milioni di italiani occorre prima aumentare le risorse che affluiscono alle casse dello Stato. E qui comincia il difficile.
3) LA PARITÀ DI GENERE: NOI DONNE DOBBIAMO ALZARE LA VOCE
Ho letto che ci vorranno non so quanti anni per raggiungere la parità di genere. Per noi donne non è una bella notizia, o meglio è la conferma di come il problema venga preso sottogamba: a parole tutti dicono che bisogna fare di più ma poi poco si fa. E noi, a parità di lavoro, continuiamo a guadagnare di meno. Viva l’Italia delle chiacchere!
Roberta L. - Per e-mail da Roma
Secondo una recente analisi del World Economic Forum, ci vorranno 162 anni per colmare il divario nell’emancipazione politica, 169 anni per colmare il divario nelle opportunità economiche, 16 anni per colmare il divario di genere nel campo dell’istruzione.
Naturalmente, i dati variano di molto Paese per Paese. Per esempio, l’Islanda continua ad occupare la prima posizione per quanto riguarda la parità di genere con un punteggio del 91,2%. L’Italia è scivolata dal 63° al 79° posto.
Dopo l’Islanda ci sono la Norvegia (87,9%), la Finlandia (86,3%), la Nuova Zelanda (85,6%), la Svezia (81,5), la Germania (81,4%), il Nicaragua (81,1%), la Namibia (80,2%), la Lituania (80,0%) e il Belgio (79,6%).
Nel nostro Paese, dove le donne si laureano più degli uomini, la quota che riesce a trovare un lavoro stabile è ben al di sotto del 50%. Per quanto riguarda le retribuzioni queste sono inferiori di un quinto rispetto a quelle dei colleghi maschi.
4) PER UN INFORTUNIO SUL LAVORO CHI MI DEVE RISARCIRE?
Due mesi fa ho subito un brutto infortunio mentre lavoravo ad una macchina dentatrice che è partita inaspettatamente (i carabinieri hanno successivamente accertato che il micro non funzionava e che, quindi, non c’erano misure di sicurezza).
Dopo tre interventi chirurgici, ho perso il pollice della mano destra. Ho subito anche una quarta operazione di innesto della pelle per coprire la ferita abbastanza grande. Altre lesioni alla mano destra sono tuttora presenti.
L’infortunio è stato regolarmente denunciato. A questo punto che cosa devo aspettarmi dall’Inail? Posso chiedere alla ditta il risarcimento dei danni? Insomma, come mi devo comportare?
Giordano - Domanda inviata a My Job
L’infortunio patito, oltre a determinare l’apertura di un sinistro Inail, avrà sicuramente comportato – alla luce di quanto descritto – anche l’apertura di un procedimento penale a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza dell’azienda.
Le due questioni sono del tutto autonome: da una parte il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno biologico subito (se almeno pari al 6% di invalidità permanente) oltre alle indennità temporanee di inabilità – parziale e assoluta – al lavoro, dall’altra al risarcimento del danno per la condotta colposa del datore (se la stessa sarà accertata dal Giudice).
Quanto al risarcimento da parte dell’Inail, il lavoratore dovrà essere sottoposto a visita medico-legale per l’accertamento del danno subito. Consiglio, comunque, al lavoratore di farsi assistere da un legale di fiducia per la tutela dei suoi diritti.
5) LAVORO NOTTURNO: CHE COSA DICONO I CONTRATTI
Ho l’impressione che il lavoro notturno, nell’azienda presso la quale lavoro da circa 3 anni, rispetti solo in parte il contratto di lavoro. In particolare per quanto riguarda la durata.
Prima di chiedere spiegazioni all’ufficio del personale vorrei avere qualche informazione in merito. Non mi va di fare una brutta figura…
Carlo S. - Per e-mail da Roma
Prima di tutto va precisato che si deve considerare lavoro notturno quello che si svolge nell’arco di tempo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino (ad esempio, dalle 23 alle 6 oppure dalle 24 alle 7, e così via).
Secondo quanto stabilito dalla legge, è comunque da considerare lavoratore notturno colui che svolge per almeno 3 ore l’attività durante il periodo notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi l’anno.
L’orario di lavoro notturno non può superare in media le 8 ore nell’arco delle 24 ore. È anche vero, però, che i Ccnl, previa intesa tra aziende e sindacati, possono disporre modalità diverse.
Ci sono anche alcuni divieti. Vale a dire chre non si possono impegnare tra le ore 24 e le 6 le donne incinte. E possono respingere la richiesta le donne con figli di età inferiore ai 3 anni o, in alternativa, il padre lavoratore convivente o la lavoratrice o il lavoratore che risulta l’unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore ai 12 anni.
Per quanto riguarda la busta paga, per il lavoro notturno è prevista una retribuzione maggiorata il cui importo è stabilito dai contratti nazionali di riferimento.
6) PER IL DIPENDENTE MALATO TROPPE VISITE DI CONTROLLO?
A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati
La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 1/2024
1. Perché è ancora fermo l’accordo tra Ita e Lufthansa 2. Mattarella e le morti sul lavoro: “scandalo inaccettabile” 3. Si può viincere un concorso e restare con un palmo di naso? 4. Per le concessioni balneari rinvio sempre a portata di mano 5. Nel settore privato l’occupazione è fiacca 6. La strada per trovare un posto: a quali porte bussare?
PERCHÉ È ANCORA FERMO L’ACCORDO TRA ITA E LUFTHANSA?
Pochi giorni fa per qualche giorno di vacanza a Parigi ho preso un volo di Ita, la nostra ex compagnia di bandiera. Tutto bene, orari rispettati, cortesia a bordo. Ho chiesto ad una hostess se era contenta dell’accordo con Lufthansa. Mi ha risposto di non saperne nulla e che, comunque, tra il personale c’è un po’ di preoccupazione per ciò che potrebbe accadere.
Ma non era tutto fatto? E non c’era un piano non solo per mantenere tutti i posti di lavoro ma per recuperare via via anche chi è stato messo in cassa integrazione?
S. M. - Per e-mail da Roma
Lo scorso novembre è stata notificata alla Commissione europea l’acquisizione da parte di Lufthansa di una quota di minoranza (41%) di Ita Airways e da allora si è in attesa del via libera. La procedura va a rilento perché alcune compagnie concorrenti hanno sollevato delle obiezioni sull’intera operazione e lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto che la conclusione definitiva della vicenda non si avrà prima del prossimo maggio.
L’accordo prevede, appunto, l’acquisizione subito da parte dei tedeschi del 41% della società italiana per 325 milioni di euro e successivamente di altre quote fino ad ottenere la maggioranza assoluta.
Bruxelles dovrebbe pronunciarsi sulla fusione entro questo mese dopo avere esaminato i rilievi sollevati in merito alla correttezza delle clausole dell’accordo che – secondo i critici – violerebbero i principi della concorrenza. Poi la Commissione ha altri 90 giorni per prendere la decisione definitiva.
In cassa integrazione fino al 31 ottobre 2024 si trovano 2.669 dipendenti della ex Alitalia.
Ita Airways ha chiuso il 2023 in pareggio operativo, ma da quando la società è operativa le perdite dovrebbero attestarsi intorno ai 450 milioni di euro.
Intanto, Lufthansa ha acquistato il 26% delle quote di Air Dolomiti che conta di ampliare il raggio d’azione nel Sud Italia (Bari e Pescara).
MATTARELLA E LE MORTI SUL LAVORO: “SCANDALO INACCETTABILE”
I morti sul lavoro non fanno più notizia, eppure gli incidenti continuano ovunque soprattutto nel settore dell’edilizia. Ci si abitua a tutto, così come alle stragi provocati dalle guerre (Israele, Gaza, Ucraina, e così via).
Con l’inizio dell’anno nuovo voglio ricordare i tanti che hanno perso la vita per guadagnarsi uno stipendio e sperare che ci siano più controlli nei cantieri per fermare queste tragedie.
Costantino Mei - Per e-mail da Roma
Nei primi 9 mesi del 2023 le morti sul lavoro sono state 761, 29 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Vale a dire che ogni giorno sono uscite di casa e non sono più tornate più di 3 persone. Un’autentica strage.
Le denunce per infortunio sono state quasi 400.000 (-20,9%).
Sono dati che non tengono conto dei lavoratori non assicurati con l’Inail e dei lavoratori irregolari che, quindi, non rientrano nei dati resi noti dall’Istituto. In sostanza, le cosiddette morti bianche sono molto di più.
I rimedi sono sempre gli stessi: più formazione, rispetto delle norme di sicurezza, maggiori verifiche da parte degli ispettori. Ma spesso si preferisce voltare la testa dall’altra parte.
Il presidente Sergio Mattarella recentemente ha detto che “l’intollerabile e dolorosa progressione delle morti e degli incidenti sul lavoro sollecita una urgente e rigorosa ricognizione sulle condizioni di sicurezza nelle quali si trovano a operare i lavoratori. Morire in fabbrica, nei campi, in qualsiasi luogo di lavoro è uno scandalo inaccettabile per un Paese civile, un fardello insopportabile per le nostre coscienze, soprattutto quando dietro agli incidenti si scopre la mancata o la non corretta applicazione di norme e procedure. La sicurezza non è un costo né tantomeno un lusso: ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona. Occorre un impegno corale di istituzioni, aziende, sindacati, lavoratori, luoghi di formazione affinché si diffonda ovunque una vera cultura della prevenzione”.
SI PUÒ VINCERE UN CONCORSO E RESTARE CON UN PALMO DI NASO?
In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma
È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma un rinvio dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.
PER LE CONCESSIONI BALNEARI RINVIO SEMPRE A PORTATA DI MANO
L’estate è ancora lontana e non è tempo di spiagge e di stabilimenti. Ma resta in piedi il problema delle concessioni balneari per il quale l’Unione europea ci ha chiesto l’adeguamento alle regole della libera concorrenza.
Non troppo tempo fa sembrava che dovesse venire giù il mondo con proteste e veti incrociati da parte degli addetti ai lavori. Poi è sceso il silenzio. Forse non se ne parla più perché l’Ue ha ritirato la sua direttiva? Come stanno le cose? Non vorrei che con la prossima stagione ci si ritrovasse con il blocco dell’accesso al mare, la rivolta dei proprietari degli stabilimenti e quant’altro.
Carla Poggiani - Per e-mail da Roma
La direttiva europea sulla libera concorrenza dice che dobbiamo metterci in regola entro il 31 dicembre di quest’anno: quindi – come dire? – la prossima estate è “salva”. Resta però da sciogliere il nodo delle concessioni che è piuttosto intricato, anche perché ci sono in ballo interessi di non poco conto, che poi sono quelli di chi ha in gestione le spiagge e che negli anni ha investito nell’attività soldi e impegno.
Si era cominciato a discutere di rimborsi, di mappatura delle nostre coste, di corsie privilegiate o meno. E nel frattempo alcuni Comuni (per esempio, quelli di Ravenna, Rimini e di altre località della Riviera Romagnola) hanno avviato le procedure per le gare d’appalto.
Nel corso del Consiglio dei ministri con il quale il 28 dicembre è stato varato il decreto Milleproroghe, il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, avrebbe voluto che venisse approvata una norma per il prolungamento delle concessioni con la quale, appunto, scavalcare la data del 31 dicembre. Non se n’è fatto nulla ma i Comuni che già si sono mossi sono stati invitati “a evitare iniziative disomogenee che potrebbero avere ripercussioni negative sul sistema economico e sociale legato alle concessioni per finalità turistiche e ricreative, utilizzando le facoltà previste a legislazione vigente in relazione alla sussistenza di ragioni oggettive che impediscono lo svolgimento delle procedure di affidamento entro i termini normalmente previsti”.
Alla faccia del burocratese… ma la nota vuole dire: fermi tutti in attesa che venga approvata una normativa nazionale che regoli l’assegnazione delle concessioni demaniali. In sostanza, un altro rinvio. Ne vedremo ancora delle belle.
NEL SETTORE PRIVATO L’OCCUPAZIONE È FIACCA (-0,3%)
Quali sono gli ultimi dati dell’occupazione nel settore privato? Non dovrebbero andare benissimo, almeno alla luce della mia esperienza: avevo un lavoro a tempo determinato e alla scadenza niente rinnovo.
Marco - Per e-mail da Viterbo
La rilevazione più recente resa nota dall’Inps si riferisce ai primi 9 mesi di quest’anno. Nel corso di questo periodo le assunzioni sono state 6.272.000, in leggera flessione rispetto al 2022 (-0,3%).
Di meno i contratti a tempo determinato/somministrazione (-7%), quelli a tempo indeterminato (-5%) e l’apprendistato (-4%). In crescita il lavoro intermittente (+4%) e quello di tipo stagionale (+2%). In sensibile discesa la conferma degli apprendisti (-17%).
Qualche parola va spesa per il lavoro occasionale (Cpo) che ha riguardato 18.000 persone (+22%). In questo caso l’importo medio mensile della retribuzione lorda è stato pari a 248 euro. Il contratto di prestazione occasionale è rivolto a diverse categorie di lavoratori per attività sporadiche e saltuarie nel rispetto delle norme in vigore.
LA STRADA PER TROVARE UN POSTO: A QUALI PORTE BUSSARE?
Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma
Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure, basterebbe davvero poco per segnalare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo), dalle agenzie per il lavoro (in progressiva crescita) e dai centri per l'impiego. Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si parla di una profonda riforma in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2023
1. L’assegno di inclusione si può richiedere dal 1° gennaio. 2. Noi donne discriminate anche sul lavoro: io dico basta. 3. Sanità: aggressioni al personale e più risorse ai privati. 4. L’affanno della Germania non tocca i giovani apprendisti. 5. Ogni tanto ti chiedono l’Isee: ma che cosa significa esattamente? 6. Vi invio questa poesia per un Natale pieno d’amore.
L’ASSEGNO DI INCLUSIONE SI PUÒ RICHIEDERE DAL 1° GENNAIO
È confermato che dal 1° gennaio partirà l’assegno di inclusione prenderà il posto del reddito di cittadinanza? Se ne è parlato tantissimo prima dell’estate ma poi sull’argomento è sceso il silenzio. Come stanno davvero le cose?
Anna Roberti - Per e-mail da Roma
Dal 1° gennaio l’assegno di inclusione diventerà realtà. Non è del tutto corretto che prenderà il posto del reddito di cittadinanza perché le modifiche introdotte dal Consiglio dei ministri lo scorso maggio hanno radicalmente cambiato la struttura del sussidio destinato a chi più si trova in difficoltà.
L’assegno potrà essere richiesto da quei nuclei familiari che hanno determinate caratteristiche (per esempio, la presenza di disabili, di minorenni, di over 60, di persone inserite nei programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali) e sarà valido per 18 mesi continuativi con la possibilità di un rinnovo per ulteriori 12 mesi.
Inoltre, la soglia Isee non dovrà essere superiore ai 9.360 euro e nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di autoveicoli di cilindrata superiore e 1.600 cc, di un patrimonio immobiliare con un valore oltre i 150.000 euro (esclusa la prima casa), e di conti in banca con importi oltre i 10.000 euro.
Un altro requisito è rappresentato dalla residenza in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 continuativi.
L’importo parte da un minimo di 480 euro al mese a cui può essere aggiunta una quota affitto di 3.360 euro annui per i nuclei familiari che vivono in locazione con regolare contratto.
Nel momento in cui scriviamo la piattaforma attraverso la quale inviare la domanda non è ancora entrata in funzione ma lo sarà nei prossimi giorni. L’ente erogatore è l’Inps al quale va inoltrata la richiesta (si possono utilizzare anche i servizi di Patronati e Caf).
Per leggere il testo integrale della legge clicca qui.
NOI DONNE DISCRIMINATE ANCHE SUL LAVORO: IO DICO BASTA
A proposito di stipendi bassi, che cosa si aspetta a eliminare la differenza che, a parità di mansioni, continua a penalizzate le donne? È uno scandalo al quale pare che ci si sia abituati.
Nel momento in cui noi scendiamo in piazza contro la violenza, non sarebbe male battersi anche contro questa discriminazione che ci rende più difficile la vita.
Manuela Alimonti - Per e-mail da Roma
Il “gender gay gap”, cioè la differenza tra la busta paga media degli uomini e quella delle donne, è particolarmente presente qui in Italia e riguarda non solo la retribuzione ma anche la percentuale di impiego. Secondo il Censis, infatti, le donne occupate rappresentano il 42% della forza lavoro, in crescita rispetto al passato ma sempre un bel po’ indietro rispetto agli uomini.
Per l’Istat, la retribuzione oraria media delle donne è di 15,2 euro l’ora contro i 16,2 euro degli uomini. Però i dati non tengono conto del lavoro in nero, che riguarda soprattutto le donne, e dei contratti “mascherati” che indicano una cifra che in realtà non corrisponde a quanto realmente ci si mette in tasca.
E, visto che stiamo parlando di statistiche, secondo il World Economic Forum, che ha elaborato una classifica dei divari di genere, l’Italia è al 69° posto su 146 Paesi. Se poi si tiene conto del parametro riferito alle opportunità economiche (partecipazione alla forza lavoro e ai salari) scivoliamo alla 104^ posizione, ultimi tra i partner dell’Unione europea.
E la Bocconi, che ha studiato il fenomeno, ha messo in rilievo come continui ad essere ben presente anche un problema culturale: così più del 25% degli italiani ritiene che, se il lavoro scarseggia, gli uomini ne abbiano più diritto delle donne. In Francia la percentuale supera di poco il 10%, in Germania è al 7% e negli Stati Uniti è intorno al 5%.
Come ha osservato Claudia Vacanti, responsabile della divisione investment and protection di Unicredit – “non c’è dubbio – che l’indipendenza finanziaria sia una condizione necessaria per una reale emancipazione femminile”. In questo senso, significativo è il fatto che solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato personalmente.
SANITÀ: AGGRESSIONI AL PERSONALE E PIÙ RISORSE AI PRIVATI
Sempre più spesso si legge di aggressioni al personale sanitario. Un altro incentivo, dopo quello delle poche risorse a disposizione e del basso livello degli stipendi, che può spingere chi opera nelle strutture pubbliche a trasferirsi in quelle private verso le quali, così mi pare, ci sia sempre più sensibilità da parte delle istituzioni.
Giovanni S. - Per e-mail da Viterbo
I casi di aggressione e violenza ai danni del personale sanitario accertati dall’Inail nel 2022 (ultimi dati disponibili) sono stati più di 1.600, in crescita rispetto al 2021 e al 2020. Nella maggioranza dei casi, gli aggressori sono i pazienti stessi o i loro parenti. Un terzo degli aggrediti sono infermieri e fisioterapisti, quindi gli operatori socio-sanitari, gli operatori socio-assistenziali e i medici.
Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni più colpite che precedono, nell’ordine, Veneto, Sicilia, Piemonte, Toscana, Lazio e Liguria.
Comunque, nel 2018 e 2019, cioè prima della pandemia Covid, i casi di violenza nella sanità erano più alti: oltre 2.000 ogni anno.
Per quanto riguarda la sensibilità sottolineata dal lettore, chi ha letto i dati sui finanziamenti regionali, come ha fatto “la Repubblica”, ha accertato che ai privati, cioè alle strutture accreditate, sono andati più soldi, tanto che il quotidiano di via Cristoforo Colombo ha titolato: “Privati pigliatutto. Alle cliniche il 78,3% dei fondi. Da Zingaretti a Rocca la musica non cambia”.
L’AFFANNO DELLA GERMANIA NON TOCCA I GIOVANI APPRENDISTI
Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone
In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricandone spesso i riflessi negativi sugli altri della cordata europea, il che ha creato ulteriori problemi ai Paesi più deboli dell’Unione. Ma da un po’ di tempo le cose sono cambiate anche per Berlino con i dati sullo sviluppo che continuano a segnalare un sensibile rallentamento.
In questo quadro, però, il welfare non è stato intaccato, tanto che il sistema-occupazione funziona. Ed è poi vero che intorno ai giovani si è costruito molto e bene: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nelle aziende dove si è specializzato.
OGNI TANTO TI CHIEDONO L’ISEE: MA CHE COSA SIGNIFICA ESATTAMENTE?
Ogni tanto, quando ci si deve misurare con la pubblica amministrazione, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma
Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.
VI INVIO QUESTA POESIA PER UN NATALE PIENO D’AMORE
Natale pieno d’amore, ci faccia ammirare, curare, la bellezza della natura da amare,
in questo periodo il tempo, porta sempre freddo e neve creando una fantastica atmosfera per festeggiare.
Natale pieno d’amore, con la ricorrenza della nascita di Gesù bambino da adorare,
porta nella gente e in famiglia, gioia e quell’armonia giusta da salvaguardare.
Natale pieno d’amore, faccia aprire i nostri cuori, per aiutare i migranti risorsa umana naturale,
con grande umanità sono da salvare, ospitare e con genuina umiltà saperli integrare.
Natale pieno d’amore, apra le nostre menti per aiutare, quelli che soffrono di sete e fame,
ognuno di noi deve prendere coscienza, fare di tutto perché arrivi loro da bere e da mangiare.
Natale pieno d’amore, ci dia la forza umana, alle persone bisognose saper donare loro una certezza,
con dolcezza portare, agli anziani, ai bambini, agli ammalati, un abbraccio, un sorriso e una carezza.
Natale pieno d’amore, ci doni la responsabilità, per costruire mezzi per il bene comune e per la vita,
impegnarsi tutti per dire basta costruzioni e commercio di armi, strumenti di distruzione e di morte.
Natale pieno d’ amore e di valori veri, sani, sinceri di condivisione e di amicizia,
quelli di alta civiltà, trionfi sulla terra l’onestà. la bontà l’uguaglianza, la fratellanza e la giustizia.
Natale pieno d’amore, quello che se praticato da tutti salverà l’ambiente e l’umanità,
ci aiuterà anche a costruire la pace, un mondo più giusto e migliore per tutta la società.
Francesco Lena - Cenate Sopra (Bergamo)
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2023
1) Come faccio a candidarmi ai posti di lavoro pubblicati? 2) Accredito di pensione Inps: cosa fare se cambio la banca? 3) Salire e scendere dai bus Atac: nessuno rispetta le regole. 4) In caso di infortunio gli studenti coperti da assicurazione. 5) Quando scade il periodo di prova cosa succede? 6) Un vecchio errore in busta paga: come recuperare quanto dovuto.
1) COME FACCIO A CANDIDARMI AI POSTI DI LAVORO PUBBLICATI?
Vorrei candidarmi a uno dei posti di Anas, come segnalato dalla vostra rivista (in particolare mi interessa quello di cantoniere). Che cosa devo fare?
Mario Limiti - Per e-mail da Roma
Per le mie capacità e per i miei interessi mi piacerebbe lavorare nel settore della moda. Mi hanno detto che recentemente vi siete occupati dell’argomento. Come faccio a recuperare tutte le informazioni?
Carla S. - Per e-mail da Latina
Sono un operaio alla ricerca di un lavoro. Vi mando il mio curriculum sperando che possa essere di vostro interesse.
Giorgio Curi - Per e-mail da Roma
Sono solo tre dei messaggi che spesso ci arrivano in redazione e ai quali la nostra segreteria risponde attraverso l’indirizzo che ci viene segnalato. Stavolta li pubblichiamo perché per i lettori dovrebbe essere semplice utilizzare le indicazioni di lavoro che di volta in volta pubblichiamo sia sulle pagine della nostra rivista online che sul nostro sito che quotidianamente viene aggiornato con le offerte più interessanti proposte dalle aziende.
Infatti, ogni offerta è sempre corredata dai recapiti utili (indirizzo e-mail o numero di telefono) ai quali si deve fare riferimento. Ringraziamo anche chi ci invia il cv ma il nostro compito, come organo di informazione, è unicamente quello di raccogliere e divulgare le opportunità di impiego e di formazione.
Per quanto riguarda la richiesta di Mario Limiti, la selezione per cantonieri è stata gestita per conto di Anas dall’agenzia per il lavoro Humangest ma l’invio delle domande si è chiuso lo scorso 28 ottobre; restano invece aperte altre possibilità che fanno capo direttamente all’ufficio risorse umane dell’azienda. Per scoprire le posizioni aperte e invio candidature clicca qui.
Invece Carla S. può consultare il numero 10 della nostra rivista (per sfogliarlo integralmente e gratuitamente clicca qui) dove a cercare personale erano (e in parte lo sono tuttora) Diesel, Ermenegildo Zegna, Fendi, Gab Group, Gucci, Loro Piana, Louis Vuitton, Prada e Saint Laurent.
2) ACCREDITO PENSIONE INPS: COSA FARE SE CAMBIO LA BANCA?
Sto per cambiare la banca dove da 6 anni mi arriva l’accredito della pensione Inps. Un ex collega mi ha detto che quando l’operazione l’ha fatta lui ha incontrato qualche problema tanto che l’accredito è scivolato di un mese. Che cosa fare per non sbagliare?
O. F. - Per telefono da Roma
Come spiega l’Inps, se non si modifica l’Iban del soggetto pagatore fornito in precedenza all’Istituto di previdenza non cambia niente. Altrimenti è necessario accedere all’apposito servizio online dell’Inps, inserire le coordinate attuali di pagamento prima di quelle nuove, scaricare la ricevuta e stampare la domanda di variazione. Occorre però essere in possesso delle credenziali di accesso.
Prima di andare a buon fine, il passaggio può richiedere qualche giorno (al massimo un mese).
Per maggiori informazioni clicca qui.
3) SALIRE E SCENDERE DAI BUS ATAC: NESSUNO RISPETTA LE REGOLE
Utilizzo di frequente i bus dell’Atac e noto che ormai quasi più nessuno rispetta le indicazioni per salire e scendere.
Di solito per salire viene utilizzata la porta centrale che, invece, è quella riservata per scendere. Poco male, ma allora perché non togliere le scritte che avvertono come ci si dovrebbe comportare?
E un’altra cosa: con la macchinetta di pagamento elettronico che ha preso il posto di una delle due con le quali si poteva timbrare il biglietto, quando il mezzo è affollato non è facile raggiungere quella che consente di annullare il titolo di viaggio.
Anna Livolsi - Per e-mail da Roma
Così è. E non spetta all’autista richiamare al corretto uso del bus. Di mezzo c’è il senso civico delle persone. Che però è duro da rispettare quando la gente si accalca dopo una lunga attesa. A quel punto si sale a bordo da dove è possibile. Con un servizio più frequente ed efficiente probabilmente c’è da credere che anche le regole verrebbero rispettate.
4) IN CASO DI INFORTUNIO GLI STUDENTI COPERTI DA ASSICURAZIONE
È verso che gli studenti, in caso di incidenti, sono coperti da assicurazione? E se sì, i ragazzi devono firmare dei documenti?
Rosetta Natali - Per e-mail da Roma
La copertura assicurativa Inail degli studenti è prevista automaticamente a partire dalla scuola primaria. Vale esclusivamente per gli eventi lesivi accaduti durante lo svolgimento di esperienze tecnico-scientifiche, esperienze di lavoro, esercitazioni pratiche, incluse le prove d’esame.
Sono considerate esercitazioni pratiche quelle di ginnastica (scienze motorie e sportive), di alfabetizzazione informatica e di lingua straniera svolte con macchine elettriche, i viaggi di istruzione o comunque i viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo, organizzati dalla scuole nell’ambito dell’offerta formativa.
Sono esclusi gli infortuni in itinere, cioè quelli che possono verificarsi durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e l’istituto scolastico frequentato.
I particolari della copertura assicurativa fanno parte della legge del 3 luglio 2023, numero 85.
5) QUANDO SCADE IL PERIODO DI PROVA CHE COSA SUCCEDE?
Che cosa accade al termine del periodo di prova? Il mio sta per scadere tra un paio di settimane e non ho ancora ricevuto comunicazioni. Che cosa devo pensare? E, soprattutto, come mi devo comportare?
Anna Livolsi - Per telefono da Roma
Detto che la prestazione svolta durante il periodo di prova non è diversa da quella svolta in condizioni normali per quanto riguarda diritti e doveri reciproci (la sola differenza consiste nella possibilità per azienda e lavoratore di risolvere in qualunque momento il rapporto senza limitazioni o penalità), c’è anche da dire che – nella sostanza – la decisione finale spetta al datore.
Infatti, allo scadere dei termini fissati per la prova, secondo i contratti collettivi e comunque nei limiti fissati dalle disposizioni di legge, può accadere che:
1) in caso di esito favorevole della prova stessa, può scattare l’assunzione definitiva, con contratto a tempo determinato o indeterminato. In questo caso c’è da tenere presente che, ai fini dell’anzianità, va conteggiato anche il periodo trascorso in prova;
2) in caso di esito negativo, non si instaura alcun rapporto. Al lavoratore spetta, però, la retribuzione per il lavoro svolto, comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive, del trattamento di fine rapporto e delle ferie retribuite.
6) UN VECCHIO ERRORE IN BUSTA PAGA: RECUPERARE QUANTO DOVUTO
Nel sistemare ricevute e documenti, mi sono accorto che in una busta paga dello scorso settembre è contenuto un vistoso errore a mio svantaggio. Che cosa posso fare per richiedere quanto mi spetta?
Lino Bianchi - Per e-mail da Roma
L’argomento è stato già affrontato da “Lavoro Facile” proprio in questa rubrica. Comunque, i termini entro i quali contestare il contenuto della busta paga sono: a) un anno per gli errori di calcolo; b) cinque anni per l’interpretazione delle norme contrattuali e di legge.
I crediti di lavoro cadono in prescrizione dopo cinque anni, con la sola eccezione dei diritti connessi alla persona (ad esempio, la salute), che per legge sono imprescrivibili.
Per iniziare la pratica di risarcimento, occorre comunicare formalmente all’azienda, attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, l’intenzione di ottenere il pagamento di quanto dovuto, specificando le voci retributive che si ritengono non percepite.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 13/2023
1) Con il “carrello tricolore” si risparmia oppure è un flop? 2) Reddito di cittadinana: chi può continuare ad averlo 3) Per i nostri giovani stipendi di “povertà relativa” 4) Il mio contratto di aiuto cuoco: forse qualcosa non va 5) Voglio mettermi in proprio e sto pensando al franchising 6) Che cosa significa job sharing e come si svolge il lavoro?
1) CON IL “CARRELLO TRICOLORE” SI RISPARMIA OPPURE È UN FLOP?
Il “carrello tricolore”, cioè l’accordo tra governo e diverse catene della grande distribuzione per contenere i prezzi, mi è sembrata subito una buona iniziativa. Con l’inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto degli stipendi, una boccata d’ossigeno per noi consumatori ci voleva.
Però all’atto pratico, come molte cose che accadono in Italia, la realtà si è rivelata diversa dai buoni propositi. Voglio dire che già tanti supermercati avevano l’abitudine di praticare sconti su diversi prodotti e il “carrello tricolore” non ha sostanzialmente cambiato le cose. Sì, qualche offerta si è aggiunta ma certo non si può parlare di grandi risparmi.
Tra l’altro, nel quartiere dove abito e dove ci sono diverse strutture della Gdo, nessuna traccia del provvedimento (almeno fino a oggi, che è il 10 ottobre).
Ho l’impressione che la politica degli annunci serva solo a riempire le pagine dei giornali e dei notiziari tv…
Maria Velli - Per telefono da Roma
Il patto firmato a Palazzo Chigi con le associazioni del commercio e della distribuzione fa riferimento ai beni di prima necessità, alimentari e non alimentari, di più largo consumo. La scelta sui prodotti da scontare è lasciata alla “piena libertà” dei titolari delle insegne che in gran parte stanno praticando le offerte sui cosiddetti articoli “private label”, cioè quelli messi in vendita con il marchio della catena che li propone.
L’iniziativa andrà avanti fino al 31 dicembre (è cominciata il 1° ottobre).
I primi giudizi delle associazioni dei consumatori sono stati piuttosto cauti. Per esempio, è stato sottolineato come il “carrello tricolore”, così come è stato realizzato, si rivelerà probabilmente inefficace (Federconsumatori). Diverso, invece, il parere di Massimiliano Silvestri, presidente di Lidl Italia, che ha parlato di “messaggio positivo in un momento in cui c’è bisogno di sostenere i consumi”.
Poi è vero quello che dice Maria Velli: i supermercati si sono mossi a rilento e i cartellini con l’indicazione degli sconti bisogna andarseli a cercare con il lanternino. Insomma, è presto per parlare di flop ma certo finora il portafoglio non pare averci guadagnato granché.
2) REDDITO DI CITTADINANZA: CHI PUÒ CONTINUARE AD AVERLO
È vero che si può continuare a percepire il reddito di cittadinanza? E se sì, chi può averlo? E fino a quando?
Nora Pozzi - Per e-mail da Roma
Dallo scorso 1° luglio l’Inps sta procedendo a sospendere l’erogazione del reddito di cittadinanza a chi non abbia i requisiti, come previsto dall’articolo 13, comma 5, del decreto-legge del 4 maggio 2023. Per continuare a riceverlo i nuclei familiari devono avere al loro interno: 1) persone con disabilità; 2) minorenni; 3) persone con almeno 60 anni di età; 4) persone prese in carico dai servizi sociali in quanto non attivabili al lavoro.
Comunque, dal prossimo 1° gennaio la legge 85 promulgata il 3 luglio di quest’anno prevede la cancellazione del Rdc e l’introduzione dell’assegno di inclusione. Che, per le categorie di cui si è appena detto, equivale a un importo non inferiore a 480 euro mensili, mentre per chi non rientra in queste categorie scatta il “supporto per la formazione e il lavoro” di 350 euro mensili che ha la durata massima di 12 mesi.
Per maggiori informazioni clicca qui.
3) PER I NOSTRI GIOVANI STIPENDI DA “POVERTÀ RELATIVA”
È stato detto e ridetto e denunciato più volte: ma come può un giovane farsi una famiglia con gli stipendi che vengono pagati? E si fanno pure i salti di gioia perché è aumentata la percentuale di chi è riuscito a trovare un lavoro a tempo determinato.
Marcello G. - Per e-mail da Roma
In Italia il tasso di disoccupazione tra i giovani della fascia 24-35 anni è diminuito negli ultimi 2 mesi. In gran parte perché con l’estate e con il boom del turismo sono aumentati, appunto, i contratti a tempo determinato.
Secondo una recente rilevazione dell’Ocse, l’Italia è al quinto posto, insieme alla Cina, nella classifica dei Paesi con il più alto tasso di disoccupazione giovanile (21,3%). Tra le nazioni più ricche del mondo, è la Spagna che ha il tasso più alto (27,4%).
Per quanto riguarda gli stipendi, l’Istat ha accertato che gli italiani con meno di 35 anni che vivevano in povertà relativa erano il 10,5% mentre nel 2021 sono arrivati al 17,4%. Inverso il dato delle persone con più di 65 anni: erano oltre il 16% nel 1977 mentre nel 2021hanno sfiorato il 10%.
Per povertà relativa si intende una situazione di mancanza di risorse necessarie per mantenere uno standard di vita corrente (medio) della società in cui si vive.
Ne deriva che la percentuale di giovani che in Italia vivono ancora con i genitori è cresciuta dall’82,6% del 2014 all’85,4% del 2019 (e oltre ai giorni nostri, ben al di sopra della media europea.
In queste condizioni è quasi impossibile mettere su famiglia con tutto quello che ciò significa. Vale a dire, meno figli ma anche, in prospettiva, un colpo severo al sistema pensionistico così come lo conosciamo.
4) IL MIO CONTRATTO DI AIUTO CUOCO: FORSE QUALCOSA NON VA
Svolgo l’attività di aiuto cuoco in una struttura pubblica e ho qualche dubbio sul contratto che mi viene applicato. Da quanto ne so, al capocuoco spetterebbe il 3° livello e all’aiuto il 4°. Invece, io lavoro con il 5°.
Faccio presente che le derrate alimentari non arrivano già pronte, ma dobbiamo prepararle, cuocerle e servirle.
P. P. - Per e-mail da Roma
Il lettore non indica se il rapporto di lavoro è in dipendenza della Pubblica amministrazione o – come appare più probabile – di una società che ha l’appalto del servizio di cucina e mensa.
In questo caso si dovrebbe applicare il Ccnl del turismo e pubblici esercizi, che stabilisce i seguenti livelli corrispondenti alle mansioni: 3° livello per cuoco unico o sottocapo cuoco; 4° livello per cuoco capopartita o cuoco di cucina non organizzata in partita, intendendosi per tale colui che, indipendentemente dalla circostanza che operi in una o più partite, assicura il servizio di cucina; 5° livello per secondo cuoco di mensa aziendale, intendendosi per tale colui che in subordine ad un cuoco e/o in sua assenza procede all’approntamento dei pasti sulla base del lavoro già predisposto.
Per una più esatta corrispondenza tra le mansioni descritte e quelle previste dal Ccnl sarebbe comunque opportuno rivolgersi a un consulente del lavoro specializzato nella categoria.
5) VOGLIO METTERMI IN PROPRIO E STO PENSANDO AL FRANCHISING
Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchsing che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Però i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?
Loris Annichiarico - Per telefono da Roma
Nelle grandi città sono molti i negozi che sono stati costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo c’è senz’altro la crisi dei consumi ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.
6) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING E COME SI SVOLGE IL LAVORO?
Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma
Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2023
1) Per noi donne ora è un arrivo la pensione anticipata? 2) Il posto ce l’ho ma lo stipendio non mi consente di vivere 3) Il colloquio è andato male eppure avevo i requisiti giusti 4) Assegno di inclusione: quanti si sono registrati 5) Come si finisce in mobilità: l’azienda può scegliere a piacimento?
1) PER NOI DONNE ORA È IN ARRIVO LA PENSIONE ANTICIPATA?
È vero che per noi donne è in arrivo un provvedimento che ci può consentire di andare in pensione prima rispetto ai tempi in vigore? Non sarebbe male, ma come stanno davvero le cose?
Carla Garofalo - Per e-mail da Roma
In vista dell’approvazione definitiva della Legge di Bilancio, di ipotesi in tutti i campi ne circolano parecchie. Alcune sono dei “ballon d’essai” dei partiti che formano la maggioranza, più o meno in linea con le promesse fatte in campagna elettorale. Altre rispondono alle esigenze di una società che è in profonda trasformazione.
La possibilità per le donne di uno scivolo pensionistico a 61 anni ha preso a circolare con una certa insistenza da un paio di settimane. In sostanza, ci sarebbe la possibilità di ricevere un’indennità di accompagnamento verso la pensione a partire dai 61 anni anziché dai 63 com’è attualmente. Ciò varrebbe per le donne con una situazione di disagio, per quelle che sono state licenziate e per le lavoratrici impegnate in attività gravose. Il numero dei contributi richiesto oscillerebbe tra i 28 e i 30 anni al posto dei 35 di oggi.
Secondo questa ipotesi, non si andrebbe automaticamente in pensione ma si riceverebbe – in attesa di raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia – un’indennità di accompagnamento erogata dall’Inps pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento della richiesta che, comunque, non può superare i 1.500 euro lordi al mese non rivalutabili.
Questa norma entrerà nella Manovra? Non si può ancora dire perché, come è noto, i soldi a disposizione sono sempre di meno. Come ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, con il rialzo dei tassi “ci saranno a disposizione 14-15 miliardi di euro in meno”. Insomma, la coperta è corta è molte aspettative sono destinate ad andare deluse.
2) IL POSTO CE L’HO MA LO STIPENDIO NON MI CONSENTE DI VIVERE
Non ne posso più delle tante parole che ormai mi piovono addosso da ogni parte e su qualsiasi argomento. Gran parte dei notiziari televisivi sono inguardabili e i titoli di molti quotidiani non fanno altro che riflettere il pensiero del partito di riferimento, rinunciando al ruolo di intermediazione che dovrebbe essere alla base di una stampa libera.
Dico questo perché mentre si discute dei massimi sistemi e, negli ultimi tempi, di come rinchiudere nei moderni campi di concentramento quei poveracci che arrivano dall’Africa, gli stipendi di molti lavoratori sono indecenti. In che razza di Paese siamo costretti a vivere?
D. B. - Per e-mail da Roma
In effetti, l’Italia è il Paese dove non solo gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa ma dove negli ultimi anni sono addirittura diminuiti. Che il lavoro sia povero non è più un mistero tanto che, secondo uno studio recente riguardante il Lazio, 400.000 persone, pure avendo un impiego e un contratto a tempo indeterminato, guadagnano meno di 15.000 euro l’anno, cioè 900 euro netti al mese con cui pagare l’affitto, mangiare, affrontare eventuali spese mediche, e così via.
A Roma, questa situazione coinvolge il 25% degli occupati. Più costrette alle basse retribuzioni sono le donne (53%) seguite dagli under 35 (41%). Da segnalare, inoltre, che vengono spesso proposti contratti della durata di solo un giorno (in particolare nel mondo dello spettacolo).
Tutto sommato, il lettore ha ragione: ascoltando i tg e leggendo i giornali (fortunatamente non tutti) sembra di vivere in un altro Paese.
3) IL COLLOQUIO È ANDATO MALE EPPURE AVEVO I REQUISI GIUSTI…
Ho affrontato un colloquio di lavoro il cui esito, purtroppo, è stato negativo. Siccome avevo il titolo di studio giusto, l’età richiesta e la massima disponibilità, ho cercato di scoprire i motivi del “no”, magari per non ripetere lo stesso errore nell’eventualità di un’altra circostanza.
L’ufficio del personale, dopo qualche resistenza, mi ha fatto capire che non sono state ritenute idonee alcune risposte. In particolare, quella su quale incarico mi sarebbe piaciuto ricoprire in quell’azienda. Per non sbilanciarmi ricordo di essere stato poco preciso…
Aldo Rinaldi - Per telefono da Anzio
È una domanda “tranello” che viene fatta spesso perché ha uno scopo preciso: far cadere in contraddizione l’interlocutore per scoprire le sue vere intenzioni.
Accade, infatti, che il candidato, per non perdere l’occasione, cominci di solito a proporsi per tutti i ruoli possibili, nell’intento di accreditarsi come uno la cui disponibilità è massima.
Ma è un errore. Meglio puntare su una sola alternativa, il più possibile affine con la posizione oggetto del colloquio. È quella posizione di cui c’è bisogno e all’azienda fa piacere trovare candidati fortemente motivati a svolgerla.
Da evitare, quindi, risposte tipo: “Qualunque impegno”, “Non so, ditemi voi”. Nemmeno dire: “Fra cinque anni mi vedo nello stesso lavoro”, in quanto le aziende desiderano che il dipendente si sviluppi professionalmente e renda sempre di più. Quindi mettere sul tappeto quegli elementi in grado di assicurare al selezionatore l’effettiva volontà di svolgere la mansione ricercata anche in futuro ma con responsabilità crescenti.
4) ASSEGNO DI INCLUSIONE: QUANTI SI SONO GIÀ REGISTRATI
Da poche settimane si può fare domanda per ricevere l’assegno di inclusione che ha preso il posto del reddito di cittadinanza. Dopo le notizie apparse tra le fine di agosto e l’inizio di settembre a ridosso dell’avvio del provvedimento, non si è saputo più nulla, almeno leggendo i giornali.
Mi piacerebbe sapere come sta funzionando questa nuova formula di sussidio e se sono previste delle correzioni migliorative. Sono tra coloro che non rimpiangono il Rdc ma sono convinto che l’assegno di inclusione non serva a risolvere i problemi di chi non ha più un reddito per tirare avanti.
Mauro Federici - Per telefono da Roma
Il 19 settembre il ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha reso noto che le domande già acquisite dal nuovo Sistema per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl), al quale si può accedere tramite il portale dell’Inps (www.inps.it), erano 63.423.
Possono iscriversi gli ex percettori del reddito di cittadinanza fra i 18 e i 59 anni privi di una condizione di fragilità, che fanno parte di uno stesso nucleo familiare. I beneficiari sono tenuti: a) ad accettare un’offerta di lavoro a tempo indeterminato, senza limiti di distanza nell’ambito del territorio nazionale; b) ad accettare un’offerta di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale non inferiore al 60 per cento dell’orario a tempo pieno; c) ad accettare un’offerta di lavoro che preveda una retribuzione non inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi; d) ad accettare un’offerta di lavoro a tempo determinato qualora il luogo di lavoro non disti più di 80 chilometri dal domicilio.
Sono previsti progetti di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento e di accompagnamento al lavoro. In attesa che una di queste proposte si formalizzi, il soggetto interessato riceverà un’indennità di 350 euro mensili per una durata che non può superare i 12 mesi.
Possono presentare domanda anche le famiglie che hanno tra i componenti soggetti disabili, over 60 e minori. In questo caso l’incentivo è di 500 euro per 18 mesi, che può essere rinnovato per altri 12 mesi dopo un mese di sospensione.
Del Rdc ne beneficiavano più di 2,5 milioni di persone. La differenza numerica con l’assegno di inclusione è evidente. A tutto vantaggio delle casse dello Stato ma mettendo in difficoltà tutti coloro che avranno problemi a usufruire del nuovo incentivo. Come ha detto il sindacato Cgil, in questo modo “il governo fa cassa sulla povertà”. Si vedrà più avanti quando si potrà fare il confronto con dati più completi.
Il Siisl è operativo dal 1° settembre. Il reddito di cittadinanza andrà avanti fino al 1° gennaio 2024 ma in tanti hanno già ricevuto la comunicazione di disdetta.
Per leggere il testo integrale del decreto del ministero del Lavoro, con tutti i particolari della norma, clicca qui.
5) COME SI FINISCE IN MOBILITÀ: L’AZIENDA SCEGLIE A PIACIMENTO?
Esistono dei criteri nella scelta dei lavoratori da mettere in mobilità? Oppure è l’azienda che decide in piena autonomia di giudizio?
L. S. - Per telefono da Roma
Naturalmente esistono dei parametri che devono essere rispettati, pena il ricorso ai sindacati e alla magistratura del lavoro.
In particolare, la scelta deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative dell’azienda e nel rispetto dei criteri previsti dai Ccnl. Spetta dunque alla contrattazione collettiva individuare i limiti entro i quali il datore di lavoro può esercitare il diritto di scelta. In mancanza di disposizioni contrattuali, si dovrà ricorrere ai seguenti criteri, in concorso tra loro: carichi di famiglia, anzianità e – appunto – quelle esigenze tecnico-produttive e organizzative di cui si e appena detto.
Nel caso in cui il licenziamento venga dichiarato illegittimo dal giudice, scatta la reintegrazione del lavoratore nel posto precedentemente occupato.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 11/2023
1) Quei contratti stagionali che somigliano alla schiavitù 2) Buste paga: come si può vivere con 900 euro al mese? 3) Per le collaboratrici domestiche troppi i rapporti in nero 4) Sono ancora una vera guerra gli incidenti sul lavoro 5) Perché il silenzio delle aziende dopo l’invio del curriculum? 6) Se una e-mail ti dice che hai vinto dei soldi. occhio è una truffa
1) QUEI CONTRATTI STAGIONALI CHE SOMIGLIANO ALLA SCHIAVITÙ
Perché non fate un’inchiesta in merito a come, questa estate, si è lavorato in tanti bar, resort, ristoranti, villaggi vacanze, e così via? E di conseguenza, quali contratti sono stati applicati e quale è stato il livello delle retribuzioni? Ne scoprireste delle belle…
Angela R. - Per e-mail da Roma
Sulle offerte di lavoro stagionali si è scritto molto, sia per descrivere le figure più ricercate sia per ricordare le garanzie e le tutele che, comunque, dovrebbero essere alla base di questo tipo di attività.
Rispetto al periodo caratterizzato dal Covid, quest’anno c’è stato un forte aumento della ricerca di personale che, in parte, non è stato trovato. A lamentarsi sono state soprattutto le aziende più direttamente impegnate sul versante del turismo che hanno faticato a reperire camerieri ai piani, camerieri di sala, portieri di notte e receptionist. Ma all’appello sono mancati anche addetti alle caffetterie, addetti alle pulizie, cuochi e aiuto cuochi.
Nelle grandi città, come Roma, per esempio, numerosi cartelli “cercasi” sono rimasti affissi per settimane sulle vetrine di tanti negozi. Ne abbiamo chiesto il motivo, e spesso ci è stato risposto che siccome bisognava lavorare anche il sabato e la domenica allora – ecco le risposte – meglio continuare a guardarsi in giro.
È stato chiamato in causa anche il reddito di cittadinanza, nel senso che non pochi dei percettori sarebbero stati pure disponibili ma in cambio del pagamento in nero, in modo da sommare le due entrate. Oppure, di fronte ai bassi compensi, sarebbe scattato il “chi me lo fa fare” tanto posso contare sull’assegno che mi arriva dallo Stato.
Tutto vero e, contemporaneamente, tutto falso. Certo, il reddito di cittadinanza ha anche favorito distorsioni come quelle di cui si è appena detto, ma non c’è dubbio che gli impegni stagionali in diverse strutture dell’ospitalità non di rado di svolgono in condizioni intollerabili: contratti approssimativi, orari e turni al di fuori della norma, straordinari e notturni non riconosciuti, parte della retribuzione in nero per pagare meno tasse e contributi previdenziali.
Secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, su 9.408 controlli effettuati nella ristorazione e nei servizi di alloggio il 73,4% si è concluso con l’accertamento di varie irregolarità. In sostanza, come ha sottolineato Valerio Beltrami, presidente nazionale dell’associazione dei maitre italiani, “il problema non è che mancano gli stagionali, è che mancano le persone disponibili a fere gli schiavi per sei mesi”.
Qualcosa nell’organizzazione del lavoro di questi comparti sta cambiando grazie a gruppi sempre più numerosi di imprenditori che hanno capito che il turismo è una cosa seria che non può essere gestito senza professionalità e solo con la logica del massimo profitto. Ma il percorso è ancora lungo.
2) BUSTE PAGA: COME SI PUÒ VIVERE CON 900 EURO AL MESE?
Quando si leggono i dati sull’occupazione bisognerebbe fare più attenzione alla loro “qualità”: voglio dire che uno più uno non sempre fa due, perché se per le statistiche basta avere un contratto per rientrare nella casella di chi ogni mese riesce a portarsi a casa uno stipendio però poi poco si parla del livello delle buste paga.
È il tema del cosiddetto lavoro povero che personalmente faccio fatica a considerarlo come un lavoro in grado di risolvere – come dovrebbe – il problema di un’esistenza dignitosa. Chi è contrario al salario minimo forse farebbe bene a informarsi meglio sulla giungla salariale di cui ritengo responsabili anche i sindacati.
Carlo Martini - Per e-mail da Roma
Verso la fine di agosto, la Cgil di Roma e del Lazio ha fatto il punto della situazione riguardante la Capitale. Ebbene, su 1 milione e 300 mila lavoratori, il 25% guadagna intorno ai 900 euro netti al mese. Tra questi, il 53% è formato da donne e il 41% da under 35.
Se si prende in esame l’intera Regione, il quadro non cambia di molto. Natale Di Cola, che della Cgil Roma e Lazio è il segretario generale, ha sottolineato come la conseguenza di tutto ciò “è che le persone rinunciano ad alcuni diritti come le cure e i controlli medici e risparmiano anche sul cibo a scapito della qualità dei prodotti”.
3) PER LE COLLABORATRICI DOMESTICHE TROPPI I RAPPORTI IN NERO
Sto cercando un lavoro come domestica e ho già avuto alcuni colloqui. Finora, però, nessuno mi ha proposto un contratto vero: solo un tot al mese e basta. Come posso fare per essere regolarizzata?
L. F. - Per telefono da Roma
Nonostante ci sia un Ccnl dedicato proprio al lavoro domestico, sono molte le famiglie italiane che si avvalgono di questo tipo di collaborazione ignorando qualsiasi norma contrattuale. E se è vero che il mancato rispetto delle regole è in diminuzione, resta sempre rilevante.
A dare un'idea di come funziona il settore è stato il Censis che qualche tempo fa ha tirato fuori dati e cifre il cui risultato è sostanzialmente quello indicato dalla nostra lettrice. Vale a dire che, pure a fronte di un numero di dipendenti in sensibile crescita, la firma del contratto resta una pratica scarsamente seguita. Tanto che soltanto un addetto su tre viene messo in regola.
Nel Nord le inadempienze totali sono minime (9,9%) e quasi la metà dei datori di lavoro (47,3%) rispetta le regole. Nel Centro e nel Sud i contratti a norma quasi mai raggiungono il 25%.
C'è da dire che, a volte, l'irregolarità conviene a entrambe le parti: alle famiglie, che così risparmiano sul versamento dei contributi, alle collaboratrici che, in cambio, spesso riescono a ottenere in nero una retribuzione superiore. Ma chi ricorre a questi metodi deve mettere nel conto il rischio di vertenze e di eventuali sanzioni.
I lavoratori domestici sono donne nell'82,4% dei casi. Il 56,8% ha un'età tra i 36 e i 50 anni. Il 77,3% proviene da un Paese extra-Unione europea. Negli ultimi tempi, di fronte alla crisi economica, sono cresciuti gli italiani alla ricerca di un impiego in questo comparto, che è destinato a uno sviluppo importante a causa, soprattutto, del progressivo invecchiamento della popolazione.
Comunque, per conoscere diritti e doveri del collaboratore domestico ci si può rivolgere alle associazioni di categoria. Ecco qualche indirizzo: Sindacato nazionale autonomo lavoratori domestici (via Giuseppe Mazzini 134 - 00195 Roma. Tel. 06.37519089), Acli Colf (via Prospero Alpino 20 - 00154 Roma. Tel. 06.57087043), Cgil Caaf (via Boncompagni 16 - 00187 Roma. Tel. 06.40045576/7), Caf Uil (via Cavour 108 - 00184 Roma. Tel. 06.4783921).
4) SONO ANCORA UNA VERA GUERRA GLI INCIDENTI SUL LAVORO
Anche quest’estate è stata funestata da troppi incidenti sul lavoro tanto che ormai non fanno quasi più notizia, come se uscire di casa e non tornarci più sia un fatto da dare per scontato.
Il presidente Sergio Mattarella ha più volte denunciato questa guerra crudele e invisibile che continua a mietere vittime. Non siamo un Paese dove la sicurezza nei luoghi di produzione viene messa ai primi posti…
Marina Balducci - Per telefono da Roma
Secondo l’Inail, nel primo quadrimestre di quest’anno le vittime sul lavoro sono state 264, cioè oltre 66 decessi al mese (3 in più rispetto al 2022).
In numeri assoluti, la Lombardia è al primo posto con 42 vittime, quindi il Veneto con 23, il Piemonte con 18, l’Emilia-Romagna con 17, il Lazio con 16, la Campania con 14, la Sicilia con 12, la Toscana con11, la Puglia con 10, L’Abruzzo e le Marche con 8, l’Umbria con 7, la Liguria con 6, il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna e il Trentino-Alto Adige con 4, la Calabria con 2 e la Valle d’Aosta con 1.
Il numero maggiore di denunce è arrivato dal settore manifatturiero (21.529), seguito da quello delle costruzioni (9.119), dal magazzinaggio e trasporto (9.018) e dal commercio (8.742). La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni.
Il venerdì è il giorno più “nero” della settimana, ovvero quello in cui si è verificato il numero maggiore degli incidenti mortali (19,8%).
Sì, è vero, il presidente Sergio Mattarella ha spesso richiamato l’attenzione su questo fenomeno “inaccettabile in un Paese moderno che ha posto il lavoro a fondamento della vita democratica… lavorare non può significare porre a rischio la propria vita”.
5) PERCHÈ IL SILENZIO DELLE AZIENDE DOPO L'INVIO DEL CURRICULUM?
L'invio del curriculum è un passaggio obbligato per chi è alla ricerca di un lavoro. Accade però che non molti rispondano. Come mai? Da parte delle aziende è un atteggiamento davvero sconfortante, per non dire altro.
M. C. - Per telefono da Roma
È una brutta consuetudine tutta italiana, eppure ci vorrebbe poco per dare un segno di vita se non altro per rassicurare che il messaggio è stato ricevuto. È vero che non sempre è così ma la percentuale di chi si comporta in modo scorretto continua ad essere molto alta.
6) SE UNA E-MAIL TI DICE CHE HAI VINTO DEI SOLDI, OCCHIO È UNA TRUFFA
In coincidenza con l'estrazione di una lotteria, sul mio computer sono arrivate una serie di e-mail che mi annunciavano la vincita di importanti somme (250.000 e oltre).
Dal momento che non credo agli asini che volano, mi sono messo a leggere il testo con il quale mi si comunicava l'arrivo di Babbo Natale e ne ho scoperto delle belle. Vi rigiro una delle e-mail in modo da avvertire che si tratta di una truffa per spillare quattrini a chi ci casca...
Roberto Facci - Per e-mail da Roma
L’impetuoso sviluppo delle comunicazioni attraverso la Rete ha moltiplicato i raggiri con l’invio di e-mail contraffatte che hanno il più delle volte lo scopo di entrare in possesso di dati riservati con i quali accedere al conto corrente bancario o postale della persona presa di mira. È stato calcolato che ogni anno, in Europa, vengono spedite milioni di e-mail fraudolente.
Quella che ci è stata trasmessa per conoscenza è davvero emblematica. Intanto per lo "strano" italiano usato nel comunicare una vincita di 150 mila euro, e poi perché non si capisce a che titolo uno debba mettersi in tasca tanti soldi senza nemmeno avere alzato un dito.
Nell'e-mail si parla di una "Lotteria dell'Internet" e di una estrazione avvenuta a Rabat. Ma i partecipanti come sono stati trovati? Questa la testuale spiegazione: "Tutti i partecipanti sono stati tratti da un software di punta di voto di computer tratto fra più di 20.000.000 società e di 30.000.000 indirizzi di posta elettronica d'individuo ovunque nel mondo. Questo programma promozionale dell'Internet ha luogo ogni tre anni".
C'è anche un indirizzo di posta elettronica di un avvocato e il relativo telefono. E c'è la richiesta ("per la verifica dei vincitori") di comunicare alcuni dati personali. Il tutto con le "congratulazioni da parte della struttura del gruppo netto".
In generale, i messaggi, per sembrare veri, ripetono il logo di istituzioni importanti: l’agenzia delle entrate, la guardia di finanza, le poste, un istituto di credito e così via. Il consiglio, quindi, è di non inviare mai password, coordinate bancarie, codice Iban e quant’altro. Perché, in effetti, le e-mail truffaldine invitano il destinatario a fornire le informazioni riservate spiegandole con ragioni di natura tecnica o legate al miglioramento della sicurezza. Tutte le e-mail si concludono sempre con la richiesta di cliccare un link o un altro elemento grafico presente nel messaggio che porta l’utente a navigare nel sito di phishing: è importante, quindi, non cliccare questi link in presenza di questa tipologia di e-mail.
La polizia, che ha istituito una vera e propria divisione per contrastare il fenomeno, nel suo sito (www.poliziadistato.it/articolo/748) ha pubblicato questi avvertimenti:
1) gli istituti bancari e le aziende serie non richiedono mai informazioni personali attraverso un messaggio di posta elettronica. L'unica circostanza in cui viene richiesto il numero della carta di credito è nel corso di un acquisto su Internet che si è deciso di fare; 2) non rispondere mai alle e-mail, non cliccare sul link che viene proposto nel messaggio. Contattare subito la banca che dichiara di chiedere il vostro codice personale; 3) per accedere al sito dell'istituto di credito con il quale si ha il conto online digitare l'Url direttamente nella barra dell'indirizzo del vostro browser o raggiungerlo attraverso i vostri "preferiti" o "segnalibri" della vostra rubrica; 4) controllare spesso i movimenti del conto corrente e delle carte di credito o bancomat.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2023
1) Reddito di inclusione, offerte di lavoro e i km di distanza. 2) Quando l’Inps mi pagherà la quattardicesima? 3) Alle crisi di Roma si sommano i cittadini “fuoprilegge”. 4) Una mamma e quei turni di notte che non deve fare. 5) Voglio fare il portalettere ma non mi chiamano. 6) Un colloquio andato male: dov’è che ho sbagliato?
1) REDDITO DI INCLUSIONE, OFFERTE DI LAVORO E I KM DI DISTANZA
Visto che dopo l’estate bisognerà cominciare a confrontarsi con il nuovo reddito di cittadinanza non ho ben capito come funziona il meccanismo tra offerta di lavoro e distanza…
Mauro Listri - Per e-mai da Roma
Quando entreranno in vigore le norme che regoleranno il nuovo reddito di cittadinanza così come è stato deciso dall’attuale governo?
Maura Gabrielli - Per e-mail da Roma
Il Decreto Lavoro che il governo ha approvato lo scorso 1° maggio contiene diverse misure che modificano, anche sostanzialmente, le regole in vigore.
Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza – che diventerà operativo dal 1° gennaio del prossimo anno e che si chiamerà reddito di inclusione – molte sono le novità. Quella che si riferisce alle offerte di lavoro e alla distanza, così come dall’e-mail inviata Mauro Lustri, il punto principale è che l’assegno potrà essere revocato se il percettore rifiuta un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato o determinato superiore a 12 mesi da qualunque parte del territorio nazionale provenga. Invece, in caso di contratto a tempo determinato pari o inferiore a 12, la località di impiego non deve essere distante più di 80 chilometri dal domicilio dell’interessato.
Sono, questi, tra i passaggi del Decreto Lavoro che sono stati più criticati. Perché accettare un’offerta lontano dalla città di residenza significa togliere dallo stipendio tutte le spese comprese quello dell’affitto di un’abitazione. E anche gli 80 chilometri di distanza comportano un sacco di tempo da perdere tra andata e ritorno più il costo benzina.
È stato detto dai critici che queste regole sono state decise proprio per cancellare dal reddito di inclusione il numero più alto possibile di persone. Con un bel risparmio per le casse dello Stato ma creando pesanti problemi a un sacco di gente.
Certo che se i nuovi posti di lavoro dovessero moltiplicarsi e, soprattutto, se non ci sarà bisogno del trasferimento, allora il discorso cambierebbe radicalmente. Si vedrà.
Intanto, per saperne di più sul funzionamento del reddito di inclusione si può leggere lo speciale che “Lavoro Facile” ha dedicato all’argomento sul numero 7 della rivista online (da pagina 20 a pagina 27). E, comunque, il testo integrale del Decreto Legge si può consultare attraverso il sito: www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/05/04/23G00057/sg.
2) QUANDO L’INPS MI PAGHERÀ LA QUATTORDICESIMA?
Sono un pensionato e, come tutti gli anni, sono in attesa della quattordicesima. Quando l’Inps provvederà al pagamento?
C. F. - Per e-mail da Roma
Lo scorso 12 giugno l’Istituto di previdenza ha comunicato che la quattordicesima verrà erogata insieme alla mensilità di luglio. La corresponsione avverrà d’ufficio per i soggetti in regola con la banca dati.
Coloro che non riceveranno la quattordicesima e ritengono, comunque, di averne diritto, possono presentare domanda di ricostituzione online attivando il percorso denominato “Ricostituzione reddituale per quattordicesima” accedendo al sito istituzionale www.inps.it con la propria identità digitale (Spid, Cns o Cie). In alternativa è possibile rivolgersi agli Istituti di Patronato.
3) ALLE CRISI DI ROMA SI SOMMANO I CITTADINI “FUORILEGGE”
Nonostante gli impegni dell’attuale Giunta, Roma non riesce a uscire da un’emergenza continua. La raccolta dei rifiuti è quella che è, per avere una carta d’identità ci vogliono mesi e mesi, i parchi sembrano abbandonati a sé stessi, la metropolitana si blocca un giorno sì e l’altro pure, il traffico è sempre caotico, e così via.
Voglio però dire che anche noi romani ci mettiamo del nostro. Per esempio: perché la gente non riesce a usare i cassonetti come si deve e abbandona in mezzo alla strada materassi, scaldabagni e quant’altro? Ho visto personalmente persone uscire di casa e lasciare il sacchetto dell’umido fuori dai contenitori, tanto poi qualcuno ci penserà…
Marcello G. - Per e-mail da Roma
È così e non da oggi. Eppure l’Ama ha un apposito servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti, però bisogna essere in regola con il pagamento della Tari.
Però, d’accordo: l’amministrazione comunale stenta ed è carente su molti versanti ma un più corretto comportamento dei cittadini non sarebbe male.
4) UNA MAMMA E QUEI TURNI DI NOTTE CHE NON DEVE FARE
Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...
Lucia P. - Per telefono da Roma
Il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a una specifica richiesta, che la/il lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.
Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.
5) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA NON MI CHIAMANO
A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle lamentele per la scarsa qualità del servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?
B. U. - Per e-mail da Roma
Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto d'estate e durante il periodo di fine anno, ci sono da coprire i vuoti che si aprono per la gestione delle ferie e una maggiore attività di consegna. Sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono sempre migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda, che contatta telefonicamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web e-Recruiting.
Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di una serie di documenti. Che sono: un documento di identità (la patente di guida valida, per chi effettuerà il lavoro di portalettere), il certificato penale di data non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, di cittadinanza, di residenza, lo stato di famiglia (l’interessato dovrà comunicare anche l’eventuale domicilio fiscale se diverso dalla residenza), la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.
6) UN COLLOQUIO ANDATO MALE: DOV’È CHE HO SBAGLIATO?
Ho affrontato un colloquio di lavoro il cui esito, purtroppo, è stato negativo. Siccome avevo il titolo di studio giusto, l’età richiesta e la massima disponibilità, ho cercato di scoprire i motivi del “no”, magari per non ripetere lo stesso errore nell’eventualità di un’altra circostanza.
L’ufficio del personale, dopo qualche resistenza, mi ha fatto capire che non sono state ritenute idonee alcune risposte. In particolare quella su quale incarico mi sarebbe piaciuto ricoprire in quell’azienda. Per non sbilanciarmi ricordo di essere stato poco preciso…
Aldo Rinaldi - Per telefono da Anzio
È una domanda “tranello” che viene fatta spesso perché ha uno scopo preciso: far cadere in contraddizione l’interlocutore e scoprire le sue vere intenzioni.
Accade, infatti, che il candidato, per non perdere l’occasione, cominci di solito a proporsi per tutti i ruoli possibili, nell’intento di accreditarsi come uno la cui disponibilità è massima.
Ma è un errore. Meglio puntare su una sola alternativa, il più possibile affine con la posizione oggetto del colloquio. È quella posizione di cui c’è bisogno e all’azienda fa piacere trovare dipendenti fortemente motivati a svolgerla.
Da evitare, quindi, risposte tipo: “Qualunque impegno”, “Non so, ditemi voi”. Nemmeno dire: “Fra cinque anni mi vedo nello stesso lavoro”, in quanto le aziende desiderano che il dipendente si sviluppi professionalmente e renda sempre di più. Quindi è bene mettere in risalto quegli elementi in grado di assicurare al selezionatore l’effettiva volontà di svolgere la mansione ricercata anche in futuro e con responsabilità crescenti.
Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 8/2023
1) I giovani e il lavoro: ha ragione Papa Francesco. 2) Sto per andare in pensione: come ricongiungo i contributi? 3) Con l’autonomia differenziata l’Italia ancora più divisa. 4) L’assicurazione Inail contro gli infortuni domestici. 5) I compiti e i limiti nel servizio delle guadie di vigilanza. 6) Per chi lavora nei call center la giungla è meno fitta.
1) I GIOVANI E IL LAVORO: HA RAGIONE PAPA FRANCESCO
Mi sono laureato alla fine dello scorso anno in economia aziendale e mi sono messo subito a cercare un lavoro. Non avendolo trovato, ho accettato la proposta a tempo determinato di un resort che mi impegnerà fino al 30 settembre.
Quello che mi sorpreso è lo stipendio: 650 euro al mese, compresi gli eventuali straordinari. Ho accettato perché mi serve per fare esperienza, ma è stata tanta la voglia di sbattere la porta.
Marco S. - Per e-mail da Viareggio
Nello scorso numero di “Lavoro Facile” avete ricordato che Papa Francesco, incontrando il primo ministro Giorgia Meloni, ha parlato di salari insufficienti e della difficoltà per le nuove generazioni di trovare un lavoro. È l’ultima, autorevolissima voce, che si alza per denunciare le difficoltà in cui si dibattono i giovani.
Speriamo che possa servire a qualcosa ma ne dubito. Sembra che il problema, a chi siede ai posti di comando, interessi poco o nulla…
Bianca Remondini - Per telefono da Roma
Non è che il problema non interessa, è che finora le soluzioni pensate e adottate non lo hanno risolto. E nemmeno intaccato. E pensare che il fenomeno, in presenza di una popolazione che invecchia sempre di più, rischia di diventare una bomba sociale: perché se i giovani non entrano nel mondo del lavoro, come si potranno pagare le pensioni di chi oggi – per esempio – è intorno ai 50 anni, e giù a scalare?
Una situazione più volte messa in rilievo con preoccupazione proprio dall’Inps. Tra l’altro, uno squilibrio sottolineato anche da una recente classifica elaborata dal Global Youth Development Index (Ente che misura l’indice dello sviluppo giovanile) secondo cui l’Italia è al 23° posto a livello mondiale e al 16° tra i 28 Paesi europei.
Eppure, i giovani hanno oggi un titolo di studio superiore rispetto al passato. Ciò non li mette al riparo non solo dalla disoccupazione ma anche da retribuzioni che non consentono di pianificare la vita con sufficiente tranquillità. Così chi è entrato nel mercato del lavoro negli ultimi dieci anni percepisce una busta paga più esigua rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Inoltre, sono a tempo determinato gran parte dei contratti attivati (7 su 10) e il part time è molto più diffuso rispetto alla media Ocse (11,3% contro il 3,2%).
Un quadro non certo esaltante. Vedremo se e in che modo riusciranno a incidere le misure adottate dal governo lo scorso 1° maggio. I sindacati non sono ottimisti. E Papa Francesco, oltre che a schierarsi in favore dei giovani, si è spinto ancora più in là: “Il mercato libero, senza gli indispensabili correttivi, diventa selvaggio e produce situazioni di disuguaglianza sempre più gravi”.
2) STO PER ANDARE IN PENSIONE: COME RICONGIUNGO I CONTRIBUTI?
Nel corso della mia ormai lunga carriera lavorativa ho prestato servizio per diverse aziende pubbliche e private. Adesso che sto per andare in pensione ho provato a calcolare quanto mi spetta ma non sono certo di riuscire a mettere a frutto tutti i versamenti fatti dai diversi datori. Potete darmi una mano?
Corrado Sarti - Per e-mail da Roma
Per una risposta più dettagliata mancano alcuni riferimenti, ma in linea generale si può dire che l’Inps riconosce al lavoratore dipendente, pubblico o privato, o al lavoratore autonomo iscritto a forme obbligatorie di previdenza per liberi professionisti, la facoltà di chiedere la ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione.
Si precisa che a tal fine, e per semplificare la gestione degli adempimenti ai quali sono tenuti gli Enti previdenziali coinvolti, è stata adottata una convenzione tra l’Inps e le Casse o Enti previdenziali finalizzata a disciplinare lo scambio telematico di informazioni per la ricongiunzione e la consultazione dei dati relativi alle domande presentate.
3) CON L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA L’ITALIA ANCORA PIÙ DIVISA
Per sfasciare questo Paese ci manca solo di dare più potere alle Regioni. Quelle che hanno il reddito più alto puntano a gestire il massimo delle risorse possibili. Dal loro punto di vista, egoisticamente, non sbagliano, ma così si mette in discussione la centralità dello Stato che ha il compito di ripartire entrate e uscite secondo i principi di equità e di solidarietà nazionale.
La cosiddetta autonomia differenziata rischia di creare un’Italia di serie A e un’Italia di serie B, anche per quanto riguarda il lavoro.
Marcello Lori - Per telefono da Roma
Lo scorso 15 marzo, il Consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di legge sui “principi generali per l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme di condizioni particolari di autonomia”. Una volta approvata definitivamente, la riforma passerà all’esame delle Camere. L’iter dovrebbe durare poco più di un anno.
In verità, non si tratta di un’”invenzione” del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, autore della bozza del Ddl, che si è richiamato al Titolo V della riforma costituzionale del 2001, laddove si afferma che “ulteriori forme e condizioni di autonomia, possono essere attribuire alle Regioni, con legge dello Stato, sentiti gli Enti locali”.
Lo Stato, comunque, mantiene il potere legislativo in materia di bilancio, politica estera, difesa, ordine pubblico e sicurezza, ordinamento civile e penale, giustizia amministrativa, previdenza, norme generali sull’istruzione, protezione dei confini nazionali, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Il ministro Calderoli ha insediato un Comitato Lep (Livelli essenziali di prestazione) formato da 61 esperti per “individuare e garantire i diritti di tutti”.
Poche settimane fa, a riaccendere la polemica tra i favorevoli e i contrari è stata una “nota di lettura” del Servizio bilancio del Senato che ha evidenziato come l’autonomia differenziata rischia di aumentare le distanze tra Regioni ricche e Regioni povere e di accrescere gli oneri di bilancio a carico dello Stato. In sostanza, l’autonomia differenziata “conviene alle Regioni più ricche che, volendo, potrebbero anche alzare il livello dei servizi ai cittadini, mentre le altre non se lo possono neanche permettere”. E così via.
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4) L’ASSICURAZIONE INAIL CONTRO GLI INFORTUNI DOMESTICI
Se si ha un infortunio in ambito domestico in che modo si può essere risarciti? E che cosa occorre fare per godere di questa tutela? Una mia amica è caduta mentre svolgeva delle faccende domestiche. Non si è fatta granché male ma non ha ricevuto nessuna indennità e nessuno si è fatto vivo.
Luisella Riccardi - Per telefono da Roma
La Legge 493/1999 (assicurazione contro gli infortuni domestici) tutela il lavoro svolto in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, e lo equipara – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro.
Ciò vale se l’infortunio domestico avviene nell’abitazione in cui vive l’assicurato, comprese le pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) e le parti comuni (terrazze, scale, androni). Anche il luogo dove si trascorrono le vacanze è considerato pari all’abitazione, purché si trovi sul territorio nazionale. L’assicurazione tutela anche gli infortuni avvenuti in attività connesse alla cura di animali domestici e a interventi di piccola manutenzione (idraulici, elettrici e così via) che non richiedono una particolare preparazione tecnica e che rientrano nell’ormai diffusa abitudine del fai-da-te.
Si ha diritto alle prestazioni economiche se l’inabilità permanente riconosciuta è tra il 27% e il 100% o se l’infortunio ha avuto come conseguenza la morte.
Si sarà notato che in queste indicazioni si parla di assicurato e di assicurazione, vale a dire che le tutele entrano in vigore se si è stipulata con l’Inail una polizza contro gli infortuni domestici.
Il pagamento del premio può essere effettuato presso gli uffici postali utilizzando il bollettino TD 451, intestato a Inail, Assicurazione infortuni domestici, piazzale G. Pastore 6 - 00144 Roma.
5) I COMPITI E I LIMITI NEL SERVIZIO DELLE GUARDIE DI VIGILANZA
Possono le guardie di vigilanza svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?
M. T. - Per telefono da Roma
No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.
Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.
6) PER CHI LAVORA NEI CALL CENTER LA GIUNGLA È MENO FITTA
Ho letto in questa rubrica la denuncia di chi ha lavorato in un call center senza ricevere lo stipendio pattuito. Posso testimoniare che non si tratta di un caso isolato. Anch’io ho vissuto una situazione simile, anche se poi tutto si è risolto per il meglio.
Il fatto è che, accanto a strutture serie, ce ne sono altre che non hanno un rapporto corretto con i collaboratori. Sarebbe bene che si cominciasse a fare luce su un settore nel quale lavorano centinaia di giovani e dove impera la legge della giungla.
G. R. - Per telefono da Frosinone
Rispetto alla stagione pioneristica, quando di regole non c’era nemmeno l’ombra, l’intero comparto non è più abbandonato a se stesso, tanto che sono state introdotte formule contrattuali grazie alle quali si è riusciti a normalizzare la situazione di tanti lavoratori.
Ma di strada ne resta ancora da fare, tanto più che il settore sta attraversando una profonda crisi per la concorrenza delle delocalizzazioni. Inoltre, chi segue queste vicende sa come sia in corso un duro braccio di ferro sulla logica del cosiddetto “massimo ribasso” che consente a società piuttosto disinvolte di subentrare ad altre con tariffe superscontate e spesso al di sotto dei prezzi di mercato.
Com’è possibile? È possibile – sostengono dipendenti, sindacati e strutture più serie – perché la differenza viene scaricata sui lavoratori, sforbiciando le retribuzioni. Pertanto, quando si è sul punto di cominciare un’attività con un call center è bene cercare prima il massimo delle informazioni. E poi, in caso di inadempienze, non rassegnarsi ma individuare la strada migliore per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti maturati.
